Giorgio Capodaglio

Giorgio Capodaglio

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Una bella soddisfazione per Tommaso Giacomel, che martedì sera è stato premiato al Teatro Sociale di Trento in occasione della terza edizione dei Trentino Sports Awards, che premia i migliori atleti e le squadre per quanto ottenuto nel corso della stagione agonistica, portando il nome del Trentino nel mondo a suon di risultati.

Il biatleta delle Fiamme Gialle ha ricevuto il riconoscimento come "La sorpresa dell'anno". Classe 2000, il finanziere di Imer, figlio del fondista Fabio, è stato scelto per gli ottimi risultati ottenuti nel corso della passata stagione, nella quale oltre a ottenere titoli italiani e vincere la Coppa Italia, ha ottenuto diversi successi anche in ambito internazionale, vincendo da protagonista il bronzo in staffetta ai Mondiali Giovani di Orsblie e un bronzo agli Europei Juniores di Sjusjoen, contro atleti più grandi di lui.

Ecco le motivazioni come riportate martedì in occasione della premiazione: "Per il secondo anno consecutivo ha ottenuto una medaglia ai Campionati Mondiali Giovani di biathlon nella stagione 2018/2019. Si è messo al collo la medaglia di bronzo nella staffetta 3x7,5 km nella gara iridata di Osrblie (Slovacchia). Alla stessa rassegna iridata ha poi ottenuto un 4° posto nell’inseguimento sulla distanza dei 10 km. Inoltre pochi giorni dopo è stato capace di centrare una medaglia di bronzo ai Campionati Europei Junior nella 10 km sprint di Siusjoen (Norvegia). Sempre in ambito internazionale vanta ancheun secondo posto nella sprint sulla 10 km in Norvegia. Ai campionati italiani di categoria ha fattoincetta di successi, vincendo l’oro in tutte le gare tricolori (5 titoli invernali) e un oro e un argento ai campionati italiani estivi. Ha poi vinto la Coppa Italia 2018/2019 di biathlon junior".

A scegliere i vincitori dei premi, da una lista proposta dalle federazioni trentine, è stata una giuria di giornalisti sportivi trentini e nazionali, composta da Michela Baldessari (Radio Dolomiti), Gianfranco Benincasa (Rai TGR Trento), Alberto Bianchi (Radio NBC), Stefano Bizzotto (Rai Sport), Maurizio Digiangiacomo (Trentino), Stefano Frigo (Corriere del Trentino), Alessio Kaisermann (Trentino TV), Dody Nicolussi (Sky Sport), Marco Mazzurana (Vita Trentina), Guido Pasqualini (L'Adige) e Sara Ravanelli (RTTR).

Tra i premiati anche il combinatista Alessandro Pittin, friulano di nascita ma ormai trentino di adozione, vivendo ormai da tanti anni in Val di Fiemme. A lui è andato uno dei premi “Ambassador dell’anno 2019”, riservato a campioni che, oltre ai risultati agonistici ottenuti nelle ultime stagioni, hanno saputo veicolare in maniera efficace il brand Trentino e i valori che esprime attraverso i loro profili social e un’attività di comunicazione mirata. 

Il titolo di atleta dell'anno è andato al velocista Lorenzo Paissan, che ha conquistato quest'anno la medaglia d'oro agli Europei Under 20 sui cento metri.

Ambassador Trentino 2019
Alessandro Pittin (Combinata nordica)
Cornelia Rigatti (Salvamento oceanico, paddleboard)
Sportiva Hockey Club Fassa (Hockey su ghiaccio)
Atleta dell’anno 2019
Lorenzo Paissan (Atletica leggera velocità)
Paralimpico dell’anno 2019
Marina Pettinella (Nuoto)
Sorpresa dell’anno 2019
Tommaso Giacomel (Biathlon)
Best performance 2019
Yeman Crippa (Mezzofondo e corsa campestre)
Menzioni speciali per meriti sportivi 2019
Allievi Vigili del Fuoco Volontari: Bronzo ai Giochi Internazionali CTIF Allievi a Martigny (CH)
Alessandra Campedelli e Aurora Cristelli: coach e giocatrice della Nazionale femminile sorde di Volley Oro europeo 2019 in Sardegna
Federazione Ciclistica Italiana – Trento: per i grandi risultati del ciclismo trentino nel 2019
Alessandro Michieletto, Alberto Pol e Giulio Magalini: Oro ai Mondiale U19 di Volley a Tunisi battendo la Russia 3 a 1.

Nella passata stagione ha ottenuto dei buoni risultati, riuscendo così a conquistare la convocazione per i Mondiali Giovani e gli Europei Juniores, anche se classe 2001. Le prestazioni positive hanno permesso Hannah Auchentaller di fare nella scorsa primavera un passo importante per la sua carriera, quando è entrata a far parte della nazionale Juniores e Giovani ed è stata anche arruolata dal Centro Sportivo Carabinieri.

La giovane Hannah è figlia Armin Auchentaller, oggi allenatore della nazionale femminile statunitense di biathlon, dopo aver allenato in passato anche Italia, sempre gli Stati Uniti e la Svizzera. Del rapporto con suo papà, della preparazione con il gruppo Juniores e Giovani diretto da Mirco Romanin, Fabio Cianciana, Edoardo Mezzaro e Daniele Piller Roner, dei suoi inizi, dell’ingresso nel Centro Sportivo Carabinieri, del suo cuore diviso a metà tra le azzurre del biathlon e le statunitensi, ma anche di tanto altro abbiamo parlato nell’intervista che la giovane sudtirolese ci ha rilasciato.

Ciao Hanna. Partiamo dal presente: come sta procedendo la preparazione?
«Molto bene, anche se all’inizio ho avuto qualche difficoltà nel riuscire ad allenarmi con costanza, avendo sostenuto il corso Allievi Carabinieri a Torino dopo aver avuto la fortuna di essere arruolata nel Centro Sportivo Carabinieri. In ogni caso sono riuscita a svolgere il lavoro prefissato, quindi ho ripreso gli allenamenti con il resto della squadra e posso dire che fino ad oggi tutto è andato per il meglio».

Sei entrata a far parte della nazionale Juniores e Giovani; com'è stato il tuo impatto nel gruppo?
«Molto positivo, anche perché ho avuto la fortuna di allenarmi con i miei attuali compagni già lo scorso anno in occasione dei Mondiali Giovani e gli Europei Juniores. In quelle manifestazioni ho fatto anche la conoscenza di allenatori e skiman. Inoltre con tanti compagni di squadra avevo un rapporto di amicizia già in precedenza. Sicuramente allenarmi con un gruppo così competitivo è molto stimolante, in particolare provare a stare dietro a Samuela (Comola, ndr) che è più grande di me, è molto motivante».

C’è qualcosa su cui i nuovi allenatori ti stanno facendo lavorare in modo particolare?
«Ho lavorato tanto nel tiro, anche perché ho avuto delle piccole difficoltà all’inizio della preparazione, non avendo sparato per un mese. Insomma mi stanno facendo allenare molto su velocità, stabilità e precisione. Ovviamente i tecnici vogliono sfruttare tutti i miei margini di miglioramento, quindi sto lavorando tanto anche sul fondo, in particolare la tecnica».

L’hai già accennato in precedenza; in primavera sei anche stata arruolata dal Centro Sportivo Carabinieri.
«È stato un momento per me importantissimo perché questo mi ha dato la possibilità di trasformare la mia passione in un lavoro. Adesso sono più tranquilla e posso spendere tutte le mie energie mentali solo sulle gare. Ora ho un grande sostegno alle mie spalle e sono grata all’Arma dei Carabinieri per questo».

Qual è il tuo obiettivo stagionale?
«Innanzitutto vorrei qualificarmi nuovamente per i Mondiali, perché lo scorso anno ho vissuto una bellissima esperienza, che mi è piaciuta tanto e mi ha fatto certamente crescere. Al di là di questo, vorrei mantenermi costante per tutta la stagione e vediamo se riuscirò poi a prendere qualche medaglia nel corso dell’anno».

Torniamo indietro nel tempo: raccontaci come hai iniziato.
«È partito tutto con mio papà, che già da piccola mi portava sempre a far fondo. Lui allora era nel gruppo degli allenatori della nazionale azzurra. Non avevo però ancora iniziato a fare biathlon, fino a quando un giorno decisi di provarci. Vedevo sempre i ragazzi dello sci club di Anterselva che si allenavano, tra loro anche tanti miei amici, quindi ho voluto iniziare. Me ne sono innamorata subito e non ho più smesso».

Quando ha visto che facevi sul serio, cosa ti ha consigliato tuo padre?
«Ha seguito i miei allenamenti iniziali, ma mi ha detto soprattutto di divertirmi. Ogni tanto mi dà consigli quando ci sentiamo o se viene a vedere le gare. Purtroppo, stando tutta la stagione a seguito della Coppa del Mondo, mi vede gareggiare soltanto in occasione dell’ultimo weekend della stagione».

A proposito, quando c’è una gara di Coppa del Mondo femminile, tifi per le azzurre o le statunitensi?
«L’Italia è nel cuore, quindi ovviamente tifo per le nostre atlete. Però, visto che mio padre allena negli USA, faccio il tifo anche per le statunitensi e spero sempre ottengano dei buoni risultati».

Riesci a sentirlo dopo le gare?
«Si ci sentiamo abbastanza spesso in occasione delle gare, così io e mia sorella Lena gli diciamo come siamo andate. Ma lo tengo aggiornato anche durante gli allenamenti. Purtroppo non vedendolo spesso ci sentiamo tanto via skype o attraverso qualche video chiamata su whatsapp».

Al di là del tifo, quali sono gli atleti che stimi di più?
«Tra le donne Kaisa Mäkäräinen, perché ha una grande testa, riesce sempre a tenere duro e l’ho vista lavorare sempre con grande precisione. Tra gli uomini lo statunitense Lowell Bailey e Johannes Thingnes Bø».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Credo che la partecipazione alle Olimpiadi sia il sogno di ogni atleta. Se poi dovessi realizzarlo, allora mi porrò nuovi obiettivi».

A proposito di Olimpiadi. Pensi mai alla possibilità di gareggiare nella tua Anterselva nel 2026?
«Il 2026 è ancora molto lontano e fino ad allora potrebbero accadere moltissime cose. Certo sarebbe il top del top poter gareggiare alle Olimpiadi in casa e sicuramente farò di tutto per esserci. Ma concentriamoci sul presente».

Pagina 10 di 10
Top