Redazione

Redazione

Suspendisse at libero porttitor nisi aliquet vulputate vitae at velit. Aliquam eget arcu magna, vel congue dui. Nunc auctor mauris tempor leo aliquam vel porta ante sodales. Nulla facilisi. In accumsan mattis odio vel luctus.

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Marco Selle ha lasciato il ruolo di direttore tecnico dello sci di fondo italiano. L'annuncio è stato dato ora dalla FISI.

Ecco quanto scritto.

Dopo nove anni trascorsi nel ruolo prima di allenatore responsabile della squadra di Coppa del mondo e successivamente come direttore tecnico delle squadre nazionali di sci di fondo, Marco Selle e la Federazione Italiana Sport Invernali hanno deciso di comune accordo di interrompere il loro rapporto di collaborazione. “Diciamo grazie a Selle per la passione e la competenza che ha messo quotidianamente in campo durante tutti questi anni – ha commentato il Presidente Flavio Roda -. La Federazione gli augura ogni bene per i suoi impegni futuri”. “Ringrazio FISI e le Fiamme Oro Moena a cui appartengo per avermi dato l’onore e l’onere di ricoprire più ruoli nel corso della mia carriera all’interno della Federazione stessa – ha comunicato il tecnico trentino -. Ho dato tutto quello che avevo in termini di energie, competenze ed entusiasmo, prendendo molte decisioni difficili, soprattutto in una stagione resa talmente complicata dalla pandemia. Lascio il mio ruolo nella speranza che il futuro staff tecnico porti benefici all’intero movimento”

Sarà un finale thrilling quello per l’assegnazione della Coppa del Mondo maschile: non sono mancati i colpi di scena anche nell’inseguimento maschile di Östersund. Johannes Boe si è infatti presentato all’ultimo poligono con ampio margine sulla concorrenza, con Lukas Hofer a una cinquantina di secondi e con oltre un minuto sul rivale per la generale Sturla Laegreid, Sebastian Samuelsson e sul tedesco Erik Lesser, partito con il pettorale numero 33 e autore di una grandissima rimonta. Dopo tre serie precise, il detentore della sfera di cristallo manca tre bersagli, coprendo la serie in 40 secondi. Hofer limita i danni con un errore, mentre è proprio Laegreid a trovare lo zero e a conquistare il successo nella penultima gara stagionale, risultando tra i migliori di giornata al tiro con solo due bersagli mancati: il classe 1997 ottiene il settimo successo stagionale, il terzo nel format. Per Boe, autore del miglior tempo sugli sci, potrebbe essere la gara del rimpianto ma domani i due norvegesi si giocheranno la leadership nella classifica, accusando oggi un distacco di 22.6 secondi dal rivale.

Si conferma sul podio dopo il successo nella sprint Lukas Hofer, al terzo podio nelle ultime quattro gare individuali, ma in tutte si è giocato il successo: oggi il carabiniere altoatesino è risultato falloso nelle serie in piedi, ma ha comunque gestito bene i poligoni ventosi mantenendosi in testa per gran parte dell’inseguimento: quattro gli errori di Hofer al tiro, terminando la gara a 32.4 secondi dal vincitore. L’azzurro sarà uno degli atleti da battere anche nella mass di domani, al pari di Sebastian Samuelsson, oggi quarto con 6 errori, precedendo il tedesco Lesser con due errori.

Faticano al tiro i francesi, Desthieux è il migliore con la nona piazza, mentre in casa Italia Tommaso Giacomel riesce ad entrare in zona punti chiudendo la sua gara in 39ma posizione con 4 errori, davanti a Dominik Windisch che si è aggiudicato l’ultimo punto, 40esimo con 8 bersagli mancati, sei dei quali nella serie in piedi. Le ultime due serie hanno tradito anche Thomas Bormolini, 51esimo al traguardo.

Inseguimento fortemente condizionato dal vento quello odierno di Östersund in campo femminile, ma ad avere la meglio sulle forti raffiche è Marte Olsbu Roeiseland: la norvegese, seconda nella classifica generale, è una delle poche atlete ad avere trovato lo zero a terra, portandosi al comando della competizione dopo il secondo poligono e tagliando per prima il traguardo nonostante i due errori commessi per serie in piedi, per un totale di quattro bersagli mancati. Roeiseland torna al successo in Coppa del Mondo, che mancava dall’inseguimento di Hochfilzen, facendo inoltre registrare il miglior tempo sugli sci.

Stava per completare l’ennesimo capolavoro della sua stagione la connazionale Tiril Eckhoff, che interrompe oggi la striscia positiva di successi iniziata a Nove Mesto. Un errore sull’ultimo bersaglio le ha infatti precluso la settima vittoria consecutiva, nonostante abbia condotto una grande rimonta dopo i tre errori commessi nelle serie in piedi: al traguardo accusa 29.3 secondi dalla coetanea. Secondo podio in coppa del mondo, dopo quello iridato nella sprint di Pokljuka, per la bielorussa Hanna Sola, abile a trovare il 9/10 nella serie a terra e limitare i danni nelle serie in piedi, dove ha comunque mancato la bellezza di 4 bersagli. Il passo sugli sci si conferma ottimo per Sola, attardata di 44 secondi da Roeiseland.

Chiudono appena fuori dal podio la francese Julia Simon e la sorpresa di giornata, la norvegese Emilie Kalkemberg, partite rispettivamente con il pettorale 22 e 21. Per Simon, che domani proverà a conquistare la coppa di specialità della mass start, ha pagato l’approccio aggressivo al poligono, nonostante i cinque errori commessi complessivamente. Kalkenberg è invece risultata l’atleta più precisa di giornata, mancando solamente due bersagli nei poligoni centrali, il secondo e il terzo.

Rimonta fino al sesto posto la tedesca Franziska Preuss, con i quattro errori al tiro della prova odierna: al netto degli scarti è ancora in gara per il terzo posto finale nella classifica generale, che cercherà di conquistare domani dovendo però lottare con Hanna Öberg (54ma oggi), Lisa Hauser (21ma) e Dorothea Wierer, 18esima nella prova odierna. L’azzurra non è riuscita ad esprimersi al meglio al poligono mancando complessivamente 7 bersagli e condizionata dalle raffiche di vento. Wierer, seconda nella sprint di ieri, ha provato a gestire il poligono rallentando l’esecuzione in funzione del vento.

26esima posizione per la seconda delle azzurre impegnate in gara: Lisa Vittozzi, partita con il pettorale numero 20 ha iniziato la sua prova in salita con i tre errori commessi nella prima serie a terra, riscattandosi nei poligoni successivi e rimontando fino alla 26ma posizione finale con 5 errori complessivi.

Tiril Eckhoff non si batte. Nemmeno la migliore Dorothea Wierer della stagione ha potuto interrompere l'interminabile striscia vincente della norvegese che oggi ad Östersund ha messo le mani sulla settima vittoria consecutiva nelle sprint stagionali. Una striscia mai vista in precedenza e che ha saputo resistere anche all'assalto di Doro Wierer, protagonista di una gara perfetta che l'ha condotta al secondo zero consecutivo (dopo la sprint di Nove Mesto dello scorso fine settimana) e lanciata verso la leadership della classifica provvisoria sulle ali di una condizione fisica in costante (tardivo, ahilei) crescendo.

La quasi trentunenne di casa in Val di Fiemme si è messa ben presto al comando, per vedere tutte le avversarie finirle alle spalle, compresa la norvegese Ingrid Tandrevold, sua compagna di viaggio per due terzi di gara ed a sua volta infallibile al tiro, ma "appesantita" di 4" rispetto all'azzurra. Identico epilogo anche per una convincente Anais Chevalier (0-1) e per Lisa Hauser (0-1), seguita a breve distanza da Marte Røiseland (1-0), tutte racchiuse in 16" da Wierer.

E appena dopo l'ex signorina Olsbu, ecco arrivare una Tiril Eckhoff che fino all'ultimo intermedio si era inserita alle spalle di Wierer, seppur di poco, per via di quell'errore in piedi che ha avuto il merito di tenere alto il pathos per l'intero svolgimento della prova. Nell'ultimo settore Eckhoff non ha lesinato nelle spinte ed il cronometro l'ha premiata con 2"5 di margine su Wierer, consapevole di aver scritto una grande pagina di storia del biathlon e non solo.

Questa Eckhoff è qualcosa di grande, di enorme ed ormai viaggia su ritmi e su livelli degni delle grandissime di ogni epoca, con ancora traguardi da raggiungere, ora che ha trovato questa stabilità e questa consapevolezza di essere davvero fenomenale. Proprio queste considerazioni rendono onore al secondo posto di Wierer: il perchè del ritardo di condizione è noto e tornare a parlarci lascia il tempo che trova, ma queste ultime settimane hanno fatto capire come aggiustando pochi dettagli e con un pizzico di fortuna in più, l'inverno venturo potrebbe essere ancora foriero di grandi "momenti Doro". Ma prima ci sono ancora due giorni di gare. E per questa Wierer la via del successo non è mai preclusa: intanto i podi in carriera arrivano a quota 40.

Le precise Lena Häcki, la sorprendente Tedorova, la giovane norvegese Lien e Paulina Fialkova (1-0) completano la top ten di giornata mentre un errore a terra non ha permesso a Lisa Vittozzi (1-0) di andare oltre un comunque buon 20° posto a 45"5 da Eckhoff, distacco che consente di programmare un piano d'attacco in vista dell'inseguimento di domani. Poco alle spalle della sappadina, ecco la debuttante Stina Nilsson che "nel giardino di casa" ha trovato il debutto migliore che ci si potesse aspettare in Coppa del Mondo. Un ottimo poligono a terra, una bella serie in piedi con l'unico errore della gara: un battesimo importante con 26° posto finale a 55" dalla vincitrice; come base di partenza non è affatto male. Peggio di lei hanno fatto diverse big come Herrmann (1-1, 34ima) o le connazionali sorelle Öberg, entrambe incappate in 3 errori e con Elvira a precedere Hanna. Quattro errori invece per Michela Carrara, precipitata oltre la novantesima piazza.

L’Italia deve arrendersi solo alla Norvegia nella staffetta mista di Nove Mesto, dove gli azzurri Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer, Dominik Windisch e Lukas Hofer domano il vento e le altre nazioni in lotta per il podio, in particolare Svezia e Francia, rispettivamente al terzo e quarto posto. Nonostante le 10 ricariche utilizzate dagli azzurri l’ottimo momento di forma degli sci sul quartetto ha inciso per un primo podio stagionale nel format più che meritato.

La Norvegia ha messo subito le cose in chiaro in prima frazione, con una straripante Tiril Eckhoff che è riuscita a creare il gap dopo la seria a terra e con il 10/10 cambia con 27 secondi sulla russa Kaisheva e su Lisa Vittozzi: la sappadina, sebbene abbia utilizzato due ricariche per serie ha mostrato un ottimo passo sugli sci, riprendendo nell'ultimo giro prima l'austriaca Zdouc e poi la russa Kaisheva, ma allo stesso tempo distanziando le altre pretendenti al podio, un nome su tutte la francese Anais Chevalier. La seconda frazione è ben gestita da Marte Olsbu Roeiseland, che amplia il suo gap sulla concorrenza dovendo utilizzare una sola ricarica nella serie a terra, al pari di Wierer e Braisaz che inseguono. L'azzurra delle Fiamme Gialle manca l'ultimo bersaglio in piedi ma al margine a metà gara sulla quarta nazione, in questa occasione c'è la svedese Magnusson, è di 33 secondi mentre gira la russa Kazakevich.

Entrano in scena quindi gli uomini, per tante nazioni la terza si rivela la frazione chiave, anche a causa dell'intensificarsi del vento: se Tarjei Boe riesce a domare le raffiche utilizzando due ricariche, non si può dire lo stesso per il francese Simon Desthieux che incorre nel giro di penalità. Ne approfitta così Dominik Windisch, che legge bene dando tacche nella prima serie utilizzando due ricariche, più una terza nella serie in piedi. L'azzurro si è difeso bene al poligono e garantisce all'Italia la seconda posizione alla vigilia dell'ultima frazione: Italia in compagnia della Svezia a un minuto e 15 secondi dalla testa ma con 16 di margine sulla Francia. 

Lukas Hofer gestisce le due serie al poligono con grande esperienza e rapidità, confermando l'ottimo momento di forma: il Carabiniere utilizza una sola ricarica nella serie in piedi forzando l'errore dello svedese Ponsiluoma, che ha mancato tre bersagli. Il margine all'uscita del poligono è quindi confortevole e porta l'Italia ha un podio più che meritato a 1 minuto e 08 secondi dalla Norvegia, Svezia terza a 1.22, precedendo la quarta che chiude con Quentin Fillon Maillet, vincitore di sprint e inseguimento, a 1.42 dalla testa.

Clicca qui per i risultati ufficiali

Per la seconda volta in carriera Federico Pellegrino ha vinto la coppa di specialità sprint. Per l’occasione la FIS ha organizzato una conferenza stampa web per celebrare l’azzurro e conoscere i suoi pensieri al termine della stagione.

Ovviamente rispetto a cinque anni fa, quando vinse la prima coppa di specialità, il percorso per arrivare a questo successo è stato ben diverso, soprattutto a causa dell’emergenza covid e dell’infortunio estivo. «Come tutti sapete l’emergenza covid ha posto il mondo in una situazione difficile, abbiamo avuto più cose a cui fare attenzione. Quindi nel corso della stagione è stato più difficile gestire il tutto. A questo ci aggiungo personalmente anche un infortunio subito in estate, proprio ad agosto durante la preparazione, non il miglior periodo per farsi male. Sono quindi soddisfatto ed orgoglioso di come io ed il mio team siamo riusciti ad affrontare tutte queste problematiche».
.
L’azzurro ha poi raccontato come ha vissuto questa stagione molto particolare a causa dell’emergenza covid. «Abbiamo dovuto pianificare meglio le cose, sapendo che tutto sarebbe potuto cambiare. In passato sapevamo cosa ci aspettava dall’inizio della preparazione a giugno alla fine della stagione ad aprile, ma quest’anno non è stato lo stesso. Ogni giorno non sapevi cosa sarebbe potuto accadere quello successivo e come le cose sarebbero andate avanti. Sapevamo che ci sarebbero state gare cancellate e qualcosa del genere. È stata dura. Anche il fatto di indossare la mascherina, rispettare la distanza sociale anche con compagni di squadra e tecnici, fare attenzione a tutto. La parte più difficile è stata che rispetto al passato, quando tornando a casa dalle gare stavamo qualche giorno con la famiglia staccando completamente dalla Coppa del Mondo, quest'anno non potevamo farlo. Ho salutato la mia famiglia alla fine di settembre e da quel momento non l'ho più vista. Questa è stata la parte più dura del mio lavoro quest’anno. Ho cercato di farlo nel modo più professionale possibile. Sono soddisfatto di come siamo riusciti a gestire la situazione. È stato difficile, bisognava fare attenzione a molte più cose ed in Italia è anche più difficile, in quanto viviamo in maniera diversa rispetto al nord, c’è una maggiore densità di popolazione, quindi è più complicato mantenere le distanze. In inverno abbiamo avuto tanti casi e abbiamo dovuto tenere sempre alta l’attenzione».

A far felice Pellegrino, più della vittoria della coppa di specialità è l’aver ritrovato quelle sensazioni in skating che gli mancavano: «Personalmente questa Coppa del Mondo ha un po’ meno valore, perché so che è per l’atleta più forte nelle sprint, ma so di non esserlo. Qualcuno doveva fare le gare e vincere qualcosa, io l’ho fatto. Gareggiare senza Klæbo mi ha portato a cambiare tattica. Ho gareggiato molto diversamente, meno attendista, più offensivo nel corso delle batterie ed in finale. Le sensazioni di questa stagione erano veramente buone, ne avevo bisogno per iniziare a pensare alle Olimpiadi di Pechino, dove ci sarà una sprint in skating e so che lì potrò provare ad essere il migliore. Il mio obiettivo quest’anno non era solo conquistare il podio o ottenere vittorie, ma tornare a cercare le mie migliori sensazioni passate, ne avevo bisogno per lavorare sulla prossima stagione. Non appena a dicembre è stato chiaro che i norvegesi non avrebbero gareggiato, la mia mente si è fissata automaticamente sulle Olimpiadi del 2022, concentrandomi sulle sprint in skating e per questo sono orgoglioso di quanto fatto a dicembre. Non so se celebrerò molto questa Coppa del Mondo, anche perché al momento non è permesso farlo. Sono molto orgoglioso, anche perché molte volte Bolshunov mi aveva detto che avrebbe voluto vincere anche questa. Penso però che quando è caduto in qualificazione a Falun si sia concentrato sui Mondiali. Come nel 2016 al Tour de Ski Northug mi disse che di voler vincere la coppa sprint perché non l’aveva mai fatto ed io la vinsi, così Bolshunov mi ha detto più volte che avrebbe voluto vincere questa coppa quest’anno e l’ho fatto io, quindi sono orgoglioso».

Il poliziotto valdostano ha quindi fatto un bilancio della sua stagione: «Sono particolarmente orgoglioso di quanto fatto a dicembre ed anche ad inizio gennaio, quando al Tour de Ski ho provato questa nuova esperienza di arrivare fino alla fine con otto gare. Ho imparato qualcosa anche lì. La parte meno felice è stata il Mondiale. Ero abbastanza in forma, ma ho avuto qualche problema ad adattarmi alla neve. Non ho avuto problemi mentali, fisici o con gli sci, ma so che con condizioni di neve bagnata per me diventa più difficile ottenere i miei obiettivi. Sono orgoglioso di aver fatto il meglio possibile. Nella team sprint non siamo stati molto fortunati ad essere inseriti nella seconda semifinale con neve lenta, abbiamo speso molte energie e non siamo stati così in grado di andare a medaglia. Poi siamo tornati a casa presto all’inizio della seconda settimana ed è stata veramente dura. Ecco, per me quello è stato il punto più basso della stagione, anche se è stato giunto andare via».

Pellegrino ha quindi parlato della sua preparazione e dei cambiamenti fatti in questa stagione, nella quale è tornato ad essere seguito da Benedetto. «Ho cambiato qualcosa nella mia preparazione. Sono tornato al mio vecchio preparatore atletico, che avevo avuto fino a Pyeongchang. Ho ripreso a lavorare molto in palestra. In questo senso, l’infortunio ha quasi aiutato, perché l’unico allenamento possibile era proprio quello in palestra. Mi sono concentrato su ogni singolo muscolo che volevamo fosse più forte e veloce. Questo tipo di lavoro mi ha aiutato molto, come sapevo già perché avevo l’esperienza passata con lui. Ciò mi ha aiutato molto per questa stagione ma lo farà ancora di più per la prossima».

Il valdostano ha anche chiare le idee su cosa fare nelle prossime settimane appena conclusa la stagione, anche se ovviamente è tutto legato a come evolverà la situazione covid. «Qui in Engadin ci sono delle belle condizioni di neve e se le leggi lo permetteranno, cercherò di fermarmi e stare qui più tempo. Voglio continuare a sciare molto nelle prossime settimane, anche in condizioni primaverili nelle quali devo migliorare. Cercherò di fare attenzione a come evolverà la situazione internazionale con il covid, magari potrei andare in Norvegia ad aprile per sciare di più, oppure fare sci alpinismo in Valle d’Aosta per trovare la neve più in alto».

Alla fine della Coppa del Mondo mancano ancora due gare e Pellegrino occupa la terza posizione della classifica generale. L’azzurro ovviamente sogna il podio, ma è consapevole che sarà molto complicato riuscire ad ottenerlo: «Il podio sarebbe un bell’obiettivo ma sono consapevole che sarà difficile. Se fosse rimasto il programma di Oslo con una sprint e la 50 mass start avrei veramente puntato a salire sul podio, ma qui ad Engadin abbiamo una 15 km mass start e la 50 pursuit, quindi sarà difficile pensare al podio della Coppa del Mondo. Farò del mio meglio».

La testa è andata nuovamente alle Olimpiadi del prossimo anno. Pellegrino non si è nascosto: «Il mio massimo obiettivo è l’oro, ho vinto tante volte in Coppa del Mondo, due coppe del mondo sprint, ho un oro ed un argento mondiali, l’argento olimpico in classico, quindi senza dubbio il massimo obiettivo è l’oro in skating. So che non sono giovane come in passato, ma Hattestad vinse l’oro a Sochi quando aveva 32 anni. Il prossimo sarà il trentaduesimo anno della mia vita, quindi se posso perché non sognare e lavorare per questo. Sicuramente anche la team sprint potrebbe essere un'opportunità, io e De Fabiani vincemmo la medaglia a Seefeld in classico, non siamo male nel format. La quota? Vivo a 1400 metri, mi alleno spesso in altura. Ovviamente preparare una gara a 1700 è ben diverso, ma storicamente faccio bene quando gareggio in altitudine, vedi Davos, Val Müstair o Lenzerheide. Ho conquistato tanti podi in quota. Al momento non ho ancora pianificato la preparazione per la prossima stagione, ma ovviamente dovremo tenere a mente anche la quota».

La FISI ha purtroppo confermato che la squadra azzurra abbandona il Mondiale di Oberstdorf.

«In applicazione ai protocolli federali, le Nazionali di sci nordico (inclusi tecnici, service men e personale generico), impegnate nei Mondiali di Oberstdorf (Ger) sono state regolarmente sottoposte a tampone quotidiano, anche oltre le misure richieste dall’organizzazione locale, per garantire la maggiore sicurezza e tranquillità degli atleti in gara.

Purtroppo, fra il personale generico e i tecnici della missione italiana, sono stati riscontrati casi di positività. Pertanto, il Presidente federale in accordo con il medico delle squadre dott. Balestrieri, presente sul posto, hanno deciso di far rientrare in Italia le rappresentative presenti al Mondiale tedesco, sia per salvaguardare la salute degli atleti azzurri che per garantire una prosecuzione sicura delle gare iridate.»

Potrebbe arrivare una notizia dolorosa dal ritiro della nazionale italiana di sci nordico. Tutto il contingente azzurro avrebbe infatti deciso di lasciare Oberstdorf e abbandonare così il Mondiale con alcuni giorni di anticipo rispetto alla sua conclusione. Dopo i casi di positività al covid-19 che sono stati riscontrati nei giorni scorsi e hanno coinvolto staff tecnico del salto femminile e l’atleta azzurra Jessica Malsiner, provocando così il ritiro di tutta la squadra di salto, arrivato sabato scorso, altri membri del personale a seguito del contingente azzurro avrebbero avuto degli esiti positivi dai tamponi effettuati e dovrebbero esserci stati anche casi nello staff del salto riscontrati una volta tornati in Italia.
   
A questo punto, la decisione, presa dal responsabile medico della squadra d'accordo con la FISI, sarebbe stata di chiudere anticipatamente il Mondiale e tornare tutti in Italia. Una notizia che, se confermata, sarebbe triste, dolorosa e farebbe sicuramente tanto rumore ma evidentemente ritenuta necessaria. Ovviamente dispiace pensare che atleti come Nöckler e Jeantet, che avrebbero raggiunto Oberstdorf oggi, non potranno ugualmente prendere parte all'evento. Ma così sarebbe stato deciso per la sicurezza di tutti i componenti del contingente azzurro, essendoci quello che sembrerebbe esserci una sorta di cluster. Un virus maledetto e imprevedibile, se si considera che per esempio Lara Malsiner, sicuramente il contatto più stretto della sorella Jessica ed anche lei a contatto con lo staff della squadra femminile, è tornata in Italia dopo notevoli test effettuati sempre con esito negativo.

Pagina 1 di 687
Top