Giorgio Capodaglio

Giorgio Capodaglio

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SottoZero Gold Team Zorzi Max/Orsaiec ha superato a pieni voti la sua prima stagione nel circuito Visma Skiclassics e nelle più prestigiose granfondo del calendario nazionale. Nato sull'onda del successo della storica trasmissione televisiva, da cui ha preso il nome, il Gold Team SottoZero si è messo in evidenza grazie ai risultati ottenuti dai suoi portacolori, tutti o quasi legati alla Val di Fiemme, culla e patria del fondismo italiano. Mauro Brigadoi, il capitano del gruppo, ha confermato in tutte le gare a cui ha partecipato di essere ancora e di granlunga, il migliore fondista italiano nelle gare distance, conquistando, piazzamenti di assoluto prestigio nelle gare del Pro Tour Visma a cui ha partecipato (Livigno, Venosta, Kaiser a Seefeld, Dobbiaco-Cortina) e grandi vittorie in Val Casies (seconda gara italiana per importanza dopo la Marcialonga) e in Bondone nella Skimarathon.

Buona è stata anche l'annata di Francesco Ferrari che, nonostante un fastidioso infortunio alla spalla rimediato alla Dolomitenlauf a Lienz a gennaio che lo ha costretto ad lungo un periodo di stop, ha comunque portato a casa due vittorie in tecnica libera nella Base Tuono a Folgaria e nella Viote Skimarathon in Bondone, oltre a buoni piazzamenti nelle gare del Pro Tour. La vera sorpresa della stagione 2019-2020 è venuta però da Simone Varesco che durante tutto l'anno ha offerto una costanza di rendimento e di risultati degni di nota. Sempre o quasi a podio nelle gare in regione (Pustertaler, Casies, Moonlight Classic) con i migliori italiani nelle Visma, il ragazzo di Lago di Tesero ha calato l'asso alla Vasaloppet in Svezia, la più importante granfondo al mondo chiusa da primo italiano in 58a posizione. Un' impresa la sua davvero degna di nota.

Buoni risultati sono venuti anche da Stefania Corradini, l'unica donna del gruppo, protagonista in positivo nel Pro Team Tempo a squadre a Livigno in apertura di stagione (SottoZero 1° Team italiano, 16° assoluto) e vincitrice della Base Tuono a Folgaria. La ragazza di Castello-Molina, alle granfondo ha alternato anche gare di sci orientamento ottenendo successi anche in quel contesto. Bene infine, sia il catalano/ Sadurni Betriu Boix vincitore anche di tre gare in terra iberica, che Francesco Fuccaro e Mathias Defracesco. Questi in sintesi i numeri della stagione 2019-2020 di SottoZero, nato come Gold Team la scorsa estate su “sollecitazione” di buona parte degli stessi atleti di cui oggi si compone il gruppo.

“E' vero – afferma il Presidente e Team Director Michele Pasqualottoad un certo punto della scorsa estate ho ricevuto una telefonata che di fatto ha cambiato il corso ed il destino sportivo del nostro sodalizio, nato alcuni anni fa come sci club amatoriale. Alcuni atleti, ritenuto esaurito per vari motivi il rapporto con il loro precedente team di appartenenza ci hanno chiesto una mano per poter continuare a praticare da agonisti ad alti livelli, lo sport che amano da sempre. Giusto il tempo di confrontarsi con gli gli amici Sandro Giacomelli Pila, Stefano Vuerich, Mirko Filippi, Mariano Covi e Stefano Volcan e così, da sci club amatoriale a Pro Team Visma il passo è stato molto breve e alla fine neanche troppo complicato. Decisione coraggiosa certo, ma vincente visti i risultati, l'entusiamo e la simpatia che si sono creati intorno a noi”.

Come avete fatto ad allestire un Team di questo livello in così poco tempo?
«Il segreto? Più che un Team, una famiglia sportiva dove tutti, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, si danno da fare mettendoci anima e corpo per far sì che i ragazzi possano esprimersi al meglio. Dopo aver organizzato, anche grazie ai nostri volontari del Nordic Team (quest'anno oltre 150 iscritti), una sorta di Oktoberfest a Predazzo per poter mettere insieme un minimo budget iniziale, siamo riusciti a coinvolgere alcuni main sponsor come Zorzi Max, Orsaiec, GSG e Vuerich Service che ci hanno dato davvero una mano importante e che vorrei ancora ringraziare, così come un sentito ringraziamento va a tutti quegli amici e sostenitori locali che ci sono stati vicino durante l'anno e che ci hanno permesso di poter competere praticamente alla pari degli altri. Certo, il nostro budget non si è minimamente avvicinato a quello delle squadre professionistiche scandinave e neppure a quello di altri team, italiani compresi stando a quanto da questi dichiarato pubblicamente, ma con soddisfazione rilevo che questa differenza in pista non si è praticamente mai vista, anzi. Con Brigadoi, Ferrari e Varesco in particolare, abbiamo sempre o quasi avuto il piacere e l'orgoglio di portare per primi il tricolore al traguardo nelle varie gare. Nel Visma in particolare, non potendo puntare alla classifica a squadra in virtù di un regolamento che premia come punteggio più la quantità degli atleti che un team schiera, che non la loro “qualità”, ci siamo concentrati sulle nostre individualità e, per quanto riguarda i colori azzurri, in tutte le competizioni Visma cui abbiamo partecipato, non c'è stata gara. Siamo sempre arrivati davanti, eccezion fatta per la Marcialonga dove però i nostri due atleti più forti, Brigadoi e Ferrari non hanno partecipato perchè infortunati. Questo mi consente di affermare senza tema di smentita che se nel Visma, per i motivi di cui sopra non siamo stati il primo team italiano, abbiamo però dimostrato di essere il team italiano più forte».

Come è stata accolta la vostra discesa in pista nello sci che conta?
«Da più parti, soprattutto in ambito Ski Classics e tra gli organizzatori degli eventi direi in maniera molto positiva, ma c'è stato anche chi non ha gradito, forse perchè convinto di poter rimanere ad oltranza, unico indiscusso protagonista nel panorama italiano delle lunghe distanze. Personalmente ritengo invece che una sana concorrenza avrebbe potuto e dovuto evolvere in una leale rivalità sportiva, cosa che, a dirla tutta, se non è mai mancata tra gli atleti in gara e fuori, purtroppo ha latitato nel dietro le quinte ad altri livelli».

Perchè avete deciso di affrontare un circuito così impegnativo come il Visma?
«Ci sono tutte le più belle granfondo del mondo, comprese le nostre Marcialonga, Dobbiaco-Cortina, La Venosta, Livigno. Come spettacolarità, le varie tappe non hanno nulla da invidiare alle gare FIS di Coppa del Mondo che, salvo rari casi come qualche sprint e la Final Climb del Tour de Ski, languono e perdono ogni anno d'interesse e appeal. Il nostro è un circuito molto competitivo, ben organizzato, seguito a livello televisivo da milioni di spettatori nel mondo. Offre una vetrina prestigiosa ed esserci per noi è motivo di grande vanto. Come tutte le competizioni, ha delle regole e se vi partecipi le devi bene o male condividere, altrimenti meglio fare dell'altro. Da italiani, non credo abbia molto senso continuare sempre e solo a lamentarsi, auspicando cambiamenti di rotta o addirittura “sante alleanze” in nome dello sci italico o non si sa bene cos'altro. Il Pro Tour Visma non è un campionato per nazioni, ma per Club. E' una sorta di Champions League dello sci di fondo. Ci sono il Real Madrid, la Juve, il Barcellona, il City (nel nostro caso i team scandinavi) ma c'è anche l'Atalanta, che se la gioca in campo come gli altri. Ecco, noi vogliamo giocarcela come possiamo, con i mezzi che abbiamo, orgogliosi di rappresentare soprattutto la nostra terra».

Siete dunque un Team fatto in casa, Made in Trentino. E per il futuro?
«In questo senso poter essere testimonial del “Trentino” nel mondo è un'altro motivo di soddisfazione. In squadra abbiamo quasi esclusivamente ragazzi delle nostre vallate dolomitiche che vogliamo continuare a valorizzare. Di certo non rinforzeremo le fila con fondisti scandinavi, russi o comunque stranieri, magari a fine carriera. Inoltre, giusto per sgomberare il campo da ogni illazione o dubbio di sorta, non siamo, ne siamo mai stati interessati a sottrarre atleti, sponsor o altro a chicchessia. Riteniamo di avere, questo sì, il pieno diritto di poter considerare serenamente le istanze di chi manifesta interesse, apprezzamento e soprattutto simpatia, per SottoZero e per tutto ciò che esso rappresenta».

SottoZero Gold Team ringrazia per il supporto: Zorzi Max distribuzione bevande, Orsaiec srl, GSG Cycling Wear, Vuerich Service, “Trentino”, Kayak, Pasta Felicetti, Lavazè Spettacolo della Natura, Coop Cavalese, Caseificio Sociale Val di Fiemme, Lapponia Sport Livigno, Cassa Rurale Dolomiti Fassa-Primiero-Belluno, Bianchini Calzature, Bernard Claudio Motors , Rttr La Televisione

Cambiamenti in vista per Johannes Klæbo che ha chiesto, attraverso un comunicato stampa inviato ai media norvegesi, di cambiare nuovamente squadra e tornare ad allenarsi con il gruppo sprint.

Il campione norvegese, che si è confermato leader indiscusso nella sprint giungendo secondo nella classifica generale, ha spiegato di non essere completamente soddisfatto dei miglioramenti sulle distance, dove si sarebbe aspettato di essere più avanti. Quindi, dopo aver riassunto la stagione insieme al nonno e allenatore Kåre Høfslot, ha scelto di tornare ad allenarsi con la squadra sprint. «È una decisione che prendo sulla base di desiderio e gioia, non di insoddisfazione, perché penso questa sia la cosa giusta per realizzare gli obiettivi che ho. Sono stato soddisfatto dell’accordo e della collaborazione con la Federazione Norvegese, la squadra nazionale nel suo complesso e l’ambiente. Abbiamo un ottimo dialogo con la direzione della squadra nazionale e gli allenatori, sul fatto che ho voglia di allenarmi con la squadra nazionale sprint. Abbiamo una buona esperienza di lavoro con Arild (Monsen, allenatore della squadra sprint). La collaborazione tra lui e il nonno ha funzionato bene in passato».

A Dagbladet, l’allenatore Monsen ha affermato di aver scoperto questa decisione di Klæbo attraverso il comunicato stampa: «È stato tutto improvviso, lo dico francamente. Non sono stato coinvolto nel processo decisionale di Johannes. Abbiamo lavorato bene assieme e penso che lo faremo nuovamente. È bello che voglia lavorare con me. Va però sottolineato che anche lo scorso anno ha avuto un’ottima stagione sprint, pur lavorando con la squadra nazionale allround».

Il manager dello sci di fondo, Espen Bjervig, non può già dare la certezza che Klæbo sarà inserito il prossimo anno nella squadra sprint, in quanto le squadre verranno annunciate tra qualche settimana: «Johannes ha espresso il desiderio di tornare alla squadra sprint. Quando uno dei migliori sciatori al mondo fa una richiesta, bisogna ascoltare e rispettarla. Al momento però stiamo ancora formando le squadre e, come abbiamo già detto, saranno annunciate solo a fine aprile o maggio».

Difficile immaginale che Klæbo non venga accontentato. 

Il passaggio di Stina Nilsson dallo sci di fondo al biathlon sta facendo molto discutete in questi giorni. Se nell’ambiente dello sport con fondo e carabina si sta parlando tanto su quante possibilità la svedese abbia di riuscire a raggiungere il top anche in questa disciplina, in quello dello sci di fondo si discute giustamente di altro.

In Svezia ci si chiede se la crisi dirigenziale e tecnica della passata stagione possa essere stata decisiva nella sua scelta (e anche di questo stiamo parlando tanto, ndr). Argomenti ben più interessante sono invece il presente e soprattutto il futuro dello sci di fondo, le motivazioni – al di là di quelle legate alla voglia personale dell’atleta di affrontare una nuova sfida – che possono spingere un/a fondista di alto livello ad abbandonare il proprio sport in giovane età, il contemporaneo calo di interesse del pubblico e dei media. Insomma uno sport, lo sci di fondo, in crisi verticale, soprattutto se confrontato al biathlon, oggi fiore all’occhiello delle discipline invernali sulla neve per organizzazione e capacità di attrarre nuovi appassionati.

Proviamo a fare un’analisi della situazione, partendo dal presupposto che l’abbandono di Stina Nilsson è solo l’evento da cui traiamo spunto per affrontare l’argomento, ben sapendo che dietro la sua scelta possono esserci tante motivazioni personali che vanno al di là delle problematiche dello sci di fondo attuale.

LE DIFFICOLTÁ DELLO SCI DI FONDO: I PROBLEMI SONO TANTI, LA DIRIGENZA ATTUALE HA LE CAPACITÁ E LA VOLONTÁ DI RISOLVERLI? ALCUNE SOLUZIONI...

I problemi, secondo noi, sono così tanti che preferiamo dividerli per punti, non in ordine di importanza, perché è difficile anche stabilirlo.

Dirigenti. L’impressione è che nello sci di fondo ogni nazione guardi al proprio orticello, a difendere la sua piccola famiglia, senza ragionare con un’idea collettiva di bene del movimento, cosa che, per esempio, sta facendo l’IBU nel biathlon. Un problema che si riscontra nei regolamenti, ma anche nel calendario, perché nessuno vuole rinunciare ad avere determinate tappe di Coppa del Mondo. La dirigenza attuale sembra troppo legata ad alcune federazioni, ma soprattutto incapace e confusa, non in grado di rilanciare uno sport dal grande potenziale come lo sci di fondo. Bisognerebbe probabilmente iniziare a ragionare sulla possibilità di affidarsi a dei manager, persone che sappiano valorizzare il prodotto, ancora meglio se esterne al mondo dello sci di fondo e delle federazioni nazionali, per non cedere a compromessi. Si deve ringiovanire, stare al passo con i tempi, affidarsi a persone nuove, ma soprattutto preparate.

Spettacolo. Negli anni si è cercato di modificare format di gara per rendere la disciplina più spettacolare, ma a volte si è ottenuto l'esito opposto. Sono state introdotte ad esempio troppe mass start, gare noiose, spesso disputate su piste inadeguate (vedi Lenzerheide), dove si crea anche traffico, autentici ingorghi come se fossimo a Milano o Roma nell’ora di punta. Si deve fare in modo che il pubblico sia attaccato alla tv, valorizzare le gesta degli atleti, come accaduto per esempio negli inseguimenti di Dobbiaco, nel bellissimo skiathlon maschile di Oberstdorf, nella gara femminile di Meraker o nelle due gare di Holmenkollen.

Comprensibilità. Troppi format di gara diversi, poca chiarezza nei punteggi e nei regolamenti. Uno sport semplice come il fondo, è stato reso complicato per lo spettatore, l’appassionato che uscendo di casa potrebbe tranquillamente infilare gli sci ed andare a sciare (un grande vantaggio, per esempio, rispetto al biathlon). Invece ci sono tanti format diversi, gare dove la vittoria vale 100 punti, altre dove invece ne porta appena 50. Regolamenti poco chiari anche ad atleti, allenatori e gli stessi dirigenti, come dimostra la questione legata al punteggio dello sprint tour, che soltanto dopo la sprint di Konnerud si è scoperto portare punti anche alla coppa di specialità. Poi ci sono il Tour da 400 punti, quelli da 300 o da 200, i bonus point durante le gare. Veramente troppo, tanta confusione. Il fondo è uno sport semplice e chiaro, perché complicarlo?

Calendario. Troppe gare, troppi viaggi, poche settimane di pausa. Ne avevamo parlato tanto nel corso dello scorso autunno. In questa stagione erano in programma 40 gare, che avrebbero coinvolto la bellezza di 21 località, con una sola settimana di pausa in stagione. Il prossimo anno, se non si cambia nei prossimi meeting, le gare di Coppa del Mondo saranno 33 in 15 località diverse, a queste si aggiungeranno le sei del Mondiale di Oberstdorf. Saranno due le settimane di pausa, una prima del Tour de Ski e l’altra nel primo weekend di febbraio. Ancora una volta però si svolgerà la tappa kermesse di Dresda (perché ci rifiutiamo di considerarla una gara di fondo) a fine Tour de Ski e una tappa di Coppa del Mondo è in programma a pochi giorni dal via del Mondiale, portando ovviamente a diversi forfait. Nel biathlon, invece, si gareggia con un calendario strutturato diversamente. Appena dieci località (il prossimo anno saranno undici) e ben cinque settimane di pausa, due nel periodo natalizio e altrettante prima del Mondiale, che porta punti anche in Coppa del Mondo.

Presenza dei big. Questo tipo di calendario porta molti atleti a saltare diverse competizioni nel corso della stagione. Impossibile partecipare a tutte le gare, quindi ognuno sceglie di partecipare solo a quelle che più gli si addicono per arrivarci in condizioni fisiche migliori. E qui torniamo allo spettacolo. Cosa offri allo spettatore a bordopista o a casa, quando i big sono assenti? A Dresda negli ultimi due anni non abbiamo visto Klæbo né Bolshunov. Il norvegese aveva saltato anche Cogne due anni fa, oppure quest’anno Planica, per citarne alcune. Pellegrino non è mai arrivato al termine del Tour de Ski, visto che la settimana successiva è sempre presente la gara di Dresda, che porta ben 100 punti nella coppa di specialità. Ridurre il numero di eventi, ma soprattutto di località ospitanti, con i weekend di gara organizzati anche in modo diverso, dare la stessa importanza in termini di punteggio a ogni competizione, potrebbero essere buone motivazioni per spingere i big ad essere sempre presenti.

I format di gara. Sono troppi e non sempre comprensibili. Quest’anno abbiamo visto sprint, individuali a cronometro, inseguimenti, skiathlon, mass start da 10/15km, mass start in salita, mass start da 30km, mass start da 50km, team sprint, staffetta, sprint in salita, sprint in piano in mezzo alla città. Troppo: quante di queste gare sono poi presenti a Mondiali od Olimpiadi? Perché gettare troppa carne al fuoco e confondere il tifoso/appassionato? Ridurre il numero dei format, magari standardizzare i weekend di gara con una regolarità stile biathlon: sprint, pursuit, individuale, mass start, staffetta, staffetta mista e single mixed relay. Format chiari. A cosa servono le mass start di 15km se alle Olimpiadi e i Mondiali non le vediamo? Gare per altro spesso disputate su piste inadeguate al format e quindi poco spettacolari? Lo skiathlon così com’è concepito funziona? Se si, allora va proposto più spesso, essendo gara olimpica e mondiale, altrimenti bisogna pensare a un format diverso, magari proporlo a cronometro, oppure ridurre il cronometraggio o magari toglierlo e tornare alle vecchie pursuit (nota personale dell’autore: le preferisco). Sicuri che le gare a cronometro non attraggano il pubblico? Forse basterebbe utilizzare una grafica più accattivante, aggiornare in tempo reale lo spettatore sul distacco per tenerlo più attaccato alla tv. Un weekend di gara standard, per esempio, potrebbe essere strutturato con sprint, individuale a cronometro e inseguimento, magari in alcuni weekend si potrebbero fare delle staffette o inserire delle lunghe distanze da 30 o 50km. Non siamo dirigenti, ovviamente, sono nostre idee, magari altri dell’ambiente ne avranno certamente di migliori. Ma che vengano fatte proposte!

Tradizione. Il fondo ha questo grande vantaggio rispetto al biathlon, il peso della tradizione e la presenza della tecnica classica che andrebbe valorizzata. Non dimentichiamo che proprio in classico l’uomo ha iniziato a muoversi sugli sci, è la storia del fondo. Allora perché non creare una coppa di specialità ad hoc? Oltre a ciò, sarebbe anche il momento di finirla con gli esperimenti e le kermesse trasformate in gare di Coppa del Mondo, sprint come quella di Dresda non hanno nulla a che fare con il fondo. Si vuole portare il fondo nelle città? Che si usino super sprint, extra Coppa del Mondo, oppure gare come quella di Dresda ma fuori calendario, stile Biathlon Auf Schalke.

Contingenti. Non si possono vedere gare con ben 15 norvegesi al via, come quelle di Lillehammer, Konnerud od Oslo. Che senso ha? La superiorità della Norvegia in questo sport è netta, lo sappiamo, quindi è probabile si abbiano 12 norvegesi nei 30 in una sprint, cosa che spingerebbe a cambiare canale un curioso che prova a guardarsi per la prima volta una gara di fondo, ma alle lunghe forse stanca anche l’appassionato (e il calo degli ascolti lo dimostra). Perché non avere contingenti di 6 atleti per i super team fino a scendere come nel biathlon? Si darebbe modo anche alle altre nazioni di crescere in visibilità, ottenere risultati e magari appassionarsi, creando un movimento. Bisogna aprirsi anche al di fuori di Scandinavia e Russia.

Circuiti minori. Riducendo i contingenti si potrebbe dare vita a una coppa stile IBU Cup, nella quale gli atleti dell’arco alpino potrebbero affrontare scandinavi e russi, misurarsi in un ambito diverso dalla Coppa del Mondo, sia a livello senior che juniores, dove l’unica occasione di affrontarsi è il Mondiale di categoria. L’OPA Cup è poco allenante se si gareggia su piste al limite della regolarità come accaduto nell’ultima stagione, nella quale soltanto a Pragelato si sono disputate delle gare all’altezza della Coppa del Mondo. Un circuito come l’OPA Cup attuale, quindi, è tutt’altro che propedeutico alla Coppa del Mondo.

Piste. Servono piste standardizzate, come nel biathlon, con salite e discese di un certo dislivello, anelli sempre della stessa lunghezza, ma soprattutto un’organizzazione e una neve all’altezza. Località come Seefeld o Pragelato, per esempio, non possono restare fuori, con anelli così belli, mentre si vedono gare disputate su piste al limite della regolarità. Per non parlare dell’OPA Cup dove per l’assenza di neve si è gareggiato in condizioni assurde e su anelli da 2,5km come a St. Ulrich, dove diversi atleti hanno anche rovinato gli sci. La FIS quindi dovrebbe preoccuparsi che le piste rispondano a determinati standard, mentre delega troppo ai comitati organizzatori.

Aspetto Mediatico. Altra nota dolente. Lo sci di fondo è in calo negli ascolti, diverse nazioni non trasmettono più le gare e gli sponsor stanno scappando. Bisogna iniziare quindi a lavorare su questo aspetto, ricreare interesse per la disciplina, riavvicinare le nazioni che si sono allontanate, irrompere in nuovi mercati, perché in sala stampa, esclusi giornalisti norvegesi, svedesi e russi, c’è ben poco. Al di là dei cambiamenti che abbiamo già proposto, aggiungiamo che si dovrebbe iniziare a trasformare gli atleti in personaggi, coinvolgerli di più sui social della FIS, farli partecipare a giochi o programmi interattivi, proprio come fa il mondo del biathlon. IBU TV per esempio coinvolge gli atleti con giochi e interviste, spesso divertenti, cerca di raccontare i protagonisti anche al di fuori dell’evento sportivo. Anche le dichiarazioni post gara degli atleti sono ridotte ad appena pochi secondi di intervista al primo classificato. Perché non trasmettere anche la conferenza stampa dei primi tre? Per non parlare della semplicità con cui ci si può muovere sul sito dell’IBU, trovare ogni tipo di statistica riguardo un atleta, c’è chiarezza sul numero di successi, mentre sul sito FIS si fa tanta confusione. Bisognerebbe innovarsi, essere al passo con tempi anche sotto questo aspetto, capire le esigenze degli appassionati di oggi. Dell’aspetto grafico e del cronometraggio abbiamo già scritto in precedenza, sarebbe fondamentale per rendere il prodotto più accattivante.
 

IL CONFRONTO: IL BIATHLON, UN SISTEMA CHE FUNZIONA

Sicuramente il biathlon ha una sua grande spettacolarità, è uno sport che appassiona perché al fondo unisce la suspense del tiro. È ovvio, quindi, che tanti fondisti guardino a questa disciplina con grande interesse. Ma probabilmente, a spingere alcuni fondisti a dire "basta" è la consapevolezza di sentirsi parte di un sistema che non funziona, sposandone un altro che al contrario lavora in maniera migliore.

Anche dall’esterno il biathlon dà l’impressione di un sistema che lavora di squadra, una sorta di grande famiglia che ha unito le proprie forze, consapevole in passato di essere considerata quasi un brutto anatroccolo negli sport invernali. Lavorando collettivamente e spinta da idee innovative, questa famiglia ha saputo però trasformarsi in cigno. Si guarda non agli interessi particolari di singole nazioni, ma a quello comune del movimento biathlon. Non a caso nel corso degli anni sono state diverse le nazioni che a fasi alterne hanno dominato e molte piccole realtà sono riuscite a ritagliarsi il proprio spazio.

L’IBU, poi, ha creato dei format di gara e dei regolamenti chiari – almeno per il momento – gli esperimenti vengono fatti in IBU Cup, i contingenti sono ridotti, e tante nazioni hanno l’opportunità di vivere la giornata di gloria. Questo, e non solo, spinge tante nazionali ad iscriversi, al punto che se prendiamo la staffetta mista di Coppa del Mondo a Östersund, al via erano presenti 25 nazionali. Se invece guardiamo le staffette maschili e femminili della Coppa del Mondo di fondo, disputatesi a Lillehammer e Lahti, notiamo che il numero di nazioni partenti era ben inferiore: in Norvegia parteciparono 9 nazioni alla gara maschile e 10 a quella femminile, mentre in Finlandia 9 nazioni tra gli uomini e appena 7 tra le donne.

Non a caso l’IBU sta dando sempre maggiore importanza alle piccole nazioni come confermato da “Target 26”, il documento programmatico pubblicato pochi mesi fa. Sono tutti consapevoli che la presenza di un numero più alto di nazionali apre a mercati non ancora raggiunti e quindi fa crescere tutto il movimento, porta maggiore visibilità quindi sponsor e soldi, a vantaggio anche degli attuali atleti di punta. Insomma si guarda al futuro.

Altro aspetto fondamentale del biathlon è il fatto che ogni singola gara di Coppa del Mondo ha la stessa importanza, nel senso che il punteggio assegnato al vincitore non cambia (se non nella mass start dove al via sono in trenta), ed è quindi fondamentale per un atleta essere sempre presente pur avendo due scarti a disposizione. Ok, c’è poi quel fenomeno di Johannes Bø che può permettersi di saltare due tappe e vincere la Coppa del Mondo, ma questa è un’altra storia, perché legata a un aspetto strettamente familiare. Inoltre i format di Coppa del Mondo – single mixed relay a parte – sono gli stessi che poi vediamo alle Olimpiadi, mentre ai Mondiali abbiamo tutti i sette format.

Nel biathlon, e questo è fondamentale, funziona benissimo l’aspetto mediatico, L’IBU ha costruito una grande rete attraverso il proprio canale Youtube ed Eurovision Sport, è accattivante nella grafica e nelle proposte, fa partecipare gli atleti rendendoli personaggi. Ecco, anche quest’ultimo aspetto è fondamentale, in quanto anche biatleti di media fascia hanno spazio nei media, vengono riconosciuti dagli appassionati, a differenza di quanto accade per esempio nel fondo. Se guardiamo IBU TV, per esempio, ci accorgiamo che vengono proposte interviste e servizi dedicati ad atleti di tante nazionalità: non soltanto il norvegese Johannes Bø, il francese Fourcade o l’azzurra Wierer, oppure Svezia, Germania o Russia, ma anche Repubblica Ceca, Bulgaria (addirittura intervista alla loro skiman per festeggiare l’8 marzo), Bielorussia, Estonia, Svizzera e così via. Si fanno interviste anche ai vincitori degli Europei, oppure dei Mondiali giovanili o delle gare di IBU Cup Junior, che a volte vengono trasmesse anche sui rispettivi social di IBU, IBU Cup o IBU Cup Junior. Nel fondo qualcosina si è visto nelle ultime settimane, ma al 90% sono sempre protagoniste Norvegia, Svezia o Russia.

 

CONCLUSIONI    

Abbiamo quindi provato a spiegare la situazione dal nostro punto di vista, ovviamente ognuno avrà le proprie idee sulle problematiche del fondo e le possibili soluzioni. Su una cosa però concordiamo tutti: così non si può andare avanti, oppure questa magnifica disciplina è destinata a diventare sempre più di nicchia. Il cambio al vertice della FIS è un’occasione da non perdere, nella speranza che da lì si generi una vera e propria rottura, un cambiamento radicale per le singole discipline sotto l’egida della federazione internazionale.

Ci auguriamo, con questo articolo, di aver creato almeno un po’ di discussione. Non tutto ciò che è stato scritto vi troverà d’accordo, ma l’importante è che ci si confronti e si cominci a lavorare, senza pensare agli interessi di una singola nazione, per il bene di tutto il movimento sci di fondo

Prossimamente ne parleremo con diversi protagonisti dello sci di fondo, per analizzare meglio tutte le problematiche e cercheremo di coinvolgere anche voi lettori con sondaggi e idee.

È tornata la Coppa del Mondo di biathlon con la tappa di Nove Mesto, che ha visto Eckhoff ed Öberg rosicchiare qualche punto a Wierer, mentre Johannes Bø ha virtualmente sorpassato Fourcade in classifica generale. Un weekend, quello ceco, che si è svolto a porte chiuse e ha visto nell’Italia gli esordi molto positivi di Giacomel – straordinario 27° posto nella sprint – e Didier Bionaz. Per commentare le gare ceche, vi proponiamo un nuovo appuntamento con “Il Punto di Pietro Dutto”.

Ciao Pietro. A Nove Mesto è ripartita la Coppa del Mondo: da cosa vogliamo partire?
«Me lo chiedi? Ovviamente dall’esordio dei nostri due giovani».

Giusto. Giacomel e Bionaz sono riusciti a dimostrarsi più che all’altezza della situazione, soprattutto il trentino ha impressionato con la sua grande prestazione al tiro, che non è passata inosservata nemmeno agli atleti stranieri.
«È stato un esordio super positivo per entrambi. Solitamente per molti è complicato disputare la prima gara in Coppa del Mondo, un po’ per la tensione ma anche per le aspettative che un giovane tende a porsi. Forse il fatto che si sia gareggiato a porte chiuse è stato un vantaggio, perché si è creata un’atmosfera diversa, anche dal punto di vista della carica adrenalinica. Sono felice perché entrambi hanno espresso appieno il proprio potenziale. Anzi, Giacomel è andato anche oltre le aspettative perché ha fatto delle serie di tiro davvero esagerate, è stato preciso e velocissimo. Esordire così è da pochi eletti, anche se il prossimo passo sarà dimostrare di poter anche controllarsi di più al poligono quando la situazione lo richiede».

Cosa vuoi dire?
«Questa volta era importante andare lì spensierato e divertirsi, mettere in mostra le proprie doti. Ha fatto vedere di avere una grande velocità al tiro, che in determinate situazioni di gara sarà fondamentale, perché Tommaso sa avere quel rafficone che in un inseguimento o una mass start può fargli recuperare tante posizioni. Ecco nella sua crescita, visto che parliamo di un 2000, sarà importante che in futuro impari anche a controllare il tiro quando dovrà portare a casa lo zero, fondamentale per un biatleta completo. Perché nei prossimi anni, se arriverà a giocarsi come spero qualcosa di importante, dovrà sapersi controllare in certe serie. Un po’ come Dorothea, che tira fuori la serie veloce ma è in grado anche di puntare allo zero. Ma sono solo cose che dico per i prossimi anni, ora è giusto si diverta, segua l’istinto e mostri in Coppa del Mondo i suoi numeri».  

Al di là di questo aspetto, hai qualche altro consiglio da dare a Giacomel e Bionaz dopo questo esordio?
«Posso ripetere quanto ho detto proprio a Tommaso dopo averlo sentito in questi giorni al termine delle gare. Consiglio a entrambi di godersi questi primi anni nei quali approcciano all’ambiente della Coppa del Mondo e divertirsi in gara nel vero senso della parola. Sono competizioni nelle quali dovranno soltanto farsi un bagaglio di esperienze positive e negative, per poi registrare tutto nella loro testa perché tra qualche anno, quando gli verrà richiesto di fare risultato, torneranno utili».

Cosa faresti con questi due ragazzi nella prossima stagione? Lì inseriresti nel gruppo di Coppa del Mondo?
«Sicuramente credo che farebbe bene a entrambi lavorare già in estate con gente che ha più esperienza di loro, quindi non sarebbe sbagliato inserirli già nel gruppo. Poi dovranno essere bravi loro a novembre a prendersi il posto in Coppa del Mondo».

Quanto è importante per questi ragazzi avere in squadra un atleta come Lukas Hofer, che in questi giorni gli ha fatto anche da guida?
«Conosco Luki da anni, è una persona splendida. Sicuramente non si limita solo a dargli dei consigli. Lui è il senatore della squadra, colui che meglio degli altri conosce bene il contesto, tutte le dinamiche fuori e dentro la pista. È importante per questi ragazzi venire accolti bene in questo contesto ed essere introdotti in maniera graduale, sentendosi un fattore di stimolo per tutti e non un disturbo. Ciò fa bene a loro e anche a tutta la squadra».

Parlando degli altri azzurri. Ha destato un’ottima impressione Dominik Windisch, addirittura vicino al podio.
«Si, ha mostrato di essere in netta ripresa. Credo che alcuni atleti, una volta terminato il Mondiale, si siano quasi liberati di un peso e corrano ora in maniera più sciolta per ottenere un bel risultato. Io non credo che sia cambiato nulla dal punto di vista fisico o al tiro, perché la pausa è stata molto breve. Un discorso simile anche per Thomas, autore di una buonissima sprint».

In generale che impressioni hai avuto dalle gare ceche?
«Ho notato parecchia stanchezza derivante dai Mondiali, ma anche le condizioni della neve non hanno aiutato. Ai di là dei materiali dei francesi, per esempio, Jacquelin aveva completamente un’altra sciata rispetto ad Anterselva, dove era al top della forma. Insomma diversi atleti non sono riusciti a tirar fuori una grande performance, perché la stanchezza si è fatta sentire fisicamente e psicologicamente. Ciò ha favorito l’inserimento di outsider come Krcmar o Lægreid, e tra le donne Valj Semerenko».

Dopo la tappa di Nove Mesto, la Coppa del Mondo maschile sembra aver preso la strada della Norvegia, anche perché Johannes Bø è apparso in crescita rispetto al Mondiale. Sei d’accordo?
«Non so se il norvegese stia meglio rispetto al Mondiale o siano in realtà gli altri a essere in calo dopo aver disputato una competizione al top della forma. L’abbiamo visto nella sprint, dove ci sono stati distacchi più alti rispetto alla normalità. A questo punto la Coppa del Mondo sembra prendere la strada della Norvegia, confermando anche il trend della stagione, di un Fourcade che non è più quello di un tempo. Grazie alla sua classe il francese è ancora straordinario nel non sbagliare quando mette un appuntamento nel mirino, ma non è più straripante come una volta. Dovrà accettare nei prossimi anni, se andrà avanti, di avere un ruolo come quello che fu di Bjørndalen nella parte conclusiva della sua carriera, mirando ai grandi appuntamenti, perché non ha più la continuità fisica e psicologica di tre anni fa».

Al femminile abbiamo avuto una Dorothea Wierer sulla difensiva, ma Eckhoff e Öberg ora fanno più paura.
«Abbiamo rivisto una Eckhoff al top, ma Dorothea non mi è sembrata in difficoltà. Le è forse mancata un po’ di lucidità al poligono, perché sarebbe bastato un errore in meno per finire alle spalle della norvegese. Nelle prossime due tappe dovrà essere più fredda al tiro, gestire bene i poligoni, una cosa facile a dirsi meno a farsi. Se pure avesse meno condizione sugli sci, anche se non mi è sembrata molto male, gestendo bene il poligono potrebbe avere un bel vantaggio sulle altre. Credo che dovrà correre sulla difensiva nelle sprint, per poi andare all’attacco nelle tre gare sui quattro poligoni. Per me ha la capacità per vincere al poligono la Coppa del Mondo. L’importante è recuperare al meglio mentalmente, perché credo che a Nove Mesto abbia risentito delle fatiche del Mondiale, in quanto rispetto alle altre non ha avuto il tempo di staccare mentalmente, avendo tantissimi impegni».   

Le avversarie per la generale che impressione ti hanno fatto?
«Sicuramente fanno paura ma sono più altalenanti rispetto a Doro, che, ripeto, può vincere la Coppa del Mondo al poligono. Eckhoff è tornata quella pre Mondiale, ma ad Anterselva ha mostrato grandi problemi, quindi se Dorothea ritrova continuità, può vincere. Öberg è un’ottima tiratrice, l’ha confermato anche domenica, ma al Mondiale abbiamo visto che quando è sotto pressione l’errore è sempre dietro l’angolo».

Credi che aver già vinto la Coppa del Mondo, rappresenti un vantaggio per Dorothea Wierer rispetto alle altre contendenti?
«Si, perché Doro in cuor suo è tranquilla, ha fatto un grande Mondiale, che era il suo obiettivo stagionale, e ha già vinto la Coppa del Mondo lo scorso anno, anche se ovviamente tiene moltissimo a ripetersi. Sa però che in ogni caso la sua stagione è già vincente. Eckhoff, invece, ha si fatto una super stagione, ma alla fine al Mondiale non ha raccolto nulla a livello individuale. Öberg ha salvato il Mondiale in calcio d’angolo dopo aver buttato diverse gare. Entrambe avranno tanta rabbia agonistica, che potrebbe diventare anche il loro punto debole».

Ancora una volta un weekend altalenante per Lisa Vittozzi. Anche se va detto che nella mass start è stata anche sfortunata.
«Lisa continua ad alternare prestazioni positive ad altre negative. Parte ogni volta con grande voglia di rifarsi, ma ne va sempre storta una. Nella sprint l’avevo vista pimpante sugli sci, mentre nella mass start ha avuto questo problema che un po’ l’avrà condizionata. Deve però guardare il lato positivo, perché ogni weekend sta comunque tirando fuori qualcosa di buono. Le manca costanza. Da lei mi aspetto ancora qualcosa in questo finale, un paio di gare al top per riuscire ad approcciare alla preparazione con maggior fiducia».

Nella sprint di Nove Mesto è arrivato il miglior risultato in carriera del cinese Cheng, che ha chiuso sedicesimo.
«Già nel corso della stagione questo ragazzo aveva mostrato delle cose positive e a Nove Mesto ha confermato il suo percorso di crescita, giungendo sedicesimo. Il lavoro di Bjørndalen e Domracheva sta facendo la differenza. Ad Anterselva li ho visti molto presenti sia al poligono sia in pista, tengono molto a fare al meglio il proprio lavoro».

Sappada, storicamente terra di campioni nel fondo e nel biathlon. Da oggi un giovane proveniente da questa località ha motivazioni ancora più concrete per sognare di unirsi un giorno alla lista. Davide Graz ha vinto la medaglia di bronzo nella 10km in tecnica classica dei Mondiali Juniores di Oberwiesenthal, in Germania. È stata una gara emozionante, combattuta, decisa sul filo dei secondi con un finale di gara da batticuore.

Il tedesco Moch, rivale dell’azzurro in OPA Cup Junior, sembrava lanciato verso la medaglia d’oro, che avrebbe fatto impazzire i tifosi di casa, dopo aver fatto registrare i migliori parziali per tutta la gara, presentandosi con oltre 4” di vantaggio all’ultimo intermedio al 700 metri dall’arrivo. Ma nel finale, però, lo statunitense Gus Schumacher, decisivo lo scorso anno nell’oro conquistato dagli Stati Uniti nella staffetta maschile del Mondiale Juniores di Lahti, ha tirato fuori qualcosa in più, riuscendo a imporsi sul tedesco con un vantaggio addirittura di 4”5, recuperando quindi ben 9”1 in appena 700 metri.

Quindi sul terzo gradino del podio Davide Graz, che ha lottato per tutta la gara nei tempi con gli altri due favoriti della vigilia. Il sappadino, però, ha dovuto sudare per prendersi il bronzo, perché all’ultimo giro il russo Zhul ha dato una grande accelerata, recuperando diversi secondi all’azzurro che a 1,6km dall’arrivo aveva visto il proprio vantaggio sul russo ridursi ad appena 1”3. Avvertito dai tecnici a bordopista, però, Graz ha dato fondo a tutte le proprie energie, riuscendo così a guadagnare addirittura 10” secondi sul russo e chiudere ad appena 6”7 dalla vetta, arrivando quasi a recuperare Moch.

Un’altra medaglia azzurra juniores dal Comitato FVG, quindi, dopo l’oro vinto lo scorso anno da Luca Del Fabbro nella 30km in classico mass start di Lahti. La chiara dimostrazione di una terra che in questi anni ha lavorato molto bene a livello giovanile, regalando al fondo italiano coloro che oggi rappresentano le due più grandi speranze.

Al termine della gara, proprio Graz ha espresso la propria soddisfazione al microfono della FIS: «Oggi stavo benissimo. Alla vigilia del Mondiale non avrei mai immaginato di vincere la medaglia in una gara in classico, perché puntavo alla sprint. Sabato ero molto deluso, ma oggi mi sono riscattato».

Ancora una volta, poi, Graz ha dato dimostrazione di tutta la propria sportività, andando subito a fare i complimenti a Moch, suo rivale in OPA Cup Junior e a uno Schumacher in lacrime e abbracciato da tutto il Team USA, atleta che potrebbe dire la sua anche nella 30km in skating. Tre giovani di talento che oggi ci hanno offerto un bellissimo spettacolo e ci auguriamo un giorno di vedere battagliare anche in Coppa del Mondo. Ovviamente per tutti loro la strada da fare è ancora molto lunga, ma gare come quella di oggi rappresentano sicuramente una motivazione in più.

Più indietro gli altri azzurri in gara, arrivati tutti molto vicini. Michele Gasperi ha chiuso 28°, Alessandro Chiocchetti 31° e Ivan Mariani 32°.

CLASSIFICA FINALE
1° G. Schumacher (USA) 26’31.7
2° F. Moch (GER) +4.5
3° D. Graz (ITA) +6.7
4° D. Zhul (RUS) +16.7
5° D. Thorvik (NOR) +34.0
6° M. Moerk (NOR) +43.5
7° J. Doerks (GER) +44.0
8° J. Milz (GER) +46.0
9° B. Ogden (USA) +49.8
10° L. Jager (USA) +50.6
Gli altri italiani
28° M. Gasperi +1’33.4
31° A. Chiocchetti +1’44.3
32° I. Mariani +1’46.3

Daniele Cappellari ha commentato, nella mixed zone dell'Arena Alto Adige, la sua prova nella staffetta maschile di Anterselva 2020.

Per il friulano pestazione positiva al tiro (zero giri di penalità e due ricariche utilizzate) e qualche difficoltà all' ultimo giro.

Cappellari nel post gara: "Ho forzato un po' da subito per stare attaccato al gruppo se no sarebbe stato poi ancora più difficile. Nei primi due giri sono riuscito a tenere il ritmo abbastanza bene. Ma qui l'altitudine si fa sentire e sul terzo giro ti porta il conto. Sono abbastanza soddisfatto, anche della prestazione al poligono, sia a terra che in piedi. Al poligono ero sicuro di me, in questi giorni mi sono allenato con le ricariche in vista di questa staffetta. Sono rammaricato per quell'ultimo giro ma crescerò. Emozione? Essere in Coppa del mondo è già un'emozione in ogni gara, essere ai Mondiali in casa ancora di più, anche perchè era un mio obiettivo. Ora lavorerò per le prossime gare. Prossimi passi da compiere? Migliorare sugli sci. Anche al tiro c'è qualcosa da fare, ma più sugli sci. Cosa mi porto di questo mondiale? Un'esperienza importante e la crescita che si acquisisce in gare a questo livello. Devo migliorare sui punti deboli che ho."

Italia settima nella staffetta maschile di Anterselva. Nel complesso una buona prova degli azzurri, in particolare al tiro.

Proprio la ritrovata brillantezza al poligono di Dominik Windisch (zero giri di penalità e due ricariche utilizzate) rappresenta una delle note più liete della giornata.

Dominik Windisch in mixed zone: "L'obiettivo era ritrovare il tiro e ci sono riuscito. Ho fatto una bella gara, in generale ogni componente della squadra ha fatto il suo e possiamo essere contenti. Era un periodo un po' difficile. Sono contento, domani vediamo cosa arriverà. Proverò a replicare la prestazione di oggi. Come prestazione di squadra possiamo dirci soddisfatti. Peccato, perchè i primi sei non erano troppo distanti ma possiamo dire di aver fatto una bella prova. Condizioni della neve in vista di domani? Fa sempre più caldo perciò la neve inizia ad essere più bagnata e lenta ma questo vale per tutti, soprattutto in una mass dove si parte tutti insieme. Speriamo di avere un buon materiale. Forma fisica? E' buona, sono felice di partire. Caso Loginov? Non so niente, non saprei cosa dire. Ha vinto la squadra più forte? Si, giusto così, anche la classifica generale dice che sono i più forti. Sono contento per loro che sono riusciti a vincere, in altre circostanze erano stati penalizzati da qualche errore di un singolo. L'Italia arriverà un giorno a quel livelloLa speranza c'è."

Prova agrodolce per Thomas Bormolini nella staffetta maschile di Anterselva (seconda frazione).

Dopo aver sparato bene (perfetto al terzo poligono, una ricarica utilizzata al quarto) e sciato con un buon ritmo, gli è fatale, ancora una volta, il giro finale nel quale perde parecchio terreno sugli avversari dando il cambio in ottava posizione.

Bormolini in mixed zone: "Ormai è la solita storia, è perfino assurdo parlarne. Fino a 300 metri dall'arrivo credo di aver fatto una gara superlativa. Poi, come mi succede spesso, le gambe non hanno più tenuto. Ho avuto un calo, faticando a sciare viste le gambe dure. In questo modo ho perso tanto, per il resto niente da rimproverarmi. Una parte di gara da solo? E' stata un po' una sfortuna, quando ho la possibilità di stare vicino all'uomo riesco a gestire meglio le forze tallonando gli avversari. Da solo non riesco ad adattarmi molto bene alla situazione ed ho faticato nel finale. Poligono? Oggi ho fatto una serie pulita lineare, anche a terra ho preso i miei tempi."

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