Redazione

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Lisa Vittozzi chiude in sesta posizione la sprint femminile dei Mondiali di Anterselva 2020, prima tra le azzurre al via.

Gara non facile, in particolare a causa di un vento insidioso che si è fatto sentire al poligono (due errori a terra per la sappadina).

Tutto sommato un buon risultato per l'azzurra in ottica inseguimento.

Lisa Vittozzi nel post gara: "Ho dato il massimo. Naturalmente potevo sparare meglio ma ho dato il 100%. Nella serie a terra il vento mi ha creato delle difficoltà. Sono comunque riuscita a reagire chiudendo con una bella gara quindi sono positiva in vista dell'inseguimento. Poligono? Il vento era imprevedibile. Fisicamente mi sentivo bene, avevo sensazioni positive. Sono ottimista per il resto del Mondiale. L'inseguimento è una gara che mi piace molto. Era importante dimostrare, anche e soprattutto a me stessa, che posso essere tra le migliori al mondo e ciò mi rende orgogliosa. Lacrime di ieri alla premiazione? Di gioia, quando vedo la mia famiglia è sempre un momento bello."

 

Federica Sanfilippo chiude in 45^ posizione la sprint femminile di Anterselva 2020.

L'atleta delle Fiamme Oro parte forte ma paga i due errori commessi al secondo poligono (tre penalità totali).

Le sue dichiarazioni al termine della gara: "Peccato per quel terzo errore. Con due soli errori sarebbe stato possibile conquistare una posizione migliore. Per quanto riguarda la mia prestazione sugli sci sono abbastanza contenta, la situazione in pista non era facile da gestire. Era lucidissima, in quelle condizioni di solito faccio molta fatica ma oggi sono riuscita. In piedi, però, ho faticato. Avevo le gambe dure come sassi, non ho sparato come sono capace. A terra sentivo il vento ma non tale da influenzare tutta la serie. In piedi il non mi ha condizionato. Primo giro a livello di Dorothea? Ho cercato di fare la mia gara. Sono soddisfatta a metà, poteva andare meglio ma anche peggio."

Seconda giornata dei Mondiali di biathlon dedicata alla sprint femminile presso la Südtirol Arena Alto Adige.

Dopo il bellissimo argento nella staffetta mista che ha aperto Anterselva 2020 l'Italia non riesce a ripetersi ma Dorothea Wierer, settima, è già concentrata sull'inseguimento in programma domenica.

Wierer al termine della gara: "Non mi aspettavo niente di più, ho sentito la stanchezza. Ieri sono andata a letto a mezzanotte, non era facile. In pista ho avvertito tutto questo. Al poligono a terra ho sparato davvero lentissima, non sapevo se dare tacche o no dal momento che il vento cambiava troppo in fretta. Non sapevo nemmeno come reagire, stessa cosa in piedi. Ho fatto molta fatica a stare in equilibrio sugli sci, non è il mio punto di forza quando è così lucido in pista. Non sono riuscita a dare il massimo. Era molto difficile per il vento, soprattutto in piedi. Condizioni difficilissime per tutte. Sono comunque contenta per il risultato in chiave inseguimento, posso partire in giallo davanti al pubblico di casa e non capita a tutti gli atleti. Ho bisogno di un giorno di riposo per poi attaccare domenica e godermi questa gara. In ottica coppa del mondo so che si tratta di un risultato importante. Eckhoff domenica attaccherà, lei è molto forte. Ma ancora lunga fino a fine stagione, ci sono ancora tante gare da affrontare con la massima concentrazione."

E con due ori in due giorni, ora potete chiamarla Regina Marte. Il vento e la durezza della gara sono stati un fattore determinante nella sprint femminile dei Campionati del Mondo di Anterselva 2020 che ha consegnato il primo titolo iridato individuale della carriera alla norvegese Marte Olsbu Røiseland che abbinando attenzione al tiro (1 errore in piedi) e buona resa sugli sci ha saputo regalarsi la seconda medaglia d'oro targata Antholz nel giro di 24 ore. Insieme a lei a salire sul podio sono la statunitense Susan Dunklee - argento senza errori ed arrivata stremata al traguardo - e la sorprendente ceca Lucie Charvatova che d'esperienza e partendo tra le ultime ha saputo capitalizzare l'unico errore commesso al tiro in uno storico bronzo che segue di 24 ore l'identico metallo raccolto dai connazionali della staffetta mista. Per lei, mai sul podio in carriera, si tratta di un'impresa dai contorni epici che a 27 anni ne nobilita oltremodo la vita sportiva.

Ed a poca distanza dal podio, ecco l'Italia, con Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer in settima e sesta piazza ad una quarantina di secondi da Røiseland, separate tra loro da 1"6 e protagoniste di una gara di fatto parallela a quella inscenata il giorno precedente nella staffetta mista, con la carabiniera sappadina incappata in due errori a terra e la finanziera altoatesina di casa a Castello di Fiemme uscita dalle due piazzole con un identico 4/5.

L'oro resta in Norvegia, dunque. Un successo che Røiseland ha costruito allungando i tempi tra un colpo e l'altro nel poligono a terra, una scelta giudiziosa che gli ha fatto sì perdere qualche secondo, ma l'ha risparmiata da quegli errori che invece hanno condannato tante avversarie, comprese la connazionale Tiril Eckhoff, crollata sotto il peso di sei giri di penalità (1/5 in piedi... robe da "vecchia" Eckhoff) e sprofondata in classifica. Una vittoria prestigiosa per la norvegese (si tratta del quinto oro complessivo, dopo i quattro precedenti in staffetta), autrice del secondo tempo di giornata sugli sci con un ritardo di 18"6 rispetto a Denise Herrmann e che ne concretizza la piena maturità, anche in chiave tattica. Proprio la tedesca è stata di gran lunga la migliore sul fronte del fondo, ma i tre errori commessi al poligono l'hanno condannata a salutare il podio, per gli inserimenti in extremis di Charvatova e di Olena Pidhrushna, quarta.

Per Dunklee si tratta del secondo argento della carriera, dopo quello raccolto nella mass start di Hochfilzen 2017, davvero niente male per una quasi 35enne che si è inventata un numero di grande spessore, cogliendo lo zero al tiro in una giornata difficile, in cui solo una manciata di atlete ha saputo uscire indenne dal difficile poligono della Südtirol Arena.

Non sono arrivate medaglie, ma il bilancio per le due big azzurre è decisamente positivo, perchè i piazzamenti odierni saranno un'interessante rampa di lancio nell'inseguimento di domenica, quando si proverà a scalare la classifica sulla distanza di quattro poligoni. E quando magari il vento sarà meno intenso. Ma interessanti sono anche i risvolti in chiave classifica generale, specie per Wierer, considerando il nulla di fatto di Eckhoff (59ima) che partirà con un minuto e mezzo di ritardo rispetto alle due azzurre.

Entrando nel merito delle prestazioni di Vittozzi e Wierer, l'impressione è che al momento la condizione più brillante sia in possesso della sappadina, che ha rosicchiato 4" nei confronti della più esperta compagna di team nella graduatoria dei tempi di percorrenza, ma le considerazioni di base restano quelle espresse al termine della mista d'argento. 

Per quanto riguarda le altre due azzurre, 45imo posto per Federica Sanfilippo (3 errori) e 67imo per la debuttante Michela Carrara (3 errori a sua volta) che quindi non prenderà parte all'inseguimento.

Tra le altre attese protagoniste, tre errori in piedi per Hanna Öberg che comunque ha saputo limitare i danni sorretta da una grande condizione sugli sci per chiudere diciottesima a poco meno di un minuto da Røiseland (preceduta anche dalla sorella Elvira, 13ima) mentre il team francese esce nuovamente con le ossa rotte e vede Aymonier migliore di giornata in 15ima posizione.

Giorno di lutto per lo sci di fondo trentino, in particolare di Moena. È scomparso ieri, all’età di 74 anni, Renzo Chiocchetti, detto “Nacio”, ex fondista azzurro che nella sua carriera vinse ben nove volte il titolo italiano assoluto tra il 1969 e il 1980.

Come ogni moenese Chiocchetti mosse i suoi primi passi nell’US Monti Pallidi, prima di venire arruolato dal Gruppo Sportivo Fiamme Gialle, con il quale vinse il titolo italiano in staffetta nel 1967 insieme a Franco Nones e Giulio De Florian. Ne vincerà altri quattro nel 1972, 1976, 1979 e 1980. Individualmente Chiocchetti conquistò il titolo assoluto nella 15km nel 1969 e 1975, anno quest’ultimo in cui fece doppietta vincendo anche la 30km. Nel 1979 vinse il suo ultimo titolo italiano individuale sempre nella 30km.

Da azzurro, dopo essere stato riserva della staffetta a Grenoble 1968, partecipò alle due successive Olimpiadi di Sapporo 1972 e Innsbruck 1976. Chiocchetti terminò la sua carriera nel 1984, quando prese la carica di presidente dell’US Monti Pallidi.
L’ultimo saluto a Chiocchetti sarà dato sabato presso la Chiesa parrocchiale di Moena.

Questo quanto su Renzo Chiocchetti scrisse in passato Giorgio Brusadelli

Dalla nazionale, della quale aveva fatto parte per 11 anni, dal 1965 al 1976, Renzo Chiocchetti se ne è andato sbattendo la porta. Incavolato nero per quello che era successo alle Olimpiadi di Innsbruck dove la staffetta si era trovata fuori gara dalla prima frazione. La sua. Ed era una staffetta che poteva tranquillamente puntare al podio, considerati i tempi ottenuti dai tre successivi frazionisti: Biondini, Kostner e Capitanio. Ancora oggi non si sa chi abbia sbagliato, poiché le versioni dell'accaduto sono del tutto divergenti. Ci si palleggiano le responsabilità. Lui sostiene che sono stati i tecnici, questi replicano ribaltando la colpa. Impossibile venirne a capo neppure a quasi 30 anni di distanza. Si può solo dire che è  stato uno dei tanti effetti negativi originati dalla situazione caotica nella quale il fondo azzurro era precipitato per aver sostituito, con una struttura improvvisata tutta da collaudare, la direzione agonistica che lo aveva fatto grande. Un cambiamento affrettato, con uomini senza esperienza, che nell'intenzione di operare bene hanno invece provocato una serie di effetti negativi. Di colpo era venuta meno l'organizzazione creata nel decennio precedente. Raduni collegiali ritardati, la figura del medico che esisteva solo al momento della concessione dell'idoneità agonistica. Di tanto in tanto, quando proprio era indispensabile, ci si rivolgeva al dott. Quarenghi. L'assistenza era assicurata solo per le Olimpiadi, ma da medici, magari specializzati in traumatologia, che non avevano mai avuto a che fare con i malanni tipici dei fondisti e che non riuscivano a curare un raffreddore. Al di là di Cebion e di XL1, il primo integratore di zuccheri e sali, i fondisti non disponevano d'altro.

Fra gli errori compiuti  un peso importante lo ha avuto la mancanza di chiarezza nei rapporti fra atleti, allenatori e tecnici che non ha permesso una precisa assunzione di compiti e di responsabilità da una parte e dall'altra. Il caso della sciolinatura è sintomatico. Gli atleti, cresciuti sotto la direzione di Nilsson, erano stati abituati a prepararsi gli sci da soli. Uscito di scena Nilsson, le cose sono cambiate. Nella lodevole intenzione di agevolare il loro compito, proprio in vista delle Olimpiadi è stata creata la figura dello skiman al quale delegare la preparazione degli sci e ogni decisione in tema di sciolinatura. La mancanza di dialogo e confronto fra le due parti ha però impedito che si stabilisse quella reciproca e specifica conoscenza che è fondamentale sotto l'aspetto tecnico. Lo skiman, infatti, specialmente quando non ha mai avuto a che fare con l'atleta, deve esserne informato in profondità. Sapere come si muove, come effettua la spinta, se per le sue caratteristiche privilegia la tenuta rispetto allo scorrimento e qual è il tipo di sciolina che gli assicura questa tenuta. Ebbene, sul tema importantissimo della sciolinatura non c'era mai stato uno scambio di idee. Agli atleti era stato semplicemente detto che da quel momento le mani sugli sci le avrebbero messe solo gli skimen e che essi dovevano pensare esclusivamente ad allenarsi. Trattati come principianti. Anche Chiocchetti e Kostner, che avevano già alle spalle Mondiali e Olimpiadi oltre che parecchi titoli assoluti. Di qui perplessità, sfiducia, malumori. Addirittura una strigliata nel caso di Kostner, sorpreso in uno sgabuzzino mentre si stava preparando gli sci per la 30 km.

Alla fine è stato Chiocchetti a pagare per tutti le conseguenze di questa situazione con la disastrosa prima frazione della staffetta. Sci che non tenevano per niente, forse perché all'ultimo momento, per ovviare ad uno sbalzo di temperatura, qualcuno gli ha messo sotto dell'Exelit rossa. Così quando si è trovato sulle salite, in mezzo al bosco, è stato un tormento procedere a spina di pesce dove gli altri andavano su diritti. Si è trovato in coda al gruppo e ha perso minuti preziosi; dietro di lui, al cambio, era rimasto solo un turco. Fortunatamente, accortisi di quello che stava succedendo,  i tecnici hanno potuto modificare la sciolinatura dei compagni, tutti autori di frazioni strepitose. Tuttavia non si è riusciti ad andare al di là del quinto posto di una gara che ha visto sul podio finlandesi, norvegesi e sovietici, distaccati di un minuto gli uni dagli altri. Con un Chiocchetti senza il problema della sciolinatura, in grado di esprimersi sul suo standard normale, visti tempi e prestazioni degli altri quantomeno il bronzo ce lo si poteva giocare. Ma quella, purtroppo, era un'Olimpiade nata male e conclusa peggio. Nella 50 km, infatti, la sciolina sballata ha portato al ritiro tutti e quattro gli azzurri schierati: Primus, Biondini, Favre e Kostner. Con gli sci che facevano zoccolo, si sono fermati uno dopo l'altro. E  non era certo gente di primo pelo. Così, finita la stagione, Renzo ha mollato tutto. Tuttavia, a chi diceva che ormai era vecchio per pensare di poter ottenere ancora grossi risultati, ha risposto con i fatti. Nel 1979 avrebbe vinto ancora la 30 km dei campionati assoluti. Ha smesso l'attività agonistica a 40 anni, e si è congedato dalla Finanza avendo già abbon-dantemente superato il termine minimo per la pensione che era di 19 anni, 6 mesi e un giorno. Lo aspettava l'albergo di famiglia,  l'Hotel Piedibosco, che torreggia su Moena, proprio sopra la piana di partenza di Marcialonga, che gestisce tuttora con la moglie. E' un grosso impegno, ma trova sempre il modo di fare il maestro di sci. Di sci alpino, non di fondo, con la scuola locale, alla quale porta i suoi clienti. Con il fondo ha chiuso. Si mantiene in forma con la corsetta quotidiana, prima di cena, ma giusto per star bene.

Aveva iniziato a 14 anni e ha subito cominciato a vincere: 4-5 gare all'anno. A farlo conoscere è stato il Trofeo Laurino, organizzato dal Centro Sportivo Italiano, gara di selezione per il campionato nazionale CSI, che ha vinto due volte, al quale ha fatto seguito il titolo juniores FISI e, con l'arruolamento nelle Fiamme Gialle a 19 anni, quello assoluto di staffetta con i due "big" del momento, Franco Nones e Giulio De Florian. Con loro si è ritrovato anche in nazionale, chiamato da Nilsson. Di quel periodo, al di là della figura carismatica dell'allenatore svedese, ricorda in particolare i periodi di preparazione al Nord, quei due mesi che la squadra passava a Volodalen, in mezzo ai lupi, agli orsi, alle renne e ai gufi che popolavano quei boschi immensi, dove il problema non era la fatica degli allenamenti, ma il tempo libero che non si sapeva proprio come trascorrerlo. Non si poteva far altro che leggere, giocare a carte, cantare tutti insieme. Fortunatamente lui e Kostner avevano una distrazione in più: scolpivano il legno con gli attrezzi che si portavano in ritiro. Per Ulrico, gardenese, lavorare il legno era una cosa naturale, lui aveva invece imparato alla scuola d'arte, frequentata fino a 19 anni. Complessivamente ha vinto 9 titoli italiani: 2 della 15 km (1969 e 1975), 2 della 30 km (1975 e 1979) e 5 di staffetta (1967-72-76-79-80) trovando sempre un posto anche quando si sono fatti avanti giovani che avevano preso il suo posto in nazionale. Ha partecipato a 3 Olimpiadi (Grenoble 1968, Sapporo 1972 e Innsbruck 1986) e il miglior piazzamento è stato il 29° posto nella 15 km a Innsbruck. Quinto, come si è detto, nella staffetta. Ai Mondiali di Falun, nel 1974, ha disputato tutte e quattro le gare: 23° nella 15 km, 31° nella 30 km, 28° nella 50 km e 8° nella staffetta con Primus, Favre e Biondini.

La staffetta mista ha aperto il Mondiale di Anterselva 2020 offrendo uno spettacolo all'altezza del colorato e rumoroso pubblico dell'Area Alto Adige.

Italia subito protagonista con una splendida medaglia d'argento alle spalle della forte Norvegia. Prova di grande spessore degli azzurri che iniziano alla grande l'attesissima competizione iridata casalinga. Terzo gradino del podio per la Repubblica Ceca.

Lisa Vittozzi, seconda al momento del cambio, ha parlato per prima, in mixed zone quando la gara era ancora in corso : "E' andata bene. Sono contenta, a parte la serie a terra nella quale ho forzato un po' troppo. Ma è una pista difficile, all'inizio è sempre dura. Ci tengo a fare bene qui, il Mondiale in casa è una bella occasione e spero di dimostrarlo. Fisicamente sto abbastanza bene, ho cercato di gestire la gara nel migliore dei modi e non forzare all'inizio. Sono contenta di aver fatto anche un ultimo giro degno della Norvegia. Sono concentrata su questi mondiali, ci ho creduto e lavorato molto. La stagione è sempre altalenante, in certi momenti va tutto bene, in altri si fatica di più. Sono sicura che tutto arriverà. La sprint di domani la vedo bene, devo gestire bene il poligono ma posso dire la mia. Partire per prima nella prima gara dei Mondiali è stato difficile, sentivo tutta la pressione. Ma i tifosi oggi qui presenti mi hanno dato la carica."

Iniziano con uno storico argento azzurro i Mondiali di Anterselva. Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer, Lukas Hofer e Dominik Windisch hanno raccolto il miglior risultato di sempre per una staffetta azzurra quando in palio ci sono le medaglie: solamente la Norvegia - favorita e di fatto perfetta - ha saputo fare meglio dell'Italia, ma solo nel poligono finale la situazione si è sbloccata, ovvero quando Johannes Bø ha saputo scavare una manciata di secondi di margine nei confronti di Windisch, sfruttando al meglio le due ricariche in una sessione di tiro giocata spalla a spalla. In precedenza un'epica frazione di Lukas Hofer aveva consentito al team azzurro di tenere contatto la testa. Una grande prestazione di squadra che ha regalato l'ennesima pagina di storia del biathlon azzurro, la risposta migliore che poteva esserci dopo le polemiche della scorsa settimana, il modo migliore per affrontare con tutta la serenità del caso la decade iridata che ora appare - mentalmente - davvero in discesa.

Oro dunque per la Norvegia con Marte Røiseland, Tiril Eckhoff, Tarjei Bø e Johannes Bø, splendido argento per i quattro moschettieri azzurri e bronzo per la spesso sorprendente Repubblica Ceca che ha trovato consistenza nel lancio di Eva Puskarcikova per lanciare la rincorsa al podio di Marketa Davidova, Ondrej Moravec e Michal Krcmar.

E le altre big? La Francia (settima) è crollata sin dal primo poligono con il giro di penalità di Julia Simon (Bescond lasciata a riposo è scelta poco comprensibile a meno di problemi fisici), senza poi riuscire a tornare nel giro delle medaglie (tra tutti il più convincente è apparso Fillon Maillet, pur lontano dalla vetta della testa). Prima frazione difficile anche per Linn Persson ed una Svezia (undicesima) che non ha potuto sfruttare appieno una Hanna Öberg in condizione sfavillante. Solo quarto posto quindi per la Germania che ha visto Franziska Preuss prima e Denise Herrmann poi in difficoltà in piedi, con l'ex fondista però apparsa in eccellente condizione sugli sci. Ma proprio la necessità di chiudere il gap aperto dalla compagna l'ha condotta ad andare fuori giri nella seconda sessione di tiro, lanciando così Peiffer in ritardo. Tra tedeschi e francesi, quinto posto per l'Ucraina seguita dalla Russia.

La chiave

Due i momenti chiave della gara: il poligono in piedi di Tiril Eckhoff che dopo una frazione accorta l'ha lanciata verso la prima posizione in solitaria a metà gara e quindi l'intera frazione di Lukas Hofer, capace di chiudere il buco nei confronti di Tarjei Bø a suon di zero errori al tiro per uscire addirittura in testa dopo la sessione in piedi. Un Hofer così può far sognare anche in vista della sprint di sabato.

La statistica

Due sole ricariche utilizzate dalla Repubblica Ceca, una da Puskarcikova in apertura ed una da Krcmar a chiudere, puliti Davidova e Moravec per confezionare l'ennesima impresa del team ceco. La discriminante era proprio la prima frazionista, ma Puskarcikova ha retto alla grande ed i compagni hanno fatto il resto. La precisione al tiro è stata la chiave del bronzo, ma anche dell'argento italiano, perchè la seconda nazione migliore al tiro è stata proprio l'ospitante, con sei ricarica utilizzate, due a testa per Vittozzi, Wierer e Windisch.

 

La Cronaca frazione per frazione

La gara parte piuttosto controllata, con Lisa Vittozzi che sceglie di entrare per prima al poligono, incappa in due errori ma è lesta con le ricariche ed esce dalla piazzola con 6" di margine nei confronti di Lisa Hauser, per il settimo posto parziale. Ma la prima grande notizia sono i 4 errori di Julia Simon, che fa sprofondare la Francia già al limite dei 40" di ritardo dalla vetta. I transalpini sono i primi favoriti ad affrontare una difficoltà; qualche balbettio anche per Linn Persson che con due ricariche perde 17" dalla vetta. Nel giro di mezzo il gruppo si ricompatta e nel poligono in piedi Vittozzi piazza una serie delle sue e prende il comando delle operazioni insieme all'ucraina Merkushyna con una manciata di secondi di margine sul gruppo: Røiseland a 4"9, Hauser a 5"6, Puskarcikova tiene a galla la Repubblica Ceca; Preuss fatica con e perde terreno (+28"1), Simon fatica ancora (+56") e Persson si ritrova nel mezzo (45"4); anche la Russia in difficoltà con Starykh.

Al cambio Dorothea Wierer e Tiril Eckhoff scattano appaiate e la norvegese fa subito capire di non aver alcuna intenzione di spingere. L'azzurra detta così un ritmo non troppo sostenuto che consente alle altre di avvicinarsi, sopratutto ad una scatenata Herrmann. Nel primo poligono Wierer incappa in un errore ma è la prima ad uscire dalla sessione, di fatto a braccetto con l'austriaca Innerhofer. Dorothea preferisce gestire al meglio lo sforzo, le altre si avvicinano ma il quarto poligono risulta cruciale: Wierer spara veloce e con un'ulteriore ricarica esce seconda alle spalle (6") di una Tiril Eckhoff sorniona ma eccellente nell'amministrare la frazione; in terza posizione ecco una perfetta Marketa Davidona (+11"8), Herrmann cede al tiro e si deve sobbarcare di un giro di penalità, allontanandosi dalla vetta e venendo sorpassata da una scatenata Öberg che risolleva la Svezia.

Al cambio Tarjei Bø è il primo a partire con una dozzina di secondi di margine su Lukas Hofer e Ondrej Moravec; la Svizzera è terza a 33", seguita da Ucraina, Blelorussia e Germania, staccata di 41", appena davanti alla Svezia (+56"); la Francia ferma ad oltre 1'40. 

La frazione di Hofer è da antologia: zero errori nei due poligoni - bravo anche a gestire una piccola indecisione in piedi, dopo il primo bersaglio - e beffa il maggiore dei fratelli Bø, uscendo per primo dalla seconda sessione di tiro. Il norvegese che sembrava in ritmo ha invece commesso due errori in piedi: Hofer non poteva esprimersi in maniera migliore, di gran lunga la migliore esibizione della stagione, nel giorno giusto. Bravo, bravissimo Hofer che nel giro finale viene sì raggiunto dallo scandinavo, ma vede aumentare il vantaggio nei confronti della concorrenza: la Repubblica Ceca insegue a 5", oltre i 30" tutti gli altri, compresa la Germania di Ard Peiffer cui non è riuscita la rimonta, soprattuto per qualche indecisione nel tiro in piedi. 

Tarjei e Hofer danno il cambio insieme a Johannes e Dominik Windisch ed i due vanno appaiati fino al primo poligono. Bø è più lesto, ma il padrone di casa non è da meno e nel giro di poche centinaia di metri va a richiudere quel buco di tre secondi patito in termini di tempo di rilascio colpi. Johannes - come Eckhoff in precedenza - lascia spazio all'azzurro: dietro Krcmar ha una ventina di secondi di margine.

Windisch si prende la prima piazzola all'ultima sessione di tiro: due errori per entrambi, ma Bø fa la differenza con le ricariche ed esce in testa con 9"3 di vantaggio su un prezioso Windisch che si invola verso uno storico argento. Dietro si conferma terzo Krcmar (22"8) che tiene a bada la Germania di Benedikt Doll che vede spegnersi le possibilità di podio.

 

La classifica della staffetta mista mondiale

Il Mondiale di Anterselva ha vissuto il suo primo atto ufficiale, la cerimonia d'apertura che si è svolta nella medal plaza allestita ad Anterselva di Mezzo. Oltre alle squadre protagoniste, al comitato organizzatore ed alcuni artisti, era presente anche il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, intervenuto sul palco per tenere un discorso come membro internazionale del CIO.

Malagò si è quindi fermato ai nostri microfoni, attraverso i quali ha elogiato Anterselva per il grande lavoro svolto, non soltanto in questo evento, ma da diversi anni. Il presidente del CONI ha anche sottolineato quanto proprio la presenza di questa località nel dossier olimpico abbia probabilmente favorito la candidatura italiana nella corsa verso il successo sulla Svezia.

 

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