Redazione

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Si avvia verso la conclusione il secondo raduno della squadra Osservati della nazionale italiana di biathlon. Dopo un lungo allenamento in bicicletta, che ha portato gli azzurri sullo Stelvio, abbiamo contattato ieri pomeriggio Giuseppe Montello, per sapere come sta procedendo la preparazione e conoscere le sue motivazioni in vista di una stagione 2020/21 nella quale il friulano vuole riprendersi un posto in Coppa del Mondo, dopo l’infortunio che lo scorso anno costò al biatleta del Centro Sportivo Esercito praticamente tutta la stagione.

Ciao Giuseppe. Come sta andando la preparazione? La spalla reagisce bene?
«Si, il corpo sta reagendo bene e sono contento. Mi sto allenando al massimo, anche se ovviamente devo stare un po’ attento quando faccio allenamenti sulla forza in palestra, oppure quando spingo con i bastoncini sull’asfalto mentre vado sugli skiroll. Però, per ora, entrambe le spalle non mi stanno dando problemi, speriamo di proseguire così. Purtroppo dopo che per qualche anno, a seguito dell’operazione, ho avuto alcuni problemi alla spalla sinistra, giustamente per bilanciare mi sono fatto male anche alla destra (ride, ndr)».

Il vostro è un gruppo molto variegato, in quanto a quattro atleti di esperienza con l’obiettivo della Coppa del Mondo si aggiungono tre più giovani.
«Si è formato un bel gruppo, perché credo che ci sia il mix giusto tra giovani ed esperti. Anche perché, per esempio, un’atleta come Samuela (Comola, ndr) al tiro è fortissima e, insieme a Mattia Nicase e Saverio Zini, contribuisce nel far si che ci si alleni bene. Avere in gruppo dei giovani che portano freschezza è utile».

L’esclusione dalla Squadra A pensi abbia dato qualche motivazione ulteriore a te, Bormolini, Gontier e Sanfilippo?
«Forse sotto un certo punto di vista si, ci hanno messo un po’ in discussione. Il nostro obiettivo, attraverso i risultati e non a parole, è di dimostrare che meritiamo di essere in Squadra A, cercando di riprenderci il pettorale in Coppa del Mondo. A volte fa anche bene avere la poltrona che scotta, almeno al sottoscritto».

Quanto ti ha fatto male, lo scorso anno, dover in pratica saltare l’intera stagione?
«Moltissimo, perché come tanti sport invernali, anche noi biatleti abbiamo un blocco di preparazione lunghissimo, ben sei mesi solo di allenamenti, per poi concentrare lo sforzo delle gare in appena quattro mesi. Io mi sono ritrovato a saltare l’intera stagione, rientrando solo nel finale quando non avevo chance per fare bene, a seguito di un lungo stop e dopo tanto lavoro per recuperare. Purtroppo fa parte del gioco, siamo atleti e gli infortuni sono parte integrante del nostro mondo. Mi secca, perché lo scorso anno mi ero preparato al meglio, non ero mai stato così bene sia nel fisico che al tiro, sentivo che era giunto il momento di far vedere il mio reale valore. Ancora peggio che sia accaduto proprio al via della stagione, perché se fosse successo a febbraio o marzo, avrei potuto dimostrare il mio lavoro. 
Purtroppo, come sempre mi è capitato nel corso della carriera, è accaduto qualcosa che non doveva succedere. Ho sempre un po’ di sfortuna di troppo, questo fa parte del mio percorso sportivo. Penso che quando un giorno guarderò indietro alla mia carriera, sicuramente la parola sfortuna sarà ben presente. Se cade un pezzo di ghiaccio dal cielo e siamo in cinquanta, probabilmente colpisce me (ride, ndr), per questo motivo cerco sempre di fare attenzione a tutto, ma alla fine qualcosa capita sempre. Sono praticamente due anni che faccio solo preparazione».


Già rientrare nel finale della stagione e disputare poche gare è stato importante.
«Certo, anche se non era il vero Montello, almeno sono riuscito a indossare nuovamente il pettorale e tornare a gareggiare. Per questo motivo ringrazio il Centro Sportivo Esercito che mi ha messo a disposizione tutto quanto necessario e lo staff medico della FISI, che mi è stato sempre vicino. Fino a quando c’è stata speranza di poter recuperare in tempo per i Mondiali, nell’ambiente della nazionale ho sentito tutti con me e ciò mi aveva dato una gran carica. Medici, tecnici e compagni mi sono stati vicini e questo è l’aspetto bello in un periodo di grande sfortuna. Per il resto ci ho messo il cento per cento, ho patito tanto il periodo di riabilitazione, ma era l’unica strada per provarci».
   
Ti stai concentrando su qualcosa di particolare quest’anno?
«Niente di tanto diverso, in quanto lo scorso anno ho trovato un bell’equilibrio. Devo cercare di mantenerlo, spero di fare dei passi avanti rispetto alla passata stagione. Mi andrebbe bene anche ripartire dal punto in cui avevo lasciato lo scorso autunno. Per il resto, non avendo fatto la stagione, è tutto da capire»

Ti spaventerebbe dover iniziare la stagione in IBU Cup?
«No. Innanzitutto mi auguro sia una stagione regolare, visti i problemi che ci sono in questo momento e i dubbi circa lo svolgimento delle gare. Per quanto mi riguarda, sono convinto che se riuscissi a prepararmi bene e raggiungere un buon livello, avrei tutte le carte in regola per tornare subito in Coppa del Mondo. Non è facile farsi trovare subito pronti e andare immediatamente forte nelle prime gare di IBU Cup, che se non dovessero andare bene renderebbero più complicata la rincorsa. Io però sono sereno, nemmeno ci penso a queste cose. Sono convinto che se tutto andasse per il meglio avrei l’opportunità di risalire e se ciò non dovesse accadere, allora significherebbe che non avrei reso come dovrei. Alla fine, però, questi sono tutti bei discorsi e se mi focalizzassi su di essi commetterei un errore. Ciò che devo fare è soltanto arrivare al mio cento per cento per poi vedere dove sono. I risultati diranno dove merito di stare».

Quindi il tuo obiettivo è quest’ultimo?
«Si, l’obiettivo è arrivare al mio miglior biathlon, poi vedremo dove sarò».

In Finlandia sono già stati assegnati i primi titoli nazionali. A Vuokatti, sugli skiroll, i big del fondo finlandese si sono affrontati in una sprint in tecnica classica. Nella gara maschile è arrivata la vittoria di Iivo Niskanen, che ha dominato la gara a partire dalle qualificazioni fino alle finale, vincendo anche le batterie. Alle sue spalle grande equilibrio per le altre posizioni del podio. L’ha spuntata Lauri Mannila, che ha vinto l’argento su Joni Mäki, terzo e bronzo. In finale con loro erano presenti anche Markus Vuorela, Lauri Vuorinen e Verneri Suhonen. Assente invece Ristomatti Hakola, a causa di un lieve infortunio alla spalla.

Tra le donne assente, invece, Krista Pärmäkoski, che non si è iscritta alla competizione odierna. La vittoria è andata a Johanna Matintalo, capace di imporsi dopo una lotta serrata con Maaret Pajunoja. Al terzo posto, felicissima al traguardo, Josefina Böök. Alle loro spalle Vilma Nissinen, Jasmi Joensuu e Kerttu Niskanen. 

Si giocherà tutto in una sola gara il Summer Grand Prix 2020. Infatti, dopo le defezioni di Courchevel, Hinzenbach e Klingenthal, sono state cancellate anche le competizioni in programma a Schuchinsk (Kazakhstan) e Chaikovsky (Russia) nella prima metà di settembre. Tutto conseguenza dell’emergenza covid-19 che ha distrutto l’estate sportiva e si spera non provochi gli stessi problemi anche in inverno. Per la gara russa, addirittura, sembrerebbe che soltanto tre nazioni avevano confermato la propria presenza, quando bisogna essere un minimo di otto per poter far procedere la competizione.

A questo punto il programma si riduce moltissimo. Le donne avranno soltanto la gara di Frenstat, in Repubblica Ceca, che si disputerà il 15 agosto sul trampolino HS106, mentre gli uomini gareggeranno il 22 e 23 agosto nelle due gare dal trampolino HS134 di Wisla, in Polonia. Sicuramente non una bella notizia per i saltatori, anche se rispetto ai combinatisti, avranno almeno l’opportunità di misurarsi in una competizione. 

Ve l’avevamo anticipato la scorsa settimana, ora è ufficiale: il Mondiale Juniores di skiroll si disputerà a Madona, in Lettonia, in contemporanea alla tappa della Coppa del Mondo. Le difficoltà organizzative in Russia, a causa dell’emergenza Covid-19, hanno portato quindi alla cancellazione della tappa di Khanty-Mansijsk, inizialmente programmata dal 17 al 20 settembre. L’evento di Coppa del Mondo avrebbe coinciso anche con il Mondiale Juniores.

A questo punto la FIS, impossibilitata in un periodo così complicato a trovare un’altra località in grado di ospitare una tappa di Coppa del Mondo e il Mondiale Juniores, ha deciso semplicemente di rendere iridata per i Giovani la tappa di Madona. Al momento, però, il programma prevede ancora soltanto tre gare: sprint in skating venerdì 28 agosto, mass start in skating sabato 29 agosto e gara in classico con partenza a intervalli la domenica. La FIS sta anche valutando l’opportunità di fare disputare una team sprint, che era inizialmente prevista nel programma.

Continuiamo, però, a chiederci quale sia il senso di far disputare una Coppa del Mondo, che a questo punto sarà circoscritta soltanto alle due tappe di Otepää e Madona, visto che anche la Cina dovrà presto annunciare forfait, dal momento che il governo cinese ha cancellato tutti gli eventi internazionali fino al 31 dicembre, esclusi quelli validi come prova per le Olimpiadi 2022. Ma soprattutto, perché ci si ostina a portare avanti un Mondiale Giovanile, quando Italia e Svezia hanno già dato forfait (gli azzurri non possono partecipare ad alcuna gara internazionale fino al 30 agosto) e tutto lascia pensare che altre nazioni – Russia in testa – faranno altrettanto? A volte bisognerebbe avere maggior coraggio e capire che è meglio fermare tutto anziché andare avanti con uno spettacolo tutt’altro che competitivo. 

Tornano nuovamente sulla neve gli azzurri della Squadra A di fondo. Dopo aver già sciato lo scorso giugno in occasione del primo raduno, che si è svolto allo Stelvio, ora il gruppo allenato da Stefano Saracco utilizzerà il tunnel della Sport Halle di Oberhof.

Prima trasferta all'estero, quindi, per il fondo italiano, che questa estate aveva visto fin qui i suoi atleti allenarsi sempre in patria. Per questo nuovo raduno il dt Marco Selle ha convocato sei fondisti: Federico Pellegrino, Francesco De Fabiani, Maicol Rastelli, Giandomenico Salvadori, Lucia Scardoni e Greta Laurent. Quest'ultima era già tornata in squadra nella seconda settimana del precedente raduno, ad Anterselva. Ora per l'atleta delle Fiamme Gialle, tolta ogni fasciatura, è tornata la normalità e potrà quindi riprendere a sciare e allenarsi seguendo il programma del resto della squadra.

Gli azzurri raggiungeranno la Germania domenica due agosto e si fermeranno fino al 14 agosto. Insieme a Saracco sarà presente anche lo skiman del CS Esercito, Francois Ronc Cella.

Potrebbe presto arrivare una vera e propria svolta nella lotta al doping. A breve, infatti, saranno effettuati dei test antidoping in grado di individuare gli atleti che hanno fatto uso di “doping ematico”, le trasfusioni di sangue.

In occasione del Mondiale di Seefeld del 2019, fu solo grazie all’intervento della Polizia, dopo un lungo lavoro di investigazione che venne colta in fragrante tutta l’organizzazione criminale. Le immagini di Max Hauke, sorpreso durante la trasfusione a poche ore dalla 15km in classico del Mondiale, fecero il giro del mondo. Proprio l’atleta austriaco ha successivamente affermato in un’intervista all’Expressen che «se non fosse stato per la Polizia, non mi avrebbero mai colto. Sarei ancora andato in giro a gareggiare dopo essermi dopato». Il doping ematico è stato spesso definito come una scappatoia per coloro che vogliono imbrogliare, tanto che l’importante è non destare sospetti, al punto che Hauke stesso ha ammesso di aver a volte rallentato in gara, perché aveva l’obiettivo di tirar fuori la grande gara in occasione del Mondiale.

Ora le cose dovrebbero cambiare. Anders Mannelqvist, ex biatleta svedese che partecipò alle Olimpiadi di Albertville, è il CEO della Pro Test Diagnostics, la società che sta rivoluzionando il lavoro dell’antidoping. Il ricercatore dell’azienda, Christer Malm, ha lavorato 14 anni per sviluppare un test in grado di rivelare questo tipo di doping. Ora il lavoro è terminato e la Pro Test Diagnostics ha sviluppato un kit del test, che è in fase di valutazione da parte dei laboratori WADA accreditati, a Stoccolma, Oslo e Parigi. «Fino ad ora abbiamo mantenuto la riservatezza sul nostro lavoro – ha affermato Malm all’Expressen – il laboratorio di WADA scriverà un rapporto di valutazione al termine del test. Probabilmente arriverà prima di fine anno. Successivamente, il quartier generale della WADA, a Montreal, approverà questa metodologia, in modo che possa essere utilizzata. Siamo vicini».

La WADA ha investito circa un milione di euro su questo progetto svedese sviluppato ad Umeå. Se tutto dovesse andare bene, addirittura questo test antidoping potrebbe essere utilizzato già in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2022. «È davvero emozionante – ha affermato Mannelqvistfinalmente abbiamo un test utile. Abbiamo già parlato con le federazioni internazionali di sport invernali, biathlon, ciclismo e atletica. Tutti sono molto interessati, perché le trasfusioni di sangue sono state quasi impossibili da rilevare in passato. Questo farà la differenza».

Secondo Malm, presto gli atleti saranno costretti quindi a smetterla di far uso di queste pratiche: «Sappiamo che questo metodo è utilizzato, perché non è mai stato fatto alcun test. Se da atleta avessi deciso di barare, avrei utilizzato proprio le trasfusioni di sangue. Semplicemente raccogli il tuo sangue in estate e prima di una competizione importante lo inietti nel corpo e ne ottieni un effetto dopante. Ma questa possibilità non ci sarà più grazie a questo test»

Saranno demoliti i trampolini di salto olimpici di Pragelato, ma verrà tenuta la pista di lancio del HS140 in memoria dell'evento olimpico e i trampolini di allenamento per i bambini, affinché si possa dar vinta al movimento anche in Piemonte. È questo l'obiettivo del Comune di Pragelato, amministrato dal Sindaco Giorgio Merlo, e dell'architetto Fasano, responsabile Ufficio Tecnico Lavori Pubblici dell'Unione Montana Via Lattea, che hanno presentato alla Presidenza della Regione Piemonte, mercoledì 29 luglio, il piano organico dell'ex stadio olimpico di Salto. Ecco il Comunicato.

“È stato presentato stamane alla Presidenza della Regione Piemonte dal Sindaco e dalla Giunta di Pragelato accompagnati dall’architetto Fasano, responsabile Ufficio Tecnico Lavori Pubblici dell’Unione Montana Via Lattea, il progetto - che è stato siglato dopo molti incontri e confronti - di riqualificazione dell’ex stadio olimpico del salto.

Il progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’area dei trampolini intende definirne un sistema inclusivo capace di accogliere le differenti tipologie di utenze: un progetto unitario composto però da una somma di elementi autonomi e identificabili capaci di attrarre il maggior numero di utenti possibili. La volontà progettuale è quella di rendere l’area curata e permeabile proponendo un mix di attività capaci di attrarre e interessare innumerevoli tipologie di utenti. Dagli atleti sportivi ai bambini, dagli anziani alle persone che vogliono semplicemente rilassarsi al sole. E quindi, un progetto che prevede un sistema di offerta - e non un’unica disciplina specialistica - che includa oltre ad attrezzature sportive per l’allenamento di atleti nell’ambito di discipline specialistiche (salto con gli sci, discesa, down hill, ski roller) anche attrazioni turistiche ludiche e di svago: la bici, una pista di pump track e una passeggiata attrezzata in stretta connessione con l’acqua del torrente Chisone.

Una miscela di elementi differenti e costituenti un ‘parco degli sport montani’ che ambisce ad avere una valenza di richiamo per la collettività utilizzabile nel corso dell’intero anno.

Il progetto prevede di demolire i trampolini principali, a meno della pista di lancio del HS140, da salvaguardare a memoria dell’evento olimpico e riutilizzabile come torre di lancio per uno zip line. I trampolini di allenamento verranno invece conservati e dedicati alle scuole di sci al fine di consentire una diffusione della disciplina del salto fra i giovani atleti piemontesi.

Un progetto, dunque, organico e integrato che risponde alla vocazione sportiva e turistica di Pragelato e che ha registrato un forte intesse da parte della Presidenza della Regione”.

Giovedì sarà lanciata la biografia di Grigory Rochenkov, ex direttore del laboratorio nazionale russo dell’antidoping, sospeso nel 2015 dalla WADA per aver contribuito al programma di doping di stato, del quale è stata accusata la Russia, e divenuto successivamente proprio il grande accusatore del sistema russo, al punto che oggi vive negli Stati Uniti e fa parte del programma di protezione testimoni, dal momento che la sua vita sarebbe in pericolo.

Il Daily Mail, tabloid inglese, ha pubblicato alcuni estratti della sua biografia, mettendo in risalto la vicenda doping legata a Evi Sachenbacher-Stehle, vincitrice di cinque medaglie olimpiche nello sci di fondo, con due ori (staffetta di Salt Lake City del 2002 e team sprint di Vancouver 2010) e 3 argenti (uno individuale nella sprint di Salt Lake City), e sei medaglie Mondiali (oro in staffetta in Val di Fiemme nel 2003). A 32 anni la forte tedesca  aveva deciso di passare al biathlon, riuscendo anche a salire due volte sul gradino più alto del podio, sempre in staffetta. In occasione delle Olimpiadi di Sochi, l’allora trentatreenne, risultò positiva ad un controllo antidoping dopo la mass start, essendo state trovare tracce di Geranamina (dimetilamilammina) nelle urine. L’allora trentatreenne apparentemente aveva ingerito inconsciamente piccole quantità di essa da un integratore alimentare contaminato, come avrebbe poi dimostrato in seguito, tanto che la sua squalifica venne ridotta da due anni a sei mesi.

Rodchenkov nella sua biografia “The Rodchenkov Affair” ha svelato che in altre circostanze quel caso non sarebbe stato nemmeno riportato. L’atleta tedesca è servita come vittima sacrificale, in quanto dopo aver coperto i campioni russi risultati positivi, furono necessari casi di positività di altre nazionali per evitare sospetti. Il test positivo della tedesca è quindi arrivato al momento giusto per i russi: «Era un caso limite – ha ricordato Rodchenkovquesto stimolante solitamente era presente in alte concentrazioni. Se avessi già registrato cinque violazioni reali, non l’avremmo nemmeno segnalato. Ma avevamo bisogno di “sangue”. È stata squalificata e la punizione non corrispondeva alla sua colpa».

Dopo quanto accaduto la biatleta tedesca aveva deciso di porre fine alla sua carriera, abbandonando lo sport. «Non so se dovrei essere felice o triste – ha affermato Evi Sachenbacher-Stehle a xc-ski.de – certo un messaggio del genere da una parte è per me buono. Ma è incredibile ciò che hanno fatto i russi per nascondere le loro attività. Non voglio pensare a cosa sarebbe successo se (non ci fosse stata la positività, ndr). L’unica cosa importante per me è aver avuto la conferma di non essermi dopata consapevolmente».

Sicuramente quanto scritto nel libro riabilita, se ancora ce n’era bisogno, la figura dell’atleta tedesca, il cui valore morale è certamente ben diverso rispetto a quello di chi ha contribuito a rovinarle la carriera.

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