Redazione

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Nella passata stagione, grazie ad alcune buonissime prestazioni in OPA Cup è riuscito a guadagnarsi la convocazione per il Tour de Ski, che ha portato a termine sfiorando in un paio di occasioni la zona punti. Mikael Abram ha imparato tanto da quell’esperienza, ha compreso meglio i propri punti deboli e proprio su quelli sta intervenendo per poter fare il tanto atteso salto di qualità.

Ripartito dalla squadra di sede del Centro Sportivo Esercito, il valdostano classe ’96 era la passata settimana in raduno con i compagni a Brunico. L’abbiamo incontrato in occasione di un allenamento ad Anterselva, approfittando dell’occasione per fare con lui il punto della situazione sulla preparazione estiva, parlare degli obiettivi e descrivere anche l’ottimo clima all’interno della squadra del Centro Sportivo Esercito, nella quale ha trovato due amici come Daniele Serra e Giacomo Gabrielli.

A 35 anni le motivazioni sono ancora altissime, anche perché nelle ultime due stagioni ha ottenuto i suoi due migliori risultati in carriera, giungendo decima nella 10km in skating di Davos nella stagione 2018/19 e tredicesima lo scorso anno nella lunga 37km di Meraker. Elisa Brocard, poi, ha trovato un'ulteriore motivazione anche dal dispiacere per il mancato inserimento nella squadra nazionale, che pensava di meritare. Così la valdostana ha deciso di non arrendersi e prepararsi con la squadra di sede del Centro Sportivo Esercito, diventando un importante punto di riferimento per le sue giovani compagne, Federica Cassol e Laura Colombo.

In occasione del raduno della squadra del Centro Sportivo Esercito a Brunico, abbiamo avuto l'opportunità di intervistarla durante un allenamento sulla pista di Anterselva. Con lei abbiamo fatto il punto della situazione sulla sua preparazione.

Stessa nazione, due decisioni opposte. Mentre la nazionale norvegese di biathlon ha deciso di recarsi in Italia, a Lavazè, nonostante il nostro paese sia considerato ad alto rischio dalle autorità norvegesi per quanto riguarda l’emergenza covid-19, quella di sci di fondo ha deciso di restare a casa.
    
Tradizionalmente la Norvegia dello sci di fondo ha in programma un raduno in quota, in Val Senales, nel periodo autunnale, ma questa volta sembra proprio che gli atleti saranno costretti a rinunciarvi. «Abbiamo tenuto la porta socchiusa fino a poco tempo fa – ha affermato Espen Bjervig, responsabile dello sci di fondo della Norwegian Ski Association, all’agenzia NTB – ma al momento non ci sono piani per alcun raduno in quota in questo autunno».

A partire dagli anni ’80 la nazionale norvegese ha sempre raggiunto la Val Senales con alcuni suoi atleti, ma sembra proprio che nel 2020, a causa della pandemia, i norvegesi proseguiranno la loro preparazione in Norvegia. Un fatto veramente molto curioso se si considera invece la decisione presa dal biathlon, che per altro ha bisogno di strutture più specifiche rispetto al fondo, dal momento che ha anche il poligono. Chi avrà ragione? Sicuramente alcuni fondisti della squadra norvegese non saranno contenti.

Prosegue il gioco che la Federazione Italiana Sport Invernali, in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, hanno creato per festeggiare l'importante traguardo dei 100 anni dalla nascita della FISI. Si vuole eleggere l'atleta che in questo secolo di vita ha scritto le pagine più belle degli sprot invernali fra le quindici discipline della federazione. La FISI ha voluto precisare che in gara sono stati inseriti solo gli atleti viventi che hanno partecipato ad edizioni della Coppa del Mondo, questo dopo che molti avevano segnalato l'assenza di personaggi storici delle discipline invernali come Zeno Colò ed Eugenio Monti.

Il gioco ha inizialmente visto coinvolti 32 atleti, schierati in un tabellone tennistico. Ne sono rimasti sedici tra i quali appena quattro fondisti (Federico Pellegrino, Maurilio De Zolt, Manuela Di Centa e Stenia Belmondo) e una biatleta, Dorothea Wierer. Tabellone tennistico un po' particolare, però, perché due icone dello sport come Stefania Belmondo e Gustavo Thoeni si trovano infatti di fronte già agli ottavi di finale. Insomma uno/a tra l'olimpionica piemontese (l'atleta italiana più medagliata alle Olimpiadi Invernali) e il vincitore di un oro olimpico e ben cinque mondiali nello sci alpino sarà già eliminato/a. Un vero peccato perché nella nostra personale classifica sarebbero assolutamente almeno nella top five. Altre due sfide tra sci alpino e sci di fondo si avranno con Piero Gros e Maurilio De Zolt che si affronteranno nella parte bassa del tabellone, mentre Federico Pellegrino e Sofia Goggia saranno avversari nella parte alta. Infine fondo contro biathlon nello scontro tra Manuela Di Centa e Dorothea Wierer.

Ecco il link dal quale si può votare: VOTA L'ATLETA DEL SECOLO - OTTAVI DI FINALE

TABELLONE ATLETA DEL SECOLO

2° TURNO
Alberto Tomba-Michela Moioli
Kristian Ghedina-Dominik Paris
Federica Brignone-Isolde Kostner
Federico Pellegrino-Sofia Goggia

Piero Gros-Maurilio De Zolt 
Manuela Di Centa-Dorothea Wierer 
Deborah Compagnoni-Armin Zoeggeler
Stefania Belmondo-Gustav Thoeni

Più si avvicina l’inizio della stagione e maggiore è la preoccupazione da parte di tutti i team sul divieto all’utilizzo del fluoro che entrerà in vigore dal prossimo mese di novembre. A peggiorare le cose il ritardo della preparazione del macchinario che dovrà rilevare la presenza di fluoro sotto gli sci. L’emergenza covid-19 ha ovviamente rallentato il processo, così i team dovevano provare per la prima volta soltanto a settembre il dispositivo costruito dalla Kompass in una due giorni di test – 23 e 24 settembre – che era stata organizzata appositamente. Le cose però sono ulteriormente cambiate, dal momento che alcuni test interni non hanno dato l’esito sperato, così alle squadre non sarà data l’opportunità di provare questo strumento fino al mese di ottobre, praticamente a un mese dal via ufficiale della stagione. Inoltre ogni squadra avrà soltanto un’ora per provare, cosa che rende tutto più difficili.

È tanta la preoccupazione all’interno delle squadre, ora soprattutto quelle del Nord Europa, quei paesi come Norvegia, Svezia e Finlandia che sono i principali artefici in realtà di questa rivoluzione, ma adesso sembrano essere coloro che più la temono.

Il responsabile dei materiali della nazionale svedese di biathlon, Johan Wåhlström, ha espresso tutti i propri dubbi in un’intervista a SVT: «Ci sono grandi differenze – ha affermato, parlando del passaggio dal fluoro ai prodotti privi di esso – è come passare dalla Formula 1 ad una gara popolare. Io stesso faccio questo lavoro da 22 anni e ho sempre lavorato esclusivamente con prodotti fluorurati. I prodotti che ora utilizzeremo non li avevamo nemmeno inclusi nelle prove, sono veramente pessimi».

In questi giorni sia il team dei materiali della nazionale svedese di biathlon che quello del fondo sono a Torsby, all’interno del tunnel, per fare delle prove in vista della prossima stagione. Assieme stanno cercando di trovare delle valide alternative al fluoro per riuscire a tenere un’alta competitività. Allo stesso tempo ci si preoccupa però del lavoro che staranno facendo gli altri: «Una delle nostre più grandi paure – ha ammesso Wåhlströmè che qualche altra squadra nazionale abbia trovato qualcosa che non ha nessun altro». In fin dei conti accadde così anche ai tempi del fluoro.
La preoccupazione principale, però, è un’altra, la paura di un vero e proprio doping dei materiali: «Quello che più ci preoccupa è la possibilità che il sistema di controllo non funzioni. Temiamo di finire in qualcosa che sarebbe anche più grande del doping. Penso che molti cercheranno di aggirare il sistema. Abbiamo ovviamente paura che altri possano utilizzare prodotti al fluoro e poi li coprano in modo che la macchina non li rilevi, ottenendo però lo stesso effetto in pista. Ne abbiamo parlato sia con la Norvegia che con la Finlandia, anche loro la pensano come noi. Al momento, non avendo ancora visto la macchina, non sappiamo se c’è la possibilità di aggirare il problema».

Insomma questa rivoluzione arrivata troppo in fretta e bruciando le tappe sta mettendo paura agli addetti ai lavori, che speravano probabilmente di avere – come giusto che fosse – già tutto chiaro in questa fase. «A quanto ho capito ci sarà una sorta di valore limite – ha spiegato lo skiman svedese – vedremo se sarà il 20, 10 o 0,01 percento. Non he ho idea. Probabilmente verrà deciso in ottobre, quando ci sarà permesso di venire in Germania e provare questa nuova macchina sui nostri sci puliti. In questo momento è tutto molto incerto, ma si spera di saperne di più in ottobre».

Insomma la stagione si avvicina e la confusione è ancora tanta. Senza tenere in considerazione la pulizia degli sci trattati per anni con prodotti fluorurati o anche le sacche per il trasporto. Gettare via tutte queste cose sarebbe un bel problema.

La notizia della cancellazione dell’IBU Cup Junior di biathlon e della prima parte della prossima IBU Cup è soltanto l’ultima delle news che hanno sicuramente deluso gli appassionati. Tante le competizioni ancora in dubbio, mentre molte altre sono state già cancellate, comprese le Universiadi.


Eppure in alcune nazioni qualcosa si sta muovendo nel tentativo di salvare la stagione sportiva, non soltanto invernale. Questo premettendo sempre che l’emergenza covid-19 ci ha già insegnato a non trarre mai giudizi o idee affrettate, perché tutto può sempre cambiare da un momento all’altro.

Dall’Austria però arrivano delle buone notizie. Il governo austriaco ha infatti reso pubbliche le restrizioni per gli eventi pubblici che si svolgeranno nel corso del periodo invernale. Il numero di spettatori ammessi a spettacoli o eventi sportivi sarà ridotto a 1500 al chiuso e 3000 all’aperto, quando ovviamente potranno essere assegnati i posti. Gli eventi che si svolgeranno in presenza di un pubblico mobile (in piedi) saranno costretti a limitare la partecipazione a 50 persone all’interno e 100 all’aperto. 

A questo punto, per esempio, se dovesse regolarmente svolgersi la tappa della Coppa del Mondo ad Hochfilzen, all’interno dello stadio potrebbero entrare fino a tremila persone, con altre 100 a bordopista. Stesso discorso quindi per le gare di salto a Bischofshofen e Innsbruck e per la combinata nordica a Ramsau e Seefeld. Ovviamente, però, bisognerà poi capire se ci saranno restrizioni per gli atleti stranieri. Riusciranno tutti ad entrare regolarmente in Austria? Questo è un altro discorso.

Sotto questo punto di vista molto importante quanto deciso dal governo svizzero. A partire da lunedì, infatti, nessun atleta svizzero sarà interessato da misure di quarantena al suo ritorno in patria. Ogni fondista, saltatore o biatleta, quindi, potrà viaggiare ovunque in Europa, senza doversi sottoporre a misure di isolamento al suo ritorno. L’unica condizione è quella di partecipare a un evento che attui misure sanitarie rigorose.

Il Consiglio federale non si è ancora pronunciato su un’eventuale quarantena riguardante gli atleti stranieri in arrivo in Svizzera, ovviamente fondamentale per ciò che accadrà nella prossima stagione, visto il paese rossocroaciato sarà ad esempio il punto di partenza del Tour de Ski. La sensazione, però, è che anche agli atleti stranieri sarà molto probabilmente applicata la stessa regola valida per gli svizzeri. Ciò rappresenterebbe un passo avanti molto importante.

Nella passata stagione ha fatto il doppio salto, passando in poche settimane dall’esordio in IBU Cup a quello in Coppa del Mondo, ovviamente sempre in compagnia del suo fidato amico e compagno di squadra Tommaso Giacomel. Le ottime prestazioni degli ultimi anni, con un podio clamorosamente sfiorato al suo primo weekend in IBU Cup, hanno lanciato Didier Bionaz in Squadra A. La direzione agonistica azzurra, nell’ottica anche dei Giochi Olimpici italiani del 2026, ha optato per la svolta giovane, coinvolgendo ovviamente anche il biatleta valdostano del Centro Sportivo Esercito.

In occasione del raduno di Anterselva, che ha coinvolto tutte le nazionali azzurre, abbiamo avuto modo di incontrare Didier Bionaz per fare con lui il punto della situazione sulla preparazione in vista della prossima stagione e sapere come si sta trovando all’interno di un gruppo che comprende atleti di fama internazionale come Dorothea Wierer, Lisa Vittozzi, Lukas Hofer e Dominik Windisch.

Di seguito un estratto scritto dell’intervista a Didier Bionaz, che potete vedere per intero a fondo pagina.

«È stato bello incontrare nuovamente i miei ex compagni della Juniores, era un po’ che aspettavo questa occasione. La preparazione con la Squadra A? Fin da subito posso dire di aver scoperto tante cose, in particolare un nuovo modo di allenarsi, perché sono molto professionali. Inoltre sono tutti super gentili con noi, ci danno tanti consigli. È tanto stimolante allenarsi con loro e potrebbe sicuramente aiutarci. Se Hofer e Wierer ci hanno preso sotto la loro ala protettiva? Sono gentilissimi. A Luki piace tanto dare dei consigli, così passiamo molto tempo con loro. Ciò per noi è importante, perché sono due campioni. Hofer futuro allenatore? Non sarebbe male averlo un giorno dietro al cannocchiale, ma non so quali siano le intenzioni future di entrambi. Lui e Doro sarebbero dei bravi tecnici. Su cosa stiamo lavorando? Al tiro stiamo cercando di accorciare i tempi, soprattutto nella preparazione della serie. Atleticamente stiamo facendo un bel lavoro e cercando di migliorare sulla tecnica, seguendo il percorso intrapreso già negli ultimi due anni. Il bilancio è fin qui positivo, sta andando bene, meglio di quanto immaginassi perché credevo di patire di più i nuovi carichi. Il fisico ha reagito bene e fin qui sta funzionando tutto nel verso giusto».

Aveva già fatto il suo esordio in Coppa del Mondo nel 2019 ad Anterselva, ma lo scorso anno ha avuto l’opportunità di disputare per la prima volta in carriera una stagione intera nel massimo circuito internazionale, prendendo anche parte alla sua prima rassegna iridata, sempre nella località sudtirolese.
    
Daniele Cappellari ha avuto un anno per osservare, faticare, soffrire, capire come funzionano le cose tra i big della Coppa del Mondo e registrare tutto nella sua mente, deciso ad intervenire lì dove c’è da migliorare. Il giovane poliziotto di Forni di Sopra sa dove deve lavorare e si sta impegnando al massimo per fare il salto di qualità sugli sci.

La direzione agonistica azzurra ha voluto puntare su di lui, ritenendo giusto dare l’occasione a un giovane del ’97 di lavorare con la Squadra A e crescere allenandosi gente come Hofer e Windisch, condividendo questa esperienza con altri giovani che potrebbero accompagnarlo per tutta la carriera, come Giacomel, Bionaz e Braunhofer, costruendo così l’Italia del futuro.

In occasione del raduno di Anterselva, quindi, abbiamo avuto l’opportunità di incontrarlo. Ne è nata la seguente intervista

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