Giorgio Capodaglio

Giorgio Capodaglio

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Il suo primo anno da senior non è andato come aveva desiderato. Le tante aspettative, dopo lo splendido oro conquistato ai Mondiali Junior di Lahti, e un infortunio che l’ha costretto ad operarsi e saltare tutto il mese di gennaio, non hanno aiutato Luca Del Fabbro ad esprimersi al meglio delle proprie possibilità. Una volta recuperato, poi, ci si è messo di mezzo anche il covid-19, che ha interrotto anticipatamente tutte le competizioni.

Una stagione difficile, però, può capitare, soprattutto quando si è giovani, ma Luca Del Fabbro resta una delle punte di diamante dello sci di fondo azzurro, il suo enorme talento e la bellezza della sua sciata armoniosa non passano certo inosservati agli amanti di questo sport. Il ’99 delle Fiamme Gialle, è stato quindi inserito nel gruppo Milano Cortina 2026, del quale fanno parte gli atleti dal ’95 al 2000, sui quali la FISI punta in vista dell’evento italiano. L’abbiamo raggiunto telefonicamente durante una pausa dagli allenamenti, nella sua Forni Avoltri.

Ciao Luca, come stai? Hai ripreso la preparazione?
«Bene. A inizio maggio, una volta terminata la quarantena, ho ripreso ad allenarmi all’aria aperta. Penso che in questo momento vivere in montagna sia un bel vantaggio, perché si riesce anche ad essere più liberi, stare da soli ed allenarsi al meglio. Sono molto contento di essere stato inserito in squadra, mi piace questo gruppo Milano Cortina 2026, anche perché ci conosciamo già e siamo molto affiatati».

Parliamo della passata stagione; qual è il tuo bilancio?
«Non è andata benissimo. All’inizio ho risentito del salto di categoria, ho faticato e avuto anche un po’ di sovraccarico per l’allenamento. Le prime gare non sono andate molto bene, poi ho avuto un problema fisico che mi ha condizionato. A quel punto mi sono fermato, sono stato operato e dopo una decina di giorni di convalescenza ho ripreso ad allenarmi. Ho fatto in tempo a tornare per le gare di OPA Cup a Tarvisio, anche se come immaginavo non è andata benissimo, ma l’importante era tornare a indossare il pettorale. Poi ho partecipato anche alla Val Casies e fatto diversi allenamenti di intensità. Nel frattempo ho anche partecipato ad alcuni raduni delle Fiamme Gialle, che come sempre mi sono state molto vicino, mi hanno aiutato e di questo posso solo essere grato al mio gruppo sportivo. Purtroppo l’ultimo mese della stagione è saltato a causa dell’emergenza coronavirus, non dandomi l’opportunità di mettermi ancora alla prova. In ogni caso credo che a noi fondisti sia andata piuttosto bene, in quanto la nostra stagione era quasi conclusa e i mesi passati in quarantena sono stati quelli nei quali solitamente ci alleniamo meno».  

Non sei il primo atleta che risente del salto di categoria. Puoi spiegarci cosa accade in questi casi? Qual è la maggiore difficoltà?
«Nel mondo giovanile non sei ancora un vero professionista, nel senso che non hai abbastanza esperienza. Quando fai il salto di categoria, ti trovi a gareggiare con atleti che lo fanno già da tanti anni, sono più maturi, sanno già come vanno le cose. Poi non tutti ne risentono, è anche una questione caratteriale. Io mi ero posto tante, troppe aspettative, dovute anche alla vittoria del titolo mondiale juniores. Questo mi ha tradito, perché le cose non sono subito andate come avrei voluto e ciò mi ha tolto fiducia. Se invece avessi affrontato la stagione con maggiore tranquillità e spensieratezza, senza pormi l’assillo del risultato immediato, le cose sarebbero andate probabilmente meglio. Sono partito con troppe ambizioni. Il bello dello sport è anche questo, ogni atleta è fatto a modo suo».

La ritieni comunque un’esperienza importante in vista della prossima stagione?
«Certamente, ho imparato tanto da quanto è accaduto. Prenderò la prossima stagione con maggiore tranquillità. Mi impegnerò come ho sempre fatto, allenandomi al massimo, ma cercherò di affrontare la stagione in una maniera mentalmente diversa. Non devo pormi troppe aspettative, ma pensare ad allenarmi bene, stare nelle migliori condizioni possibili e non ripetere gli stessi errori».  

Sei stato inserito nella squadra Milano Cortina 2026, la cui denominazione è già chiara dell’obiettivo della direzione agonista del fondo. Cosa significa per te far parte di questo progetto?
«Sentire questa fiducia nei miei confronti ed entrare a far parte di un progetto del genere sono due cose per me molto importanti. Devo ammettere che dopo l’ultima stagione non sapevo cosa aspettarmi. Ovviamente speravo di essere ancora in squadra, ma ero consapevole anche che altri avevano ottenuti risultati migliori dei miei. Sono contento, quindi, perché se c’è tanta fiducia nei miei confronti, significa che i tecnici azzurri vedono in me del potenziale. Di questo sono molto grato a tutti. Credo che il gruppo Milano Cortina 2026 abbia un obiettivo a lungo termine, focalizzato su noi giovani. Lo ritengo un bel progetto per aiutarci ad arrivare pronti a quelle Olimpiadi tanto importanti per il nostro paese».

Ad allenarti troverai Fulvio Scola, negli ultimi anni tecnico di sede delle Fiamme Gialle.
«Si, ci conosciamo abbastanza bene, perché ho fatto alcuni raduni con le Fiamme Gialle. Nelle riunioni, lui e Roberto Campaci mi hanno spiegato tante cose. Hanno una filosofia di allenamento che mi piace, sono attratto dalla loro metodologia. Credo che lavoreremo molto bene con Scola. Sono contento per lui, in quanto lo ritengo molto preparato. Ci tengo, però, a dire grazie a Luciano (Cardini, ndr) per il lavoro che abbiamo fatto insieme nell’ultimo anno. Mi ha insegnato tantissimo e di questo lo ringrazio, perché mi porterò sempre dietro ciò che ho imparato da lui. Con Luciano abbiamo faticato molto ma ci siamo anche divertiti».  

Cosa pensavi durante l’inverno, quando vedevi alcuni tuoi compagni gareggiare in Coppa del Mondo?
«Che potevo esserci anch’io. Sono contento per loro, perché in tanti hanno fatto una bella stagione. Qualcuno ha faticato all’inizio uscendo fuori dopo, qualcun altro ha fatto il contrario. Sono tutti andati forte. Vederli dal divano, da una parte mi faceva rabbia, ma dall’altra ero tanto contento per loro, perché sono delle bellissime persone e degli ottimi compagni di squadra».

Quant’è grande la voglia di esordire in Coppa del Mondo?

«Tantissima, ho veramente tanta voglia di fare finalmente questo esordio. Purtroppo nell’ultima stagione non ne ho avuto la possibilità. Spero che la rabbia provata e la voglia di esordire mi diano quella spinta in più per guadagnarmi questa possibilità nella prossima stagione».

Hai già un obiettivo per la prossima stagione?
«Come ho già detto, non voglio crearmi aspettative. Però sicuramente mi metterò in testa di uscire ogni giorno per dare il cento per cento in ogni allenamento, pormi un obiettivo da raggiungere quotidianamente. Poi quando inizieranno le gare, dovrò solo dare il cento per cento e raccogliere quanto seminato. Il mio obiettivo è andare forte in ogni gara, scendere in pista dando sempre il massimo, ma senza pormi troppe aspettative, perché lo scorso hanno ciò mi ha giocato brutti scherzi. Mente vuota e pedalare».  

L’essere stato costretto a fermarti per un periodo ti ha dato ancora maggiore voglia?
«Un atleta deve fare i conti anche con gli infortuni, fanno parte della carriera. Anche queste sono delle esperienze da fare, perché se andasse sempre tutto bene, si imparerebbe meno. Ogni volta che si riparte dopo un infortunio, c’è sempre tantissima voglia di rimettere gli sci, al punto che nelle prime uscite nemmeno senti la fatica. Lì, però, bisogna fare attenzione a non esagerare, altrimenti rischi di buttare tutto il periodo di convalescenza. Comunque si, la voglia è veramente tanta».

Per curiosità: anche tu, come altri, hai scoperto qualche nuovo hobby durante la quarantena?
«Ho scoperto che mi piace aiutare mia madre in cucina. Ho passato tanto tempo in famiglia, così ne ho approfittato per imparare a fare i dolci grazie a mia sorella, che ha una pasticceria. Invece mamma mi ha insegnato a fare i risotti, lei li cucina benissimo. Poi ovviamente ho suonato tanto la fisarmonica, mia grande passione».     

Prima della vittoria di Lahti, il dt Marco Selle ti promise che in caso di successo ti avrebbe portato a Wimbledon per vedere giocare Federer. Sei poi andato?
«No, non abbiamo trovato i biglietti».

Insomma devi ancora riscuotere il tuo premio.
«Si. E voglio dire a Marco che vorrei vedere Federer giocare, non con i capelli bianchi mentre siede in tribuna da ospite (ride, ndr)»

Non soltanto Cortina 2021, anche il Mondiale di sci nordico, in programma ad Oberstdorf, potrebbe essere rinviato. L'ha svelato il Presidente Flavio Roda, che nel corso della diretta facebook sulla pagina della FISI. Sulla coda della richiesta italiana di rinviare al 2022 il Mondiale di sci alpino, in programma a Cortina nel 2021, quindi, la Germania avrebbe manifestato, a questo punto, la propria intenzione di spostare all'anno olimpico il Mondiale di sci nordico di Oberstdorf. Una mossa che secondo Roda non aiuterebbe molto la proposta italiana. «Ci sono stati interventi di altre nazioni - ha affermato Roda - per esempio sui Mondiali di Sci Nordico. La Germania, che ospiterà il Mondiale del 2021, si è un po' accodata alla nostra proposta. Da un certo punto di vista è stato quasi un danno per noi, in quanto così si rischierebbe che tutti potrebbero chiedere lo spostamento del proprio Mondiale al 2022. Questo per la FIS potrebbe comportare anche dei mancati introiti, un calcolo che la FIS sta facendo».

Si sono fatte attendere, tanto che in molti avevano iniziato a porsi domande circa le cause del ritardo, ma finalmente sono arrivate. Non mancano le novità nelle squadre azzurre che si presenteranno al via della stagione 2020/21, che a causa dell’emergenza coronavirus partirà tra tante incognite riguardo il calendario. Confermato Marco Selle nel ruolo di direttore tecnico, ma molto è cambiato nella struttura delle squadre.

Sulla falsariga di quanto visto già nel biathlon, su indicazione della FISI, grande importanza è stata data al futuro, ai giovani Under 25 in vista delle Olimpiadi di Milano e Cortina 2026, oltre ovviamente a quelle di Pechino del 2022. Così, al di sotto della Squadra A, sono state create due squadre formate proprio da atleti nati dal ’95 in poi.

La Squadra A sarà seguita per intero da Stefano Saracco, che guiderà quindi Federico Pellegrino, Francesco De Fabiani, Giandomenico Salvadori e Maicol Rastelli, ma, ed è qui la prima grande novità, anche Greta Laurent e Lucia Scardoni, che non si alleneranno più con Simone Paredi. È rimasta fuori Elisa Brocard, mentre nello staff tecnico spicca l’assenza di Paolo Riva, per tanti anni un autentico tuttofare all’interno del team, oltre al preparatore atletico Erik Benedetto e la fisioterapista Stella Francescato.

Interessante la creazione del folto Gruppo Milano Cortina 2026, formato da 12 uomini e 9 donne, che dovrebbe avere un sottogruppo, composto dagli atleti Under 21, i nati nel 2000 (esclusi Graz e molto probabilmente Monsorno), allenati da Simone Paredi, il quale è quindi atteso da un nuovo impegno dopo aver guidato la squadra femminile nelle ultime due stagioni, nelle quali ben cinque componenti del team hanno ottenuto il proprio miglior risultato in carriera, con Lucia Scardoni capace di cogliere, grazie al quinto posto nella sprint in Val di Fiemme, il miglior piazzamento in Coppa del Mondo di un'atleta azzurra dal 2014 ad oggi.

Una delle tante novità nello staff tecnico la troviamo nella squadra Milano Cortina 2026 maschile, affidata a Fulvio Scola, che fa il suo ingresso in nazionale dopo aver guidato negli ultimi anni la squadra delle Fiamme Gialle. Dopo tante stagioni, quindi, saluta Luciano Cardini. Nel gruppo ci sono tanti giovani che potrebbero diventare protagonisti già in ottica Pechino, visto che molti di loro hanno già gareggiato più volte in Coppa del Mondo e molti riuscendo anche già a cogliere i primi punti.

Alla guida della squadra Milano Cortina 2026 femminile, invece, ci sarà Renato Pasini, che lavorerà quindi con le ragazze già a sua disposizione lo scorso anno nell'Under 23 (tranne Bergagnin, ndr), più Caterina Ganz e Anna Comarella, per creare il gruppo che dovrà essere protagonista a Milano Cortina, ma già anche a Pechino 2022. Anche in questo caso una squadra che non guarda solo al futuro, ma tanto al presente, considerati anche i miglioramenti che Franchi, Bellini e Pittin hanno avuto negli ultimi anni grazie all'ottima guida del tecnico bergamasco. A loro dovrebbe aggiungersi la 2000 Nicole Monsorno. L’idea alla base, infatti, è quella di gruppi di lavoro interscambiabili per far fronte alle restrizioni legate all’emergenza sanitaria.

ITALIA SQUADRE 2020/21

SQUADRA COPPA DEL MONDO

Maschile
Federico Pellegrino (1990 – Fiamme Oro)
Francesco De Fabiani (1992 – Esercito)

SQUADRA A

Maschile
Giandomenico Salvadori (1992 – Fiamme Gialle)
Maicol Rastelli (1991 – Esercito)

Femminile
Greta Laurent (1992 – Fiamme Gialle)
Lucia Scardoni (1991 – Fiamme Gialle)

SQUADRA MILANO CORTINA 2026 – MASCHILE

Simone Daprà (1997 – Fiamme Oro)
Luca Del Fabbro (1999 – Fiamme Gialle)
Davide Graz (2000 – Fiamme Gialle)
Michael Hellweger (1996 – Amateursportclub Sarntal)
Paolo Ventura (1996 – Esercito)
Stefan Zelger (1995 – Esercito)
Lorenzo Romano (1997 – Carabinieri)
Martin Coradazzi (1998 – Esercito)
Francesco Manzoni (2000 – Alta Valtellina)
Giovanni Ticcò (2000 – Fiamme Oro)
Michele Gasperi (2000 – Esercito)
Riccardo Bernardi (2000 – US Dolomitica)

SQUADRA MILANO CORTINA 2026 – FEMMINILE

Francesca Franchi (1997 – Fiamme Gialle)
Anna Comarella (1997 – Fiamme Oro)
Caterina Ganz (1995 – Fiamme Gialle)
Cristina Pittin (1998 – Esercito)
Martina Bellini (1998 – Esercito)
Nicole Monsorno (2000 – Fiamme Gialle)
Emilie Jeantet (2000 – Esercito)
Martina Di Centa (2000 – Carabinieri)
Valentina Maj (2000 – Schilpario)

Staff Tecnico
Direttore Tecnico: Marco Selle (Fiamme Oro)
Allenatore Squadre CDM e A Maschile: Stefano Saracco (Brusson)
Responsabile preparazione atletica: Enrico Perri (Sci Nordico Varese)
Allenatore Squadre 2026 Femminile: Renato Pasini (Carabinieri)
Allenatore Squadra 2026 Maschile: Fulvio Scola (Fiamme Gialle)
Allenatore Squadra 2026: Simone Paredi (Esercito)
Aiuto Allenatore Squadra 2026 Maschile: Stefano Zampieri (Castionese)
Osteopata Squadra A: Cristophe Savoye (Gran San Bernardo)
Fisioterapista A Femminile: da definire
Tecnico Materiali A – Tenuta: Marco Brocard (Drink ASD)
Tenico Materiali A – Scorrimento: Ronald Carrara (Valserina)
Tecnici Materiali A: Pietro Valorz (SC Rabbi), Maurizio Borbey (Pollein), Nicolas Bormolini (Robinson Trentino), Francois Ronc Cella (Esercito), Cristian Zorzi (SN Sportful)
Referente calendari e organizzazione gare: Michel Rainer (Carabinieri)
Fisioterapista Sq. U23: Claudio Saba (Underup Ski Team)
Skimen OPA Cup: Da definire 

È stata annunciata la squadra di salto 2020/21, nella quale non mancano le novità, soprattutto nello staff tecnico. Confermato da direttore tecnico Federico Rigoni, nel ruolo di allenatore referente delle Squadre A, maschile e femminile, ci sarà Andreas Felder, che ha lasciato dopo tanti anni la guida della nazionale austriaca soltanto pochi mesi fa.

Al femminile saluta Janko Zwitter, in quanto Felder allenaerà la squadra con al suo fianco Colloredo. Morassi sarà l'allenatore degli uomini.

SALTO MASCHILE

Squadra A

Alex Insam (1997 – Fiamme Oro)

Squadra B

Giovanni Bresadola (2001 – Monte Giner)
Francesco Cecon (2001 – Bachmann Sport College)
Mattia Galiani (2002 – SC Gardena)
Daniel Moroder (2002 – SC Gardena)

Squadra Interesse Nazionale
Andrea Capregher (2001 – Monte Giner)
Davide Moreschini (2005 – Monte Giner)
Martino Zambendetti (2006 – Monte Lussari)

Tecnici Salto Squadra A – B – AIN
Direttore Tecnico: Federico Rigoni (US Asiago)
Allenatore Referente: Andreas Felder
Allenatore: Andrea Morassi (Carabinieri)
Allenatore Ski Man: Zeno di Lenardo (Monte Lussari)
Allenatore: Roberto Cecon (Fiamme Gialle)
Fisioterapista: Alberto Dall’Ora (Dolomitica)

SALTO FEMMINILE

SQUADRA A
Lara Malsiner (2000 – Fiamme Gialle)
Maniela Malsiner (1997 – Fiamme Gialle)

SQUADRA B
Martina Ambrosi (2001 – Dolomitica)
Giada Tomaselli (2003 – Monte Giner)
Jessica Malsiner (2002 – SC Gardena)

Squadra Interesse Nazionale
Noelia Vuerich (2006 – Monte Lussari)

Tecnici
Direttore Tecnico: Federico Rigoni (US Asiago)
Allenatore Referente Sq. A: Andreas Felder
Allenatore Sq. A: Sebastian Colloredo (Fiamme Gialle)
Allenatore Sq. B: Gianfranco Oballa (Monte Lussari)
Responsabile Settore Giovanile: Stefano Comazzi (Domobianca)

Premanon ha già rinunciato ad organizzare la tappa della Coppa del Mondo di fondo, originariamente in programma nella località francese il prossimo febbraio, e probabilmente anche altre località saranno costrette a fare altrettanto, a causa dell’emergenza coronavirus, che ha causato notevoli difficoltà anche dal punto di vista economico. Il direttore di gara della FIS, Pierre Mignerey, aveva già chiarito un mese, in un’intervista rilasciata in Norvegia, che la federazione internazionale si stava preparando ad ogni possibile scenario, compreso lo stravolgimento del calendario, soprattutto se dovessero sussistere delle limitazioni nei viaggi anche nei prossimi mesi.

Ovviamente i rappresentanti nordici in FIS hanno proposto, per questa situazione straordinaria, una Coppa del Mondo più concentrata nel Nord Europa tra Norvegia, Svezia e Finlandia, per limitare i viaggi nella prossima stagione. Alcune località, quindi, fuori dal programma provvisorio della Coppa del Mondo, hanno iniziato a proporsi, facendosi avanti per ospitare una tappa della Coppa del Mondo.

Una di queste è Gällivare, all’estremo nord della Svezia, città natale di Marcus Hellner, che ha ufficialmente dato la sua disponibilità ad ospitare la Coppa del Mondo, attraverso le parole chiare del presidente del Comitato Organizzatore, Leif Johansson, che si espresso con un semplice: “Siamo pronti”. La località svedese non ospita la Coppa del Mondo ormai dal lontano novembre 2012, quando Bjørgen vinse davanti a Johaug e Randall la 10km in tecnica libera femminile, mentre Sundby si impose nella 15km maschile davanti a Poltoranin e Hellner. Curiosamente, proprio a Gällivare arrivò l’unico successo in Coppa del Mondo di fondo da parte di una delle divinità del biathlon, Ole Einar Bjørndalen, che trionfò nel novembre 2006.

L’Italia ricorda una delle 18 vittorie individuali di Stefania Belmondo in Coppa del Mondo, che si impose nella 10km in skating del novembre 1995, con un buon margine di vantaggio su Egorova, Välbe e Gavriiljuk. Quel successo viene ricordato con tanto affetto dalla piemontese, che quel giorno mise fine a un digiuno che andava avanti ormai da due anni e mezzo, dal trionfo nella 30km in skating del Mondiale di Falun del 1993, mentre in Coppa del Mondo fu la prima vittoria da quella ottenuto nel gennaio ’93 a Cogne. La fine di un periodo difficile, costellato da tanti infortuni. Sempre in Svezia arrivarono anche i podi di Silvio Fauner nello stesso anno, della staffetta maschile nel 2004/05, pure un secondo posto di Pietro Piller Cottrer, beffato di un soffio dall’eroe di casa Hellner, nel 2008/09, di Arianna Follis e della staffetta femminile nel 2010/11. 

La stagione della nazionale francese di biathlon è stata di altissimo livello, con la bellezza di 51 podi, record assoluto. A trainare i risultati della Francia ci ha pensato la squadra maschile, salita sul podio addirittura in 37 occasioni, firmando un record assoluto se si considera che la miglior prestazione era di 30 nella stagione 2017/18.

Tra coloro che hanno contribuito a questo risultato c’è Patrick Favre, allenatore di tiro della squadra maschile. Il tecnico valdostano ha lasciato la guida dell’Italia nella primavera del 2018 per prendere in mano Fourcade e compagni, togliendosi tante soddisfazioni in questa stagione, al termine della quale, oltre ai podi in Coppa del Mondo sono arrivati anche due titoli individuali e lo storico successo in staffetta ai Mondiali, più tre coppe di specialità.

Abbiamo contattato l’allenatore italiano, tornando sull’ultima stagione, i successi ottenuti, i margini di crescita dei componenti della squadra nazionale ma soprattutto abbiamo parlato dell’addio di Martin Fourcade e di quanto la sua assenza potrà pesare all’interno di un gruppo che appare comunque abbastanza pronto.

Buon pomeriggio Favre. Come vi organizzerete per il via della preparazione in una fase di convivenza con il coronavirus?
«In Francia la fase due dovrebbe partire l’11 maggio e in quella data dovrebbe essere possibile tornare ad allenarsi per chi, come noi, pratica uno sport individuale, ovviamente rispettando le regole di distanziamento e le limitazioni al numero di componenti del gruppo. Aspettiamo comunque indicazioni, per il momento siamo molto in contatto attraverso video chiamate. La nostra idea e che gli atleti tornino a fare qualcosina già l’undici. Noi del biathlon siamo stati fortunati, in quanto abbiamo perso soltanto qualche gara e il periodo meno importante per l’allenamento. Un po’ tutti hanno quindi riposato in questi mesi, lavorando soltanto a casa, grazie soprattutto all'utilizzo dei rulli. Comunque stiamo pianificando tutto per la ripartenza, abbiamo diversi piani legati ai possibili scenari in base all’evolversi della situazione».

La scorsa stagione è stata per voi veramente molto positiva. Quanto è ogoglioso dei risultati ottenuti?
«A me piace girare subito pagina, ma non posso dimenticare una stagione che è stata per noi importantissima. In Francia credevano che fosse impossibile ripetere la storica stagione dei cinquanta podi, un numero enorme se ci pensate, invece siamo riusciti ad arrivare a 51, pur avendo a disposizione una settimana in meno di Coppa del Mondo e le gare di Kontiolahti della domenica. Siamo soddisfatti perché è stata una stagione positivissima. Nella squadra maschile è mancato il podio di Antonin Guigonnat, che comunque vi era già salito lo scorso anno, mentre hanno ottenuto i primi podi in carriera Jacquelin, arrivato addirittura a otto, e Claude. È stata una stagione storica anche per l’addio di Martin (Fourcade, ndr), oltre che per l’indimenticabile vittoria in staffetta ai Mondiali. Mi dispiace solo che l’ultima gara di Fourcade si sia svolta in un ambiente particolare a causa dell’emergenza coronavirus, avrebbe meritato un finale diverso. Ma riguardo questo non potevamo farci nulla. Comunque, di là dei giovani che sono saliti sul podio, la cosa più bella di questa stagione è stata la staffetta vinta al Mondiale di Anterselva. Già lo scorso anno dissi che questa squadra non poteva continuare a mancare l’appuntamento con la vittoria in staffetta, visto il suo enorme potenziale. Era una cosa che non accettavo, poi è arrivato il successo di Ruhpolding, sempre davanti alla Norvegia, quindi il trionfo di Antholz. Ecco credo che sia stato quello il momento in cui Martin si sia schiarito definitivamente le idee decidendo di smettere. Lì ha capito che la squadra era ormai in salute e di altissimo livello. Per noi tutti, ma soprattutto per lui, è stata una gara molto emozionante, dopo diciassette anni la Francia ha vinto l’oro in staffetta e l’ho visto piangere. Nella mia carriera sono felice quando vivo momenti del genere, cose incancellabili, emozioni uniche. A queste ci aggiungo la mia piccola soddisfazione personale di aver portato almeno una volta sul podio tutti gli atleti da me allenati, compresa gli italiani, con i podi di Sanfilippo, Gontier e Runggaldier».

Ci descriva le emozioni provate nel giorno dell’addio di Fourcade.
«La sua ultima gara è stata emozionante, avvincente, storica per la Francia, anche grazie alla splendida tripletta firmata Fourcade – Fillon Maillet – Jacquelin. Siamo arrivati vicinissimi ad ottenere il massimo possibile, perché Martin avrebbe addirittura potuto conquistare la Coppa del Mondo, ma Johannes Bø è stato bravissimo nell’ultima serie, dove è riuscito a riprendersi e conquistare il globo di cristallo, che ha meritato, se consideriamo che aveva anche saltato delle tappe. Noi siamo riusciti a dargli fastidio con Martin e Quentin, lui ci temeva, ma alla fine ha meritato di vincere, quindi chapeau. Tornando a quella giornata, abbiamo vissuto delle emozioni che sono certamente superiori a quelle cui siamo abituati ogni weekend di gara, in quanto ha coinvolto dal punto di vista umano tutta la squadra. Alcuni del team piangevano, perché Martin ha dato tanto a questa squadra. Io ho avuto modo di lavorarci soltanto due anni, ma posso dire di avere imparato tantissimo da lui. Purtroppo il primo anno insieme è stato per lui difficile, in quanto aveva dei problemi fisici, ma in questa stagione è tornato alla sua altezza e siamo contentissimi. Ovviamente gli anni passano anche per lui, fisicamente non era più al livello del passato, ma le percentuali al tiro sono state migliori a quelle del passato e questo mi rende contentissimo, insieme a tante altre cose».

La cosa che più mi ha colpito, il sabato pomeriggio della staffetta di Anterselva, è stata vedere Jacquelin, Fillon Maillet e Desthieux quasi più contenti per Fourcade che per se stessi.
«Senza dubbio in questi anni la squadra francese ha sempre girato attorno a un monumento come Martin. I suoi compagni di squadra sono consapevoli del fatto che se sono migliorati lo devono anche a lui. Tutti sapevano quanto lui tenesse a questa medaglia d’oro e al termine della gara ne hanno compreso la felicità. Anche perché Martin ha rilasciato subito delle bellissime dichiarazioni ai media, facendo comprendere quanto quel successo fosse importante per lui. Gli mancava questa vittorie, è stato quindi un trionfo per lui speciale, perché aveva vinto tanto individualmente, ma gli mancava di dividere questa gioia con i compagni e tutto lo staff tecnico. Momenti come questo sono unici nella vita di un atleta ed è una gioia enorme per tutto il gruppo, ognuno porta il proprio contributo emozionale, si vive la vera felicità. Credo che i compagni stessi avessero visto raramente Martin piangere».  

Quanto mancherà alla squadra la figura di Martin Fourcade?

«Sicuramente in questi anni Martin ha dato tanto alla squadra, migliorando i suoi compagni, trasmettendo professionalità, programmazione, precisione, scrupolosità. Ora toccherà agli altri dimostrare di aver davvero imparato da lui e noi tutti dovremo sopperire alla sua assenza. Abbiamo tanti atleti validi in grado di avvicinarsi a quanto fatto da lui, almeno in una singola stagione. Poi, ovviamente, una carriera come la sua è quasi irripetibile».

Quest’anno ha fatto un grande salto di qualità Emilien Jacquelin, diventato addirittura campione del mondo nella pursuit; dove può arrivare questo ragazzo? Cosa deve migliorare?
«Se Jacquelin dovesse maturare ancora un po’, nelle singole gare diventerebbe imprevedibile e potrebbe vincere. Con lui dovremo lavorare in particolare sulla regolarità. Comunque fisserà i suoi obiettivi per la prossima stagione, ma quello reale sarà sicuramente Pechino 2022. Lo scorso anno ha fatto più di quanto ci aspettassimo, credevamo iniziasse a entrare con continuità nella top ten, invece ci ha regalato podi e vittorie. È un bell’atleta, ha i mezzi per fare bene nelle singole gare ma può migliorare anche nel lungo periodo. Parliamo di un ragazzo con ottime prospettive, che deve lavorare ancora un po’. Ha sempre avuto l’incoscienza del giovane che gareggia senza troppi pensieri, conosce le proprie qualità, ma fino a quest’anno non era riuscito a mostrarle in gara. Il prossimo passo sarà trovare il giusto equilibrio, imparare a gestire meglio le situazioni di gara, capire quando essere aggressivo o meno. Ha le capacità per farlo».

Cosa deve fare Fillon Maillet per non essere più considerato l’eterno piazzato?
«Intanto non dimentichiamoci che esistono anche gli avversari, fino ad oggi non ha certo corso da solo ma contro campioni fantastici come Martin e Johannes Bø. In ogni caso punto a farlo crescere ancora nelle sprint, facendolo migliorare al tiro, prendendo qualche penalità in meno. Nel corso della stagione ha avuto alcuni passaggi a vuoto al poligono, che gli sono costati punti. Sta a noi metterlo nelle condizioni di trovare la giusta continuità e precisione al tiro. Poi nel biathlon c’è anche l’imponderabile, perché, per esempio, nella sprint di Anterselva si è trovato di fronte un avversario inatteso come Loginov, che poi non si è più ripetuto a quel livello nel corso del Mondiale. Quentin, invece, è stato per tutto il mondiale ad alto livello, ma quel giorno ha trovato il russo capace di andare oltre lo standard mostrato nel resto della competizione. Il biathlon è anche questo. Sicuramente, per la stagione fatta, Quentin avrebbe meritato quella vittoria, ma sono soddisfatto di lui. Gli manca la ciliegina per completare la torta, ci lavoreremo sopra».

Nonostante l'addio di Martin Fourcade, il livello della squadra è molto alto, se si considerare che lo stesso Fabien Claude lo scorso anno era il quinto francese ma diciannovesimo nella generale, dove avete piazzato quattro atleti nella top six.
«Non dimentichiamoci poi di Guigonnat, che magari nell’ultima stagione ha reso al di sotto delle aspettative, ma l’anno precedente vinse la medaglia d’argento nella mass start del Mondiale di Östersund, salendo anche diverse volte sul podio. Anche lui ha le potenzialità da top ten in Coppa del Mondo. Dovremo capire dove abbiamo peccato con lui lo scorso anno, per rifarci e cercare di inserirlo nei dieci. Poi non sarà facile, visto che non corriamo da soli. Sono davvero soddisfatto della stagione che abbiamo fatto come squadra, ma adesso ci toccherà chiudere quel buco lasciato da Martin, il quale tante volte ci ha aiutato nel corso delle gare. Dobbiamo dimostrare che Martin aveva ragione nel dire che ormai la squadra può camminare anche da sola. Lavoreremo per permettere a tutti gli atleti di raggiungere il massimo del proprio potenziale. Aspetto Desthieux, anch’egli fin qui è stato un eterno piazzato, a volte a causa di qualche penalità di troppo, ma ha dei mezzi enormi, non ha nulla in meno rispetto agli altri. Insomma, sono dispiaciuto di aver perso Martin, ma sono contento di avere una squadra nel complesso molto forte nelle sue individualità»

Quando è stato ufficializzato il calendario della stagione 2020/21, vi abbiamo subito sottolineato quanto stonasse la presenza della tappa di Pechino nella settimana immediatamente successiva al Mondiale di Pokljuka. Proprio di questa tappa, in programma dal 26 febbraio al 1 marzo 2021, si sta parlando in Norvegia. NRK ha riportato infatti le opinioni contrastanti all'interno del biathlon norvegese, con Johannes Bø che non sembra ancora certo di partecipare.

Prima di entrare nel fulcro della discussione, è giusto partire da un antefatto: PyeongChang 2017. A un anno dai Giochi Olimpici, la tappa di Coppa del Mondo sudcoreana venne saltata da tre big della squadra norvegese, Johannes Thingnes Bø, Emil Hegle Svendsen e Tarjei Bø. L’anno successivo, quando si disputarono le gare olimpiche, questi atleti faticarono ad acclimatarsi, soffrendo in particolare nella sprint e nell’inseguimento. Alla fine Johannes Bø portò comunque a casa l’oro nell’individuale, ma in molti criticarono poi la sua marcia d’avvicinamento alle Olimpiadi. Il campione norvegese non è mai stato d'accordo con queste opinioni, ritenendo che probabilmente non avrebbe ottenuto risultati diversi se anche avesse partecipato alla tappa preolimpica del 2017.

L’idea di Botnan, quindi, è di essere più rigorosi con gli atleti, cercando di portarli a Pechino per fare la prova generale delle Olimpiadi: «La nostra chiara raccomandazione agli atleti sarà di partecipare se si ha l’ambizione di fare bene ai Giochi – ha dichiarato Botnan – tutti sanno che è un vantaggio provare in anticipo la pista e adattarsi al vento. È importante poi per un professionista abituare il corpo a una nuova località».

Johannes , però, non è certo di voler essere presente alla tappa di Coppa del Mondo a Pechino, che arriverà dopo tre settimane lontano da casa tra raduno e Mondiale di Pokljuka. Il campione norvegese vorrà valutare stato di forma e situazione in Coppa del Mondo: «Non mi sono pentito di non aver gareggiato la volta scorsa (a PyeongChang, ndr) e potrei avere lo stesso approccio alle prossime Olimpiadi. Valuterò se partecipare (alla tappa di Pechino, ndr) quando si avvicinerà l'evento e forse in inverno diventerà chiaro che ciò sarà più necessario rispetto a tre anni. Alcune persone ritengono che sia davvero importante prendere parte alle gare pre olimpiche, mentre coloro che come me sono più tranquilli pensano sia comunque possibile disputare delle buone Olimpiadi».

Lo stesso Botnan, pur richiedendo la presenza dei suoi atleti, non è convinto che l’IBU abbia fatto la scelta giusta nell’inserire questa gara in calendario proprio alla conclusione del Mondiale: «Va bene anche viaggiare direttamente dopo il Mondiale, ma ciò significa che, sommando anche il raduno pre Mondiale, gli atleti saranno lontano da casa per tre settimane e mezzo durante quel periodo».

Tarjei Bø ed Emil Hegle Svendsen, che come il detentore della Coppa del Mondo saltarono le pre olimpiche di PyeongChang, pensano sia giusto andare. «A causa della quota – ha spiegato Tarjeiquesta volta è estremamente importante andare. C’è bisogno di fare più esperienza possibile in vista del prossimo anno».  «Il piano della direzione norvegese è molto intelligente – ha sottolineato Svendsensarà un periodo molto difficile tra raduno pre Mondiale, Mondiale e un lungo viaggio anche con il fuso orario. Qualcosa di durissimo dopo un Mondiale, ma bisogna prenderlo come un viaggio di ricognizione che è necessario».

A chiudere l’argomento, per il momento, ci ha pensato lo stesso Johannes Bø con un sorriso: «Sta alla direzione spingermi (ad andare, ndr). Li sostengo in questo, dovrà essere una decisione ben ponderata e ben argomentata da entrambe le parti. Apprezzo il fatto che mi stiano spingendo per delle scelte in stile Bjørndalen».

Il fuoriclasse svizzero Dario Cologna continuerà a gareggiare per altri due anni per poi fermarsi nel 2022 dopo le Olimpiadi di Pechino. Non mancano le motivazioni al 34enne quattro volte campione olimpico, stella dello sci di fondo internazionale, molto amato anche in Italia.

Punterà a rimpolpare la sua già ricca bacheca, che conta anche quattro affermazioni in Coppa del mondo (2009, 2011, 2012, 2015).

Come riporta Ski-Nordique Cologna ha potuto allenarsi nel mese di marzo vicino a casa, sulle nevi di Davos, sfruttando la possibilità di movimento prevista dalla Svizzera, le cui misure di contrasto alla diffusione del coronavirus, sono meno restrittive.

La conferma di Dario Cologna, circa le sue intenzioni, in un' intervista rilasciata alla TV svizzera: "Sì, sono ancora motivato e continuerò altre due stagioni. Mi fermerò nel 2022 dopo le Olimpiadi di Pechino"

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