Redazione

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Federico Pellegrino ci ha provato, ma contro questa Norvegia più che un'impresa sarebbe servito un miracolo. A Trondheim, nella sprint in tecnica classica, i padroni di casa calano il pokerissimo, agguantando il successo con l'imbattibile Johannes Hoesflot Klaebo, che vince in scioltezza davanti a Paal Golberg ed Erik Valnes.

Quarta e quinta posizione ancora per due atleti norge, Emil Iversen Finn Haagen Krogh. Sesta piazza per Chicco, che ha provato a resistere nella prima metà di gara, per poi cedere nella sua seconda parte e complimentarsi all'arrivo con Klaebo e soci.

In particolare, il valdostano si è reso protagonista di una partenza controllata, nella quale si è accodato al quintetto norvegese, trainato da Valnes. Intorno a metà gara, Chicco ha tentato di risalire la china spostandosi sul binario centrale, nella speranza di sfruttare il corridoio venutosi a creare, ma dopo pochi metri è stato nuovamente sopravanzato dai suoi inseguitori e ha alzato bandiera bianca.

Da segnalare in casa azzurra l'ottima performance di Francesco De Fabiani, che ha superato i quarti di finale come lucky loser e ha mancato l'accesso alla finalissima per soli quattro decimi di secondo.

Nota a margine: out il russo Alexander Bolshunov, che in semifinale si è letteralmente inciampato sul rettilineo, mentre abbozzava la volata, ed è franato a terra. Caduta in semifinale anche per lo svedese Johan Haeggstroem, con annessa rottura del bastoncino.

CLASSIFICA FINALE SPRINT TC TRONDHEIM:

1. J.H. Klaebo (NOR) 2:52.07

2. P. Golberg (NOR) +1.20

3. E. Valnes (NOR) +1.60

4. E. Iversen (NOR) +5.79

5. F.H. Krogh (NOR) +18.91

6. F. Pellegrino (ITA) +22.78

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La Südtirol Arena regala una staffetta tra le più avvincenti e cariche di pathos di sempre che conferma la Norvegia leader del movimento, con Marte Røiseland a mettersi al collo la sesta medaglia della rassegna, la quarta d'oro. Una gara a due facce, con l'Italia che ha provato a far saltare il banco nella prima metà con Lisa Vittozzi e Doro Wierer per poi afflosciarsi nella seconda parte. Percorso inverso invece per la Norvegia - che ha patito in avvio con Solemdal e Tandrevold - e la Germania che dopo la prima frazione lamentava già un centinaio di secondi di svantaggio.

Oro dunque per la Norvegia con Solemdal, Tandrevold, Eckhoff e Røiseland, argento per la Germania di Horchler, Hinz, Preuss ed Hermann che nel finale si sbarazza dell'Ucraina, ancora una volta capace di dire la sua a staffette e protagonista di un bronzo con Merkushna, Dzhyma, Semerenko e Pidhrushna.

Un altro psicodramma per Hanna Öberg che al poligono finale è crollata sotto i colpi della tensione, incorrendo in un giro di penalità: quinto posto finale alle spalle anche della Repubblica Ceca; ottava la Russia, decima l'Italia, quattordicesima alla Francia.

Norvegia sempre leader, dunque. In difficoltà nelle prime due frazioni (1'11 lo svantaggio di Tandrevold da Wierer al giro di boa) ha costruito il successo nella seconda parte, nonostante il tradimento parziale di Eckhoff (1 giro di penalità) grazie soprattutto all'eccellente robustezza di una Røiseland formato superstar. Emblematico in tal senso il poligono finale dell'ex signorina Olsbu: precisa, rapida e veloce, per mettere pressione ad una Öberg crollata proprio sul più bello e per involarsi verso il quarto oro personale della rassegna (dopo mista, sprint e single mixed) a cui vanno ad aggiungersi i due bronzi raccolti nelle due giornate di magia di Doro Wierer, inseguimento ed individuale.

E dietro alla Norvegia, con nove ricariche effettuate, ecco la Germania. L'avvio tedesco è stato da trauma, ma Hinz, Preuss ed Herrmann hanno quindi suonato la carica per un argento - medaglia d'ordinanza per i tedeschi ad Anterselva 2020 - che sa di trionfo al culmine di una stagione davvero difficile, con un inizio in salita e tanto di 0 atlete a punti nella sprint di Hochfilzen, solo due mesi fa.

Che dire dell'Ucraina? Passano gli anni, aumenta l'esperienza ma permane la capacità di esserci quando conta. Magari poco appariscenti, ma oltremodo concrete e sempre pronte ad azzannare la preda per mettersi al collo una medaglia. Ed oggi la preda è (ancora una volta) la Svezia di Hanna Öberg: il tiro in piedi è stato ancora una volta fatale alla svedese che continua ad essere a mani vuote ad Anterselva e dopo tre quarti posti è costretta a fronteggiare un'altra delusione. D'accordo, anche per le gialloblù la partenza è stata ad handicap, ma l'ultima sessione di tiro a braccetto con Røiseland non è possibile giocarla così.

Con la Francia che si è confermata ancora una volta in difficoltà - al femminile - si arriva al capitolo Italia.

La tattica era chiara: partire a tutta per costringere le altre ad inseguire e vedere cosa ne vien fuori. Il risultato è stato una prima parte di gara eccezionale, complice la miglior Lisa Vittozzi di questo mese di febbraio ed una Wierer che dopo il primo errore a terra ha infilato una sessione di tiro da antologia, soprattutto il poligono in piedi dove ha rischiato l'inverosimile portando a casa un 5/5 con tempi assurdi.

Poi però Federica Sanfilippo è incappata in troppe difficoltà al tiro: i due giri di penalità in piedi sono stati letali per le speranze nostrane e le chance di podio si sono di fatto spente in quel frangente.

Tanto si discute sulla scelta delle frazioniste. Si poteva coinvolgere Nicole Gontier - ma con quali garanzie vista la resa non proprio positiva al tiro degli ultimi tempi - oppure modificare l'ordine degli addendi, ma se la condizione della terza e quarta atleta in ordine di valore è quella vista oggi, resta difficile immaginare quale schema avrebbe potuto dare qualcosa in più. Il vero peccato è non aver potuto disporre di 4 atlete al massimo della forma: qui si dovrebbe recriminare, più che sull'ordine delle staffettiste. Perchè con 3 giri di penalità, in fondo, non si va di certo sul podio.

 

La cronaca della gara

In prima frazione, Lisa Vittozzi con il pettorale numero 10 impiega poco più di un chilometro per prendere il comando delle operazioni ed incaricarsi di dettare il ritmo. Nel tiro a terra una ricarica non rallenta la sappadina che esce per prima a braccetto con la russa Yurlova per poi allungare ulteriormente. Un eccellente secondo poligono la lancia in solitudine, per raggiungere la zona cambio e passare il testimone a Dorothea Wierer con 24" sulla Russia e 27" sugli Stati Uniti: distacchi già abbondanti grazie alla prova convincente di Vittozzi. La Norvegia con Solemdal si trova così a 40", addirittura a 1'10 la Germania di Horchler.

Il canovaccio azzurro è ormai chiaro: spingere a tutta e rischiare al poligono. Wierer fa esattamente così e allunga in testa, manca il primo bersaglio a terra ma poi infila una serie veloce che la conferma leader indiscussa. Ma è il poligono in piedi di Dorothea a far strabuzzare gli occhi anche ai non addetti ai lavori: con uno shooting time di 19" (e cinque centri) rifila almeno 5" a tutte nelle operazioni di tiro. La spinta nell'ultimo giro non cala e così a metà gara Wierer può lanciare Federica Sanfilippo con 57"9 sulla Polonia, 1'08 sulla Russia a braccetto con la Repubblica Ceca e la Norvegia in scia (1'11) e via dicendo. Per quanto riguarda le altre nazioni "big", la Francia è a 1'22, la Germania è a 1'38, la Svezia sfiora i due minuti. Ma ora la caccia all'Italia è lanciata, anche se inseguire - Single Mixed docet - è sempre peggio che stare davanti.

Federica gestisce piuttosto bene il poligono a terra, concede due ricariche sullo stesso bersaglio ma se ne va prima che le altre inizio a sparare. E gli errori fioccano: 3 per Eckhoff che si salva con le ricariche, idem la ceca Charvatova, Aymonier ne sbaglia 5 e si concede due giri di penalità, salutando ogni velleità; bene la svedese Persson, un solo errore per Preuss, ma si ritrovano comunque ad oltre 1'22 da Sanfilippo. 

In piedi succede di tutto. Federica fatica a trovare i bersagli e si becca a sua volta due giri di penalità, ma Eckhoff la imita (1 giro) e lo stesso fa la russa Mironova. Capita così che la Polonia di Camila Zuk si ritrova da sola al comando con 35" di margine sul gruppone ricompattato, in cui spicca l'esemplare poligono di Franziska Preuss che riporta la Germania a sedersi al tavolo delle medaglie. Poco dietro anche la Svezia, che vede a sua volta la strada di ritornare a lottare per il podio.

Zuk scia forte e si presenta allo stadio per lanciare Magdalena Gwizdon con oltre 40" di vantaggio sul gruppo che comprende la Norvegia di Marte Røiseland, la Germania di Denise Herrmann, la Repubblica Ceca di Puskarcikova, la Svezia di Hanna Öberg e l'Italia che schiera la debuttante Michela Carrara.

A terra i due errori polacchi ricompattano ulteriormente il tutto. Gwizdon si ritrova con una manciata di secondi di margine sulla coppia Røiseland (perfetta al tiro) - Öberg (1 ricarica) che prima di uscire dal bosco la sverniciano. Poco dietro, Denise Herrmann si concede due errori e torna ad inseguire, nella scia dell'Ucraina. Ancora difficoltà azzurre al poligono, con Michela Carrara costretta a sua volta a percorrere un giro di penalità.

L'ultimo poligono sarà dunque decisivo. Non poteva che essere la Regina di Anterselva 2020 Marte Røiseland a dare a tutte la lezione definitiva: un secondo poligono perfetto la proietta verso la sesta medaglia iridata della rassegna (la quarta d'oro) con ampio margine sull'Ucraina di Pidhrushna e sulla Repubblica Ceca di Puskarcikova. Salta per aria Öberg che gira (la stessa storia di Östersund 2019), Herrmann limita i danni che si giocherà l'argento proprio con l'Ucraina. Due errori per Carrara, in corsa per il decimo posto finale.

La sesta edizione della «Bondone Nordic Ski Marathon» è pronta per lo start. Per due giorni i migliori fondisti italiani si daranno battaglia sotto il sole delle Viote, distribuendosi su quattro diverse competizioni, la 15 e la 30 km a tecnica classica di domani, sabato 22, e la 15 e la 30 km a tecnica libera di domenica 23. Le classifiche assolute daranno poi vita anche a quelle del nuovo «Campionato Trentino Marathon» (nella 30 chilometri a tecnica classica) e assegneranno punti per la Coppa Italia Ligu Master e Cittadini, in entrambe le giornate.

Fra i concorrenti in gara ci sono non pochi nomi di spicco della specialità, partendo dagli alfieri del SottoZero Nordic Team, ovvero Mauro Brigadoi, Francesco Ferrari, Simone Varesco e Mathias Defrancesco, tutti e quattro al via sia sabato sia domenica. Con loro troveremo gli uomini di punta del Robinson Ski Team, quali Matteo Tanel, Lorenzo Busin, Florian Cappello, Roberto Passerini, Caterina Piller e la mitica Justyna Kowalczyk, con un biglietto da visita rappresentato dalle sue cinque medaglie olimpiche. Per quanto riguarda il Team Futura sarà presente, tra gli altri, con atleti protagonisti delle edizioni passate, quali Julian Brunner, Jacopo Giardina, Riccardo e Stefano Mich e Marta Gentile. Infine saranno al via anche le ragazze della nazionale under-23 polacca, che in questi giorni si stanno allenando proprio alle Viote.

Alla 30 km in tecnica classica di domani prederà parte anche Antonella Confortola, che ha ripreso l’attività da qualche mese: «Ho ricominciato a gareggiare ad inizio febbraio alla “Dobbiaco – Cortina”, – racconta – quella del Bondone sarà quindi la seconda manifestazione a cui prendo parte quest’anno. Non è facile conciliare il lavoro a tempo pieno, il ruolo di madre e l’attività agonistica, ma ci proverò. Alle Viote vengo sempre molto volentieri, perché mi sento come a casa».

Per quanto concerne il tracciato, differirà di poco da quello dello scorso anno, leggermente modificato nella parte più a sud, dove i concorrenti imboccheranno un pezzo della pista blu in senso inverso rispetto al solito, e nella parte più a nord, dove sono stati aggiunti 500 metri non impegnativi per ottenere la distanza precisa di 15 chilometri.
La competizione organizzata dall’APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi e Trento Eventi Sport, in collaborazione con il Comune di Trento, Asis e la Scuola Italiana Sci Fondo Viote può contare, dunque, su una lista di partenti di prim’ordine, in linea con le ultime edizioni, ma le iscrizioni non ancora sono chiuse. Ci si può ancora garantire un pettorale, presentandosi all’ufficio gare delle Viote muniti di tutta la documentazione necessaria, compreso il certificato medico, sabato dalle 7.30 alle 9 e dalle 17.15 alle 18 e domenica dalle 7.30 alle 9.30.

Dopo una prima parte di stagione complicata, anche a causa di alcune problematiche che ne avevano frenato la preparazione estiva, Elisa Brocard è entrata in condizione proprio in tempo per presentarsi al meglio al tanto atteso Ski Tour 2020. Nella 34 km di Meraker, con un parco partenti di alto livello, la valdostana del CS Esercito ha chiuso al 13° posto, ottenendo così il suo secondo miglior risultato in Coppa del Mondo, dopo aver lottato per quasi tutta la gara per una top ten. La sua bella prestazione le ha consentito anche di posizionarsi in un'ottima 17ª piazza nella classifica del Tour, quando al termine mancano due gare, entrambe in classico, sprint e inseguimento da 15km.

Tanta la soddisfazione dell'azzurra per il risultato di ieri: «Sono molto contenta della gara di ieri, è stata tosta perché il tracciato era abbastanza duro e il vento complicava le cose. Ho fatto una partenza veloce per agganciarmi al gruppo con il quale ho poi fatto quasi tutta la gara, tranne gli ultimi chilometri, quando mi sono un po' staccata. Sono soddisfatta della mia gestione della 34km. È stata veramente dura, ma sono felicissima del mio 13° posto. Tenevo particolarmente a questo Tour e alla gara di ieri perché mi si addiceva. Sono maggiormente soddisfatta perché è stata una gara difficile e l'ho portata a termine con un bel risultato, che mi ripaga finalmente di questa stagione molto difficile per me».

Quattro anni fa Elisa Brocard disputò un anno nel circuito long distance. Per questo motivo le abbiamo chiesto se ciò l'ha aiutata nei ritmi di gara o nella gestione. L'azzurra crede che in realtà le sia servito soprattutto dal punto di vista mentale. «Aver disputato una stagione nelle lunghe distanze forse mi ha aiutato mentalmente, mi ha dato consapevolezza di dover soffrire. Alcune cose, poi sono diverse. Per esempio quando ho fatto le lunghe non dovevo portarmi il rifornimento, come accaduto ieri, anche se avevamo pure un rifornimento in pista. Sui ritmi non mi ha aiutato, in quanto quello di una long distance sono più tranquilli, almeno lo erano nell'anno in cui ho gareggiato io. In Coppa del Mondo si va più veloce e la pista era molto dura, perché la partenza era tosta con un gran dislivello. Direi quindi, che i ritmi in Coppa del Mondo sono più sostenuti. In più, se rimani da solo o ti stacchi dal gruppetto, non hai nessuno ad aiutarti, mentre nelle long distance hai i maschi o gli amatori che comunque possono tirarti e aiutarti. Qui in gara c'erano solo le donne, se ti staccavi dal gruppetto finivi per restare da sola e con il vento facevi fatica. Per questo ho cercato nel primo tratto di andare a tutta per agganciarmi a quel gruppo».

Lukas Hofer ha commentato, nella mixed zone dell'Arena Alto Adige, la prestazione azzurra nella single mixed relay, chiusa al nono posto.

Gara non facile per la coppia italiana, segnata dal numero alto di partenza (13) con cui ha dovuto fare i conti Dorothea Wierer e che ha costretto gli azzurri ad una continua rincorsa.

Hofer: "La gara è partita in maniera un po'strana, con il pettorale alto. Si è vista la difficoltà a passare, il bosco era veramente stretto. Quando Doro è arrivata la prima aveva quasi finito di sparare, i primi hanno fatto una gara tatticamente perfetta. Ho provato a recuperare in ogni modo, ci sono anche riuscito ma quell'ultimo errore di Dorothea che ha determinato il giro di penalità è stato troppo in quel momento, non era più possibile rimanere a contatto con i primi. Ma la staffetta si fa in due, si perde e si vince in due. Io mi sono sentito bene, soprattutto a terra, dove ho avuto modo di sparare anche più veloce. In piedi ho cercato di rischiare dopo aver visto i primi andare. Sono riuscito a chiudere subito con le prime due ricariche ma era difficile recuperare in quel momento. Poi i primi sono andati via e la gara è finita. Sensazioni in vista delle prossime due gare? Sensazioni sugli sci ottime, avevamo un gran bel materiale. Per quanto riguarda il tiro, a terra ho avuto sensazioni positive, mentre in piedi serve solo mantenere la calma e non farsi condizionare dalla fretta. Regola di partenza? Non è una regola che qualcuno ha inventato da un giorno all'altro, forse si potrebbe prendere il piazzamento dell'anno scorso ai Mondiali ma è sempre stata seguita la regola della classifica generale di specialità. Con il 13 per Dorothea era difficilissimo. E' successo, capita, si va avanti. Poligono? Il vento cambiava in continuazione, come negli scorsi giorni. Di certo non è un poligono facile, anche per l'altitudine."

Quando Alexander Bolshunov aveva alzato bandiera bianca nella semifinale della Sprint di Åre dopo essere stato tirato giù, sapeva bene che ai fini della classifica generale quella tappa avrebbe avuto poca importanza. Perché il più forte di tutti è ancora e sempre lui. Dopo aver dominato il Tour de Ski, aver di fatto chiuso la Coppa del Mondo 2019/2020, oggi ha messo la parola fine, o quasi, allo Ski Tour scandivano dominando la granfondo da 34 chilometri di Mareker. Ha fatto gara da solo, il russo. È rimasto coperto nella prima parte nella quale, con il vento a complicare tutto, era meglio stare a cuccia, per poi portarsi davanti quando il tracciato presentava la parte più impegnativa, fare selezione e continuare con una progressione che nessuno è riuscito a reggere. Quel ritmo lì, ad ora, lo tiene solo lui. Che sia alternato o pattinaggio poco importa. A 23 compiuti il 31 dicembre, Bolschunov è in rampa di lancio per vincere il primo Ski Tour della storia e per diventare il primo uomo a vincere Tour de Ski e Ski Tour, per di più nello stesso anno solare e nella stessa stagione di Coppa del Mondo.

Bolshunov ha vinto dopo 1 h 19'34" con 51"7 su Johannes Hoesflot Klaebo che in volata ha battuto gli altri norvegesi Emil Iversen, Martin Loewstroem Nyenget, Finn Hagen Krogh, lo svizzero Dario Cologna, l'altro norvegese Sjur Roethe, lo svizzero Roman Furger, il norvegese Simen Hegstad e il russo Andrey Melnichenko a chiudere i primi dieci. Il leader dello Ski Tour, Paal Golberg, è finito 12°, a 1'18".

Tra gli azzurri, Francesco De Fabiani ha chiuso 22°, a 2'40", Simone Daprà 45°, a 4'33", Paolo Ventura 43°, a 4'35", Giandomenico Salvadori 66°, a 7'17", Federico Pellegrino 75°, a 9'30", in compagnia dell'altro sprinter Simeon Hamilton.

 La Cronaca 

Il gruppone degli uomini di classifica si stabilizza dopo il terzo chilometro. Sino ad allora ci pensa Federico Pellegrino a tenere desta l'attenzione. In palio ci sono i punti del traguardo volante che vince con 7"4 su Klaebo e 7"9 su Krogh. Poi Pellegrino tira i remi in barca e va al traguardo. Davanti restano meno di quaranta e l'andatura resta controllata sino al ventesimo chilometro dei trentaquattro previsti. Anche perché, in mezzo alle nuvole, tira forte il vento e stare coperti ha vantaggi importanti. Sjur Roethe vince il traguardo volante del chilometro 20 e restano in 32 nel gruppo di testa. Francesco De Fabiani è li davanti. Gli altri azzurri Paolo Ventura e Simone Daprà sono nel secondo gruppetto che insegue a 1'35". Più indietro Giandomenico Salvadori, ancora più indietro Federico Pellegrino.

Davanti il ritmo si alza. Provano ad andarsene in tre: Roethe, Bolshunov e Krueger. Dietro Golberg deve farsi carico dell'inseguimento. Non c'è gioco di squadra e i due norvegesi se ne vanno con il russo che vuole prendersi lo scettro di re. Golberg e Iversen stanno lì davanti a tirare il gruppo inseguitore e davanti,. piano piano, allungano. Nessuno molla. E l'arrivo si avvicina. Il gruppo inseguitore è tirato da Niskanen e De Fabiani perde contatto. Ma è tutto il gruppo di testa che si sfilaccia. Davanti rimangono in due: Bolshunov e Roethe. Il leader di Coppa sfianca tutti: non è che accelera, sono gli altri che non reggono il suo ritmo. Bolshunov ha un solo obiettivo: mettere più secondi tra se e gli altri per chiudere lo SKi Tour prima della due giorni di Trondheim. Il pugno alzato sul traguardo sancisce il dominio della tappa e dello Ski Tour.

Nella classifica generale dello Ski Tour, Bolshunov guida con 1'05" su Paal Golberg e 1'06" su Sjur Roethe.

Nella classifica a punti Federico Pellegrino resta al comando con 64 punti davanti a Klaebo, secondo con 57. Poi il resto del mondo con Golberg terzo con 24 punti.

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Domani secondo giorno di riposo prima del gran finale di Trondheim con una Sprint e una gara classica. 

Nono posto per l'Italia nella single mixed di Anterselva 2020 vinta dalla Norvegia davanti a Germania e Francia con Dorothea Wierer e Lukas Hofer che commettono qualche errore di troppo al tiro.

Cinque errori nei primi due poligoni per Dorothea prima di un'avvincente rimonta e di un'ultima serie che ha tuttavia spento (altri 4 errori con un giro di penalità) le speranze azzurre.

Wierer paga senza dubbio il numero di partenza decisamente alto (13). Le sue dichiarazioni in mixed zone: "Poteva sicuramente andare meglio. Nel primo giro sono rimasta troppo indietro. Avevo le avversarie che mi calpestavano gli sci, non è il massimo perdere 15 secondi in pista ed arrivare al poligono quando le altre avevano quasi finito di sparare. Ovviamente dovevo rischiare il tutto per tutto, poi ho commesso un errore stupido dando due tacche che non dovevo dare. Pensavo fosse cambiato il vento ma non era così. Pazienza. Ci sono stati troppi errori al tiro e si è reso necessario il recupero in pista. Queste sono gare condizionate dalla prova al poligono. Ci ho provato, mi sento molto bene sugli sci e dovevo per forza rischiare. Chiaramente poi sono arrivata al poligono più affaticata delle altre. Numero alto di partenza mi ha penalizzata? Non mi aspettavo di trovarmi al poligono quando le altre avevano già quasi finito di sparare. Ho provato a rimanere concentrata ma se devi per forza recuperare non è mai facile. Ultima serie? Ho cercato di tirare a tutta perchè sapevo che le altre davanti stavano sparando bene. Ho commesso un errore di troppo, ma quarto o nono posto non cambia nulla. Importante è la medaglia e non siamo riusciti a conquistarla. Prossime gare? Questa è una gara molto particolare, molto veloce. Le altre sono più da biathlon tradizionale, diciamo. Io mi sento molto bene, sono carica e spero di vivere un ben weekend."

Ancora la Norvegia: un altro oro mondiale per gli scandinavi nella single mixed relay, dopo il successo dello scorso anno. Trionfano, di nuovo, Johannes Bø Marte Røiseland, impeccabili quest'oggi. È, peraltro, la quinta medaglia consecutiva in questa rassegna iridata per Røiseland.

Seconda la Germania di Lesser e Preuss, con il primo che all'ultimo poligono ha commesso uno sbaglio fatale, che ha consentito a Bø di involarsi in solitaria e tagliare il traguardo a braccia alzate. Ottima, comunque, la performance dei tedeschi, che riscattano così la delusione del quarto posto iridato di dodici mesi fa.

Bronzo per la Francia di Jacquelin e Bescond; eroico, in particolare, Jacquelin dopo l'ultima sessione di tiro in piedi, quando ha continuato a sciare senza il supporto del bastoncino destro e incrementando addirittura il vantaggio sulla Svezia, quarta.

Seguono Svizzera, che per ampi tratti ha sognato il podio, Austria, Russia e Canada.

Niente medaglia per l'Italia, incappata in alcuni errori di troppo nella gara odierna: nono posto finale per Lukas Hofer e Dorothea Wierer, che pagano le imprecisioni commesse al poligono e il giro di penalità rimediato dalla 29enne nella sua seconda frazione.

Chiude la top ten l'Ucraina. Ventuno, in totale, le nazioni che hanno regolarmente concluso la propria performance.

LA GARA

La gara odierna si è svolta su un circuito breve e veloce, che non concedeva troppi varchi e possibilità di tergiversare troppo al poligono. Partenza rapida di Norvegia, Svezia e Francia, mentre rimane imbottigliata nel traffico Dorothea Wierer, che tenta di scattare sull'esterno, trovando però chiuso ogni spiraglio e galleggiando così intorno alla ventesima posizione. Al primo poligono tre errori per la nostra portacolori, che sfrutta tutte e tre le ricariche evitando il giro di penalità, ma esce dallo stadio con 27 secondi di ritardo. Perfetta l'uscita dal poligono di Svezia, Germania, Austria, Estonia e Francia. Nel tratto successivo, Wierer scatta e raggiunge le piazzole di tiro in sedicesima piazza, dove sbaglia altre due volte. Norvegia impressionante, al pari della Svizzera, con un solo secondo a dividere le due nazioni al momento del cambio con gli uomini.

Lukas Hofer perde sei secondi rispetto alla Norvegia, ma si mantiene in quindicesima posizione. Cinque su cinque al primo poligono da terra per l'azzurro, che si avvicina sensibilmente alla top five, precedendo la Francia. Doppia imprecisione, poi, nella sessione di tiro seguente, ma con le ricariche Hofer accelera e riesce a chiudere bene la sua prova, passando il testimone nuovamente a Wierer. Svizzera, Germania e Norvegia in testa, Italia undicesima con quasi 22 secondi di distacco.

Dorothea Wierer recupera metri e posizioni, portandosi al sesto posto a 12.5 secondi dalla vetta della gara. Clamorosa al primo poligono l'italiana, che prende tutti e cinque i bersagli e si getta all'inseguimento della Norvegia, con Svizzera, Svezia e Germania, agganciando poi il treno di testa e lasciando letteralmente sul posto la tedesca Preuss. L'ultimo poligono, ahinoi, si rivela nefasto: nulla da fare per Dorothea, che sbaglia più del previsto e rimedia financo un giro di penalità. Spetta ora a Hofer compiere il miracolo.

Al primo poligono un solo errore per Hofer, rapido nell'esecuzione e nella ricarica, ma la zona medaglie è ormai lontana. Davanti è testa a testa fra Bø e Lesser. Decisivi gli ultimi cinque tiri: zero imprecisioni per il norge, una per il tedesco. Hofer manca il 5 su 5 e chiude nono.

CLASSIFICA FINALE (TOP 10)

1. Norvegia (M. Røiseland-J. Bø) 31:15.5 (0+6)

2. Germania (F. Preuss-E. Lesser) +7.6 (0+5)

3. Francia (A. Bescond-E. Jacquelin) +19.8 (0+4)

4. Svezia (H.Oeberg-S. Samuelsson) +25.7 (0+7)

5. Svizzera (L. Haecki-B. Weger) +36.3 (0+9)

6. Austria (L. Hauser-S. Eder) +47.1 (0+4)

7. Russia (L. Kuklina-M. Eliseev) +54.1 (0+6)

8. Canada (E. Lunder-C. Gow) +55.4 (0+7)

9. Italia (D. Wierer-L. Hofer) +1:05.3 (1+13)

10. Ucraina (A. Merkushyna-D. Pidruchnyi) +1:10.5 (0+8)

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