Redazione

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Il Certak di Harrachov tornerà in vita e sarà da record. Lo storico trampolino della località alle porte di Liberec, che ha ospitato ben quattro edizioni dei Mondiali di Volo e numerose tappe della Coppa del Mondo di combinata nordica e salto, era stato completamente abbandonato dal 2014, quando aveva ospitato i Mondiali di Volo.

Negli ultimi mesi è stato messo in atto un piano di ristrutturazione ed è stato proposto un bando di gara per assegnare i lavori. A vincerlo lo studio di architettura polacco Archigeum, originario di Zielonka, vicino Bydgoszcz, che ha un obiettivo a dir poco importante: trasformare il Certak, oggi di 205 metri, nel trampolino di volo più grande al mondo. Il progetto, infatti, prevede che il trampolino sarà HS250, superando così quelli 240 il Letalnica di Planica e il Vikersundbakken di Vikersund.

«Il nostro studio ha vinto il concorso per la riprogettazione del complesso di Harrachov – ha affermato Przemyslaw Gaweda, architetto dello studio Archigeum, a skijumping.pli cechi si stanno impegnando da molti anni per ristrutturare l’intera struttura e riportarla al suo meritato posto tra le arene degli sport invernali. Il progetto è di costruire il trampolino più grande al mondo con le dimensioni HS250». Oltre al grande trampolino, gli architetti ristruttureranno anche le piste da fondo e gli altri trampolini di salto della località.

Era già stato annunciato dopo l’ultimo FIS Council, ma ora è stato ufficializzato nel programma ufficiale della manifestazione: il prossimo 3 marzo 2021, alle ore 17.15, inizierà la gara che per la prima volta assegnerà un titolo mondiale femminile sul large hill.

La gara è stata infatti inserita nel programma ufficiale del Mondiale di Oberstdorf, portando così la perfetta parità tra uomini e donne nel salto, così come già accade nel fondo. Due titoli mondiali individuali, la gara a squadra e quella mista.

La richiesta di assegnare un titolo mondiale femminile anche sul large hill era arrivata dalla Norvegia, trovando d’accordo tutte le altre nazioni. Il presidente della FIS, Gian Franco Kasper, che a breve chiuderà il suo lungo periodo alla guida della Federazione Internazionale, ha così commentato: «L’evento di salto dal trampolino grande femminile fa parte della Coppa del Mondo già da diverse stagioni. Oberstdorf stessa era stata la prima località ad organizzarlo e ha già portato a termine quattro eventi di Coppa del Mondo femminile con successo».

Felicissimo il CEO del Comitato Organizzatore, Florian Stern: «Questa decisione del Consiglio della FIS ci ha reso veramente felici. Ad Oberstdorf, le donne saranno gareggeranno per la prima volta per un titolo iridato sul large hill. Per noi organizzatori è un grande onore».

Infine non ha nascosto il suo entusiasmo Katharina Althaus, una delle big della squadra tedesca: «Sarà un Mondiale indimenticabile. Salteremo per la prima volta da un trampolino grande e ci permetterà di goderci ancor di più la fantastica atmosfera di Oberstdorf. Non vedo l’ora. Il livello delle prestazioni nella nostra Coppa del Mondo è ormai molto alto, quindi è il momento giusto perché anche le donne possano giocarsi un titolo Mondiale sul large hill».

Al Mondiale di Oberstdorf farà anche il suo esordio la combinata nordica femminile, per un evento iridato mai così ricco di gare.

La Svezia non sarà al via delle prime tre tappe della Coppa del Mondo di skiroll. La Federazione Svedese ha deciso di non mandare in Estonia, Lettonia e Russia gli atleti della propria squadra nazionale, dopo essersi consultata con il Ministero degli Esteri e l’Agenzia della sanità pubblica.

«Comprendiamo che questo possa essere un messaggio triste per molti – è scritto nel comunicato – ma prima di tutto dobbiamo garantire la sicurezza. Siamo abituati a gioire insieme perché spesso abbiamo avuto grandissimi successi e quando ci sono tempi più difficili come questi, è importante sostenerci a vicenda. Alla luce del fatto che la FIS ha deciso di organizzare le competizioni della Coppa del Mondo di skiroll, abbiamo studiato come poter partecipare a queste gare. Abbiamo ricevuto informazioni dal nostro team medico, dall’autorità sanitaria e il Ministero degli Esteri. Sulla base di queste informazioni, abbiamo deciso di non partecipare. Il Ministero degli Esteri sconsiglia di viaggiare in Estonia e Lettonia fino al 29 luglio e in Russia fino al 31 agosto».

La Svezia ha sottolineato anche le difficoltà organizzative per garantire la sicurezza degli atleti, dovute a una tempistica piuttosto breve, visto che bisognerebbe anche ottenere il visto. Inoltre ha ricordato che solitamente in queste gare le squadre alloggiano tutte nello stesso albergo.

Senza la Svezia, quindi, la Coppa del Mondo di skiroll perde una delle squadre più forti della competizione. La sensazione, però, è che presto arrivino altre rinunce. Cosa farà l’Italia? Al momento non c'è stata alcuna comunicazione da parte della FISI.

La Coppa del Mondo di skiroll partirà dall'Estonia il 21 agosto, il weekend successivo si gareggerà a Madona, in Lettonia (28-30 agosto), quindi a metà settembre, dal 17 al 20 appuntamento a Khanty Mansijsk in Russia, dove si svolgeranno anche i Mondiali Junior. A fine ottobre, poi, la tappa cinese, dal 23 al 25, sulla quale la Svezia non ha ancora annunciato nulla.

È consuetudine in questo periodo il meeting tra gli organizzatori dei singoli eventi di Coppa del Mondo di sci e i dirigenti della Federazione Internazionale.
Dobbiaco, nello sci di fondo, rivestirà anche nel 2021 un ruolo di primo piano con la due giorni del Tour de Ski il 5 e 6 gennaio, riproponendo il classico format con la gara in tecnica libera martedì 5 gennaio, una individuale sulla distanza di 10 e 15 km rispettivamente per femmine e maschi, replicando mercoledì 6, giorno dell’Epifania, con la pursuit in classico sulle medesime distanze. Teatro di gara sarà la collaudata Nordic Arena, autentica area spettacolo per gli sci stretti.

Al sopralluogo c’erano la coordinatrice della FIS per lo sci di fondo Sandra Spitz, i responsabili di FIS Marketing, di Swiss Timing, il coordinatore dello sci di fondo in rappresentanza della FISI Marco Selle, e una delegazione di In Front, che si occupa della produzione televisiva, capeggiata dal regista Luigi Catalfamo.

A guidare invece la delegazione del comitato organizzatore era presente il presidente Gerti Taschler, affiancato dal vice e direttore di gara Eugenio Rizzo, dalla segretaria generale Sarah Dapoz e da Marina Rizzo, assistente del direttore gara.
È chiaro che la situazione a seguito di Covid-19 lascia ancora qualche perplessità sulle attività agonistiche, il comitato organizzatore e la FIS hanno affrontato punto per punto i vari aspetti, con un piano operativo che contempli eventuali limitazioni. Quello che è inconfutabile è che le due tappe del Tour de Ski di Dobbiaco saranno ancora una volta altamente spettacolari, per la conformazione della pista e per il posizionamento “centrale” nel programma del Tour.

Sandra Spitz a nome della FIS ha ringraziato il comitato altoatesino per la concreta e duratura collaborazione, dicendosi convinta che il Tour de Ski 2021 a Dobbiaco sarà un nuovo grande successo nonostante la situazione attuale. Ha voluto anche lodare lo staff per gli instancabili sforzi e l’apporto di tante nuove idee e suggerimenti.

Il presidente Gerti Taschler, nel portare il saluto del comitato e del gruppo di volontari che rende possibile l’organizzazione degli eventi, ha sottolineato che l’obiettivo è quello di rendere sempre più interessante il Tour de Ski e lo sci di fondo a Dobbiaco. Il comitato organizzatore ha molte idee e spera che vengano sostenute sia dalla FIS che dalla FISI. Nello specifico, Taschler ha illustrato il progetto di rinnovamento della pista per le gare future, come le sprint e soprattutto la “special classic climb” che in avvenire dovrebbe portare gli atleti dalla Nordic Arena fino alla naturale arena di Prato Piazza lungo una inedita, dura e spettacolare salita, già collaudata dalla Pustertaler Ski Marathon nella versione 2020 e che il coordinatore della Coppa del Mondo del fondo ha voluto testare personalmente con gli sci lo scorso gennaio.

La conclusione dei lavori è stata chiara, le gare del 5 e 6 gennaio si faranno a tutti i costi, a meno di un nuovo picco della pandemia, magari con qualche attenzione in più e comunque nel rispetto di tutte le norme di distanziamento sociale che le autorità imporranno il prossimo inverno.

“Noi continuiamo nel nostro lavoro – ha detto Gerti Taschlercome se non ci fossero limitazioni. L’eventuale piano B sarà discusso nel dettaglio dopo settembre”.
Il direttore di gara Eugenio Rizzo, incassati i complimenti per la scorsa edizione, ha sottolineato che la preparazione delle piste inizierà, come sempre, con grande anticipo predisponendo innanzitutto uno strato di neve artificiale in attesa di quella naturale che ha sempre reso la Nordic Arena un bijou per le immagini televisive irradiate in tutto il mondo. Intanto a Dobbiaco è aperta la pista di skiroll, teatro anche di uno stage della nazionale azzurra.
Il meeting si è concluso con un brindisi conviviale e l’arrivederci a gennaio, con la classica stretta di gomiti!

Confermato quanto vi avevamo anticipato sabato scorso nell'articolo sul lungo raduno dei gruppi Milano Cortina 2026, allenati da Renato Pasini e Fulvio Scola. Terminate le due settimane di allenamento a Predazzo e Lavazé, i sette uomini e cinque donne che compongono la squadra sono tornati a casa dove stanno effettuando una settimana di scarico. Nel mezzo, però, per tutti è previsto un viaggio a Rovereto, occasione per effettuare i test atletici presso il Cerism.

Gli atleti si recheranno nella località trentina in diversi scaglioni. Il 23 luglio sarà il turno di una cinquina composta da Lorenzo Romano, Paolo Ventura, Caterina Ganz, Francesca Franchi e Martina Bellini. Il giorno successivo, 24 luglio, sarà il turno di un'altra cinquina, formata da Stefan Zelger, Michael Hellweger, Simone Daprà, Luca Del Fabbro e Davide Graz. Infine il 26 e il 27 toccherà ad Anna Comarella e Cristina Pittin

Dopo questi test gli azzurri potranno completare la settimana di scarico prima di recarsi la prossima settimana a Tirrenia, in Toscana, presso il Centro CONI.

Nonostante la giovanissima età, Johannes Klæbo è ormai il leader dello sci di fondo norvegese, grazie ai suoi grandi risultati ma anche alla personalità. Un campione che si interessa, però, anche ad altri argomenti oltre gare e successi. In una recente intervista rilasciata a TV2, quindi, Klæbo ha parlato di pensione e assicurazione per i fondisti, due argomenti che gli stanno molto a cuore.

Il campione norvegese ha risolto i suoi problemi grazie all’ottimo accordo di sponsorizzazione trovato con Uno-X da 25 milioni di corone norvegesi in 5 anni, 2,3 milioni di euro, nel quale sono compresi anche dei benefit che gli altri atleti norvegesi non anno: «Sono considerato in un certo senso come un dipendente – ha affermato Klæboho uno stipendio fisso e risparmio punti pensione come tutti gli altri lavoratori norvegesi. Credo che questo aspetto sia importante, in quanto non potrò certo praticare lo sci di fondo per il resto della mia vita».

Il suo sponsor possiede anche un team ciclistico, sport nel quale gli atleti hanno dei contratti a salario fisso e trattamento pensionistico. Klæbo vorrebbe che anche i fondisti potessero un giorno avere gli stessi benefit: «Con situazioni particolari come quella appena accaduta quest’anno, se improvvisamente non dovesse svolgersi nemmeno una gara di sci, un fondista non avrebbe le stesse sicurezze degli altri lavoratori. Io oggi ho il privilegio di avere questa opportunità». Per Klæbo sarebbe bello quindi, se lo sci di fondo prendesse esempio dal ciclismo, assicurando agli atleti salari fissi e risparmi pensionistici. Il norvegese, poi, grazie a Uno-X ha anche ricevuto un nuovo regime assicurativo, che lo mette al sicuro da problemi legati ad infortuni o altri malanni a breve o lungo termine: «Noi atleti viviamo del nostro corpo e certe cose possono accadere. A volte puoi raggiungere la vetta, in altre occasioni non ci riesci. Non puoi mai sapere se la mattina dopo ti sveglierai malato, perché certe cose non puoi prevederle».

Insomma Klæbo spera che anche i suoi colleghi, pure senza uno sponsor come quello trovato da lui, possano presto accedere alle stesse opportunità, in particolari assicurative e pensionistiche: «Abbiamo carriere brevi e diciamo che può durare al massimo quindici anni, nei quali sei abbastanza bravo sugli sci per guadagnarci da vivere. Arriva però il momento successivo alla tua carriera sportiva e sicuramente 10 o 15 anni di carriera possono dire qualcosa un giorno su un’eventuale pensione». Il campione mondiale sprint, quindi, vorrebbe far capire quanto sarebbe importante se più atleti potessero guadagnare punti pensione nel corso della propria carriera: «Ho acquisito informazioni su qualcosa che penso sia molto importante e ora cerco di fare del mio meglio affinché il maggior numero possibile di persone abbia maggiori certezze per quando si ritirerà, anche se è tra molto tempo».

Parlando di assicurazione e degli atleti che non riescono ad ottenere dei risarcimenti dopo infortuni o malattie (vedi Fossli, ndr), Klæbo ha le idee ben chiare: «È certamente un peccato che alcuni atleti non abbiano ricevuto risarcimenti per malattia. Dobbiamo fare in modo di proteggere i professionisti nel miglior modo possibile. Siamo molto fortunati nel poter fare sport, posso fare ciò che credo sia più divertente al mondo, ma allo stesso tempo sarebbe bello avere qualche sicurezza in più grazie a sistemi assicurativi e di supporto. Penso che molti di noi dovrebbero parlare di questo, sarebbe importante. Ho il privilegio di fare parte di una squadra nazionale. Probabilmente ci sono cose che si potrebbero fare meglio. Da una parte potrei farlo io, dall’altra loro. Dobbiamo essere però bravi assieme. Penso che sarebbe importante che la federazione proteggesse gli atleti della nazionale. Sono convinto che se riuscissero a dare agli atleti quella sicurezza di cui avrebbero bisogno, ciò contribuirebbe a raggiungere dei risultati altrettanto buoni in pista, se non migliori»

Si avvia verso la sua conclusione il lungo raduno dei gruppi della nazionale Milano-Cortina 2026 guidati da Fulvio Scola e Renato Pasini. Dopo essersi allenati per una settimana a Predazzo insieme alla Squadra A a partire da lunedì 6 luglio, le sei donne e sette uomini Under 25 hanno raggiunto domenica scorsa Lavazè per la seconda settimana di lavoro, che termina domenica 19 luglio.

Anna Comarella, Caterina Ganz, Francesca Franchi, Martina Bellini, Cristina Pittin, Nicole Monsorno, Stefan Zelger, Michael Hellweger, Paolo Ventura, Simone Daprà, Lorenzo Romano, Luca Del Fabbro e Davide Graz hanno usufruito della bellissima struttura dell’Albergo Dolomiti, di Passo Lavazè, e hanno anche potuto approfittare della nuovissima pista di skiroll. Nel menù della seconda settimana, a 1800 metri, tanto skiroll sul percorso appena asfaltato di Lavazè ma anche su alcune salite circostanti, un test sugli skiroll di 10km per le donne e 15km per gli uomini, corsa, camminate e corsa in montagna, corsa balzellata sui percorsi di Passo Lavazè. Allenamenti lunghi sfruttando la quota, ma anche specifici, con delle sessioni di palestra con il preparatore Perri e il fisioterapista Perucchini.

Soddisfatto l’allenatore della squadra maschile Fulvio Scola: «Il raduno è andato molto bene – ha affermato il tecnico delle Fiamme Gialle a Fondo Italia – i ragazzi si sono allenati al meglio. Nella prima settimana, a Predazzo, abbiamo sfruttato al massimo l’opportunità di allenarci insieme agli atleti della Squadra A. Un confronto sempre importante, che ha stimolato tanto i ragazzi, perché hanno potuto allenarsi con atleti più esperti, traendo alcuni spunti e vedendo anche su cosa migliorare per provare a salire di livello. Da domenica scorsa, poi, ci siamo trasferiti a Lavazè, dove eravamo per la prima volta da soli, assieme alla squadra femminile di Pax. È stata quindi l’occasione giusta per formare ancora meglio il gruppo e per me di conoscere ulteriormente gli atleti che formano la squadra, visto che sono con loro ancora da poco. Il meteo ci ha aiutato, ci siamo allenati veramente molto bene, sfruttando anche la nuova pista di skiroll qui a Lavazè. Abbiamo fatto anche un paio di test, nei quali, come sempre nel periodo estivo, qualcuno ha dimostrato di stare già bene mentre qualcun altro ha pagato il lavoro svolto nei giorni precedenti, accusando un po’ di stanchezza. Tutto nella norma».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Renato Pasini, allenatore del CS Carabinieri, che sta lavorando anche per amalgamare il gruppo, visto che alle tre ragazze che allenava lo scorso anno si sono aggiunte Anna Comarella, Caterina Ganz e Nicole Monsorno. «Sono soddisfatto di come sono andate queste due settimane di raduno tra Predazzo e Lavazè. Le ragazze stanno tutte bene, soltanto Martina Bellini ha avuto un piccolo risentimento muscolare, ma non ha saltato alcun allenamento importante, giusto un po’ di corsa nella prima settimana. Le abbiamo fatto una risonanza e non aveva alcuna lesione, così sotto lo sguardo attento dello staff medico e del fisioterapista ha proseguito la preparazione. Ovviamente sto cercando di gestire al meglio Nicole Monsorno, che si sta inserendo bene nel gruppo. Lei ha una programmazione leggermente differenziata rispetto alle altre, svolge spesso gli stessi allenamenti ma a volte personalizziamo, in quanto essendo appena passata a senior, ha alle spalle uno storico di allenamento diverso, quindi bisogna fare sempre attenzione. Anche Caterina Ganz sta piuttosto bene, va meglio ogni giorno che passa. È tanto stimolata dal confronto con le altre, ma lei stessa è un grande stimolo per le compagne di squadra. Questo è ciò che più conta, perché ogni atleta deve portare qualcosa al gruppo attraverso le proprie caratteristiche. Sono contento perché in questo raduno il gruppo si è ulteriormente amalgamato, le atlete si stanno trovando. Io non chiedo loro di essere migliori amiche, ma le migliori compagne di squadra possibili, che significa lavorare al meglio non soltanto per se stesse ma anche per il resto del gruppo. Come per lo Stelvio, ci tengo a ringraziare il Presidente Roda e la commissione medica, che si sono dati da fare e ci hanno messo la faccia per farci partire con i raduni e gli allenamenti. Noi stiamo rispettando le direttive facendo grande attenzione, anche perché come si vede dai dati il virus gira ancora».

Terminato il raduno gli under 25 azzurri avranno una settimana di scarico, nella quale andranno anche a Rovereto per svolgere alcuni test funzionali sul tappeto. Quindi la settimana successiva, appuntamento a Tirrenia, al centro di preparazione del CONI, per un altro raduno, in questo caso assieme al gruppo Milano-Cortina 2026 di Simone Paredi. In attesa di avere finalmente la possibilità anche di fare delle gare estive, che mancano agli azzurri, come sottolineato da Pasini: «Speriamo che intanto confermino al più presto il calendario invernale, così gli atleti hanno la sicurezza di gareggiare. L’incertezza ovviamente psicologicamente non aiuta, ma noi stiamo cercando di portare anche questo aspetto a nostro vantaggio, forzando molto sull’approccio all’allenamento e alle competizioni, che è importante. Ci mancano anche le gare, come corse in montagna o sugli skiroll , da quelle di paese alle ufficiali, alle quali solitamente partecipavamo. Per questo motivo cerchiamo di inserire da qui in avanti più test o sfide inter nos possibili per ovviare all’assenza del pettorale».

È attento a ogni particolare come sempre Alessandro Pittin, focalizzato nel non lasciare nulla al caso durante la preparazione. L’azzurro è soddisfatto al termine del raduno di Tarvisio, dopo il quale ha fatto il punto della situazione a seguito delle prime settimane di lavoro: «Da circa un mese stiamo lavorando tutti assieme – ha affermato a Fondo Italia il friulano delle Fiamme Gialle, ormai fiemmese d’adozione – abbiamo finalmente la squadra al completo, visto che nei primi raduni per diversi motivi non siamo mai riusciti ad essere tutti presenti. I primi allenamenti stagionali li abbiamo svolti a Predazzo, sfruttando i trampolini di casa per spostarci il meno possibili, visti i tempi che corrono. Abbiamo sfruttato molto il nuovo trampolino K60, la cui costruzione è terminata lo scorso anno. Si sta rivelando molto utile, perché è importante per noi svolgere la prima parte della preparazione su un trampolino piccolo, soprattutto quest’anno in cui abbiamo iniziato a lavorare con un nuovo allenatore».

Proprio sul nuovo allenatore di salto, Danny Winkelmann, si è concentrata l’attenzione di Alessandro Pittin, che come Raffaele Buzzi ha espresso un giudizio positivo nei suoi confronti: «Lo conoscevamo più o meno già tutti – ha spiegato l’azzurro – perché allenava la squadra polacca di combinata e c’era quindi già stato modo di fare la sua conoscenza durante la Coppa del Mondo, anche se non in maniera approfondita. In questa fase stiamo quindi cercando di costruire un rapporto nuovo con lui, ovviamente ci vuole del tempo per farlo al meglio. L’impatto è stato però molto positivo, Danny ha fatto una buona impressione a tutta la squadra. Siamo contenti del lavoro che stiamo facendo assieme a lui, c’è entusiasmo in tutti e tanta voglia di lavorare. Personalmente mi trovo particolarmente bene con il nuovo allenatore, in quanto è molto metodico, proprio come me. Una guida molto precisa nelle sue indicazioni è proprio ciò che ci serviva e forse ci è anche mancata negli anni passati. Winkelmann ha ben chiaro in testa i vari obiettivi da raggiungere nel corso dell’estate. Ovviamente, essendo il primo anno assieme, non ci poniamo degli obiettivi esagerati riguardo ai risultati, cerchiamo di lavorare al meglio e seguire un percorso che possa farci fare tanti passi avanti e miglioramenti in futuro. Certo, ciò non significa che non si possa ambire a far bene sin da subito».

Dopo i primi tre raduni a Predazzo, la nazionale azzurra ha vissuto un’interessante esperienza a Stoccolma, lavorando all’interno di una galleria del vento inclinata di 45°, che ha permesso a saltatori e combinatisti di curare tanto la fase di volo: «È una galleria del vento unica al mondo, in quanto inclinata e non orizzontale come quelle classiche. È stata progettata appositamente per il volo con la tuta alare, che viene simulato alla perfezione. Da un paio d’anni hanno iniziato anche un percorso di collaborazione con alcune nazionali di salto, le quali hanno trovato questa speciale galleria del vento molto più veritiera rispetto a quella orizzontale, dove si fatica ad avere le stesse sensazioni. Abbiamo avuto la possibilità di fare questa esperienza di allenamento, sfruttandola al massimo, grazie ai consigli di Winkelmann, che c’era già stato e ci ha dato tutte le indicazioni necessarie. Avendo appena due pomeriggi, era fondamentale andare dentro sapendo già cosa fare perché c’era un tempo limitato a disposizione. Sono stato molto contento, abbiamo fatto un bel lavoro sulla fase di volo, che il nostro nuovo allenatore considera molto importante. Abbiamo quindi curato al meglio un aspetto che da un po’ di anni non avevamo approfondito così nel dettaglio. Una galleria del vento come questa è veramente fondamentale per lavorare sulla fase di volo, in quanto quando salti da un trampolino grande, sei in volo per cinque o sei secondi, devi ovviamente anche stare attento a non commettere degli errori, quindi non sempre ti fidi di provare cose nuove. Nella galleria svedese, invece, eravamo appesi per 10 minuti e potevamo provare tante cose diverse, senza correre alcun rischio, anche dei particolari che non azzarderesti mai nella realtà, ma che ti permettono di avere una percezione diversa».

Infine nell’ultima settimana, nel corso del raduno di Tarvisio, gli azzurri sono andati anche a Planica. «Abbiamo sfruttato il trampolino grande da 120, per cercare di riportare nella realtà il lavoro fatto nella galleria del vento e per portare a casa un po’ di salti sui trampolini grandi, dal momento che nella disciplina sono sempre di più le gare sui large hill. Quindi bisogna assolutamente migliorare anche questo aspetto».

Pittin e compagni si stanno quindi allenando con grande concentrazione, senza farsi distrarre dalle incertezze legate all’emergenza Covid-19, che già hanno fatto saltare quasi tutto il Grand Prix. «Ci siamo concentrati solo sull’allenamento – ha affermato il finanziere carnico – senza pensare mai a cosa potrebbe accadere. Non ci facciamo condizionare da questa situazione legata all’emergenza sanitaria globale. Siamo stati fortunati, perché fin qui siamo riusciti a fare tutto quello che volevamo. Non pensiamo al Grand Prix, anche se sono state cancellate le gare austriache ed è rimasta solo quella di Obertsdorf, sul cui regolare svolgimento si saprà qualcosa di più ad agosto. Sinceramente non mi preoccupo, perché in un primo momento questa competizione non era nemmeno nel nostro programma, quindi non la ritengo indispensabile. Poi, credo che se si gareggerà probabilmente andremo, anche perché ci sono stati diversi cambi regolamentari e potrebbe essere utle andare lì, per farsi un po’ un’idea di quello che sarà la stagione invernale. Comunque a noi cambia poco, se dovessero saltare quelle due gare, ci concentreremo sull’inverno augurandoci che la situazione rimanga sotto controllo anche in autunno, per avvicinarci al meglio alla stagione invernale. Ovviamente sarebbe un grande peccato, dopo tanti mesi di preparazione, se dovessero esserci delle ripercussioni sul calendario e la Coppa del Mondo non dovesse svolgersi regolarmente. Speriamo di seguire il programma prestabilito».

Se tutto dovesse andare come da programma, il 2021 sarà anche l’anno del Mondiale di Oberstdorf. Nella testa degli azzurri della combinata nordica è ancora ben presente la beffa di Seefeld, quando per pochi grammi di peso, Samuel Costa venne penalizzato in staffetta e con lui tutta la squadra, che era addirittura in lotta per un clamoroso podio. Pittin, però, non vuole sbilanciarsi parlando di rivincita: «Non abbiamo mai parlato di obiettivi per quanto riguarda i risultati. Ci sono tappe di Coppa del Mondo importanti e un Mondiale, dove ovviamente non vogliamo andare solo per partecipare ma per dare tutto. La nostra idea, però, deve essere quella di fare un passo alla volta, consapevoli di non essere oggi una delle squadre più forti ma che abbiamo tanti margini di miglioramento. Ovviamente non possiamo pensare di colmare un gap da un momento all’altro, quindi restiamo con i piedi per terra. Siamo partiti bene, continuiamo ad allenarci così e poi vedremo. Poi chissà, magari riusciremo a prenderci una rivincita per quella giornata storta»

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