Giorgio Capodaglio

Giorgio Capodaglio

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La tappa di Pokljuka, ultima prima del Mondiale di Anterselva, ha regalato all’Italia il ritorno ad altissimo livello di Lisa Vittozzi, capace di salire sul podio nella mass start, oltre un ottimo Lukas Hofer, che ha ritrovato fiducia nei propri colpi. Ma anche qualche polemica sui social per le scelte dei tecnici azzurri sulle staffette. Non solo l’Italia, perché in Slovenia si è visto un nuovo capitolo del magnifico duello tra Fourcade e Johannes Bø, che hanno regalato un’individuale da sogno e una bella mass start, nella quale sono stati però battuti da Fillon Maillet, che si candida a lottare per la generale. Di tutto questo, quando il Mondiale di Antholz è sempre più vicino, abbiamo parlato con Pietro Dutto, nel nuovo appuntamento con la sua rubrica personale.

Ciao Pietro, eccoci dopo la tappa di Pokljuka. Da cosa vogliamo partire?
«Me lo chiedi? Ovviamente da Lisa».

Effettivamente è la notizia più importante per i colori azzurri, il ritorno sul podio di Lisa Vittozzi per la prima volta dopo l’argento nell’individuale di Östersund della passata stagione.
«Finalmente, sono veramente felice. Gli faccio dei grandissimi complimenti, perché la sua testardaggine, la forza di volonta, la determinazione, la voglia di non arrendersi mai, le hanno permesso di portare a casa un risultato che vale più di tanti altri ottenuti in passato, perché dopo le difficoltà avute a inizio stagione, a livello morale e di soddisfazione vale moltissimo. Questo secondo posto la proietterà al Mondiale con tanta fiducia. Ad Anterselva potrà togliersi tante soddisfazioni. Quella di Pokljuka è stata una gara voluta, colta con testa e cuore. La cosa più positiva è che questo podio sia arrivato proprio all’ultima prova dopo tre settimane piene, nelle quali ha mantenuto sempre la concentrazione sull’obiettivo. Non ho altro da dire, se non bravissima Lisa».  

A questo punto, superato il primo reale periodo di difficoltà in carriera, ti aspetti possa fare un ulteriore step?
«Come ho ripetuto più volte, non era lontanissima dalle migliori. Le è mancato qualcosa rispetto allo scorso anno, ma con testa e cuore si è avvicinata. Poi ritrovate le sue percentuali al tiro è riuscita a salire sul podio. Certamente un’atleta come lei può solo uscire rafforzata da questa situazione, una volta superata a testa alta, come ha fatto. Per un atleta le sconfitte sono ancora più importanti delle vittorie, soprattutto quando superi le difficoltà».

Dopo il podio di venerdì Wierer ha ammesso di avere un problema alla schiena; a poche settimane dal Mondiale ti preoccupa?
«Io credo sia anche fisiologico, dopo tante settimane di gare, che possa uscire fuori qualche problema fisico. Penso però che Doro abbia limitato bene i danni ed il periodo pre Mondiale la aiuterà a riprendersi al meglio fisicamente e anche mentalmente. Tranquilli, Doro arriverà al top al Mondiale».

Per Anterselva sarà tra le favorite anche Hanna Öberg?
«Sicuramente la svedese potrà diventare una contender, non solo al Mondiale ma anche per la Coppa del Mondo. Va detto, però, che nella tappa di Pokljuka, forse alcune big avevano già la testa ai Mondiali, come dimostrano le tante assenze nelle staffette oltre al ritorno anticipato di Eckhoff. Aspetterei quindi a trarre conclusioni da questo weekend di transizione. Diciamo che ai Mondiali mi aspetto una lotta tra Eckhoff e Wierer tra le donne, con tante outsider come Vittozzi, Öberg, Herrmann e Røiseland. Tra gli uomini, invece, vedo tre atleti sopra gli altri, Fourcade, Johannes Bø e Fillon Maillet. Poi dietro di loro ci saranno diversi outsider».

Passiamo allora agli uomini. La settimana scorsa avevi invitato tutti a preparare i popcorn per la sfida Fourcade-Bø; l’individuale credo ti abbia soddisfatto.
«Gara di livello altissimo, spaventosa, mai visti tanti zero. Ma avete notato il volto di Fourcade all’arrivo? Era quello di chi ha dato tutto senza vincere, testimoniava il suo stato d’animo: “Più di così non potevo fare”. Bø è rientrato col botto. Sinceramente non capisco lo stupore di molti. Parliamo di un grande campione, ma soprattutto, al di là delle dichiarazioni, pensate davvero che non si sia allenato in Norvegia? L’avrà certamente fatto e per me crescerà moltissimo in vista del Mondiale, dove sarà il favorito».

Tra i due litiganti, però, nella mass start ha goduto Fillon Maillet; pensi possa essere un serio contender per la generale?
«Ha dimostrato di non essere più soltanto un outsider, anzi nella mass start è stato superiore ad entrambi per come ha condotto la gara, con un grande passo sugli sci e per il poligono decisivo quando ha salutato la compagnia prendendosi la vittoria. Questo atleta ha grande costanza. Comunque mi ha colpito moltissimo anche Doll, quanto ha fatto all’ultimo giro è stato impressionante. Attenzione, perché al Mondiale bisognerà fare i conti pure con lui».

Dopo quattro successi consecutivi, una doppia battuta d’arresto per Fourcade.
«Non mi ha fatto una bella impressione. Giovedì è stato allo stesso livello di Bø, però nella mass start mi ha stupito in negativo. Uno come lui dovrebbe attaccare, mi sarei aspettato provasse a riprendere Fillon Maillet, invece non è riuscito nemmeno a guardarsi le spalle, è stato divorato dagli altri. A livello psicologico ha subito una brutta botta. In particolare per uno come lui, che è abituato a mangiarsi la neve, non deve essere stato facile accettare questa sconfitta».

Riesci a spiegarti cosa stia accadendo alla squadra russa?
«Nel mio passato ho stretto amicizia con alcuni atleti russi, i pochi che parlavano l’inglese. In molti si lamentavano con me per l’organizzazione della squadra, si sentivano un po’ sballottati da una parte all’altra, ma soprattutto non capivano le scelte prese all’interno della squadra. Inoltre ho notato personalmente che hanno delle metodologie di allenamento molto all’antica, lavorano troppo sulla quantità e poco sulla qualità».

Pokljuka ha riconsegnato un ottimo Lukas Hofer, in netta ripresa rispetto a Ruhpolding.
«Ha disputato una buona individuale e un’ottima mass start. Vale lo stesso discorso fatto per Lisa, ha corso tanto con la testa, andando anche oltre quelle che erano le possibilità offerte dalle gambe. Non è ancora al top fisicamente, ma mentalmente è stato bravissimo e questo lo aiuterà ad arrivare nelle migliori condizioni al Mondiali. Ha sfruttato al meglio la possibilità di staccare dopo la tappa di Ruhpolding, perché passare qualche giorno a casa aiuta moltissimo nel gestire psicologicamente al meglio una fase negativa».

Passiamo all’argomento caldo del weekend, almeno in casa Italia. Ci sono state tante polemiche per la prestazione della single mixed relay. Al di là dei problemi avuti da Bormolini, sei d'accordo con la scelta dei tecnici di schierarlo con Vittozzi?
«Innanzitutto ci terrei a dire che sono d’accordo con quanto affermato da Bormolini al termine della gara. A volte, prima di manifestare certe critiche feroci sui social o attraverso i media, bisognerebbe raccogliere informazioni per capire cosa è accaduto. Non è giusto sparare a zero senza sapere, perché bisogna anche avere rispetto per gli atleti. Nessuno è lì per fare male. Sia chiaro, le critiche devono esserci, sono ben accette, ma che siano costruttive anziché sparate a vanvera. Per quanto riguarda la scelta dei tecnici, non ci trovo nulla di sbagliato. Thomas ha sempre fatto bene nelle staffette e con Lisa avrebbero anche potuto lottare per il podio, soprattutto con quel parco partenti. Quindi approvo la loro decisione».

Non pensi che, in ottica Mondiale, si potesse schierare Hofer per provarlo anche con Vittozzi?
«Hofer ovviamente ha già mostrato le sue enormi qualità in quel format di gara vincendo l’argento con Doro lo scorso anno e non ha certo bisogno di essere provato. Credo, inoltre, che i tecnici abbiano anche voluto un po’ tutelarlo. Luki veniva da alcune gare nelle quali aveva avuto delle difficoltà al tiro, l’aveva appena ritrovato con la bella prova nell’individuale, però forse disputare una gara che richiede di sparare velocemente, come la single mixed relay, avrebbe anche potuto dargli dei problemi. Quindi meglio permettergli di accumulare ancora qualche certezza in più prima del Mondiale, come è poi stato con staffetta e mass start. Almeno la vedo così, poi ognuno è libero di avere la propria idea».  

Se Cristo è risorto il terzo giorni, Klæbo l’ha fatto in appena ventiquattro ore. Il campione norvegese, infatti, si è subito rifatto della giornata nera nello skiathlon, una brutta crisi che l’aveva costretto addirittura al ritiro, trasformandosi immediatamente quando ha ritrovato il format di gara a lui più congeniale. Attenzione, però, perché se già una sprint normale richiede, tra le mille qualità, notevoli doti di resistenza, quella di Oberstdorf lo fa ancor di più, in quanto la pista del prossimo Mondiale è di quelle durissime.

Insomma Klæbo, se ce ne fosse ancora bisogno, ha mostrato per l’ennesima volta di essere un fondista straordinario, imponendosi con la solita classe e conquistando così la sua 34ª vittoria individuale in Coppa del Mondo, la ventunesima in una sprint. Con il successo odierno, il campione del mondo porta addirittura a 13 le vittorie consecutive in sprint di Coppa del Mondo, 14 se si considera il Mondiale di Seefed. Ormai lontano è per lui il ricordo dell’ultima sconfitta, a Lillehammer il 30 novembre del 2018, quando si impose Pellegrino. Se si guarda solo alle sprint in tecnica classica, Klæbo è salito sul podio 13 volte su 15 tra Coppa del Mondo e Olimpiadi, ha la serie aperta di podi da dodici gare e di vittorie da cinque.

Una vittoria netta quella del norvegese, capace di imporre un ritmo pazzesco sull’ultima salita, dove ha di fatto conquistato la gara prendendo un ampio vantaggio su tutti i suoi rivali. Alle sue spalle altri due norvegesi, Paal Golberg ed Erik Valnes, che hanno beffato sul rettilineo finale un ottimo Federico Pellegrino.

L’azzurro ha sfiorato il suo quarantesimo podio in carriera, disputando una gara di altissimo livello, sempre nelle posizioni di testa, e scollinando dall’ultima salita in seconda posizione. Sulla discesa finale, però, i norvegesi sono riusciti a mettersi in coda e guadagnare una velocità altissima, grazie anche a dei materiali perfetti, che ha consentito loro di presentarsi con un bel vantaggio di velocità sul rettilineo conclusivo.

L’azzurro ci ha provato fino all’ultimo ma si è dovuto accontentare del quarto posto, lanciando ottimi segnali anche in ottica Mondiale 2021, quando sicuramente il poliziotto valdostano sarà splendido protagonista come sempre. Il quarto posto di oggi rappresenta per Pellegrino il miglior piazzamento in una sprint in classico dall'argento alle Olimpiadi di PyeongChang, il migliore in Coppa del Mondo dalla vittoria di Canmore del 2016. La settimana di allenamento a Seefeld ha fatto bene nel fisico e nella testa, si è visto oggi, e statene certi che da qui a fine stagione, saprà regalare tante soddisfazioni ai tifosi azzurri. La gara tedesca è solo l'inizio. 

Il valdostano si è trovato braccato dai norvegesi già in una semifinale che è sembrata più un campionato norvegese, avendo ben quattro avversari provenienti dal paese scandinavo. Una batteria velocissima, nella quale Klæbo e Valnes hanno avuto la meglio sull’azzurro, capace di restare con loro fino alla fine e qualificarsi come lucky loser, insieme a Golberg, battuto in quella occasione.

Nell’altra semifinale, fuori a sorpresa Bolshunov, che non è riuscito a fare la differenza nella seconda semifinale, chiusa al terzo posto alle spalle di Retivykh e Svensson. Al capolista della generale è mancato proprio lo spunto sul rettilineo finale. In ogni caso per lui un settimo posto prezioso in ottica Coppa del Mondo, anche se il suo vantaggio è sceso a 235 punti.

Eliminato ai quarti di finale Maicol Rastelli, uscito nella quarta batteria dopo essersi battuto fino al rettilineo finale, senza dare però l’idea di averne abbastanza per riuscire a spuntarla. Buona comunque la condotta di gara del lombardo dell’Esercito, quarto alle spalle di Tefre, Retivykh e Vuorinen. Per lui è così arrivato un 18° posto.

Nelle altre batterie dei quarti, tante energie risparmiate da Klæbo in un quarto di finale apparso facile, nel quale ha fatto il vuoto con Valnes senza nemmeno sforzarsi troppo. Avanti agevolmente anche Pellegrino, che ha gestito tatticamente in modo perfetto la batteria, risparmiando anche qualche energia sul rettilineo finale con Taugboel, nonostante un quarto di finale molto veloce, tanto da aver qualificato entrambi i lucky loser. In semifinale senza problemi anche Golberg e Bolshunov, in un quarto animato da Niskanen, crollato però sull’ultima salita. Il russo, pur avendone per vincere, ha preferito chiudere secondo per finire nella parte bassa del tabellone. L’ultimo quarto di finale ha premiato Chauvin e Skar, mentre Halfvarsson è stato eliminato, come Hakola, vittima di una caduta.

CLASSIFICA FINALE
1° J. Klæbo (NOR)
2° P. Golberg (NOR)
3° E. Valnes (NOR)
4° F. Pellegrino (ITA)
5° O. Svensson (SWE)
6° G. Retivykh (RUS)
7° A. Bolshunov (RUS)
8° G. Tefre (NOR)
9° H.S. Taugboel (NOR)
10° V. Chauvin (FRA)
L’altro italiano
18° M. Rastelli

Era la più giovane del contingente italiano alle Olimpiadi Giovanili di Losanna, essendo lei classe 2003, e alla prima esperienza mondiale.

Erika Sanelli si è ben comportata nelle gare di Villars, concludendo anche con un ottimo quinto posto la sprint. La giovane di Premana ha raccontato questa avventura a cinque cerchi: «Per me è stata la prima esperienza a livello mondiale, ero l’unica 2003 del gruppo azzurro. Purtroppo, lo scorso anno, non ho avuto l’opportunità di venire a Villars per i Mondiali. Per questo motivo, quando sono partita, ero stracontenta per la convocazione ma anche tanto agitata. Sapevo di dover fare bene, era una responsabilità ed esserci riuscita è la soddisfazione più grande». 

Pur non tornando a casa con una medaglia al collo, quindi, Sanelli può ritenersi ampiamente soddisfatta di questa esperienza: «Per me era la prima volta e posso essere davvero felice di quanto ho fatto, soprattutto se consideriamo l’ansia e le difficoltà che devo superare per allenarmi, andando ancora a scuola e abitando lontana dalla zona di allenamento. Sono contenta del risultato della sprint, raggiungere la finale è stato un grande risultato. Nell’individuale, che non è il mio format preferito, mi sono difesa bene, mentre mi dispiace per la staffetta, chiusa al quarto posto, ma ce l’abbiamo messa tutta»

La bellezza delle Olimpiadi Giovanili non è soltanto legata all’aspetto agonistico: «Ho apprezzato tutto, ogni momento, non soltanto le gare ma in particolare la quotidianità, quando andavo a mangiare in mensa dove incontravo atleti di tutto il mondo. È stupendo, impari tante cose nuove. Questa settimana è volata».

Sanelli è stata poi molto felice di un piccolo particolare che non è passato inosservato: «In squadra eravamo tutti lombardi, ci conoscevamo da  tempo e ciò ci ha aiutato a fare squadra. Anche questo aspetto è stato molto bello».

La giovane lombarda ha diversi punti di riferimento nel mondo dello sci alpinismo, due in particolare: «In uno sport tanto faticoso come il nostro mi ispiro soprattutto a due donne: Alba De Silvestro e Giulia Murada. Oltre a loro, per me sono stati fin qui fonte di ispirazione anche gli allenatori che mi hanno aiutata».

Assaporato lo spirito olimpico, Erika Sanelli sogna ora che lo sci alpinismo possa entrare nel programma anche delle Olimpiadi maggiori, al di là se parteciperà o meno anche lei: «Sarebbe bello poter partecipare alle Olimpiadi, ci spero ed è un sogno. In realtà, però, me lo auguro soprattutto per il nostro movimento, perché lo sci alpinismo è uno sport bellissimo, faticoso, che combina forza, tecnica e scaltrezza. In ogni caso spero di arrivare ad alto livello».

Nella sprint delle Olimpiadi Invernali Giovanili di Losanna 2020 ha conquistato uno splendido argento, contribuendo alla magnifica doppietta azzurra nella gara vinta da Rocco Baldini.

Luca Tomasoni, da Presolana, è uno dei giovani più promettenti dello sci alpinismo italiano e l’ha confermato a Villars conquistando la medaglia.

«È stato bellissimo – ha affermato Tomasoni a Fondoitalia – soprattutto perché questo argento ha riscattato la delusione di un’individuale che non ha confermato le aspettative. Addirittura è arrivata una bellissima doppietta. Già in semifinale si era visto che il motore di entrambi girava nel modo giusto. In finale siamo stati anche bravi e veloci con i cambi. Ero partito con l’obiettivo della medaglia e ce l’ho fatta»

Tomasoni ha fatto parte del primo gruppo di sci alpinisti, che hanno preso parte a una manifestazione a cinque cerchi: «Sento di aver fatto parte di un evento importante, storico per il nostro sport. Addirittura l’ho condito con la conquista della medaglia. Ora mi auguro non sia l’ultima volta che lo sci alpinismo partecipa alle Olimpiadi, seppur Giovanili. Speriamo che arrivi l’inserimento nel programma olimpico dei Giochi di Milano e Cortina 2026. Personalmente, poi, sarebbe un sogno essere lì da atleta». 

Per quanto riguarda il suo atleta preferito Tomasoni non ha alcun dubbio: sono due, gli stessi di Rocco Baldini: «I miei skialper preferiti sono Robert Antonioli e Matteo Eydallin, mi piace il loro carattere e il modo in cui vivono lo sport».

Infine l’azzurro ha voluto approfittare dell’occasione per alcuni ringraziamenti: «Ringrazio tutti gli allenatori, chi mi segue, lo sci club e tutta la mia famiglia. Un grazie speciale va a Gianpietro Mutti e Luigi Migliorati».

Marcialonga, appuntamento topico per il Team Robinson Trentino. L’evento delle Valli di Fiemme e di Fassa è uno dei più attesi della stagione nel mondo dello sci di fondo, un evento che fa il pienone in poche ore.

Saranno in 7500 domenica 26 gennaio al via di Moena, col team di “patron” Gianni Casadei e diretto da Bruno Debertolis al gran completo, o meglio con tutti tranne Justyna Kowalczyk, oberata da impegni della sua nazionale.

Marcialonga è una gara dura, impegnativa e che non si improvvisa. È l’obbiettivo dei top atleti di Visma Ski Classics, solletica anche l’interesse di campioni del calibro Petter Northug, e di Dario Cologna e Sjur Röthe che snobbano la Coppa del Mondo per conquistarsi un posto al sole della mitica gara trentina.

Bruno Debertolis è fiducioso che domenica i ragazzi e le ragazze del team faranno bella figura.

Innanzitutto il Team Robinson Trentino correrà con una tuta speciale dedicata a Marcialonga, e questo non è concesso a tutti. Alexander Panzhinskiy si è calato nel ruolo di ‘modello’ durante la conferenza stampa e ha indossato la nuova tuta personalizzata Marcialonga, sicuramente gli atleti del team saranno distinguibili e dal look accattivante.

E in quanto a Marcialonga, il Team Robinson Trentino ha deciso di offrire la possibilità ad un numero limitato di fondisti di avere, domenica, gli sci preparati dai tecnici della squadra trentina. Agli atleti di punta toccherà il compito di testare la neve, agli ski-men di scegliere il cocktail migliore per preparare sci veloci.

Lo scorso weekend in occasione della ‘Diagonela’, purtroppo, un’intossicazione alimentare ha messo ko tutto il gruppo dopo la cena di venerdì, nella notte tutti hanno accusato un malessere generale, col risultato che in gara non sono riusciti a calarsi nel giusto ruolo. Panzhinskiy ha vinto il primo sprint, poi con forti dolori di stomaco ha dovuto arrendersi e rallentare.Alla Marcialonga Gianni Casadei punta su tutti, ormai il problema dell’intossicazione è alle spalle, ma non vuole scommettere su qualcuno in particolare: “tutti possono esprimersi al meglio, il team è al lavoro per preparare i migliori materiali possibili, gli ski-men, profondi conoscitori del tracciato, hanno già le idee ben chiare”.

Sicuramente il campione russo e Gilberto Panisi sono i più attesi. Il primo punta senza mezzi termini ai traguardi sprint, il secondo ad un risultato significativo che potrebbe essere alla sua portata. Per Alexander non sarà un compito facile. Il gruppo dei migliori normalmente tende ad alzare subito il ritmo per scrollarsi di dosso il maggior numeri di atleti, i team più forti hanno le ‘lepri’, è stato così anche l’anno scorso, con Panzhinskiy a cercare di resistere al forcing e presentarsi al meglio al traguardo sprint di Canazei. Panisi è reduce da un bel podio in Continental Cup. Ha il potenziale per fare una gran gara, serve quel solito briciolo di fortuna. In gara anche Lorenzo Busin, che sul percorso Marcialonga, di casa, si allena e quindi lo conosce bene, poi Roberto Passerini, Florian Cappello e Matteo Tanel. Tra le ragazze, Bruno Debertolis ribadisce che Nicole Donzallaz e Chiara Caminada hanno tutti i numeri per ben figurare.

Il Team Robinson Trentino non ‘snobba’ la Marcialonga Light di 45 km. Lorenzo Cerutti, secondo nel 2019, non demorde. Lo scorso anno il russo del Team Futura Spirin è stato più veloce, il 2020 potrebbe riservare qualche sorpresa. E al femminile il Team Robinson Trentino punta su Caterina Piller che a ‘La Venosta’ ha collezionato la sua prima vittoria in carriera.Come sempre “potente” la macchina mediatica della gara trentina, per il Team Robinson Trentino potrebbe essere una bella vetrina.

Giova ricordare che a supportare il team di Gianni Casadei ci sono tanti partner, in primis i due main sponsor Robinson Pet Shop e “Trentino”, ma anche aziende come Kayak, Nones Sport, Oka One, Keforma, Globulo Nero, Lill Sport, Marcialonga, KV+, Sicleri, Gekko, Lapponia Sport, Super Nordic Skipass, Craft Sportswear, Pasta Sgambaro, Caseificio Primiero, Yes Skiwax, Coop Cavalese, Coxa Carry e Ski Area S.Pellegrino, oltre agli altri partner commerciali Natural Code, Badiali, Toto, Zoofilia, Imac, Oasi, Prolife, Ferribiella, Lanterna Verde, Rotalnord, BeB Legno, Ergodomus, Metal Primiero, B&B Valgrande e Hotel Isolabella.

La tappa di Ruhpolding ha confermato l’ottimo momento di Martin Fourcade che ha vinto altre due gare, oltre alla staffetta, approfittando al meglio dell’assenza di Johannes Bø. Il corrispettivo femminile è stato Tiril Eckhoff, che ha preso il pettorale giallo a Dorothea Wierer, riuscendo anche a rafforzare la propria posizione con una grande prestazione nell’inseguimento. Dall’altra parte, invece, l’Italia ha fatto fatica, anche se Wierer ha regalato il primo podio azzurro nel nuovo decennio. Le notizie più belle sono arrivate dai giovani, grazie al bellissimo successo della staffetta mista alle Olimpiadi Giovanili Invernali. Di tutto questo abbiamo parlato con Pietro Dutto, nel quinto appuntamento con la sua rubrica.  

Ciao Pietro. Il weekend di Ruhpolding ha avuto due grandi protagonisti, Martin Fourcade e Tiril Eckhoff. Da cosa vuoi partire?
«Il mio titolo del weekend è “Francia über alles”. In campo maschile i francesi hanno dominato come una decina di anni fa facevano nazioni con una tradizione superiore alla loro. In questi anni anche la Francia se la sta costruendo, ma un dominio del genere da parte loro non l’avevo mai visto. Hanno vinto la staffetta per dispersione grazie a un Fourcade clamoroso. È stata una gara un po’ anomala per essere Ruhpolding, dove i distacchi solitamente sono contenuti».

Effettivamente a Ruhpolding ci sono per tradizione condizioni di gara opposte rispetto ad Oberhof; è solo un vantaggio per gli atleti o sotto un certo punto di vista un’insidia in più?
«A differenza di quanto abbiamo visto la settimana precedente, a Ruhpolding il minimo errore viene punito. Molti atleti sono contenti di gareggiare in questa località dopo Oberhof, perché ritrovano un poligono facile, dove raramente c’è vento. Abbiamo visto esecuzioni veloci e percentuali altissime al tiro. Attenzione, però, perché essendoci stati tanti zeri facili, a livello mentale è comunque una tappa stressante, in quanto ogni atleta è consapevole che un errore può metterlo fuorigioco. Forse solo Herrmann ed Eckhoff qui possono permettersi di mancare un bersaglio».

Fino alla tappa di Annecy, Martin Fourcade ha sparato con l’87,79% tra gare individuali e staffette, invece ad Oberhof e Ruhpolding, senza Johannes Bø, ha avuto una percentuale del 97,5%. Cosa dobbiamo aspettarci da lui ora che tornerà il norvegese?
«Sinceramente non so se questo notevole cambiamento delle percentuali sia dovuto soltanto all’assenza di Johannes Bø. Sono però convinto che sia arrivato il momento di preparare i pop corn e gustarci questo splendido duello. Sarà un bellissimo confronto, anche se Martin ha ormai un bel vantaggio nella generale, avendo sfruttato l’assenza di Johannes Bø. Attenzione, però, perché quest’ultimo ha potuto sfruttare queste settimane per allenarsi e avrà nel mirino Anterselva, dove si presenterà da favorito numero uno perché avrà affinato al meglio la condizione, mentre gli altri hanno speso energie per gareggiare».  

Al femminile Tiril Eckhoff ha smentito tutti i dubbi sulla sua costanza: ormai non vince più, domina.
«Tutte le incertezze che avevamo a metà dicembre, nonostante avesse dominato la tappa di Le Grand Bornand, sono state da lei cancellate. Ora ci sono solo delle certezze, sta dominando e sarà dura batterla. Nel biathlon le cose possono sempre cambiare da un giorno all’altro e lei oggi è nel picco più alto fisicamente e moralmente. Nonostante nel biathlon l’inciampo sia sempre dietro l’angolo, lei oggi fa paura».

Insomma bisogna rivedere tutti i giudizi, oggi è lei la favorita per la vittoria della Coppa del Mondo.
«Senza dubbio merita di essere considerata la favorita. Va detto, però, che tutti i giudizi dati dopo la tappa francese erano dettati da quanto emerso nel corso della sua carriera, nella quale si era dimostrata un’atleta dalle potenzialità enormi, con un grande motore, al punto da poter lottare con le migliori fondiste norvegesi nei Campionati Nazionali di fondo, ma troppo altalenante al tiro. Tiril Eckhoff sembrava la classica grande promessa non mantenuta, se non in qualche sporadica circostanza. Invece, complice anche il quadro armonioso all’interno della squadra norvegese, ha trovato costanza, lucidità e freschezza mentale, necessarie per padroneggiare anche le situazioni più difficoltose. La gara a inseguimento, per esempio, era molto insidiosa, in quanto lei partiva con tanta pressione addosso, avendo tutto da perdere».

Insomma in Norvegia si sono presi Siegfried Mazet, ex allenatore di Fourcade, e Patrick Oberegger, ex allenatore di Wierer, per portare ai massimi livelli Johannes Bø, Tiril Eckhoff e gli altri.
«Credo che questi allenatori abbiano inciso soprattutto dal punto di vista mentale. Ad altissimi livelli, infatti, l’allenatore incide soprattutto come mental coach, piuttosto che curare l’aspetto tecnico del tiro, in quanto l’atleta ormai da quel punto di vista è formato, anche se ovviamente può sempre migliorare in determinati particolari. Ha più bisogno di una persona di cui si fidi completamente, che lo sprona e lo elogia, aiutandolo a crearsi fiducia. A me, per esempio, sono sempre piaciuti allenatori duri ma sinceri, capaci di spronarmi ed aiutarmi. Credo proprio che Oberegger sia stato bravo a entrare nella mente delle atlete, perché la testa fa la differenza, gli atleti sanno già sparare ma devono saper gestire determinate situazioni di gara e avere consapevolezza di se stessi».

Di quanto sia importante saper reagire alle situazioni negative, abbiamo avuto dimostrazione nella staffetta femminile.
«Povera Vanessa Hinz, è stata una mezza tragedia per lei. Un mio amico, presente a Ruhpolding, mi ha riferito che dopo i suoi errori è sceso il silenzio per qualche minuto. Era in testa alla sua frazione, per altro con grandi chance di podio se non di vittoria. Posso immaginare tutta la pressione che ha sentito addosso. La tappa di Ruhpolding è quella principale in Germania, sono presenti tutti gli sponsor bavaresi, il poligono è stretto con il pubblico molto vicino all’atleta. Hinz aveva tutta la Germania sulle spalle in quel momento, inizialmente ha attaccato anche bene, poi ha commesso il primo errore e ha iniziato a tremare. Per i tedeschi è veramente tanta la pressione in queste tappe e proprio lì è fondamentale un allenatore in grado di far rendere al meglio l’atleta anche dal punto di vista mentale».  

La tappa di Ruhpolding è stata deludente per l’Italia. Dorothea Wierer aveva affermato di soffrire di mal di schiena, non credi che potesse riposare in staffetta?
«Per Doro c’è stata la nota negativa di non essere riuscita a gestire al meglio le situazioni nell’inseguimento, al contrario di quanto fatto in Francia, quando l'aveva fatto al meglio pur non stando bene fisicamente. Non so cosa sia accaduto, forse ha voluto un po’ strafare per tornare sotto e ne ha risentito nelle due serie in piedi. In ogni caso non sono stato sorpreso di vederla anche il sabato in staffetta, perché era giusto fare una prova generale in vista del Mondiale. Inoltre se ha gareggiato sabato, significa che si sentiva bene, perché non avrebbe mai corso rischi».

Vittozzi era piaciuta nella sprint, mentre nell’inseguimento ha mancato quattro bersagli nella serie iniziale a terra. A cosa può essere dovuto?
«Nella sprint mi era sembrata in netta crescita, poi purtroppo nell’inseguimento ha commesso errori non da lei, perché è una delle migliori tiratrici. Normalmente l’errore più classico in queste situazioni è legato all’azzeramento, ma non posso pensare sia accaduto a Ruhpolding. Probabilmente, ma è una mia supposizione, nella frenesia della gara potrebbe essersi posizionata male al poligono a terra, provocando così questi errori. Ripeto è solo un mio pensiero, ma potrebbe non aver curato questo particolare».

Per la seconda staffetta consecutiva abbiamo visto Michela Carrara in azione, mentre Nicole Gontier, rimasta fuori nelle ultime due staffette, non è stata inserita tra i convocati per la tappa di Pokljuka; credi sia un’indicazione in ottica Mondiale?
«Non penso. Per ora abbiamo solo la certezza una delle due valdostane sarà protagonista nella staffetta Mondiale, visto che Runggaldier non è stata portata in Slovenia e tenuta in considerazione in precedenza. Penso che la scelta sarà presa all’ultimo momento: oggi Michela è in buona forma e si è comportata molto bene in queste prime uscite, mentre Nicole ha più esperienza. Vedremo quale delle due cose prevarrà nel giudizio dei tecnici».

Weekend molto complicato per gli uomini.
«Credo che Bormolini si sia comportato bene e Windisch sia stato discreto nonostante qualche errore al poligono. Gli altri hanno faticato. Non so se Lukas abbia avuto nuovamente quei problemi fisici che già l’avevano condizionato nella parte conclusiva della preparazione. Quando non sei al meglio fisicamente, ne risentono anche le prestazioni al poligono. Fortunatamente prima del Mondiale ci sono ancora tre settimane».

Qualcosa di buono si è visto ancora dai cinesi. Sappiamo che li stai seguendo con attenzione.
«Ancora una volta mi ha colpito la frazione di Cheng in staffetta, era da tempo che non vedevamo la Cina così avanti. Al femminile, addirittura, tre atlete sono riuscite a qualificarsi per l’inseguimento. Il lavoro di Bjørndalen e Domracheva si sta facendo notare, sicuramente potranno portare dei risultati positivi in vista delle Olimpiadi del 2022. Chissà, magari qualcosa di buono, un acuto da top ten, arriverà anche al Mondiale, perché Bjørndalen saprà come preparare al meglio il grande appuntamento; da atleta non sbagliava mai».

Chiudiamo con un sorriso, il bellissimo oro della staffetta mista alle Olimpiadi Giovanili Invernali.
«Questi ragazzi hanno fatto un vero e proprio show. Sarà anche stata solo una competizione giovanile, ma hanno comunque scritto la storia. Voglio congratularmi con tutti coloro che li hanno preparati, portandoli a questo risultato. Per questi ragazzi mi auguro sia solo l’inizio di una bella carriera. Fa piacere vedere che i protagonisti, atleti e allenatori, arrivino da località diverse, segno che sull’onda dei successi del biathlon e soprattutto del tanto lavoro fatto dietro le quinte da persone spinte unicamente dalla passione, si stanno vedendo risultati anche da realtà più piccole, con strutture non paragonabili a quelle storiche».

Da Planica a Dresda la storia non cambia, a vincere è ancora la coppia formata da Maja Dahlqvist e Linn Svahn. Le due svedesi si sono imposte nella team sprint in skating della bellissima citta tedesca con un’azione decisa.

Già a partire dalla nona frazione, infatti, Dahlqvist è andata all’attacco mettendo a dura prova le avversarie e trovando un piccolo margine di vantaggio. La sua compagna non ha rallentato e ha proseguito a tutta come in qualificazione. Alle loro spalle, però, si è rifatta sotto una sorprendente Svizzera con Van der Graaf che in nona frazione ha recuperato metri a Dahlqvist, mentre successivamente Faehndrich è riuscita addirittura ad agganciare Svahn proprio sull’ultima curva per giocarsi il successo sul rettilineo finale, dove però la svedese ha avuto la meglio in spaccata.

Alle spalle delle prime due coppie, il trionfo svedese è completato dalla terza piazza di Evelina Settlin e Linn Soemskar, con quest’ultima bravissima a beffare nel finale Maiken Caspersen Falla.

La gara come sempre è stata d'attesa, fino alla settima frazione quando proprio Dahlqvist ha dato una scossa, come per provare quello che avrebbe poi fatto successivamente. Al nono giro, quindi, come da copione ha attaccato, sorprendento le avversarie e creando un bel buco tra sé e le altre. In decima la stessa Svahn ha fatto un giro da qualificazione, sempre a tutta, mantenendo il vantaggio e incrementandolo su un terzetto Faehndrich, Falla e Soemskar, brava a coprire il buco. Nella penultima frazione la fatica ha fatto un po' rallentare Dahlqvist, così Van der Graaff, con un giro a tutta, è riuscita a staccare Myhre e Settlin, recuperando molto anche sull'atleta in testa. Nell'ultima tornata Faehndrich, con un giro da qualifica ha raggiunto Svahn, ha dato l'impressione di poterla anche scavalcare, ma la svedesina si è confermata atleta di altissimo livello e in spaccata l'ha beffata. Alle loro spalle Soemskar ha avuto la meglio su una Falla non al meglio.

Le due coppie italiane Scardoni-Laurent e Debertolis-Canclini sono state eliminate in semifinale. Un vero peccato soprattutto per la prima delle due coppie azzurre, penalizzata dalla rottura del bastoncino di Lucia Scardoni.

CLASSIFICA FINALE
1ª Svezia I (M. Dahlqvist – L. Svahn) 15’43.70
2ª Svizzera I (L. Van der Graaff – N. Faehndrich) +0.09
3ª Svezia II (E. Settlin – L. Soemskar) +3.27
4ª Norvegia I (J. Myhre – M.C. Falla) +3.58
5ª Stati Uniti (J. Kern – S. Caldwell) +6.61
6ª Russia I (N. Dubotolkina – H. Matsokina) +9.13
7ª Repubblica Ceca I (K. Janatova – P. Hyncicova) +11.23
8ª Germania I (S. Krehl – A. Winkler) +12.29
9ª Russia II (E. Shapovalova – N. Matveeva) +12.89
10ª Norvegia II (M. Eide – A.G. Alnaes) +13.43

Karl Geiger può iniziare a sognare. Perché il miraggio Coppa del Mondo può non essere più un'illusione ottica ma un obiettivo che potrebbe anche raggiungere. In Val di Fiemme, sul trampolino di Predazzo intitolato a Giuseppe Dal Ben che ospiterà le gare di salto e di combinata nordica dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, l'HS 104 piccolo e tanto impegnativo dove spira sempre vento da dietro, il tedesco di Oberstdorf non ha vinto: ha dominato, dando prova di una consistenza che lo proiettano in un'altra dimensione.

Una volta planato sul traguardo, alla fine del salto della seconda serie, Karl ha iniziato a non stare più nella pelle: braccia al cielo, sorrisi e, una volta fermo, pacche sulle spalle dei tecnici e degli uomini della squadra. Sapeva di aver saltato per la vittoria e per la testa della classifica generale di Coppa del Mondo. È la sua seconda vittoria in Coppa a livello individuale ed è arrivata in un trampolino che lo scorso anno esaltò Dawid Kubacki, carico come una molla dopo aver vinto la Tournée dei Quattro Trampolini e, oggi, solo, si fa per dire, terzo. Geiger ha fatto segnare 294.6 e ha vinto con 7.7 punti di vantaggio su Stefan Kraft e 14.7 su Kubacki. E Ryoyu Kobayashi, sino ad oggi in testa alla Coppa del Mondo? Il giapponese pare essere sprofondato in un oblio dal quale, dopo l'ultima tappa opaca della Tournée, non riesce ad uscire: 26° posto in gara 1 della Val di Fiemme e addio testa della classifica. 

Domani gara 2 della Val di Fiemme con Geiger che può prendere il largo in classifica e Kraft che può seguirlo. A meno che Kobayashi non tiri fuori dal capello due salti degni della sua classe.

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