Martin Hamann si concede il bis sul trampolino di Wisla, dove si sono disputate le due uniche competizioni stagionali di Summer Continental Cup. Il saltatore tedesco ha dovuto eguagliare il record estivo dell’Adam Malysz, con i 137,5 metri fatti registrare con il suo secondo salto, per soffiare il successo al forte 2000 norvegese Sander Vossan Eriksen. L’atterraggio non è stato dei migliori, ma nonostante il giudizio negativo dei giudici il ventitreenne Hamann è riuscito a far sua la gara. Anche perché Eriksen, in testa dopo la prima serie, è stato l’unico a saltare da stanga 12 non trovando la misura.
Come nella giornata di ieri il vento ha condizionato la seconda serie, favorendo quindi alcune rimonte, come quella dell’austriaco Kahofer, classe ’99, risalito dal decimo al terzo posto. Ai piedi del podio un altro austriaco, Markus Schiffner. Bella rimonta, nella seconda serie, anche per lo sloveno Tilen Bartol, che con il miglior salto del lotto è riuscito a risalire dalla ventesima alla settima piazza.
Secondo salto che è costato invece molto caro a due giovani austriaci che erano in lotta per il podio. Il campione mondiale juniores Peter Resinger, classe 2000, è sceso dal terzo al decimo posto, mentre il 2002 David Haagen ha archiviato questo weekend sfortunato con una quindicesima piazza, dopo essere stato quarto nella prima serie. Il giovanissimo austriaco, squalificato venerdì per tuta irregolare, ha però confermato di avere un bel talento.
Non molto positiva la prova dei padroni di casa polacchi. Solo due gli atleti nella top ten: Stefan Hula e Klemens Muranka, rispettivamente ottavo e nono. Appena fuori dai dieci il 2000 Tomasz Pilch.
CLASSIFICA FINALE TOP 10
1° M. Hamann (GER) 262.7 (126.7 – 136.0)
2° S.V. Eriksen (NOR) 257.6 (132.6 – 125.0)
3° T.P. Kahofer (AUT) 255.4 (119.3 – 136.1)
4° M. Schiffner (AUT) 253.7 (120.9 – 132.8)
5° S. Rainer (AUT) 251.1 (119.8 – 131.3)
6° A. Lanisek (SLO) 249.9 (119.9 – 130.0)
7° T. Bartol (SLO) 249.2 (111.5 – 137.7)
8° S. Hula (POL) 248.3 (121.7 – 126.6)
9° K. Muranka (POL) 247.7 (117.0 – 130.7)
10° P. Resinger (AUT) 246.8 (124.2 – 122.6)
Redazione
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È la Federazione Finlandese la prima ad agire pubblicamente chiedendo il rinvio di un anno della normativa che vieterà l’utilizzo del fluoro a partire dalla stagione 2020/21 che inizierà il prossimo autunno. Ci sono possibilità che possa essere accontentata.
Attraverso un comunicato apparso sul suo sito ufficiale la Federazione Finlandese ha ricordato che ci sono stati dei ritardi nella preparazione del sistema di controllo e nel completamento dell’apparecchiatura di prova. La scorsa settimana, infatti, la FIS aveva annunciato a tutte le federazioni che le squadre avranno la possibilità di provare il macchinario costruito dalla Kompass non prima di ottobre. Ecco quindi la richiesta alla FIS: «L’Associazione finlandese mira a fare appello e richiedere alla Federazione Internazionale di Sci affinché vi sia un periodo di transizione di un anno nell’attuazione del divieto di fluoro, in modo che gli strumenti di prova possano essere testati in diverse condizioni sul campo durante la stagione e gli skiman abbiano abbastanza tempo a disposizione per adattarsi ai cambiamenti futuri».
La Federazione Finlandese richiede alla FIS un po’ di comprensione, anche perché la decisione finale avrà un impatto anche sulle competizioni nazionali. Il rischio, infatti, è che nelle gare nazionali non si abbia la possibilità di controllare se gli atleti rispettino le regole con il serio rischio che alcuni possano usare degli sci lavorati con prodotti fluorurati in patria e privi di fluoro nelle gare internazionali.
Una novità interessante, oltre alla minaccia di boicottaggio da parte del biathlon tedesco, è arrivata dalla Svezia. In un’intervista a Sport Expressen, Mats Årjes, rappresentante della Svezia nel consiglio della FIS, ha sottolineato quanto sia urgente e determinante lo sviluppo del macchinario di prova affinché possa essere attuato il divieto: «È logico che non si possa attuare una regola se non vengono eseguiti i test e non si ha un’apparecchiatura funzionante per farli. Ho difficoltà a credere che senza certezze sui controlli si possa attuale il divieto». Årjes ha anche aggiunto quanto sia importante chiarire la situazione e dare delle risposte entro il Consiglio FIS del 9 ottobre.
Sempre dal paese scandinavo, Niklas Jonsson, rappresentante della Svezia nel Comitato del Fondo in FIS, ha spiegato: «Non possiamo sviluppare uno strumento che non funzioni, perché non dovrebbe essere possibile riuscire a manipolare i controlli. Vorrei quindi che venisse testato per molto tempo. Penso ci sia grande preoccupazione nell’ambiente. I tempi erano troppo ristretti fin dall’inizio».
Si aggiunge un nuovo capito alle polemiche sul divieto di utilizzo del fluoro che entrerà in vigore nelle gare FIS e IBU già il prossimo inverno. Questa volta ad alimentare le proteste è la Germania del biathlon, attraverso il suo responsabile dei materiali, Andreas Emslander. A far perdere la pazienza al tecnico tedesco è stato il rinvio della prova sul prototipo del macchinario costruito appositamente per rilevare la presenza di fluoro sotto gli sci e tutte le incertezze che ruotano attorno a questa situazione.
«Non possiamo accettare la situazione attuale – ha tuonato Emslander alla tv norvegese TV2 – andando avanti agiremo in un modo molto più vigoroso. Come ultima ipotesi, potremmo anche far disputare le gare senza la nostra presenza». Non è chiaro se qui voglia dire che le competizioni verrebbero boicottate dalla squadra tedesca, atleti compresi, oppure dagli skiman che non si presenterebbero sul sito di gara. In realtà pure la seconda ipotesi provocherebbe non pochi danni al team.
Emslander ha aggiunto che vuole innanzitutto capire cosa accadrebbe se gli sci di un atleta risultassero “positivi” al fluoro: «Finché non sarà chiarito a chi andrà la responsabilità nell’eventualità che un paio di sci non superi il test sul fluoro, non tratteremo alcun materiale prima di una competizione. Quando si tratta di atleti, la federazione deve decidere subito cosa fare».
Nonostante dalla Kompass, l’azienda che sta lavorando sul prototipo dello strumento di controllo, continuino ad ostentare sicurezza anche dopo il rinvio della prova con le squadre prevista il 23 e 24 settembre, Emslander è invece convinto che alla fine il macchinario non sarà pronto per il via della stagione. «È ovvio che questo dispositivo non funzioni abbastanza bene in questo momento. Pensiamo sia impossibile risolvere il problema in così poco tempo. Se parli con persone esperte nello sviluppo di questo tipo di tecnologia, la risposta comune è che solitamente ci voglia più di qualche mese, addirittura anni. Le informazioni in nostro possesso indicano quindi che la Kompass non riuscirà a calibrare il dispositivo in tempo. La tecnologia che vogliono utilizzare non è adatta a rilevare la presenza di fluoro sotto gli sci. Quindi non ci fideremo del metodo utilizzato per i test: ci sono troppe domande senza risposta. Perché credo che il professor Matthias Scherge e la Kompass non saranno in grado di calibrare il dispositivo? Mi sembra molto probabile, quando vedi tutto il processo che c’è stato fin qui e il rinvio della prova che avremmo dovuto fare. Finora tutte le richieste di un incontro faccia a faccia sono state respinte».
Infine il responsabile dei materiali della squadra tedesca ha concluso affermando che la cosa migliore sarebbe posticipare il divieto all’utilizzo del fluoro. «Se la FIS e l’IBU vogliono andare avanti, finirà nel caos. Sarà possibile barare e la presenza di fluoro sotto gli sci può condizionare una gara più del doping. Spero siano abbastanza ragionevoli da rimuovere il divieto del fluoro in questa stagione e prendersi il tempo per risolvere i problemi. Ciò di cui abbiamo bisogno è un metodo che funzioni al cento per cento».
Il Comitato della Coppa del Mondo di Fondo presso la FIS vuole proporre al Consiglio FIS di seguire il piano A e rispettare così il programma originale della Coppa del Mondo, chiedendo però a tutti i team di fare un sacrificio importante, sottoponendo gli atleti a due tamponi alla settimana.
Fin dall’inizio la FIS ha tenuto sul tavolo tre piani. Il Piano A prevede il regolare svolgimento della Coppa del Mondo secondo il programma attuale; il Piano B ridisegna il programma in modo che più gare di fila siano disputate in uno stesso paese per ridurre i viaggi; il Piano C è invece la cancellazione dell’intera Coppa del Mondo 2020/21.
Mercoledì scorso Pierre Mignerey, direttore della Coppa del Mondo FIS, ha organizzato un incontro via web con i rappresentanti di tutte le nazionali, dove ha annunciato ai presenti la volontà di andare sul Piano A. Molti sono rimasti sorpresi da questo annuncio, ma il Comitato ha spiegato che la FIS giudica più rischioso il Piano B. Se ad esempio la Norvegia fosse designata per ospitare più tappe consecutive e la situazione dell’emergenza covid-19 dovesse peggiorare improvvisamente nel paese, sarebbe difficile per la FIS trovare una nuova soluzione e si rischierebbe così di perdere più gare. Invece il piano A apparirebbe più flessibile.
Ci sarà un protocollo da seguire, come nel calcio, nel quale saranno indicate diverse zone attorno all’area di gara alle quali non si può fare accesso senza essere stati testati. Tanti saranno i controlli sul covid-19, anche se, come riferito dall’allenatore della nazionale svedese Anders Byström, ciò complicherà non poco le cose ai team: «Sembra che ci saranno addirittura due test a settimana, perché devi farlo prima della partenza e una volta sul posto. Per noi sarebbe una spesa che in precedenza non avevamo previsto a bilancio. I test sono piuttosto costosi, il nostro medico ci ha riferito che costano circa tra i 100 e i 150 euro. Solitamente tra staff tecnico e atleti siamo 35 persone, quindi vorrebbe dire una grande spesa». Sarà poi molto importante gestire al meglio i viaggi, ma non sarà facile trovare delle soluzioni adeguate per ogni tappa. Nonostante ciò, Byström è felice che il Comitato della Coppa del Mondo FIS voglia provarci: «È bello sentire che ritengano possibile lo svolgimento di tutte le gare. Vogliamo competere».
Il Comitato della Coppa del Mondo FIS ora presenterà la proposta del Piano A al Consiglio FIS. Lì dovrà ottenere il via libera prima affinché il piano diventi realtà. Ma raramente il Consiglio va contro i Comitati. Solitamente infatti le commissioni elaborano delle proposte che devono solo essere confermate dal Consiglio. Insomma la sensazione è che almeno inizialmente si possa andare con il programma originale della Coppa del Mondo, per poi adattarsi nel corso della stagione a seconda di come evolverà l’emergenza Covid-19, sognando poi la possibilità di un vaccino entro l’inverno che ovviamente cambierebbe tutto.
È passata ormai una settimana dall’annuncio da parte dell’IBU della cancellazione dell’IBU Cup Junior e delle prime tappe dell’IBU Cup, che partirà soltanto a gennaio. Una notizia che è stata accolta con grande dispiacere all’interno di ogni squadra nazionale, soprattutto in Svezia. Infatti la scelta dell’IBU penalizza fortemente Stina Nilsson, che avrebbe iniziato la sua avventura nel biathlon proprio dall’IBU Cup, non soltanto per fare esperienza ma proprio per poter riuscire a rispettare poi i requisiti richiesti per gareggiare in Coppa del Mondo.
La svedese, infatti, non ha alcun punto di quelli di qualificazione necessari per gareggiare in Coppa del Mondo. Da regolamento, infatti, un atleta è selezionabile per la Coppa del Mondo se ha ottenuto 150 punti o meno al termine del trimestre precedente, oppure se rispetta almeno uno dei seguenti criteri: ha partecipato ad almeno una gara, guadagnando 125 punti IBU o meno in IBU Cup, Europei, Mondiali o Olimpiadi in sprint o individuale durante l’attuale trimestre o quello precedente; finire almeno nella metà alta della classifica dei recenti Mondiali Juniores (non Youth).
Ovviamente lo stesso problema non riguarda soltanto Stina Nilsson, ma anche tanti altri atleti, soprattutto di piccole squadre, che sarebbero partiti dall’IBU Cup proprio per riuscire a ottenere i punti richiesti.
Per questo motivo la Svezia si è già mossa facendo una richiesta ufficiale all’IBU di modificare il regolamento, tenendo conto dell’attuale situazione straordinaria. Infatti con il calendario attuale, un atleta non potrebbe qualificarsi per la Coppa del Mondo fino a metà gennaio, dal momento che l’IBU Cup partirà nella settimana dall’11 al 16 gennaio. In questo caso, soddisfacendo il criterio esposto sopra, la prima tappa a cui un atleta potrebbe qualificarsi sarebbe quella al momento in programma ad Anterselva dal 21 al 24 gennaio.
«Abbiamo chiesto all’IBU di darci la possibilità di convocare Stina Nilsson in Coppa del Mondo pur senza essersi qualificata attraverso i punti dell’IBU Cup – ha affermato l’allenatore Johannes Lukas – ma al momento non abbiamo ricevuto risposta. Immaginiamo che l’IBU abbia ricevuto molte domande in merito dopo l’annuncio della cancellazione delle prime tappe di IBU Cup. In alcuni paesi c’è un’intera squadra che deve qualificarsi». Un chiaro esempio di questo dovrebbe essere la Romania, che ha acquisito una serie di atleti russi che non gareggiano in ambito internazionale da tempo.
Lukas ha spiegato ai media svedesi che la Svezia sta cercando anche altre soluzioni per permettere a Stina Nilsson di gareggiare in Coppa del Mondo già alla sua prima stagione. «Stiamo tenendo in considerazione tutte le possibilità esistenti, se ci sono altre gare di qualificazione in grado di sostituire l’IBU Cup. In ogni caso il mio grande obiettivo non è che Stina gareggi in Coppa del Mondo, ma che possa competere molto e mettere in prova ciò che ha imparato in allenamento. Ogni competizione sarà qualcosa di nuovo per lei. Deve gareggiare molto».
Le azzurre della combinata nordica sono da mercoledì 16 settembre in Svizzera, a Kandersteg, per un nuovo raduno che terminerà domenica 20 settembre. Le azzurre proseguono quindi la loro preparazione con l'allenatore responsabile Ivo Pertile in vista di una stagione che, se l'emergenza covid-19 non dovesse stravolgere i programmi, vedrà le donne fare il loro esordio in Coppa del Mondo e nel Mondiale di Oberstdorf.
Anche per il raduno svizzero il direttore tecnico azzurro Federico Rigoni ha convocato quattro atlete. Sono Veronica Gianmoena, Daniela Dejori, Annika Sieff e Lena Prinoth.
Un anno fa visse un autunno da protagonista, vincendo l’importante gara di skiroll di Sovere ed entrando anche a far parte del Centro Sportivo Esercito dopo tanti anni da aggregato. Daniele Serra sta vivendo ora una preparazione diversa e con carichi importante per raggiungere l’obiettivo mancato lo scorso anno di guadagnarsi un posto in Coppa del Mondo. Il piemontese dell’Esercito ha mostrato una grande continuità nella passata stagione, facendo bene soprattutto nelle distance in classico e le sprint in skating, ma ora è alla ricerca di quel picco che possa consentirgli di tornare a gareggiare ad alto livello internazionale.
Di questo abbiamo parlato con Serra nell’intervista che ci ha concesso in occasione della giornata di allenamento ad Anterselva del Centro Sportivo Esercito. Il cuneese classe '96 si è anche concentrato sul suo ottimo rapporto con i compagni di squadra, che ritiene ormai una famiglia, e sull’importanza dell’inserimento nel gruppo di un’atleta esperta come Elisa Brocard.
Arrivano dalla Svezia nuove conferme sull’idea dell’IBU di ridurre da quattro a due le località che ospiteranno le prime quattro tappe della Coppa del Mondo di biathlon. Una delle sedi a rischio parrebbe essere proprio quella di Östersund.
Il Comitato Organizzatore dell’evento, presieduto da Patrik Jemteborn, ha chiesto aiuto al governo svedese, in quanto le attuali limitazioni, che al momento scadono il 31 ottobre ma potrebbero essere prorogate, prevedono che non possono entrare in Svezia persone provenienti da paesi extra Unione Europea, Regno Unito, Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera. La regola prevede alcune eccezioni, ma tra esse non figurano gli atleti.
«Dobbiamo ottenere un’esenzione dal divieto d’ingresso per i partecipanti internazionale che devono svolgere la loro professione – ha affermato Jemteborn a SVT – dobbiamo garantire che possano venire qui atleti, dirigenti, allenatori, magari qualche troupe televisiva e giornalisti, i cronometristi e i dottori per l’antidoping. L’importante è che siano sani».
La regola dell’IBU prevede un tampone prima della partenza verso una nuova località, quindi dovrebbero esserci pochi dubbi sulla garanzia di buona salute.
Secondo Jemteborn è probabile che l’IBU riduca da quattro a due le sedi di Coppa del Mondo nel primo trimestri, affidandosi a quelle giudicate più sicure per permettere la perfetta organizzazione dell’evento. Con il divieto d’ingresso, Östersund verrebbe automaticamente tagliata fuori. «La nostra grande frustrazione è legata al fatto che l’IBU prenderà una decisione la prossima settimana, quindi se possiamo portare un messaggio positivo dal governo, preferibilmente entro mezzanotte di domani, risolviamo il problema in Svezia e quindi rafforziamo le nostre possibilità».
L’organizzatore ha poi aggiunto: «Il governo deve fare questa eccezione per coloro che sono impegnati nell’evento. Altrimenti, noi e il settore turistico avremo bisogno di ulteriori pacchetti di aiuto in futuro. Dopo aver perso la gara di IBU Cup a Idre, perdere anche la Coppa del Mondo sarebbe un altro duro colpo. Sarebbe quasi tragicomico cadere perché in Svezia non siamo così veloci nel prendere una decisione. Una situazione clamorosamente frustrante».
Al di là delle scelte del governo, Östersund potrebbe ugualmente perdere la Coppa del Mondo se l’IBU ritenesse le altre sedi più opportune: «Questa è un’altra questione, ma non dobbiamo certo cadere nella trappola di essere noi stessi a non dare rassicurazioni. Dateci intanto la possibilità di offrire la Svezia come sede della tappa».
Se Östersund dovesse restare come sede ospitante, probabilmente a uscire sarebbe un’altra tappa. Addirittura Jemteborn si è offerto di ospitare tutte le prime tappe: «Potrebbe esserci anche la possibilità che si faccia tutto in un’unica località. In realtà ho suggerito all’IBU di farlo qui. Ma prima dobbiamo poter portare gli atleti in Svezia».