Redazione

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Non ha ancora chiarito il suo futuro sportivo, se a 33 anni ha voglia di mettersi ancora in gioco fino alle Olimpiadi o chiudere la sua carriera con la 30km di Oslo. Nel frattempo, però, Astrid Jacobsen sta concludendo i suoi studi in medicina con un periodo di pratica, dalla durata di sei settimane, presso l’Ospedale di Bærum.

La fortissima atleta norvegese si è quindi trovata a lavorare in piena emergenza coronavirus e non si sta tirando mai indietro, svolgendo più ore rispetto a quanto le è richiesto dall’università. «Avrei dovuto essere libera in questi giorni (a Pasqua, ndr) – ha affermato in un’intervista apparsa su Aftenpostenma mi sono offerta di fare alcuni turni di guardia in ospedale per aiutare i colleghi. Non ho nulla di più importante da fare».

Jacobsen, atleta molto stimata all’interno dell’ambiente sci di fondo, è sempre più appassionata per quello che sarà il suo futuro lavoro quando lascerà lo sport: «Qui a Bærum ho imparato che tutti nel sistema sanitario sono davvero pronti nel prendersi cura delle persone, al di là della malattia. Sono impressionata da tutti coloro che lavorano in ospedale, da coloro che si occupano della lavanderia a quelli che puliscono i pavimenti, da chi rifà i letti a chi lavora in cucina. Per noi è fondamentale gestire con successo questa crisi».
    
Al momento Jacobsen non ha ancora comunicato il suo futuro sportivo. In molti sperano che possa andare ancora avanti, anche perché meriterebbe un addio diverso rispetto a quello vissuto un mese fa a Holmenkollen. Ma anche se dovesse lasciare, sicuramente ogni suo tifoso sarà ben felice nel sapere che seguirà la sua grande passione per la medicina. Sicuramente già ha imparato a seguire l'esempio dei tantissimi dottori e infermieri che stanno lavorando giorno e notte per aiutare durante questa brutta crisi.

Capire come e quando si potrà impostare la prossima stagione, che cosa ha determinato quella conclusa anzitempo in termini di graduatorie, fare i conti con i problemi economici che l'emergenza sanitaria sta provocando in tutti i settori del Paese.

Sono i principali temi sui quali i Comitati Fisi stanno ragionando, tra questi il Comitato Alpi Occidentali presieduto da Pietro Blengini.

Dal punto di vista sportivo agonistico è stata un'annata decisamente positiva, con le medaglie di Edoardo Saracco (sci alpino) e Marco Barale (biathlon) ai Giochi Olimpici Invernali della Gioventù di Losanna 2020, i successi di Marta Bassino in Coppa del mondo di sci alpino, la crescita di Lorenzo Romano e Daniele Serra (fondo), i buoni risultati generali nel biathlon e nel fondo giovanile. Lo stop forzato ha interrotto sul più bello le competizioni, lasciando tutto in sospeso.

Il presidente del Comitato Fisi AOC Pietro Blengini"La stagione è andata bene per noi da un punto di vista sportivo, siamo soddisfatti. Diversi atleti si sono distinti, da quelli di livello più alto ai giovani, nello sci alpino come nel biathlon e nel fondo. Purtroppo l'annata si è chiusa repentinamente, ora dovremo capire come si farà con le graduatorie. La Fisi dovrà assumere una decisione per capire come comportarci con le squadre. E' una situazione un po' complicata. Ci sono anche dei problemi di carattere economico, indubbiamente, la Fisi è in difficoltà come tutte le federazioni. Per salvare il tesseramento è determinante, per noi, poter contare sugli sci club. Sarebbe fondamentale, quindi, che questi potessero beneficiare di qualche finanziamento. Per il momento la stessa Fisi ha stanziato una somma di 500 euro per ogni sci club, da scalare sull'affiliazione del prossimo anno. Un aiuto che ho apprezzato, anche se per alcune realtà è una cifra che purtroppo non sufficiente. E' un momento non facile ma lo è per tutto il Sistema Italia."

Si è chiusa anzitempo, a causa dell'emergenza coronavirus, un'altra stagione importante per Giulia Murada, giovane campionessa di scialpinismo dal 2017 in forza al Centro Sportivo Esercito.

La classe '98 di Albosaggia ha difeso il primato nella classifica generale della categoria Espoir di Coppa del Mondo, già ottenuto nella scorsa annata, quella del debutto tra le U23. In bacheca anche la Coppa di specialità per la gara individuale (unica assegnata per via della mancanza di un numero sufficiente di competizioni nelle specialità vertical e sprint). 

Una conferma ai massimi livelli, meritata per quanto proposto di gara in gara, compresi i Campionati Italiani Giovanili disputatisi a Vermiglio, chiusi con un netto successo tra le Espoir. Per Murada anche un calo ad inizio anno, prima di rientrare in forma nelle ultime gare stagionali, la Monterosa Skialp e l'Epic Ski Tour.

Abbiamo contattato Giulia per commentare gli ottimi risultati stagionali oltre che il particolare momento che tutti noi stiamo attraversando.

Ciao Giulia, come stai e come affronti questi strani giorni?

"Ciao a tutti. Sto bene, grazie. Vorrei potermi allenare normalmente ma dobbiamo restare a casa. Sto lavorando un po' con i rullo cercando di tenermi in forma, soprattutto facendo ginnastica e stratching. Purtroppo non è facile allenarsi in casa per chi fa sci alpinismo. Ma teniamo duro, avremo ancora più voglia di uscire quando tutto questo sarà finito. Mi ritengo fortunata perchè sto con la mia famiglia ed ho una casa con il giardino."

- E' terminata un'altra stagione con risultati importanti per te. Sei soddisfatta?

"A dire il vero non tantissimo. Ero convinta che potesse essere la mia stagione migliore in termini assoluti ma tra gennaio e febbraio ho avuto un periodo difficile. Forse per la stanchezza, ma ho faticato tanto. Così ho cercato di staccare un po' la spina per poi riprendermi nelle ultime gare della stagione, quando ho ritrovato me stessa e la voglia di allenarmi al massimo."

- Come ti sentivi nel momento in cui hanno fermato tutto?

"Ricominciavo a sentire le sensazioni giuste. Mi è dispiaciuto interrompere anche perchè erano imminenti le gare in coppia ed ero molto motivata perchè avrei fatto la Sellaronda con Alba De Silvestro. Ma lo stop era nell'aria, all'Epic Ski Tour c'era la consapevolezza che sarebbe stata l'ultima gara della stagione."

- Qual è stato il momento più bello?

"Sicuramente il podio assoluto nell'individuale di Aussois, ad inizio stagione. Quel risultato ha alzato il livello delle mie aspettative."

- Qual è il prossimo traguardo che ti sei prefissata?

"Non ho un obiettivo specifico, cerco solo di migliorarmi anno dopo anno. Credo di avere ancora buoni margini, di certo punto ad arrivare a competere a livello assoluto. Inoltre, se lo sci alpinismo dovesse essere inserito tra gli sport Olimpici, Milano Cortina 2026 diventerebbe anche il mio obiettivo."

- Quando pensi che si possa tornare alla normalità? Che sensazioni avete voi atleti? 

"Ci sentiamo ogni tanto, anche con videochiamate. Cerchiamo di informarci ma sinceramente non sappiamo quando si potrà riprendere."

Toccante messaggio da parte dei campioni e campionesse dell'Italia Team rivolto a chi, in questo difficilissimo momento, opera in prima linea per sconfiggere il nemico invisibile. Parole di ringraziamento e incoraggiamento destinate a medici, infermieri, protezione civile, volontari e tutti coloro che stanno lavorando per salvare le vite.

Fuoriclasse come Dorothea Wierer, ma anche Federica Brignone, Michela Moioli, Federica Pellegrini, Ivan Zaytsev , Paola Egonu ed altri ancora tutti uniti: "Gli eroi siete voi, con tutto il cuore noi dell’Italia Team vi diciamo GRAZIE".

"Oggi non siamo noi i tenaci"

“Non siamo noi quelli che sconfiggono la paura”

"Non siamo noi gli instancabili"

"Non siamo noi ad andare oltre il limite”

"Non siamo noi quelli che lottano"

"Non siamo noi a regalare speranza"

"Non siamo noi gli eroi…"

"Oggi gli eroi siete voi”

“Voi in rianimazione"

"Voi in laboratorio"

"Voi dentro le ambulanze"

"Voi che combattete in prima linea"

"Voi che dispensate cure e sorrisi"

"Voi che siete la nostra speranza"

"Con tutto il cuore

Noi dell’Italia Team vi diciamo: "GRAZIE"

In Val di Fiemme ha sfiorato un podio che al fondo femminile italiano manca addirittura dal marzo 2011, ma nonostante ciò non è molto soddisfatta della sua stagione. Lucia Scardoni puntava più in alto, soprattutto avrebbe voluto maggiore continuità, andare più avanti nelle batterie e riuscire a qualificarsi spesso anche nelle sprint in skating. Sincera e spontanea come sempre, la veneta delle Fiamme Gialle, a casa come tutti in questi giorni, è tornata sulla sua stagione in questa intervista che ci ha gentilmente rilasciato, nella quale ha parlato anche di questo periodo molto particolare che tutti stiamo vivendo.

Ciao Lucia. Come stai passando questo periodo di quarantena? Riesci ad allenarti?
«Ho disputato la mia ultima gara a Konnerud lo scorso 4 marzo e quando sono tornata avevo ancora l’opportunità di sciare, come era permesso a noi atleti professionisti. Fortunatamente a Malga San Giorgio era nevicato, quindi ho avuto l’opportunità di sfruttare la pista. Mi è però presto passata la voglia, perché mi sentivo un po’ in colpa a poter uscire per allenarmi quando tutti gli altri dovevano stare chiusi in casa. Quindi ho iniziato a fare esercizi e palestra tra le mura domestiche. Poi ovviamente adesso sto anche recuperando dopo la stagione, mi occupo del giardino e ne approfitto per quelle pulizie che non posso fare a fondo durante la stagione. Poi riprenderò ad allenarmi prima del solito, anche se ancora non sappiamo quando si potrà».

Quando eri a Konnerud, il livello dell’emergenza Coronavirus in Italia era già molto alto. Come hai vissuto quei giorni lontano da casa? Eri preoccupata?
«Si, anche perché Verona si trovava un po’ in mezzo a due fuochi, tra Padova e Brescia. Ne parlavo spesso con il mio fidanzato quando ci sentivamo. Visto che il Veneto era una zona rossa, non sapevo nemmeno se sarei riuscita a tornare. Diciamo che durante la trasferta di Konnerud è un po’ suonato l’allarme, perché in precedenza, quando erano usciti i primi casi mentre eravamo a Trondheim, leggendo i giornali sembrava si trattasse soltanto di un’influenza più forte e con maggiore diffusione. Insomma erroneamente credevo di poter stare tranquilla. Poi sono arrivati tanti casi anche nella mia provincia e ho capito che non si trattava solo di un’influenza. Ho iniziato a preoccuparmi, specie nei luoghi pubblici come in aeroporto, dove inoltre vedevo alcune persone che ci guardavano male e si tenevano distanti da noi non appena vedevano la tuta dell’Italia. Tornata da Konnerud, la situazione si è aggravata, anche nel mio paese sono arrivati i primi casi e mi sono spaventata».

Cambiamo argomento e passiamo quindi al fondo. Sei soddisfatta della tua stagione?
«Ho ottenuto il mio miglior risultato in carriera e di quello sono molto contenta. Inoltre sono riuscita a riconfermarmi nelle sprint in classico riuscendo a qualificarmi sempre, anche nel Tour Scandinavo quando stavo male ed ero fuori forma. Insomma ho dimostrato a me stessa che ci sono, ma devo migliorare. In skating, invece, sono partita bene, qualificandomi a Davos, andando oltre le mie aspettative essendo una sprint abbastanza dura per me. Lì mi sono illusa di aver fatto il salto di qualità in skating, ma dopo non sono più riuscita a ripetermi. Ricapitolando, sono contenta di aver ottenuto il mio miglior risultato, ho dimostrato a me stessa che se sto bene posso lottare anche con le più forti, ma sono stata troppo altalenante nel corso della stagione, perché oltre alla bella gara della Val di Fiemme, ce ne sono state alcune pessime. Quindi non sono troppo soddisfatta».

Questa tua insoddisfazione è forse figlia del fatto che alcune belle qualificazioni e la gara in Val di Fiemme ti hanno spinto ad alzare l’asticella?
«Si, forse pretendo anche di più. Ma al di là del singolo risultato, non ho mai avuto in stagione le sensazioni fisiche positive che sentivo in estate, non sono mai stata in grado di trovare la giusta brillantezza, al di là di Kuusamo e Tesero. Forse ho anche un po’ pagato il fatto che nei periodi a casa non sono riuscita a sciare molto, non è nevicato tantissimo dalle mie parti, ho sciato spesso sui 1600-1700 metri e per fare dei veloci ho utilizzato molto gli skiroll. Mi è mancata una pista allenante vicino casa dove poter fare i veloci per bene. Se però allargo a tutte noi, credo che forse sia sbagliato proprio il nostro approccio alla stagione».

Cosa vuoi dire?
«Credo che a volte siamo quasi troppo concentrati in estate, ci concediamo poco, è come se fossimo già in stagione. Spendiamo tante energie mentali nei mesi estivi, così se poi in inverno non otteniamo i risultati desiderati, ne risentiamo e facciamo fatica a tenere duro, a restare concentrati sul pezzo. Vedo gli atleti stranieri avere un approccio più cauto alla stagione, si allenano quanto noi, sia chiaro, ma si concedono qualcosa in più, riescono a staccare. Ecco a volte bisognerebbe fare le cose ovviamente per bene ma con maggior leggerezza mentale, per non tornare a casa stressati dopo le settimane di carico in estate e in autunno, arrivando poi in stagione dopo già chiesto troppo alla testa».

Due anni fa a Kuusamo hai ottenuto un settimo posto, nella passata stagione l’hai migliorato giungendo quinta in Val di Fiemme. A questo punto il prossimo step è il podio? Ci pensi?
«Ovviamente penso a questa possibilità, mi piacerebbe riuscire a salire sul podio. Bisogna anche essere onesti con se stessi, sono consapevole dei miei mezzi e non posso nascondere che quella in Val di Fiemme era una sprint particolare, in quanto arrivava dopo diverse tappe del Tour, con alcune sprinter che già avevano lasciato e tante gare sulle gambe. Certo, quel giorno sono riuscita a giocarmi il podio fino agli ultimi metri, quindi è ovvio pensarci. Però non voglio esagerare ponendomi l’obiettivo del podio. Mi allenerò al meglio e in ogni gara mi porrò l’ambizione di ottenere il miglior risultato possibile. Ovviamente spero questo mi porti sul podio, punterò anche a quello, ma non voglio fare solo l’exploit di un giorno. Preferirei avere quella continuità che mi è mancata, essere competitiva in ogni gara, raggiungere la semifinale con maggior regolarità, magari qualificarmi in qualche finale e poi vedremo questo dove mi porterà».  

Una delle protagoniste della stagione è stata Anamarija Lampic, che lo scorso anno si è allenata tanto con voi; quanto siete distanti dalla slovena?
«Ci siamo allenate tanto con lei la scorsa estate. Se torno indietro nel tempo e ripenso ai nostri allenamenti, direi che non ci manca nulla, a parte alcune volte nei veloci, eravamo sempre lì con lei. Ce la giocavamo, ci spronavamo a vicenda. Non avrei mai immaginato che avrebbe disputato una stagione del genere, sfiorando addirittura la coppa di specialità. Lei sicuramente ha un grande motore, ha una tecnica che rende moltissimo con quelle lunghe leve che le consentono di sprigionare tanta forza. Forse a volte ci crede di più rispetto a noi, ha più cattiveria. Poi c’è tutto il discorso che ho fatto prima. Noi arriviamo alle gare già mentalmente stanche, troppo scariche. Lei a volte in estate staccava, mentre noi probabilmente avevamo troppa voglia di fare. Credo anche questo abbia fatto la differenza. La vedo soprattutto una questione di testa»

Se Stina Nilsson è passata dal fondo al biathlon, il percorso inverso sta ora facendo l’allenatore Anders Byström. Un anno dopo aver preso la guida della nazionale di biathlon, sostituendo Pichler, l’allenatore svedese ha deciso di tornare al suo primo amore, lo sci di fondo.

In passato, infatti Byström ha guidato la nazionale juniores svedese di fondo, crescendo atleti di livello tra gli uomini e le donne, compresa la stessa Stina Nilsson. Quindi, passato alla Norvegia, ha guidato le nazionali giovanili norvegesi, contribuendo a portare alla ribalta anche Johannes Klæbo. Lo scorso anno, poi, il ritorno in patria, nel biathlon. Ora Byström non ha resistito alla chiamata del responsabile del fondo Daniel Fåhraeus, che gli ha proposto la posizione di manager delle squadre.

«Le cose nel biathlon sono andate bene – ha affermato Byström all’Expressen – avevo altri due anni di contratto e ho dovuto pensarci bene. Credo però che nel biathlon fossimo ormai ben organizzati, quindi faranno bene in futuro. Adesso dovrò ben capire la situazione del fondo svedese, perché da qualche anno non ne faccio parte. Spero di portare stabilità e sicurezza, oltre a una buona leadership. Devo fare in modo che allenatori e atleti si concentrino solo sul proprio lavoro».

Una delle prime scelte da fare sarà quella di trovare i nuovi allenatori per le squadre, dopo il caos delle ultime settimane. Il responsabile del fondo Fårhaeus è convinto che Byström sia l'uomo giusto: «Dal punto di vista della leadership, Anders possiede l’esperienza, le conoscenze e le competenze necessarie per assumere questo ruolo. Sono fiducioso che saremo una buona squadra. Inoltre lui ha lavorato come giornalista per un periodo, cosa che può rivelarsi utile nel suo ruolo»

Non è stato un anno da ricordare per la Russia nel fondo femminile. Con diverse atlete ai box per maternità, la sola Natalia Nepryaeva è riuscita a cogliere risultati di rilievo, salendo sette volte sul podio, prima di ammalarsi nel corso dello Ski Tour scandinavo, perdendo tanti punti e il secondo posto nella generale. Dietro di lei il nulla, le compagne di squadra non sono riuscite a fare quel salto di qualità richiesto in assenza di Belorukova e Sedova.

Delusa Välbe che ha fatto però una critica anche alla stessa Nepryaeva: «Natalia avrebbe conquistato il secondo posto nella classifica generale della Coppa del Mondo se non avesse perso un certo numero di gare per malattia. Ma quando un atleta inizia ad ammalarsi durante la stagione, deve cercare il problema in se stesso. Devi prenderti cura della tua salute in modo molto responsabile, soprattutto se sei l’atleta di punta della squadra nazionale».

Tolta Nepryaeva, la presidente del fondo russo non è soddisfatta della prova del resto del team: «Sono rimasta molto delusa dalle ragazze, le stesse Durkina e Zherebyateva non hanno mostrato parte del loro potenziale. Alla loro età dovrebbero fare qualche progresso ogni anno, ma finora non è stato così. Nechaevskaya e Kirpichenko hanno avuto invece dei risultati scarsi».

Välbe può sorridere pensando al ritorno di Sedova e Belorukova: «Non vediamo l’ora che ritornino nella prossima stagione. È stato difficile senza di loro, nonostante ciò è impossibile giustificare i nostri scarsi risultati. Ho parlato ad entrambe, hanno un grande desiderio di ritornare a gareggiare».

Da avversari ad amici. Alexander Legkov e Petter Northug hanno passato molto tempo insieme nelle scorse settimane a Mosca, quando il campione norvegese ha partecipato all’evento Legkov Race. Oltre a incontrare i fan, Northug ha anche avuto modo di imparare per gioco i bizzarri metodi d’allenamento dell’atleta russo. Ne è nato un simpatico video, nei quali i due campioni sono inquadrati mentre si allenano in sulla pista di fondo e discesa (e si vede anche una sfida in salita, modello Cermis), ma anche in piscina, palestra e sul ghiaccio con un piccolo particolare: avere sempre gli sci ai piedi.

Nel video Legkov ha affermato: «I miei esercizi sembrano assurdi per alcuni. Ho cercato di non rivelarli a nessuno, ma ora che ho terminato la mia carriera sono pronto a condividerli. Il metodo unico di allenamento combinato coinvolge tutti i muscoli, adattandoli a tutte le condizioni». Northug ha quindi aggiunto: «Come tutti sapete mi sono ritirato dal fondo, ma ora che Alexander Legkov mi ha mostrato come allenarmi, penso che tornerò».

Il titolo del video? “Legkov riporta Northug allo sport”. Un simpatico pesce d’aprile che i due hanno preparato proprio bene.

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