Redazione
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Mercoledì della settimana scorsa, pur avendo inizialmente in programma di fare un allenamento leggero, Lorenzo Romano non ha resistito all’opportunità di allenarsi insieme alla nazionale francese distance di fondo. Impossibile dire di no all’invito di Manificat, Gaillard e gli altri, che si stavano allenando in Valle Stura, dove vive il giovane fondista del CS Carabinieri e della nazionale Milano-Cortina 2026. “Giusto qualche chilometro” aveva pensato Romano, con l’idea di fermarsi lungo la salita del Colle Fauniera, lì dove Marco Pantani fece una delle sue imprese. La passione per il fondo è però troppa per accostare, togliersi gli skiroll e lasciare andare Manificat, Gaillard, Parisse, Backscheider, Lapalus e Lapierre, così Romano è arrivato fino in cima, facendo anche da Cicerone agli atleti francesi, intenti in un inedito raduno itinerante.
Una volta in cima, il tempo di una foto, qualche battuta, poi i francesi hanno proseguito per la loro strada, avendo altri due colli da scalare (Sampeyre e Agnello), mentre Romano è tornato a valle. Nella sua Demonte abbiamo quindi avuto la possibilità di incontrarlo per parlare di questa interessante esperienza, ma anche per fare il punto sulla preparazione che il piemontese sta svolgendo insieme alla squadra Milano Cortina 2026 allenata da Fulvio Scola e dare uno sguardo alla prossima stagione.
Nel corso del raduno, però, per divertirsi un po’ anche Krista Pärmäkoski ha deciso di provare a sparare. Magari qualcuno in Finlandia potrebbe temere un nuovo caso Nilsson, ma in realtà l’atleta l’ha fatto per puro divertimento. Come scritto nel suo messaggio, la fondista ha ripreso la carabina in mano dopo tredici anni e con al suo fianco un’insegnante di eccezione, come Mari Eder, ha cercato di coprire i bersagli.
Nel video postato da Pärmäkoski su Instagram si può notare un bel cinque su cinque, segno che la finlandese non è del tutto una novizia. Certo, lei stessa ha sottolineato di averci messo molto ad aprire e aver notato, cronometrandosi, che quando lei spara il primo colpo, le altre sono già uscite dall’area del poligono. Ma questo cinque su cinque le è bastatato per meritarsi anche il commento positivo proprio di Stina Nilsson. La FIS deve iniziare ad aver paura?
In Russia non è passata certamente inosservata la battuta fatta alcuni giorni fa da Johannes Klæbo, che, quando ha ricevuto la coppa per la vittoria della classifica sprint della passata stagione, ha affermato di voler riprendersi anche quella della generale «finita per sbaglio in Russia».
Markus Cramer, allenatore della nazionale russa, in particolare del gruppo che comprende anche Ustiugov e Belorukova, ha immediatamente risposto al campione norvegese: «È stato assolutamente giusto che la Coppa del Mondo sia finita in Russia, perché Alexander (Bolshunov, ndr) è stato il migliore durante tutta la stagione, senza alcun dubbio, soprattutto nel finale. Tutti abbiamo visto il suo grande talento».
L’allenatore ha quindi rilanciato, convinto che nelle prossime due stagioni la Russia saprà dare battaglia alla squadra norvegese. «Mi auguro che sia Bolshunov che Ustiugov daranno una bella battaglia ai norvegesi nei prossimi due anni. Penso che non sarà facile per la Norvegia riprendersi questa coppa. Abbiamo una squadra giovane, forte e molto motivata».
Secondo Cramer è positivo che non siano soltanto atleti norvegesi a vincere la Coppa del Mondo e spera che presto anche al femminile la Russia possa dare battaglia. «È positivo che non sia solo la Norvegia a vincere. Spero che in futuro possa accadere lo stesso anche nel fondo femminile, che Nepryaeva competa per vincere la generale e Yulia Belorukova si prenda la coppa sprint per poi lottare anche per il grande globo di cristallo».
Tutto ciò che la riguarda fa sempre notizia, figuriamoci il suo forfait al Toppidrettsveka e al successivo raduno della squadra nazionale norvegese. Therese Johaug è apparsa umana per la prima volta dal suo ritorno alle gare, ha dimostrato di poter andare in difficoltà di fronte ad allenamenti troppo duri, di non essere indistruttibile. I tifosi norvegesi ovviamente si pongono ora tante domande, qualcuno è giustamente preoccupato in vista della prossima stagione. Per questo motivo, con l’obiettivo di chiarire la situazione, il portale Dagbladet ha intervistato Pål Gunnar Mikkelsplass, da tanti anni personale trainer della campionessa norvegese.
L’allenatore ha subito tranquillizzato tutti sottolineando che Johaug ha rallentato per evitare il rischio di andare in sovrallenamento, recependo immediatamente i segnali inviatele dal suo corpo: «Naturalmente se non avesse premuto il freno avrebbe rischiato di finire in overtraining. La maggior parte degli sciatori di fondo di alto livello sono al limite di ciò che possono tollerare, devono farlo se vogliono tenere il passo. Finora non ci sono drammi, ma non sappiamo come sarà la situazione tra quattordici giorni».
Mikkelsplass conosce molto bene Johaug ed è convinto che la situazione si risolverà, ma l’atleta dovrà allenarsi con molta calma ancora per due o tre settimane. «I segnali che ha sentito sono stanchezza, molta rigidità alle gambe e sensazione di non stare bene. Questi sono i tipici segni di quanto lo sforzo è diventato troppo grande». Negli ultimi giorni Johaug si è recata all’Olympiatoppen, il centro medico norvegese, dove ha fatto diversi trattamenti di massaggi. «La risposta è stata positiva – ha affermato – ci sarà poco allenamento questa settimana, quindi vedremo quanto tempo dovrà tirare il freno. Therese non è la prima ad avere questo problema, ma fortunatamente ha riconosciuto i segnali relativamente presto».
Secondo l’allenatore è stato fondamentale che Johaug abbia riconosciuto immediatamente i segnali dell’arrivo dell’overtraining. «Credo che abbiamo sotto controllo la situazione, ma è importante prenderlo sul serio quando si presenta. Se non cogli i segnali, può durare a lungo. Ora avrà tra i 14 giorni e le tre settimane con poco allenamento. Therese è brava a conoscere il suo corpo, quando sente che è abbastanza sa mettere un freno prima che sia troppo tardi, così la situazione non si complica».
L’allenatore ha poi indicato quelle che secondo lui possono essere state le cause di questo problema. Una di esse potrebbe essere anche la sua gara di atletica al Bislett, quando da sola è riuscita ad andare sotto il minimo dei diecimila metri. Per Mikkelsplass in questo caso il problema non sarebbe stato lo sforzo, quanto tutto il clamore attorno alla sua prova: «È stato tanto stressante per Therese, perché dall’esterno molti le chiedevano tanto. Si è giocata tanto, ci è riuscita e si è divertita, ma guardandoci alle spalle, forse tutto questo ha avuto un carico eccessivo su di lei. Sicuramente ha tratto tanta energia positiva da questa competizione, ma molte energie sono state anche consumate». Non solo i 10000 del Bislett, per l’allenatore della campionessa norvegese, Johaug potrebbe aver risentito anche dell’impossibilità di andare ad Aspen per il suo classico soggiorno in quota negli Stati Uniti. Solitamente Johaug si ferma lì per un mese in primavera con il fratello e la compagna di squadra Østberg, concentrandosi soltanto su allenamento e riposo. «Abbiamo provato ad eseguire lo stesso programma, ma diventa un allenamento più duro in pianura. Allo stesso tempo, quando è in Norvegia, ci sono tante altre cose che deve fare, tutto diventa più frenetico per lei. Ci rendiamo conto dell’importanza di andare in quota ora che non ne abbiamo la possibilità. Per lei è anche la possibilità di allontanarsi dalla vita di tutti i giorni, una cosa molto positiva in termini di allenamento».
In ogni caso Mikkelsplass ha ribadito la sua tranquillità, che poi riflette quella dell’atleta: «Ora deve prima di tutto stare attenta, poi dovrà avere un buon periodo di allenamento a ritmi tranquilli, quindi ci auguriamo possa avere nuovamente una fase di allenamento più duro e in intenso verso l’inizio della stagione».
Si è concluso il raduno di Forni Avoltri che ha coinvolto la nazionale Juniores maschile e femminile di fondo. I dodici giovani della nazionale italiana, diretta da Luciano Cardini, Paolo Rivero e Michela Andreola, si sono allenati presso la Carnia Arena International Biathlon Centre di Piani di Luzza, dove negli stessi giorni era presente anche la nazionale Juniores e Giovani di biathlon.
Per la squadra azzurra erano presenti Alessandro Chiocchetti, Luca Sclisizzo, Matteo Ferrari, Elia Barp, Andrea Gartner, Nicolò Cusini. Anna Rossi, Giulia Cozzi, Francesca Cola, Nadine Laurent, Lucia Isonni e Sara Hutter. Ai dodici gli allenatori hanno proposto lavori di potenza aerobica con allenamenti a media intensità e una serie di lavori di potenza e capacità anaerobiche, come scatti ed esercizi corti veloci. Tanti i lavori di intensità, per sfruttare anche al meglio la pista da skiroll di Forni Avoltri. Sabato si è anche disputato un test sugli skiroll, di 5km per le donne e 10km per gli uomini, al quale ha partecipato anche la squadra del Comitato FISI FVG. Per tutti è stata la prima occasione di misurarsi anche con le distanze. A far registrare i migliori tempi sono stati Alessandro Chiocchetti e Francesca Cola.
Il prossimo raduno si svolgerà dal 5 al 12 settembre ad Isolaccia, dove insieme alla squadra Under 20 sarà presente anche il gruppo Atleti di Interesse Nazionale. In programma due test di confronto tra gli atleti e altri lavori di intensità sulla pista di skiroll ad Isolaccia, località che a dicembre ospiterà anche una tappa di OPA Cup.
A due anni dal suo ritiro è pronta a tornare nuovamente alle competizioni, anche se lontano dalla Coppa del Mondo. A quarant’anni Marit Bjørgen sta per ripartire dal circuito delle lunghe distanze, il Visma Ski Classics, messa sotto contratto dal Team Ragde Eiendom dei fratelli Aukland.
Ovviamente sono tante le aspettative attorno ad un’atleta che nella sua splendida carriera ha vinto la bellezza di quindici medaglie alle Olimpiadi, otto d’oro, quattro d’argento e tre di bronzo, che ne fanno l’atleta più grande di sempre alle Olimpiadi Invernali. Lei però, nel corso di un’intervista rilasciata a VG in occasione della presentazione del programma televisivo Landskampen, ha chiarito che non vuole considerarlo un vero e proprio ritorno, ma solo una motivazione in più ad allenarsi. «Se mi mancavano le gare e gli allenamenti? Più che altro ero alla ricerca di qualcosa che mi desse motivazioni ad allenarmi. È stato più difficile uscire ed allenarsi nei due anni successivi all’addio. È una competizione completamente diversa, una base completamente diversa. Non possiamo considerarlo un ritorno. Non è più come prima. Ma voglio vedere cosa posso ottenere allenandomi efficacemente per dieci ora alla settimana. Forse in alcune settimane saranno di più, in altre meno. La mia priorità sarà la famiglia».
Bjørgen non sa cosa aspettarsi dalle competizioni: «È qualcosa di completamente diverso da ciò che ho fatto in passato. Non so quanto sia buono il livello e non posso dire a cosa punto, in quando è qualcosa di diverso fare gare di quattro o cinque ore. Come sarà l’ultima ora? Sarà emozionante scoprirlo. La Vasaloppet ha novanta chilometri, è qualcosa di durissimo. In pratica è quasi la distanza che si ricopre sommando un Mondiale e un’Olimpiade».
L’olimpionica è quindi curiosa di mettersi alla prova in questo mondo tutto da scoprire: «Sarà divertente scoprire come affrontano queste gare, anche istruttivo per me. Ci sono più tattiche nelle gare a lunga distanza, soprattutto in quelle maschili dove il numero dei partecipanti è superiore. Nella maggior parte delle competizioni le donne partono prima degli uomini, quindi sarà importante sfruttare anche gli uomini nel corso della gara».
La norvegese ha trascorso alcuni giorni di raduno con la sua nuova squadra: «È stato durissimo, ma è stato anche bello sentirsi nuovamente stanchi. Tre giorni sono stati sufficienti, poi sono dovuta tornare a casa per riposare. Ho passato tanto tempo sul divano da quando mi sono ritirata, il primo anno ho lottato con la motivazione, poi sono rimasta incinta. Ho fatto molto meno allenamento di quanto pensassi. Ma da quando mi sono posta l’obiettivo della Vasaloppet, le cose sono cambiate. Ora sento di dover uscire ad allenarmi».
Si è chiuso a Forni Avoltri (Ud) il raduno del team juniores/giovani che ha visto coinvolto un nutrito gruppo di atleti, composto da David Zingerle, Iacopo Leonesio, Michele Molinari, Stefano Canavese, Elia Zeni, Marco Barale, Nicolò Betemps, Daniele Fauner, Beatrice Trabucchi, Hannah Auchentaller, Linda Zingerle, Martina Trabucchi, Rebecca Passler, Gaia Brunetto, Sara Scattolo e Ilaria Scattolo, seguiti dagli allenatori Mirco Romanin, Daniele Piller Roner, Fabio Cianciana, Edoardo Mezzaro, Aline Noro, Samantha Plafoni e Pietro Dutto.
"Lavorato quasi ogni giorno ad alta intensità, i ragazzi hanno risposto positivamente alle nostre proposte - è il commento a fine raduno di Romanin -, adesso ci prepariamo per il prossimo raduno di Anterselva che condivideremo con la squadre di Coppa del Mondo, sarà un'occasione molto stimolante per alzare l'asticella e porci nuovi obiettivi: tutti avranno l'opportuità di confrontarsi con alcuni dei più grandi interpreti del circuito come Wierer, Vittozzi, Hofer e Windisch, sarà importante imparare il maggior numero di cose".
Addirittura a cinque mesi e mezzo di distanza dall’ultima sprint di Coppa del Mondo, quella che ovviamente vinse a Konnerud, Johannes Klæbo ha ricevuto per posta il globo e la medaglia per la vittoria della coppa di specialità sprint. Un successo che sembrava anche sfuggirgli, quando si era scoperto solo in seguito alla gara di Konnerud, che lo sprint tour nordamericano avrebbe portato punti anche alla classifica di specialità e la Norvegia aveva deciso di non parteciparvi a causa del diffondersi dell’emergenza covid-19. Fortunatamente per Klæbo, le gare americane sono state poi cancellate e il campione norvegese ha potuto così ottenere una vittoria ampiamente meritata.
Klæbo ha vinto le ultime diciassette sprint tra Coppa del Mondo e Mondiale di Seefeld, non perde in questo format addirittura dal 30 novembre 2018, quando a Lillehammer si impose Federico Pellegrino, l’ultimo capace di vincere con il fenomeno norvegese in gara. Inoltre il campione del mondo è anche il primo atleta nella storia a vincere per quattro volte la coppa di specialità sprint e l’ha fatto in quattro stagioni consecutive.
Quest’anno però Klæbo non è riuscito a sommare la coppa di specialità al grande globo della classifica generale, andato a un immenso Bolshunov. Così, quando ha ricevuto il riconoscimento, Klæbo ha subito lanciato la sfida al russo attraverso i social della FIS: «Finalmente! Qui è la prova che nella passata stagione ho vinto la Coppa del Mondo Sprint. Anche se la coppa sprint è bella, mi sta mancando il trofeo della classifica generale. Penso che sia finito per sbaglio in Russia quest’anno. Il prossimo anno, lo rivoglio indietro. Li voglio entrambi per la prossima stagione».
Seppur con un tono scherzoso, Klæbo ha quindi mandato un messaggio importante a Bolshunov: per la prossima stagione vuole tutto.