Redazione

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Nel corso del raduno delle nazionali azzurre ad Anterselva abbiamo avuto l’occasione di parlare con Lukas Hofer. Mai banale, come sempre, il biatleta del CS Carabinieri ha affrontato tanti argomenti al nostro microfono. È partito dal rischio di disputare gare a porte chiuse, una possibilità che fa molto male a un atleta passionale come il sudtirolese, per poi fare il punto della situazione sulla sua preparazione e uno stato di salute che lo rende felice. Quindi un pensiero dedicato a Fourcade e uno sguardo al futuro, in particolare Giacomel e Bionaz, che sembra aver messo sotto la sua ala protettiva, sperando in futuro di seguirli dietro al cannocchiale. Insomma Hofer ha anche già idea di cosa vorrebbe fare in futuro, quel giorno lontano in cui anch’egli deciderà di smettere.

Di seguito vi proponiamo un breve estratto scritto dell’intervista a Lukas  Hofer, che potete guardare per intero a fondo pagina.

«Mi preoccupa la possibilità di gareggiare a porte chiuse, non è bello vedere gli spalti vuoti perché siamo abituati ad essere sempre seguiti da tanti tifosi. A Nove Mesto mi sembrava di essere in “The Walking Dead”, mi sentivo da solo. Di solito non senti sparare gli altri, senti l’urlo del pubblico quando un atleta prende i bersagli, invece qui era tutto silenzioso in pista e nel bosco, c’era quasi da aver paura. La preparazione? Sto bene, stiamo in una settimana di hit dove facciamo tanta intensità che serve per preparare al meglio l’inverno. Mi sento bene, sono stanco, come normale che sia in questo periodo, ma contento di essere nella forma che vorrei, anche perché pure il tiro sta andando bene. L’obiettivo? Intanto sarei soddisfatto se iniziassimo a gareggiare con tanti tifosi al seguito e si potesse fare la stagione normalmente. Per quanto mi riguarda, invece, l’importante è trovare costanza, confermarmi lì davanti, sperando di stare in salute, senza malanni e problemi, visto che in questo momento sono riuscito ad eliminare quello alla schiena. L’addio di Fourcade? Tanti diranno che è uno in meno da battere (ride, ndr), per me è una persona che manca, perché sono cresciuto con lui e siamo entrati quasi assieme in Coppa del Mondo. A me mancherà di sicuro, ma per ognuno arriva la fine, nello sport è così. I giovani della squadra? Li vedo molto motivati, è una cosa fondamentale, sono sempre lì che cercano di dare il meglio e seguirci ad ogni passo. Mi piace tantissimo il fatto che chiedano tanti consigli per poi seguirli e provarli in allenamento. Sono sicuro che rappresentano la prossima generazione che sta crescendo bene e sono convinto che quando lascerò ci sarà qualcuno in grado di portare in alto l’Italia. Io spero di seguirli dietro il cannocchiale. Dutto allenatore? Lo vedo proprio bene, ha tanto entusiasmo. Ha smesso un po’ prima del solito, ma ha trovato la strada giusta per lui. Lo vedo motivato, una cosa che porta ai giovani e dà qualcosa in più. La squadra Juniores è molto bella, un team giovane, cosa più importante per crescere insieme»
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La Federazione Italiana Sport Invernali si appresta a festeggiare l'importante traguardo dei 100 anni dalla sua nascita e si appresta ad eleggere l'atleta che in questo secolo di vita ha scritto le pagine più belle degli sport invernali fra le quindici discipline appartenenti alla nostra Federazione. Un gioco che vede coinvolti 32 nomi schierati in un tabellone tennistico, il cui vincitore verrà votato settimanalmente dagli appassionati lettori di www.fisi.org e www.gazzetta.it, fino alla proclamazione di martedì 6 ottobre. Di seguito il tabellone con le sfide di primo turno.   

Ed ecco il link dal quale si può votare: ATLETA DEL SECOLO FISI - VOTAZIONE

TABELLONE ATLETA DEL SECOLO
Alberto Tomba/Alessandro Pittin
Michela Moioli /Antonio Tartaglia
Kristian Ghedina/Pieralberto Carrara
Dominik Paris/Marco Albarello
Federica Brignone/Dominik Windisch
Isolde Kostner/Silvio Fauner
Federico Pellegrino/Roland Fischnaller
Sofia Goggia/Paul Hildgartner

Piero Gros/Silvia Marciandi
Maurilio De Zolt/Christoph Innerhofer
Manuela Di Centa/Gerda Weissensteiner
Gabriella Paruzzi /Dorothea Wierer
Deborah Compagnoni/Franco Nones
Giorgio Di Centa/Armin Zoeggeler
Stefania Belmondo/Roberto Cecon
Gustav Thoeni/Guenther Huber

Nell’estate del 2016 raccolse la grande sfida di riportare ai vertici assoluti la nazionale norvegese di biathlon, dopo aver già vinto con il suo connazionale Martin Fourcade. Con grande coraggio Siegfried Mazet prese in mano Johannes Bø e compagni, fino ad arrivare a vincere tutto negli ultimi anni.

Meritato quindi il bel servizio a lui dedicato dal sito ufficiale dell’IBU, che è partito dai mesi più recenti, nei quali l’allenatore francese ha faticato non poco per seguire i suoi atleti a causa delle restrizioni legate all’emergenza covid-19. «È stato frustante e difficile iniziare il lavoro seguendo gli atleti via computer – ha esordito Mazetma bisogna guardare alla situazione nel suo complesso e pensare a cos’è più importante: stare in salute e proteggere le nostre famiglie. Non riguardava solo il nostro team ma tutto il mondo. Ho dovuto pensare in maniera diversa. Ho chiesto ai ragazzi di fare alcuni video così da poterli analizzare. È stato interessante, perché ho scoperto alcune cose che mi sarei perso se fossi stato lì. Siamo riusciti a spingerci ad essere migliori in questo periodo. La cosa più difficile, come allenatore francese che lavora in Norvegia, è accaduta quando sono andato in Norvegia per la prima volta a giugno. La Francia era un paese “rosso” allora e dovevo stare in quarantena prima di poter riprendere a lavorare. I nostri dottori hanno cercando di risolvere la cosa, così dopo pochi giorni ho potuto lavorare, pur stando a 4-10 metri di distanza sociale, ma almeno potevo rendermi utile al lavoro. Il nostro raduno quel mese è stato più o meno normale, eccetto per le regole sul distanziamento sociale che abbiamo ricevuto dai dottori, come mangiare in tavoli separati. Allora è stato più difficoltoso lavorare, soprattutto per me, perché avevo bisogno di essere un po’ più vicino per capire come stavano lavorando gli atleti con la carabina. Ma una volta che tutto questo è diventato routine è stato più semplice».

Mazet non vuole lasciare nulla al caso, nonostante i grandi risultati ottenuti chiede altri miglioramenti al suo team: «Quando arrivai in Norvegia, guardai le percentuali e vidi che la maggior parte della squadra sparava più o meno con l’84%. Martin (Fourcade, ndr) era all’88%. Così dovevamo migliorare per essere dei potenziali candidati al podio ogni settimana. Tutti sapevano cosa dovevamo fare. Negli ultimi quattro anni l’abbiamo fatto piuttosto bene. Johannes era all’89% lo scorso anno. Ma non possiamo rilassarci su questo, quando raggiungi il vertice, corri maggiori rischi di cadere. Quindi stiamo provando ad essere un po’ più efficienti. Il mio obiettivo era che gli atleti si velocizzassero a terra, ma ora ho fatto un passo indietro perché non sono soddisfatto di come la squadra ha sparato al Blinkfestivalen. Gli atleti sono andati a tutto gas in pista, arrivando al poligono con troppa velocità e hanno faticato con i primi colpi. Abbiamo avuto un po’ di problemi lì. Così abbiamo fatto un piccolo passo indietro, ho messo il mio orologio in tasca ed ora siamo concentrati sul colpire i bersagli».

L’allenatore quarantaduenne parla poi della sua idea di tiro: «Voglio chegli atleti abbiano diverse abilità al tiro. Qualche volte devono essere veloci, in altre più lenti. Come nella mass start, è tutta strategia. A terra non vinci la gara, ma lì puoi perderla. Come sono solito dire loro, bisogna raggiungere i quarti di finale, le semifinali e la finale, che sarebbe l’ultimo poligono. In finale devi essere stabile; devi sparare velocemente se vuoi prendere la testa o se sei già primo, non devi correre troppo. Voglio che prendano delle decisioni, come se giocassero a poker. Sei all’ultimo tiro e devi prendere una decisione».

Una delle soddisfazioni più grandi per Mazet è arrivata da Johannes Bø, divenuto negli anni molto più costante al poligono: «Quello era il mio obiettivo con lui. Sapevo, guardandolo, che a volte tendeva a perdersi, sparando veloce e perdendo delle grandi opportunità. Ricordo nella sprint di Kontiolahti del 2018, Martin stava male e Johannes aveva la grande opportunità di prendere il pettorale giallo. Sparò come un pazzo in piedi, mancandone due, con uno avrebbe avuto il pettorale. Quel poligono avrebbe potuto cambiare la storia di quella stagione. Quel giorno avemmo una lunga chiacchierata, gli dissi che doveva essere più stabile. Quando vuoi essere il migliore al mondo, non puoi lasciare che succedano certe cose. Gli dissi: “Dici di voler essere uno dei migliori al mondo, allora comportanti come uno dei migliori al mondo”. Da lì ha cambiato il suo modo di pensare. Per me, da quel giorno, ha un obiettivo e sa cosa ci si aspetta».

Anche per un campione come Johannes Bø, però, ci sono sempre nuove sfide, come chiarisce il suo allenatore: «Stiamo lavorando affinché sia più efficiente e veloce a terra. Era un po’ insicuro prima del primo colpo, aveva bisogno di un po’ di tempo per trovare la posizione, sentirsi abbastanza bene e sparare un buon primo colpo. Molto dipende dalle condizioni, ma l’obiettivo è essere di un colpo migliore degli altri».

Vuole riprendersi la Coppa del Mondo generale, dopo essersi confermato per il quarto anno consecutivo in quella di specialità sprint. Johannes Klæbo è consapevole che per farlo deve però migliorare le proprie prestazioni nelle distance e si sta allenando molto duramente per riuscirci. Nella passata stagione il campione norvegese ha vinto dieci gare individuali, otto sprint, una mass start e un inseguimento. Klæbo ha nella mente ancora l’inizio della stagione 2017/18, quando nelle prime gare si impose anche nella 15km in classico a cronometro, conquistò la vittoria nello skiathlon di Lillehammer e pure nella 15km ad inseguimento di Dobbiaco. Gli avversari hanno però comunicato a conoscerlo, sanno di doverlo staccare prima, senza portarselo dietro fino alla parte conclusiva della gara, perché a quel punto si andrebbe sul campo più adatto al migliore sprinter al mondo.

Nella passata stagione, quindi, Klæbo ha raccolto molto poco nelle distance, nonostante si fosse allenato con la squadra allround. La mancata vittoria della terza Coppa del Mondo consecutiva non gli è andata giù, così non ha nascosto, in un’intervista a VG, di non essere soddisfatto: «La scorsa stagione non è andata come volevo. Nonostante avessi fatto del mio meglio per prepararmi al massimo in estate, non sono riuscito ad essere abbastanza competitivo. Ho ottenuto tante vittorie, ma tutti ne vogliono di più. Il mio obiettivo è combattere sempre per il vertice. Io faccio quello che posso ogni singolo giorno per competere sia sulla distance che sulla sprint. Mi sono posto questo obiettivo. Ma non sono l’unico che si allena. È un peccato quando tutto non va come vorrei».

Sull’argomento è intervenuto anche Arild Monsen, allenatore della squadra sprint: «È difficile dire quando vincerà una medaglia anche in una distance. Forse ha ragione suo nonno Kåre, che ritiene impossibile essere il migliore e dominare sia nelle sprint che nelle distance. Questi atleti non sono delle macchine. Klæbo è bravo nelle gare più lunghe come nelle sprint quando si trova in gruppo, mentre a cronometro è più difficile per lui vincere. In ogni caso ci stiamo concentrando sul suo sviluppo nelle distance». Per Monsen, però, è importante che Klæbo non sottovaluti le sprint: «Mentalmente è secondo me una giornata di gara più dura. Devi ripetere tutto per ben quattro volte»

Isolaccia si appresta ad ospitare il meglio del fondo giovanile italiano. La località che a fine dicembre organizzerà la seconda tappa stagionale di OPA Cup, infatti, sarà sede di un ricco raduno che coinvolgerà la nazionale Juniores e il gruppo Atleti di Interesse Nazionale. Il direttore tecnico del settore giovanile, Alfred Stauder, ha voluto organizzare questo raduno, da sabato 5 a sabato 12 settembre, per poter dare agli allenatori l'opportunità di fare un primo confronto tra gli atleti e fare il punto della situazione dopo la fase estiva della preparazione.

Per la nazionale Juniores saranno quindi presenti sei maschile e sei ragazze. Alessandro Chiocchetti, Luca Sclisizzo, Matteo Ferrari, Elia Barp, Andrea Gartner, Nicolò Cusini, Anna Rossi, Giulia Cozzi, Francesca Cola, Nadine Laurent, Lucia Isonni e Sara Hutter. Per loro sarà il terzo raduno stagionale, il primo però in compagnia con il Gruppo AIN, che si presenterà con 24 elementi: Pietro Pomari, Bjorn Angerer, Mirco Bonacorsi, Riccardo Lorenzo Masiero, Simone Mastrobattista, Benjamin Schwingshackl, Lorenzo Moizi, Leonardo Capelli, Martino Carollo, Samuele Giraudo, Andrea Zorzi, Edoardo Buzzi, Giacomo Petrini, Beatrice Bastrentaz, Lara Centamori, Anna Tazzioli, Martina Ielitro, Veronica Silvestri, Denise Dedei, Silvia Campione, Elisa Gallo, Giulia Negroni, Elena Rossi e Iris De Martin Pinter.

A guidare il raduno gli allenatori Luciano Cardini (allenatore juniores maschile), Paolo Rivero (allenatore juniores femminile e coordinatore AIN), Michela Andreola, Fabio Pasini, Tommaso Tamburro, Corrado Vanini e Alberto Pertile.  

Ci sarà anche Federico Pellegrino al raduno azzurro che in programma a Lama Mocogno, in provincia di Modena, dal 4 al 13 settembre. Il poliziotto valdostano ha subito un infortunio muscolare in occasione del precedente raduno di Oberhof e ha iniziato un certosino lavoro riabilitativo. Il campione azzurro, però, proseguirà questo lavoro restando comunque a contatto con la squadra, sempre seguito con grandissima attenzione dall'osteopata azzurro Christophe Savoye, che sta svolgendo con lui un grande lavoro.

Presente quindi al completo la squadra azzurra, allenata da Stefano Saracco. Il direttore tecnico Marco Selle, oltre a Federico Pellegrino, ha convocato Francesco De Fabiani, Maicol Rastelli, Giancomenico Salvadori, Lucia Scardoni e Greta Laurent, che è tornata ad allenarsi in gruppo già in occasione del raduno di Oberhof, anche se deve ancora seguire con attenzione le problematiche accusate al braccio in occasione del primo raduno azzurro.

L’agenzia russa All Sport ha spaventato tutti gli appassionati di ieri, quando ieri ha battuto la notizia di essere stata informata, che l’IBU starebbe valutando la possibilità di cancellare tutte le gare in programma nei mesi di novembre e dicembre, a causa dell’emergenza covid-19.

Sempre dalla Russia, però, è arrivata questa mattina un’altra agenzia che tranquillizza l’ambiente. TASS ha infatti contattato l’IBU, che ha chiarito subito la situazione, ribadendo di fatto quanto affermato già nella giornata di ieri dal presidente Olle Dahlin: «Non abbiamo intenzione di annullare le competizioni – ha chiarito a TASS un portavoce dell’IBU – la nostra priorità è salvare tutti gli eventi in programma, ma dobbiamo anche valutare degli scenari alternativi che richiedono meno viaggi. Anche in questi scenari, però, si ipotizza lo stesso numero di gare. Un’altra cosa da sottolineare è che tutto questo è ancora un semplice piano, perché in una pandemia dobbiamo rimanere flessibili».

In fin dei conti è quanto affermato da Dahlin ad All Sport: «Faremo del nostro meglio per organizzare le competizioni, secondo le regole e le raccomandazioni delle autorità sanitarie internazionali e nazionali».

In raduno pensando al Mondiale. La Squadra A maschile di combinata nordica torna al lavoro dopo una settimana di riposo e vola ad Oberstdorf in Germania, nella località che dal 22 febbraio al 7 marzo ospiterà il Mondiale di sci nordico.

Per il raduno nella località che sarà presto iridata, in programma da venerdì 4 a martedì 8 settembre, il direttore tecnico Federico Rigoni ha convocato cinque atleti: Samuel Costa, Aaron Kostner, Raffaele Buzzi, Alessandro Pittin e Giulio Bezzi. A seguirli saranno l'allenatore responsabile Danny Winkelmann, assistito dal tecnico Ivan Lunardi.

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