Redazione

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Che sia senior, junior o Under 23 c’è poca differenza, la nazione da battere nelle sprint femminili è sempre la Svezia. Ancora una volta ne abbiamo avuto conferma a Oberwiesenthal, dove la sprint Under 23 femminile, disputata in condizioni metereologiche nelle quali abbiamo visto quasi tutte le quattro stagioni, è andata alla svedese Emma Ribom, davanti alla connazionale e favorita della vigilia Johanna Hagstroem. Sul terzo gradino del podio la statunitense Julia Kern, già salita sul podio in Coppa del Mondo, che ha beffato Lena Quintin.

Una finale bellissima, con le due svedesi che si sono messe subito in testa a tirare seguite dal resto della compagnia. Sul tratto di salita la statunitense Julia Kern si è trovata addirittura in ultima posizione e non è riuscita a trovare spazio per risalire, mentre nelle posizioni di vertice Ribom ha accelerato scollinando in testa davanti alla compagnia di squadra. La svedese si era evidentemente nascosta nei turni precedenti, nei quali non ha aveva catturato l'occhio. Alle loro spalle Quintin, Janatova e Kern. Nella breve discesa, quindi, Ribom e Hagstroem hanno preso ampio margine di vantaggio, mentre Kern è riuscita a recuperare affiancandosi a Quintin. Così, mentre davanti Ribom ha avuto la meglio su Hagstroem nella splendida doppietta svedese, sul terzo gradino del podio è salita la statunitense Kern, che sul rettilineo finale ha beffato la francese Quintin.

Sorrisi anche per l’Italia, entrata nella top ten grazie a un’ottima Cristina Pittin, uscita in semifinale, dopo essersi qualificata da lucky loser in una giornata con un meteo a dir poco folle.

IL RESTO DELLA GARA
Nei quarti di finale, la fitta nevicata scesa d’improvviso ha fatto la differenza penalizzando le atlete partite nelle ultime batterie, ma soprattutto cambiando le condizioni della pista e di conseguenza dei materiali. Avanti Hagstroem in una combattuta batteria, vinta di poco sulla ceca Holikova e la polacca Kaleta. Quarta Cristina Pittin, che è riuscita a qualificarsi per la semifinale da lucky loser. Un pizzico di fortuna meritato dalla friulana, che nel finale ha lottato duramente per avere la meglio su Swirbul. Grande impressione data da Lena Quintin nel secondo quarto di finale, vinto con facilità su Dubotolkina e una deludente Skistad, apparsa appesantita nell’azione e clamorosamente eliminata già ai quarti. Anche Matsokina è piaciuta molto nella terza batteria, vinta per distacco su Emma Ribom e Francesca Franchi. La trentina è stata eliminata non riuscendo sul tratto di salita a tenere il passo delle prime due. Quinta e fuori dai giochi anche Martina Bellini, caduta appena iniziata la batteria, quando occupava la terza posizione. La bergamasca dell’Esercito ha cercato di riprendersi e con grande generosità è giunta almeno quinta. Un’altra clamorosa sorpresa è arrivata nella quarta batteria con l’eliminazione di Moa Lundgren. Qualificate Myhrvold e Janatova, autrici di un’ottima azione nel finale. Nell’ultima batteria, come da pronostico tutto facile per Julia Kern, che ha vinto davanti a una generosissima Fraebel, che di un soffio ha beffato Beranova.

Nella prima semifinale si è confermata la francese Quintin che con un buonissimo finale ha avuto la meglio sulla svedese Hagstroem, apparsa però in controllo. Alle loro spalle Matsokina e Holikova. Quinta piazza e quindi decima assoluta Cristina Pittin, anche sfortunata perché penalizzata dalla caduta, proprio davanti a lei, di Dubotolkina che l’ha costretta a fermarsi proprio all’inizio del tratto di salita. In ogni caso molto brava la friulana, capace di conquistare un’inattesa top ten. Grandissima impressione data da Julia Kern nella seconda semifinale, vinta nettamente dalla statunitense. In seconda piazza Ribom su Fraebel e Janatova, tutte qualificate da lucky loser. Quindi la finale e il trionfo svedese.

CLASSIFICA FINALE
1ª E. Ribom (SWE)
2ª J. Hagstroem (SWE)
3ª J. Kern (USA)
4ª L. Quintin (FRA)
5ª K. Janatova (CZE)
6ª A. Fraebel (GER)
7ª H. Matsokina (RUS)
8ª Z. Holikova (CZE)
9ª M. Myhrvold (NOR)
10ª C. Pittin (ITA)
Le Italiane
15ª F. Franchi
21ª M. Bellini

A sette anni di distanza dalla medaglia d’oro conquistata da Federico Pellegrino a Liberec, l’Italia ritrova il podio in una sprint dei Mondiali Under 23 maschile. A conquistarla un bravissimo Mattia Armellini, capace di andare oltre la fatica e approfittare delle situazioni di gara e degli errori altrui, non mancando l’appuntamento con la sua giornata di gloria e vincendo così un bellissimo argento alle spalle del norvegese Hegdal e davanti ad Amundsen.

Una finale incredibile quella vissuta a Oberwiesenthal, dove è accaduto di tutto con i russi ad autoeliminarsi. Al via della finale il russo Filimonov si è subito messo in testa a tirare con Armellini nelle prime posizioni, poi è arrivato il norvegese Hegdal a dare giù il gas mettendo in difficoltà tutti, compreso l’italiano. Il poliziotto lombardo sembrava quasi non averne più all'imbocco della salita, poi d’improvviso il contatto tra il russo Terentev e il tedesco Leupold che sono andati a terra e come per magia l’azzurro è sembrato avere una reazione quasi adrenalinica, dando una grande accelerata e mettendosi anche davanti ad Amundsen, all’inseguimento di Hegdal e Filimonov. Il poliziotto lombardo era ormai certo del bronzo una volta arrivato sul rettilineo finale, ma in quel momento è arrivata l’incredibile caduta di Filimonov, così Armellini ha sprintato andando addirittura quasi a raggiungere uno straordinario Hegdal, meritatissima medaglia d’oro, vincendo così un argento certamente inatteso alla vigilia, per la festa di tutto il team italiano.

Armellini ha subito espresso le proprie emozioni al microfono degli organizzatori: «Sono orgoglioso del mio risultato e voglio dire grazie al team e alle Fiamme Oro. Le condizioni oggi non erano delle migliori tra neve, sole, nebbia e vento, ma fa parte del gioco. È stato un ottimo risultato per me, sono contento, perché ho centrato la mia miglior gara della stagione, forse della vita. Non ero mai andato così forte in qualificazione, ma oggi ho dato tutto quello che valevo. È divertente essere qui con i miei compagni, siamo una famiglia». Bravissimo perché su quel tratto di salita è riuscito a mettere diversi metri tra sé ed Amundsen, dimostrando di averne e forse dalla gara di oggi può riuscire a costruire il proprio futuro.

Il RESTO DELLA GARA
Assurdo anche l’inizio dei quarti di finale. Sotto una copiosa nevicata, in ben due occasioni infatti la partenza della prima batteria è stata ripetuta. Non si è capito cosa sia accaduto nella prima partenza, quando addirittura alcuni atleti erano andati molto avanti. Nella seconda, invece, è successo l’incredibile perché è stato squalificato Chappaz, il migliore in qualfiicazione, partito probabilmente prima degli altri, anche se sinceramente riguardando il via non sembrava. Una volta partiti è stato bravissimo Mattia Armellini, che non ha perso la concentrazione e gestendo la gara alla perfezione è riuscito a imporsi davanti a Leupold, raggiungendo la semifinale. Curiosamente al via della terza partenza è finito a terra l’altro francese Tom Mancini, finito poi quarto. A questo punto ha smesso improvvisamente di nevicare, così il secondo quarto è stato più veloce. L’ha vinto il norvegese Amundsen sullo svedese Jacobsson. Tutto facile per Terentev nella sua batteria, vinta nettamente sullo svedese Aflodal, mentre è finito a terra il canadese Ritchie, sesto in qualificazione. Il norvegese Hegdal si è imposto nella quarta batteria davanti al russo Filimonov, capace di qualificarsi nonostante la rottura del bastoncino. Batteria veloce, che ha qualificato anche il francese Schely. Infine con uno splendido finale si è qualificato il tedesco Brugger, davanti allo svizzero Riebli e il francese Chautemps, anch’egli rientrato da lucky loser.

È uscito il sole ma si è alzato anche un forte vento nel momento in cui è partita la prima semifinale. Ritmo molto alto quello tenuto dal russo Terentev insieme al norvegese Amundsen. Sono proprio loro due a chiudere nelle prime due posizioni nella volata finale, davanti al tedesco Leupold e a Mattia Armellini, un po’ rallentato all’inizio della salita per un contatto con lo svedese Jacobsson. Poco male per il lombardo delle Fiamme Oro, capace di qualificarsi per la finale. Nell’altra semifinale tutto facile per Hegdal e Filimonov, che come nei quarti sono riusciti ad andare subito in fuga e qualificarsi facilmente. Quindi la finale con poche gioie per i russi e la grande festa di Mattia Armellini.

CLASSIFICA FINALE
1° V. Hegdal (NOR)
2° M. Armellini (ITA)
3° H. Amundsen (NOR)
4° A. Terentev (RUS)
5° D. Filimonov (RUS)
6° R. Leupold (GER)
7° J. Brugger (GER)
8° A. Chautemps (FRA)
9° G. Aflodal (SWE)
10° T. Schely (FRA)

Sotto la neve che sta imbiancando in queste ore la località finlandese di Lahti (temperatura esterna di 1 grado centigrado e umidità del 99%), la Coppa del Mondo di combinata nordica ha vissuto un pomeriggio emozionante, che ha registrato la vittoria sugli sci stretti del giapponese Akito Watabe, al suo diciottesimo centro individuale nel circuito.

L'atleta nipponico ha piazzato la zampata del fuoriclasse, conducendo con sagacia tecnica una gara nella quale non partiva certo come favorito numero uno, visti i soli nove secondi di vantaggio su Jens Luraas Oftebro, ma che, alla fine l'ha visto scavalcare in scioltezza lo stesso norvegese e andarsene in solitaria verso il traguardo, malgrado il poderoso ritorno alle sue spalle dell'altro norge Joergen Graabak. Terza posizione per Vinzenz Geiger (Germania), che ha avuto la meglio sullo stesso Oftebro.

Dietro di loro, troviamo altri due tedeschi, Fabian Riessle ed Eric Frenzel, seguiti dall'austriaco Martin Fritz e dal pettorale rosso (riservato al miglior fondista) Ilkka Herola (Finlandia), autore di una rimonta di pregevole fattura dopo un segmento di salto non troppo positivo, al pari di quello del campionissimo Jarl Magnus Riiber (Norvegia), decimo alle spalle di Manuel Faisst (Germania).

Capitolo italiani: dopo i deludenti risultati del salto mattutino, era oggettivamente complicato fare meglio di quanto raccolto dai nostri portacolori sul tracciato scandinavo. Alessandro Pittin è il migliore degli azzurri (27° a poco più di 3 minuti di ritardo), mentre Samuel Costa Raffaele Buzzi chiudono rispettivamente al 38° e al 40° posto, con oltre 5 minuti di distacco.

Hanno rinunciato a prendere il via il cinese Zihe Zhao e il giapponese Yoshito Watabe

LA GARA

Parte senza forzature Akito Watabe, con Jens Luraas Oftebro che colma quasi subito i nove secondi di svantaggio dal nipponico. Herola traina Riiber in rimonta e insieme recuperano oltre 20 secondi di distacco dalla testa. Alle spalle del duo Watabe-Oftebro si forma un trenino di sette atleti, fra cui Joergen Graabak e Vinzenz Geiger, che rosicchia secondi su secondi e si porta a poco più di mezzo minuto dalla prima posizione. Ottima partenza, intanto, per Pittin, che risulta essere uno degli atleti più rapidi del primo giro.

Il gruppo inseguitori, trainato da Fabian Riessle prima e da Geiger poi, si porta a soli 31 secondi dalla coppia al vertice momentaneo della graduatoria. Impressionante la rimonta di Herola-Riiber, ora a soli 57 secondi e mezzo da Watabe. Non solo: a metà gara sono a soli 15 secondi dagli atleti in lotta per la terza piazza.

Il terzo (e penultimo) giro si conclude con un vantaggio di circa 23 secondi della coppia di testa sugli inseguitori. Herola e Faisst provano a rientrare, mentre perde il passo Riiber, autore di un'azione decisamente dispendiosa sotto il profilo energetico nei primi cinque chilometri. Geiger, Graabak e Riessle lasciano sul posto i loro compagni d'avventura e si lanciano all'inseguimento di Watabe e Oftebro.

Watabe capisce che è il momento di salutare tutti e premere sull'acceleratore: il giapponese "sgasa" sugli sci e distanzia Oftebro, ripreso anche da Geiger e Graabak. Quest'ultimo tenta di colmare disperatamente il gap, ma Watabe non demorde ed esulta a braccia alzate sulla linea d'arrivo.

CLASSIFICA FINALE

1. A. Watabe (JAP) 25:41.1

2. J. Graabak (NOR) +2.9

3. V. Geiger (GER) +7.9

4. J.L. Oftebro (NOR) +12.7

5. F. Riessle (GER) +15.2

6. E. Frenzel (GER) +15.3

7. M. Fritz (AUT) +32.0

8. I. Herola (FIN) +34.7

9. M. Faisst (GER) +56.6

10. J.M. Riiber (NOR) +1:00.5

Gli italiani

27. A. Pittin +3:08.6

38. S. Costa +5:13.0

40. R. Buzzi +5:36.0

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A un certo punto, sembrava che il meteo avverso potesse avere la meglio: forte vento sul dente, con raffiche ad alimentare una piccola bufera di neve. Così, l'organizzazione della Coppa del Mondo di combinata nordica, giunta al suo terzultimo appuntamento, ha accarezzato con il pensiero l'ipotesi di annullare il segmento di salto in programma nella mattinata di oggi, domenica 1° marzo, a Lahti, in Finlandia.

La gara ha registrato, fra mille difficoltà, le performance di 22 su 47, salvo poi indurre chi di dovere a decretare una sospensione della durata di una ventina di minuti. Quando tutti erano ormai convinti di dare appuntamento alla prova sugli sci stretti, che si disputerà alle 13.45 del pomeriggio odierno, mantenendo i risultati del provisional competition round di venerdì, il vento è leggermente diminuito, permettendo così la disputa della competizione.

Il migliore di tutti, alla fine, è stato il giapponese Akito Watabe, che vanta un margine di nove secondi sul norvegese Jens Luraas Oftebro e di 44 secondi sull'austriaco Martin Fritz.

La sorpresa del giorno è però rappresentata da Jarl Magnus Riiber, che, per una volta (succede anche ai campionissimi), stupisce in negativo: lo scandinavo è soltanto sedicesimo, commette due imprecisioni in uscita dal trampolino HS 130, noto anche con il nome di Salpausselkä, e rimedia un distacco di 1 minuto e 40 dalla vetta. Partirà, di fatto, a ridosso del padrone di casa Ilkka Herola, miglior fondista della kermesse: se decidessero di aiutarsi vicendevolmente, potrebbero risalire in coppia la classifica, anche se parlare di ipotesi di podio è francamente esagerato.

Prestazioni negative per gli azzurri: Alessandro Pittin è 34° a quattro minuti dalla vetta, mentre Samuel Costa e Raffaele Buzzi sono rispettivamente 43° e 44°.

Non hanno preso il via il coreano Jeun Park e il finlandese Wille Karhumaa.

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A distanza di una settimana dal drammatico finale dello Ski Tour 2020, quando un clamoroso errore dei tecnici russi gli ha praticamente fatto buttare una competizione già vinta, Alexander Bolshunov ha ritrovato il sorriso. Nonostante sia arrivato solo un secondo posto alle spalle di Niskanen, infatti, il leader della Coppa del Mondo era molto felice del risultato ottenuto a Lahti, ma soprattutto ha ritrovato il piacere di sciare.

Al termine della gara, quindi, Bolshunov è tornato sulla domenica da incubo vissuta una settimana fa a Trondheim, dopo aver fatto una battuta a chi gli ha chiesto (i media norvegesi) se il secondo posto di oggi sia stato una rivincita di quanto accaduto domenica scorsa: «Non ricordo cosa sia successo domenica (ride, ndr). Dopo la 30km di domenica scorsa ho avuto molti pensieri, ero tanto arrabbiato. Al termine della gara non ho detto nulla ai nostri tecnici, mi ero già espresso nel corso dei 30km ad ogni giro. Cosa ho detto? Grazie per gli sci (ride, ndr)». Nel corso della gara il campione russo non aveva nemmeno mai bevuto: «Volevo in qualche modo perdere meno tempo possibile e recuperare qualcosa, per questo non ho bevuto».

Quindi Bolshunov è tornato sull’errore degli skiman: «È stato commesso un grande errore. Alla prima salita mi ero reso conto che la gara era già persa. L’unica decisione giusta sarebbe stata quella di tornare indietro e ripartire con altri sci (ride, ndr)».
Il russo ha poi mandato una frecciatina ai norvegesi: «Quando sono stato superato è stato per me un momento molto triste. Poi loro erano tutti raggianti quando mi hanno raggiunto, ho visto i loro sorrisi, soprattutto quello di Iversen. Il gesto di buttare gli sci e strappare il pettorale? L’ho fatto per la tv norvegese (ride, ndr). In ogni caso è stata la più grande delusione della mia carriera. Mi dispiace perché vincere in Norvegia è sempre bello e sarebbe stato un grande risultato».

Quindi Bolshunov è tornato sulla giornata odierna: «Se oggi ho mostrato di essere il migliore? No, perché sono arrivato secondo, ma è sicuramente meglio rispetto all’ultima gara. L’assenza di Iversen? Nemmeno ho visto quali fossero i norvegesi al via della gara. Forse è stato semplicemente punito per aver terminato la gara di Trondheim davanti a Klæbo (ride, ndr). L’ambiente a Lahti? Mi piace, qui ci sono tanti tifosi russi. Mi piacerebbe però se la Russia tornasse a ospitare qualche gara. Se seguo la vicenda di Rusada? No».

La quarta prova a squadre stagionale di Coppa del Mondo si è tenuta in landa finlandese; infatti, è stata la celebre località di Lahti, con il suo trampolino HS 130 denominato Salpausselkä, a ospitare il circuito iridato.

La vittoria, al termine delle due manche di gara, è andata alla Germania di Constantin SchmidPius PaschkeStephan Leyhe Karl Geiger, che ha preceduto di appena 2.3 punti la Slovenia (Cene PrevcTimi ZajcPeter Prevc e Anze Lanisek). La nazionale seconda classificata è indubbiamente la grande delusa di giornata, poiché è stata davvero a un passo dal suo primo successo di sempre in questo format, sfumato per un nonnulla in occasione del salto conclusivo.

Terza piazza per l'Austria (Philipp AschenwaldStefan HuberMichael Hayboeck e Stefan Kraft), la favorita della vigilia che non ha sfruttato appieno l'occasione e ha mancato l'appuntamento con il gradino più alto del podio.

Seguono, nell'ordine, Norvegia, Giappone, Polonia (scavalcata all'ultimo salto dai nipponici), Svizzera e Finlandia.

Non si è qualificata al secondo round la Russia (Denis KornilovRoman Sergeevich TrofimovMikhail Nazarov ed Evgeniy Klimov).

CLASSIFICA FINALE

1. Germania (C. Schmid, P. Paschke, S. Leyhe, K. Geiger) 984.1 punti

2. Slovenia (C. Prevc, T. Zajc, P. Prevc, A. Lanisek) 981.8 punti

3. Austria (P. Aschenwald, S. Huber, M. Hayboeck, S. Kraft) 979.3 punti

4. Norvegia (R. Johansson, J.A. Forfang, M. Lindvik, D.A. Tande) 958.1 punti

5. Giappone (Y. Sato, K. Sato, D. Ito, R. Kobayashi) 921.4 punti

6. Polonia (P. Zyla, J. Wolny, K. Stoch, D. Kubacki) 917.3 punti

7. Svizzera (A. Schuler, G. Deschwanden, S. Ammann, K. Peier) 792.4 punti

8. Finlandia (N. Kytosaho, J. Maatta, A. Pohjola, A. Aalto) 766 punti

Eliminata dopo il primo round

Russia (D. Kornilov, R.S. Trofimov, M. Nazarov, E. Klimov) 383 punti

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Uno sport duro, bellissimo ma anche crudele, capace però di regalare sempre emozioni fortissime. Questo è lo sci di fondo. L’ennesima dimostrazione della magnificenza di questo sport, anche nella sua crudeltà, l’abbiamo avuta nella sprint in skating femminile dei Mondiali Juniores di Oberwiesenthal. In una giornata di nebbiosa e fredda, la grande favorita Marie Fossesholm, autrice di un tempo straordinario in qualificazione e due batterie corse a tutta velocità, è stata beffata in finale nel modo più difficile da digerire. Proprio sulla salita dove aveva fatto la differenza per tutta la giornata, quando si è allargata per andare a riprendere la svedese Lindstroem, in una scena già vista nelle precedenti batterie, la giovane norvegese ha toccato gli sci della finlandese Kahara, finendo così a terra. Si è rialzata, ha provato a rincorrere un podio che avrebbe avuto del clamoroso, ha dato pure l’impressione di riuscirci, ma alla fine è stata costretta a cedere, battuta dalla fatica, chiudendo al quinto posto.

Onore alla vincitrice, la svedese Louise Lindstroem, che è sempre andata in testa a tirare nelle batterie, facendosi quasi trascinare poi in finale da Fosseholm. La svedese ha ripetuto l’azione anche in finale, ma una volta caduta la norvegese, è rimasta lì davanti sempre a tutta velocità, non permettendo alla polacca Marcisz di affiancarla e provare a batterla nel finale. Così la Svezia si è confermata forse la miglior nazione al femminile nelle sprint, vicendo il primo oro del Mondiale. Per la Polonia un argento che conferma l’ottimo lavoro del settore giovanile al femminile grazie a Justyna Kowalczik. Sul terzo gradino del podio, grazie a uno splendido finale, un nome che bisogna segnarsi, Siri Wigger. La svizzera, non ancora diciassettenne, ha confermato quanto di buono mostrato nel corso di tutta la stagione e delle potenzialità che sono davvero importanti.

IL RESTO DELLA GARA
Ai quarti di finale subito ottima impressione da parte di Fosseholm, che ha condotto una gara tutta d’attacco, portandosi dietro la svedese Lindstroem. Ottima impressione anche di Johnsen e Hansson, mentre Siri Wigger ha dato l’idea di qualificarsi senza spendere troppe energie. Avanti senza particolari problemi anche Monika Skinder e Hanne Wilberg Rofstad. Bene ha fatto anche Marcisz, che ha superato il turno con Lisa Lohmann che al fotofinish ha eliminato la lettone Eiduka. Dentro come lucky loser la finlandese Kahara e la russa Stepanova.

Ancora impressionante l’azione di Fossesholm in semifinale. La norvegese ha lasciato sfogare le svedesi, per poi accelerare nel tratto più duro del circuito e vincere la semifinale ancora una volta davanti alla svedese Lindstroem. Terza Siri Wigger e quarta la norvegese Johnsen, entrambe dentro come lucky loser. Nell’altra semifinale grande sorpresa con l’eliminazione di Monika Skinder, fuori al fotofinish a vantaggio della finlandese Kahara, nella batteria vinta da Izabela Marcisz. La polacca, oltretutto, è rimasta fuori dalle lucky loser per appena sei centesimi. Eliminate la norvegese Rofstad e la svedese Hansson, penalizzata dalla rottura di un bastone.

Si è chiusa invece già ai quarti di finale la gara di Nicole Monsorno. L’azzurra ha perso qualche metro nella prima parte della batteria per la caduta davanti a lei di Loeschke, ma è comunque rimasta a contatto con le prime. La trentina ha però sofferto nel corso della gara, restando sempre in quarta posizione, prima di cedere proprio sullo scollinamento finale, staccandosi da Baangman, Wigger e Suiffet.  Un peccato, perché la batteria ha avuto un tempo più alto rispetto alle altre. Per la trentina è così arrivato un 17° posto.

CLASSIFICA
1ª L. Lindstroem (SWE)
2ª I. Marcisz (POL)
3ª S. Wigger (SUI)
4ª E.R. Johnsen (NOR)
5ª H.M. Fossesholm (NOR)
6ª J. Kahara (FIN)
7ª M. Skinder (POL)
8ª L. Lohmann (GER)
9ª H.W. Rofstad (NOR)
10ª T. Baangman (SWE)
L’italiana
17ª N. Monsorno

Qualcuno gli aveva dato dello sbruffone per qualche frase pronunciata e soprattutto un gesto fatto dopo la vittoria del titolo nazionale norvegese, quando aveva battuto tutti i big del circuito. Nella sprint del Mondiale Juniores di Oberwiesenthal, però, Ansgar Evensen si è però confermato qualcosa in più di un grande talento, imponendosi nettamente con un’azione in salita che ha impressionato i presenti.

Il diciannovenne norvegese, infatti, sulla dura salita finale è andato all’attacco, imponendo un passo impossibile da tenere per la concorrenza, riuscendo così a staccarsi e presentarsi al traguardo in perfetta solitudine e con le braccia alzate. Una scena che tra i “grandi” siamo abituati a vedere quasi ogni settimana con un altro norvegese.

Soltanto un bravissimo Valerio Grond è riuscito per un attimo a prenderne le code, prima di farsi staccare. Lo svizzero è così salito sul secondo gradino del podio regalando alla Svizzera un’altra splendida medaglia, che certifica il grande lavoro fatto a livello giovanile dalla nazionale rossocrociata. Sul terzo gradino del podio grande soddisfazione per i tifosi di casa, con Maxim Cervinka, capace di battere di un soffio in volata il russo Volkov. Un risultato meritato per quanto fatto vedere nel corso di tutte le batterie.

Un risultato positivo per gli atleti centro europei, provenienti dal mondo OPA. Non altrettanto purtroppo per l’Italia, vista l’eliminazione immediata nei quarti di finale di Davide Graz, uno dei favoriti alla vigilia, finito nella batteria con Evensen e Volkov, rispettivamente primo e quarto. Non l’unico deluso, perché anche lo statunitense Gus Schumacher è stato eliminato a sorpresa in semifinale, quando sembrava tra i favoriti per la medaglia.

GLI ALTRI TURNI
Grande impressione nei quarti di finale l’aveva fatta Gus Schumacher, che aveva passato il turno con grande facilità. Tanto amaro in bocca per l’altro statunitense Luke Jager, che era in testa con il connazionale quando è finito a terra da solo sull’ultimo strappo. Bene il tedesco Cervinka, qualificato con il russo Zhul. Avanti con un buon finale il finlandese Poikkimaki e il tedesco Sossau. Ottima impressione ovviamente da parte di Evensen e Ogden, dominatori delle rispettive batterie. Dentro anche Volkov e Lukes, mentre come lucky loser hanno sorriso lo svedese Anger e Rybkin.

Nella prima semifinale, però, lo statunitense Schumacher ha subito il grande ritmo imposto da Cervinka dall’inizio alla fine, così ha chiuso al terzo posto alle spalle dell’ottimo svizzero Grond e proprio del tedesco, autore di una grande prestazione. Per lui niente da fare, è arrivata l’eliminazione. Nell’altra semifinale tutto facile per il norvegese Evensen, scattato sull’ultima salita e primo con ampio margine sull’ottimo Sossau. Rientrati da lucky loser in finale lo statunitense Ogden e il russo Volkov.

Fuori ai quarti di finale tutti gli azzurri. Francesco Manzoni ha combattuto nella propria batteria, piuttosto complicata, mettendosi anche in testa a tirare. Nel finale, però, è arrivato molto stanco non riuscendo a tirar fuori tutti i cavalli necessari per riuscire a strappare almeno un tempo da lucky loser. A sorpresa out anche Davide Graz e Giovanni Ticcò, entrambi finiti nella quarta batteria con il forte norvegese Evensen. Il sappadino è sempre stato attorno alla terza o quarta posizione e nel finale non è riuscito a trovare lo spazio giusto, così da affrontare il rettilineo finale troppo indietro per pensare di chiudere davanti a Evensen, Volkov e Kvarstad. L’azzurro ha mancato per 22 centesimi la qualificazione da lucky loser.

CLASSIFICA
1° A. Evensen (NOR)
2° V. Grond (SUI)
3° M. Cervinka (GER)
4° S. Volkov (RUS)
5° A. Sossau (GER)
6° B. Ogden (USA)
7° G. Schumacher (USA)
8° M. Poikkimaki (FIN)
9° E. Anger (SWE)
10° D. Zhul (RUS)
Gli italiani
16° D. Graz
17° F. Manzoni
24° G. Ticcò

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