Redazione

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Ha compiuto ventitre anni da appena un mese e ha già ottenuto ventinove vittorie in Coppa del Mondo. Jarl Magnus Riiber sta riscrivendo la storia della combinata nordica e non vuole fermarsi. A Ruka ha dominato la seconda gundersen della stagione arrivando così a cinque successi nella località finlandese.

Dopo la bella rimonta di ieri nell’inseguimento di 5km per recuperare il giovanissimo austriaco Lamparter, oggi il compito è stato molto più semplice. Il detentore della Coppa del Mondo è tornato alle vecchie abitudini, vincendo il segmento di salto, per poi fare una passerella nei 10km in sci di fondo, tanto che al primo intermedio aveva già raddoppiato i secondi di vantaggio con cui era partito. Addirittura dopo il primo giro, il suo vantaggio su Akito Watabe era salito a 35” dai 14” iniziali.

Mentre in testa Riiber faceva gara da solo, alle sue spalle si accendeva la lotta per il podio. Presto Akito Watabe veniva ripreso da un pimpante Frenzel, in compagnia di Faisst e Rehrl, per un gruppetto di quattro atleti, che a metà gara aveva già 55” di distacco dalla vetta. Alle loro spalle si è presto avvicinato Rydzek, che ha agganciato Yoshito Watabe e Lamparter.

Nel finale Frenzel ha staccato la compagnia e si è preso un bellissimo secondo posto, davanti proprio a un bravissimo Akito Watabe, che ha reso regale questo podio, in quanto vi sono saliti i tre vincitori delle ultime otto edizioni della Coppa del Mondo. Quarto e quinto hanno chiuso Rehrl e Faisst, mentre nel finale il giovanissimo Lamparter si è confermato molto competitivo anche sugli sci, staccando Rydzek, prendendosi la settima piazza.

Giornata molto positiva per l’Italia. Samuel Costa ha concluso in tredicesima posizione con un distacco di 2’02” dal vincitore e una prestazione sicuramente molto buona sul trampolino. Ma la bella notizia è che in zona punti ci sono altri due azzurri. Raffaele Buzzi ha concluso in 29ª piazza con la solita ottima prova sugli sci ma anche confermando i grandi miglioramenti già mostrati nei giorni scorsi sul trampolino. Trentesima posizione per Aaron Kostner, che ha fatto ancora bene nel salto chiudendo diciottesimo, ma ovviamente dopo un lungo stop non ha ancora la miglior condizione nel fondo. La troverà. 47° Giulio Bezzi, che è stato doppiato. Era importante per lui esserci, avendo mostrato anch'egli grandi miglioramenti al trampolino.

CLASSIFICA FINALE
1° J.M. Riiber (NOR) 24’49.4
2° E. Frenzel (GER) +50.1
3° A. Watabe (JPN) +51.4
4° F.J. Rehrl (AUT) +52.6
5° M. Faisst (GER) +56.3
6° J. Lamparter (AUT) +1’09.7
7° J. Rydzek (GER) +1’15.2
8° L. Greiderer (AUT) +1’43.2
9° Y. Watabe (JPN) +1’44.5
10° J.L. Oftebro (NOR) +1’48.2

Gli italiani
13° S. Costa +2’02.1
29° R. Buzzi +3’38.2
30° A. Kostner +3’38.8

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Continua a fare la storia Therese Johaug, che oggi ha raggiunto Stefania Belmondo ed Elena Välbe nel numero di stagioni di Coppa del Mondo nelle quali ha vinto almeno una competizione distance. La norvegese è arrivata a dieci, come queste due splendide campionesse, restando alle spalle della sola Bjørgen che è riuscita a vincere almeno una gara in dodici stagioni. Per Johaug è la vittoria individuale numero settantaquattro in Coppa del Mondo.

Per ottenere la sua nona vittoria personale sulla pista di Ruka, Johaug è stata protagonista di una straordinaria seconda parte di gara, dando fondo a tutto il suo indiscutibile talento. Per quasi due terzi di gara, la norvegese ha trovato in Frida Karlsson una più che degna avversaria. La svedese è partita subito a tutta, facendo registrare il miglior intermedio dopo 1,2km, ben 5”5 meglio di una Johaug partita con un ritmo più tranquillo rispetto alle abitudini. La norvegese ha presto cambiato il proprio ritmo, guadagnando secondi su secondi sulla sua ben più giovane avversaria, fino a scavalcarla già nell’intermedio di metà gara e continuare a incrementare costantemente fino al netto successo finale con un vantaggio di oltre venti secondi sulla bravissima svedese, calata vistosamente negli ultimi due chilometri.

La prestazione di Frida Karlsson e il coraggio con cui la svedese ha affrontato la gara fa ben sperare in vista della stagione, non dimenticando che siamo di fronte a una classe ’99. Splendida la lotta per il terzo posto, che ha visto Ebba Andersson avere la meglio di appena un decimo su una bravissima Tatiana Sorina. La russa ha confermato quanto di buono aveva già mostrato nel corso dei test interni alla sua nazionale che si erano svolti nelle due settimane precedenti a Muonio. Nel finale però Sorina ha perso da una Andersson che è stata capace negli ultimi chilometri di andare al ritmo di Johaug, tanto da non farsi agganciare dalla norvegese che l’aveva raggiunta a due dall’arrivo. La Russia può però sorridere, perché oltre a Sorina, molto bene ha fatto anche una Nepryaeva che veniva data lontano dalla sua miglior condizione, ma capace di chiudere in quarta piazza,  ad appena 4” dal podio e davanti a Kerttu Niskanen, prima delle finlandesi, che ha salvato la sua nazionale nel giorno in cui Pärmäkoski ha dimostrato di essere in grande difficoltà mancando addirittura la zona punti.

Molto bene anche Svahn, capace di sfiorare addirittura la top ten, mostrando quindi di avere qualità anche nelle distance. Top ten per Fossesholm, nona all’arrivo. Ci si aspettava forse di più, ma non dimentichiamoci che siamo di fronte ad una 2001.
Fuori dalle trenta tutte le italiane al via. Lucia Scardoni è rimasta in zona punti fino all’ottavo chilometro, prima di calare vistosamente nel finale e chiudere 35ª. È giunta 39ª Anna Comarella, mentre più indietro a concluso Greta Laurent. Peccato.

CLASSIFICA FINALE
1ª T. Johaug (NOR) 25’01.4
2ª F. Karlsson (SWE) +21.8
3ª E. Andersson (SWE) +26.0
4ª T. Sorina (RUS) +26.1
5ª N. Nepryaeva (RUS) +30.3
6ª K. Niskanen (FIN) +44.9
7ª T.U. Weng (NOR) +45.5
8ª R. Brennan (USA) +46.6
9ª H.M. Fossesholm (NOR) +50.2
10ª M. Dahlqvist (SWE) +52.5

Le italiane
35ª L. Scardoni +1’48.4
39ª A. Comarella +1’57.4
66ª G. Laurent +3’49.7

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È ripartita nel segno di Linn Svahn e della Svezia la Coppa del Mondo femminile di sci di fondo. La giovanissima svedese, classe 1999, detentrice della coppa del mondo di specialità, si è imposta nella sprint in classico di Ruka, ottenendo così il suo quarto successo in carriera e proponendosi come l’atleta da battere per la coppa di specialità, sognando di essere la prima donna a vincere due volte la coppa sprint prima di compiere ventidue anni, una cosa riuscita solo a Klæbo tra gli uomini.
Un autentico dominio quello della Svezia, che alle spalle di Svahn ha piazzato sul podio anche Dahlqvist e Sundling, che hanno dato una dura lezione alla Norvegia, che si è dovuta accontentare del quarto posto di Lotta Udnes Weng e il quinto di Stenseth. L'assenza di Falla si è sentita per lo squadrone norvegese.

Buona la prova dell’Italia, con Lucia Scardoni che ha concluso all’undicesimo posto finale e Greta Laurent 21ª. Fuori in qualificazione, come prevedibile in un format non suo, Anna Comarella, che ha però dato l’idea di essere in una buona condizione.

LA CRONACA

Svahn si è imposta in una finale che ha avuto sempre sotto controllo, nonostante un evidente contatto con Sundling al tornantino a metà gara. Stenseth ha provato a mettersi in testa e fare ritmo, ma in salita non c’è stato nulla da fare. Svahn ha cambiato passo e ha guadagnato costantemente su tutte le avversarie, la norvegese si è piantata, mentre da dietro sono risalite Dahlqvist e Sundling. Sul rettilineo finale Svahn si è presentata già con ampio margine sulle compagne, che si sono quindi giocate tra loro il secondo posto, andato a Dahlqvist. Ai piedi del podio Lotta Udnes Weng, autrice di un ottimo finale che le ha consentito di mettersi alle spalle Stenseth e Ribom.

Già in semifinale Svahn aveva impressionato, staccando tutte in salita e imponendosi con ampio margine di vantaggio su Stenseth, brava negli ultimi metri a tenersi alle spalle Lampic, capace di recuperare nel tratto conclusivo dopo essere rimasta attardata, e Lundgren.  
Entrambe eliminate, però, perché la seconda batteria era stata velocissima. Sundling si imponeva nel finale, mettendosi alle spalle la solita Lotta Udnes Weng, con Maja Dahlqvist ed Emma Ribom, qualificate come lucky loser. Sesta, quindi undicesima posizione finale, per Lucia Scardoni, che perdeva un passo proprio quando stava imboccando il rettilineo finale, ingaggiando un duello con Nepryaeva per la top ten, andato a vantaggio della russa. Ottima però la prestazione della veneta, 24ª in qualificazione, ma bravissima nella gestione tattica delle batterie nelle quali ha dimostrato anche una buona condizione. Nei quarti di finale è stata per esempio bravissima nel tenersi in coda ed uscire fuori sul tratto più duro della salita, scollinando seconda e riuscendo a chiudere alle spalle di Faehndrich. Ancora una volta nelle sprint in classico, Scardoni si è dimostrata competitiva, un bel segno in vista della stagione.

Greta Laurent è uscita invece nei quarti di finale. Dopo un ottimo quarto posto in qualificazione, la valdostana si è ritrovata in una quarta batteria davvero molto ostica. L’atleta delle Fiamme Gialle si è battuta bene, è rimasta sempre attorno alla seconda posizione alle spalle di Sundling, ma nel tratto di salita non ha trovato grip ed è stata costretta ad uscire dai binari, perdendo diverse posizioni e chiudendo comunque in quinta posizione. Per lei quindi una ventunesima piazza finale, buona se si considerano anche le difficoltà avute nel periodo di preparazione. La batteria è andata alla norvegese Myhrvold, che ha sorpreso le svedesi, con Sundling che si è qualificata eliminando Frida Karlsson. La ’99 svedese ha comunque guadagnato qualche punto su Johaug, uscita con l’ultimo posto nella prima batteria, nella quale è stata eliminata anche Diggins. A sorpresa fuori nei quarti Tiril Udnes Weng, quinta nelle qualificazioni, eliminata da un’ottima Lundgren e dal buon rettilineo finale di Lampic. Fuori Amundsen, Brennan e Dyvik, eliminate da una splendida Lucia Scardoni, seconda nella propria batteria alle spalle di Faehndrich. Infine non sono riuscite a superare il taglio dei quarti anche Sorina, che dopo un’impressionante salita è crollata sul rettilineo finale, oltre a Van der Graaff e Svendsen, dalla quale ci si aspettava di più.

CLASSIFICA FINALE TOP TEN
1ª L. Svahn (SWE)
2ª M. Dahlqvist (SWE)
3ª J. Sundling (SWE)
4ª L.U. Weng (NOR)
5ª A.A. Stenseth (NOR)
6ª E. Ribom (SWE)
7ª A. Lampic (SLO)
8ª M. Lundgren (SWE)
9ª N. Nepryaeva (RUS)
10ª N. Faehndrich (SUI)

Le italiane
11ª L. Scardoni
21ª G. Laurent

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Nonostante la difficilissima situazione che stiamo tutti vivendo, la Coppa del Mondo di sci di fondo ha preso regolarmente il via questa mattina sulle nevi finlandesi di Ruka, nei pressi di Kuusamo, per il consueto mini-tour su tre tappe di inizio stagione. Si è cominciato nel segno della tradizione con la sprint in tecnica classica.

DONNE

La qualificazione femminile è stata dominata dalla norvegese Ane Appelkvist Stenseth, già quarta un anno fa, pronta a balzare per la prima volta in carriera sul podio.

Il distacco inflitto alla più competitiva delle inseguitrici, la svedese Maja Dahlqvist, è stato assolutamente klæbesco: 4”10!

Terza è giunta la detentrice della coppa sprint, rivelazione della scorsa stagione, Linn Svahn.

L'Italia parte positivamente con un'ottima Greta Laurent, vicinissima alle due svedesi al quarto posto. La valdostana è incorsa in una violazione tecnica che non ha comunque pregiudicato il passaggio del turno.

Ancora Scandinavia a maggioranza svedese (Jonna Sundling 6^, Anna Dyvik 8^) sulle norvegesi (Tiril Udnes Weng 5^, Hedda Amundsen 10^) fra le prime dieci posizioni, con l'eccezione della russa Tatiana Sorina (conosciuta in precedenza come Aleshina da nubile) 7^ e Anamarija Lampic 9^.

Delle tre ragazze azzurre al via, ha passato il taglio come 24^ anche la veronese Lucia Scardoni, mentre Anna Comarella ha concluso 46^.

Fra le favorite a vittoria e podio del triple, si segnala il buon 12° posto di Frida Karlsson, il 17° di Jessie Diggins, il 20° di Natalia Nepryaeva, il 21° di Yulia Stupak (ex Belorukova, rientrata dalla maternità) e il 30° di Therese Johaug.

Non hanno passato il taglio Krista Pärmäkoski, Ebba Andersson, Helene Marie Fossesholm e Heidi Weng, quest'ultima sorprendentemente in coda.

Classifica qualificazione femminile

UOMINI

Neanche a dirlo, Johannes Høsflot Klæbo ha vinto la qualificazione al maschile e andrà nel primo pomeriggio a caccia del 17° successo consecutivo in gare sprint alle quali ha preso parte. Eppure il coetaneo compagno di squadra Erik Valnes, 2° a 1”62, sembra intenzionato a provare ad attaccarlo.

Federico Pellegrino ha dimostrato di essere già competitivo ai vertici, timbrando il 6° parziale, preceduto dal fondista di casa Joni Mäki (3°), Håvard Solås Taugbøl (4°) e il detentore della Coppa del Mondo Alexander Bolshunov (5°).

Fra le prime dieci posizioni ovviamente altra Norvegia con Pål Golberg (7°) ed Emil Iversen (10°), con l'inserimento fra i due dello sprinter russo Gleb Retivykh (8°) e di un brillante Iivo Niskanen (9°). 

Per L'Italia ha trovato spazio fra i qualificati anche Maicol Rastelli (29°), mentre Francesco De Fabiani e Giandomenico Salvadori hanno concluso nelle retrovie.

Alle 12.30 si ripartirà con i quarti di finale femminili seguiti da quelli maschili.

Classifica qualificazione maschile

Parte da Ruka la stagione di Anna Comarella, che sarà l’unica rappresentante del Gruppo Milano-Cortina 2026 a partecipare già nella tappa di apertura della Coppa del Mondo. Una scelta che è stata fatta dopo la cancellazione delle gare di Santa Caterina, alle quali la veneta delle Fiamme Oro avrebbe partecipato anziché partire per la Finlandia. Alla vigilia della sua prima uscita stagionale, l’azzurra, una delle giovani più attese della nostra nazionale, ha affrontato tanti argomenti in questa lunga intervista per Fondo Italia.

Ciao Anna. Quali sono le tue sensazioni alla vigilia della prima uscita stagionale? Come stai?
«Mi sembra di stare bene. Ho sensazioni migliori rispetto alla viglia dello scorso anno, quando ero arrivata a Ruka dopo aver patito molto nei raduni di Davos e Livigno. Quest’anno invece i test sono andati bene, soprattutto per quanto riguarda le risposte che ho avuto dal mio corpo. Sono abbastanza contenta del lavoro che ho fatto fino adesso. Ovviamente la pista mi dirà se ho ragione».

Ti aspettavi di essere convocata già per Ruka?
«Sapevo che c’era questa possibilità. Inizialmente ero concentrata sulle gare FIS di Santa Caterina, perché ne avevamo parlato con Renato (Pasini, ndr) e avevamo deciso di partire da lì. Come sapete le gare di Santa Caterina sono state cancellate, quindi avevo la possibilità di partecipare a Ruka e sono ben contenta di andarci. È sempre bello indossare il pettorale, ho bisogno di sentire il clima da gara, anche per sbloccarmi un po’ e vedere a che punto sono».

A proposito, ti sono mancate le gare estive?
«Da una parte si e dall’altra no. Sicuramente mi è mancato poter fare qualche competizione di corsa e skiroll, che mi permettono di tirare di più rispetto all’allenamento e vedere a che punto sono. Dall’altra parte, però, senza competizioni, ho vissuto un’estate più tranquilla, dando una maggiore continuità ad alcuni allenamenti, una cosa che mi è servita».

Quest’anno sei allenata da Renato Pasini. Come ti trovi con lui?
«Sono molto contenta, è una persona piena di entusiasmo e molto solare. Mi piace che cerca sempre di metterti a tuo agio, vuole avere dei feedback, chiede la nostra opinione e in qualche modo il programma è condiviso. È una persona aperta al confronto e questo aspetto mi piace moltissimo. È anche molto bravo a fare gruppo, un’altra cosa fondamentale. Ha sempre una buona parole e scherza anche cercando di metterci a nostro anno».

C’è stato qualche cambiamento particolare nel tuo programma di allenamento?
«No, l’unica differenza, come ho detto in precedenza, è che ho vissuto tutto in modo più tranquillo. Nelle passate stagioni vivevo con molto stress le competizioni estive, pensavo di dover sempre dimostrare qualcosa. Quest’anno ho affrontato ogni test interno per quello che è, un allenamento veloce. Questo approccio diverso mi ha aiutato molto, ho avuto dei miglioramenti. Quello stress a volte mi bloccava, non aiutandomi a dare il cento per cento. Quest’anno mi sono concentrata soltanto sul fare le cose al meglio e sento di aver ottenuto degli ottimi risultati. Per quanto riguarda l'allenamento, ho cambiato qualcosa in palestra, in quanto in passato ho avuto problemi a spalle e gomiti che non mi permettevano di fare determinati esercizi. Quest’anno sono riuscita a costruire meglio il mio fisico, ho sopportato dei carichi che lo scorso anno mi davano fastidio».

Hai risolto i problemi fisici che ti avevano limitata nel corso della stagione?
«Per quanto riguarda la schiena, si. Quello è stato il problema più grande dello scorso anno, mi ha bloccata. Ora sto bene, è tutto sotto controllo e appena sento qualcosa di strano, mi faccio immediatamente controllare. In estate ho avuto un problema ai piedi che non mi ha permesso di fare allenamenti di corsa o camminata per un mesetto, costringendoci a rivedere il programma. Pure quello è rientrato, lo sto tenendo sotto controllo per evitare che torni».

Come affronterai le prime tre gare della stagione? Ovviamente si comincia con la sprint, non propriamente il tuo format ideale.
«Della sprint ho parlato tanto con Renato, visto che era uno dei migliori in questo format. Lo scorso anno ho sbagliato partendo forte e piantandomi sull’ultima salita, che è molto lunga. Renato mi ha consigliato di gestire al meglio, dosare le energie per non arrivare cotta alla fine. Nelle altre due gare spero di fare meglio rispetto allo scorso anno, soprattutto in classico, visto che arrivai a disputare la pursuit partendo con l’onda, una cosa che non mi era mai capitata nella mia vita. Insomma spero quest’anno di evitarmela (ride, ndr). Le prime gare sono sempre un po’ difficili perché non arrivo mai al via stando già al top della forma e devo sbloccarmi un attimo. Sono però contenta di andare su, ho una bella occasione per fare una gara, cosa che purtroppo non avranno i miei compagni di squadra».

Come stai vivendo tutte le incertezze della stagione legate all’emergenza covid-19?
«Non ti nascondo che la cancellazione di Santa Caterina mi aveva un po’ scombussolato, perché ero concentrata su quelle gare, così una volta saltate ho dovuto cambiare il mio approccio mentale alla stagione, visto che andrò ad affrontare competizioni decisamente diverse. Per il resto cerco di pensarci il meno possibile, perché durante il primo periodo della preparazione guardavo quotidianamente ogni novità sui contagi e tutto il resto e questo stava diventando quasi motivo di ulteriore stress. Un giorno Renato mi ha detto di smetterla di guardare queste cose e non ho più guardato. Il problema c’è, è grave per tutti, ma non devo farlo diventare una fobia e gestirlo, continuando ad allenarmi al meglio, ovviamente rispettando tutte le regole, sperando nel frattempo che tutta questa situazione si risolva al più presto».

Quali sono i tuoi obiettivi stagionali?
«Il primo è già saltato, perché erano le gare di Lillehammer. Mi sarebbe piaciuto tantissimo andare, lì non sono mai stata, so che è una pista storica e avrei voluto provarla. Mi piacerebbe partecipare nuovamente al Tour de Ski, visto che quella dello scorso anno è stata un’esperienza bellissima. Poi ovviamente c’è l’evento clou, rappresentato dal Mondiale di Oberstdorf, al quale voglio qualificarmi e fare bene. La 30km in classico sarebbe una gara veramente bella a cui partecipare, soprattutto su quella pista che ha una bella salita lunga e dura. Potrebbe venir fuori una competizione interessante».

Dopo due stagioni con la Squadra A, nella quali eri la più giovane del gruppo, ora sei nel gruppo Milano-Cortina 2026, dove nonostante la giovanissima età ti ritrovi ad essere una delle più esperte e punto di riferimento per le compagne. Come ti trovi in questo nuovo ruolo?
«Gli anni con Simone (Paredi, ndr) mi sono serviti tanto per crescere perché facevo tanta fatica negli allenamenti estivi ed avere compagne più grandi e con maggiore esperienza è stato importante, in quanto negli allenamenti loro andavano forte ed io agli inizi ero sempre ultima e arrivavo stanca, distrutta. Mi è servito tanto. Quest’anno faccio parte di un gruppo dove siamo tutte molto vicine, ho ritrovato atlete migliorate tanto rispetto a quando le vedevo nella squadra Junior, si nota che hanno fatto un grande lavoro con Renato. Qui il livello è stato alto per tutta l’estate. Mi sono trovata bene e sinceramente non so se fossero loro a guardare me o viceversa».

Parliamo delle favorite per la Coppa del Mondo. Lo scorso weekend abbiamo assistito ad un duello ai altissimo tra Karlsson e Andersson in Svezia, ma Johaug ha ancora dominato in Norvegia. Cosa ti aspetti?
«Ho visto la gara svedese, perché Renato mi ha mandato il link invitandomi a guardare il loro duello. Sicuramente Ebba e Frida sono le due atlete più forti all’interno di un gruppo svedese molto giovane e competitivo. A Bruksvallarna le ho viste già in forma e sono convinta che faranno delle bellissima gare anche a Ruka. Nella Norvegia, Johaug è la solita intramontabile, poi mi piace tantissimo Fossesholm. È giovanissima, ma quando l’ho vista lo scorso all’esordio in Coppa del Mondo, sono rimasta impressionata, mi sono detta “cavolo, quanto è forte”. Vedendo come ha già battuto Weng, sicuramente sarà da tenere d’occhio per i vertici».

C’è qualcuna che può battere Johaug?
«Secondo me Frida può farcela, perché ha caratteristiche molto simili e guardando anche quanto accaduto ad Oslo, se c’è un’atleta in grado di farlo, è lei. Fossesholm in ottica futura potrebbe farlo, ma deve prima crescere un po’, anche se poi magari mi smentirà in stagione. Ebba Andersson non lo so, è sicuramente molto forte, ha già battuto Frida, ma quest’ultima come caratteristiche mi sembra più vicina a Johaug».

Tornando a te. Quanto è importante far parte di un gruppo denominato Milano-Cortina 2026, che ha come fine ultimo quei Giochi Olimpici che si disputeranno nella tua città natale?
«Sicuramente è stata una bellissima scelta quella di creare questo gruppo, era importante fare qualcosa ragionando in ottica futura. Spero che questo progetto possa portarci fino alle Olimpiadi. Per me sarebbe un sogno concludere la mia carriera così, finire con un appuntamento molto sentito nella mia Cortina d’Ampezzo. Spero che riuscirò a stare bene e qualificarmi, ovviamente ancora sono molto in là. Sicuramente partecipare e fare bene lì sarebbe un bellissimo momento della mia carriera, da condividere con tutti coloro che hanno creduto in me, sin da quando sono partita nella mia Cortina. Sarebbe bello condividere questa gioia con gli allenatori dello sci club e del comitato, con le Fiamme Oro che mi hanno sempre sostenuto e anche il mio sponsor Cooperativa di Cortina, che mi aiuta anche in questo periodo economicamente difficile per il paese».

Quindi, già pensi di chiudere la tua carriera ad appena 29 anni dopo i Giochi di Cortina?
«Si. Da lì ho iniziato e sono partita prima di girare il mondo, sarebbe bello se dopo aver fatto tante esperienze nei prossimi sei anni potessi chiudere proprio lì, sarebbe il cerchio perfetto. Poi mi piacerebbe mettere su famiglia e credo sarebbe bello farlo prima dei trent’anni. Ovviamente mancano tanti anni e il tempo è sempre buon giudice, vediamo».

Grazie Anna, in bocca al lupo per la stagione.
«Grazie a voi. Ci terrei a dire un’ultima cosa se è possibile».

Certo.
«Lo scorso weekend ha avuto un brutto incidente Gregor Gombac, giovane allenatore dello Sci Club Cortina e del Comitato Veneto. Sono in continuo contatto con casa per chiedere informazioni e aggiornamenti sulle sue condizioni. Lui ha un solo anno più di me, è giovanissimo e mi auguro possa riprendersi presto. Mando un pensiero a lui e alla sua famiglia».

Con la qualificazione alla sprint in tecnica classica di Ruka partirà venerdì mattina la Coppa del Mondo 2020/21 di sci di fondo. Sarà la prima gara di una stagione lunga e sicuramente molto travagliata, a causa dell’emergenza covid-19 che condizionerà non poco le competizioni. Nella tradizionale intervista pre-stagionale con il direttore tecnico della nazionale di sci di fondo, Marco Selle, ci siamo concentrati esclusivamente su questo argomento, cercando di capire come l’Italia del fondo si sta muovendo per ridurre il rischio al contagio, ma soprattutto per provare ad evitare, per quanto possibile, di ritrovarsi esclusa da un evento di Coppa del Mondo, come accaduto la scorsa settimana alla Svezia nello sci alpino. Purtroppo, anziché parlare dello stato di forma degli atleti e delle aspettative in vista della stagione che porterà al Mondiale di Oberstdorf, la triste realtà attuale ci ha portato a parlare di questo.
        
Buon pomeriggio Selle. Dal punto di vista organizzativo, com’è stata la marcia d’avvicinamento all’inizio della stagione?
«Chiusa in fretta e furia la stagione precedente, superato il lockdown e le iniziali difficoltà per ripartire, dal primo raduno allo Stelvio in poi le cose sono andate piuttosto bene nel corso dell’estate, anche perché la situazione covid era andata via via tranquillizzandosi. Non abbiamo avuto particolari intoppi extra sportivi fino a Ramsau, se non qualche infortunio come quelli subiti da Pellegrino e Laurent. Cose che capitano in preparazione. Da ottobre in poi le cose sono cambiate, come è accaduto in ogni ambito lavorativo e nella quotidianità di tutti noi, è salito il numero di positivi e lo stato d’allerta. Anche noi abbiamo iniziato ad avere le prime esperienze dirette con questo virus e siamo stati costretti a cambiare il nostro approccio al lavoro e l’organizzazione interna. Sapevamo che dal momento in cui si sarebbe iniziato a fare test molecolari per accedere alla coppa del Mondo, avrebbero potuto uscire positività asintomatiche e di conseguenza rischiare di fermare buona parte della squadra.
Come sempre abbiamo messo al centro la salute di atleti e tecnici, ma ci siamo mossi per salvaguardare anche i rispettivi contatti diretti, sperando che basti. Fortunatamente, la FISI ci ha dato le risorse necessarie per svolgere la completa attività e i giorni di raduno, soprattutto per quanto riguarda il gruppo Milano-Cortina 2026, sono stati superiori rispetto alla media delle altre stagioni»
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In che modo vi siete organizzati?
«Nell’avvicinamento al circuito di coppa del Mondo soprattutto, visto che negli altri circuiti non sono per ora previsti tamponi molecolari obbligatori, abbiamo creato delle piccole bolle all’interno delle squadre stesse in modo che se qualcuno si fosse ammalato non avrebbe pregiudicato agli altri, o nel peggiore dei casi l’avrebbe fatto a pochi altri, la possibilità di proseguire l’allenamento. Fino ad oggi, durante i raduni non abbiamo riscontrato alcun caso di covid. Quindi almeno da questo punto di vista l’organizzazione per ora ha retto. Siamo però consapevoli che con un calendario scellerato, nel quale ci saranno tredici o quattordici località che ospiteranno la Coppa del Mondo, tra viaggi e spostamenti le possibilità di entrare in contatto con il virus aumentano. L’abbiamo purtroppo già visto con la Svezia dello sci alpino femminile o il salto austriaco. Diciamo che ci siamo organizzati affinché l’eventuale positività di una persona del nostro gruppo non pregiudichi a tutta la squadra la possibilità di gareggiare. La squadra ha bisogno di ogni componente per poter gareggiare ad alto livello, soprattutto gli skimen. Abbiamo cercato di avere pronto qualcuno da far subentrare ad un possibile positivo e non compromettere il loro lavoro».

Immaginiamo che il suo lavoro da direttore tecnico sia molto cambiato nel corso di questa stagione.
«Purtroppo si, questo nuovo impegno ha richiesto tante energie, ha tolto a me e i tecnici diverso tempo solitamente dedicato all’attività agonistica e tecnica. Mi sono occupato di molte cose che in una stagione normale non esistono. Sotto questo aspetto l’impegno è raddoppiato. Organizzare le trasferte è diventato complicatissimo e richiede molto tempo ed attenzione. Bisogna studiare attentamente le regole sanitarie e restrittive di ogni singolo paese, soprattutto per i viaggi via terra con i pulmini con il materiale che deve attraversare diversi stati, ognuno con le proprie regole in continua evoluzione. Siamo diventati, nostro malgrado, degli esperti su questo argomento sia a livello nazionale che internazionale. Ho un rapporto quotidiano con il dottor Filippo Balestrieri che si interfaccia con la commissione medica federale. Purtroppo questa emergenza si evolve in un senso o nell’altro sempre molto rapidamente, al punto che ogni giorno bisogna stare sul pezzo e pronti ad eventuali cambiamenti e stravolgimenti. Non si può mai abbassare la guardia. Ogni giorno arrivano notizie di spostamenti di gare, cancellazioni e altre notizie che ti costringono a cambiare la programmazione delle trasferte. Se una volta si pianificava tutto di mese in mese, ora lo si fa su base quotidiana. Dal punto di vista personale, questa situazione mi ha messo a dura prova. Stiamo tutti spendendo tantissime energie, soprattutto mentali. Abbiamo tanti atleti che sono sotto la nostra responsabilità ed è come avere sempre dei figli fuori casa, come era già accaduto a marzo quando avevamo Pellegrino in Canada con alcuni tecnici e non sapevamo se sarebbero riusciti a fare le gare, ma soprattutto a tornare per la cancellazione dei voli o il rischio di rimanere lì in quarantena».

Abbiamo visto quanto accaduto alla Svezia nello sci alpino. C’è quindi il rischio che in caso di positività di una persona dello staff venga bloccata tutta la squadra? Cosa si può fare per evitarlo?
«A differenza di quanto accade nel calcio, che ha protocolli diversi come altri sport professionistici, in caso di positività noi dipendiamo dalle autorità sanitarie locali. Ogni paese ha le sue norme. In realtà in esse è scritto che, in caso di positività, viene fermato e isolato chi è risultato essere un prime contact del positivo. Abbiamo dovuto informarci molto bene e nel dettaglio sulle situazioni che portano ad essere giudicato un primo contatto, quindi ci siamo organizzati di conseguenza, augurandoci che ciò funzioni. Abbiamo cercato di creare numerose piccole bolle che in caso di positività coinvolgerebbero un numero limitato di tecnici o atleti. È uno sforzo che sta coinvolgendo tutti, nessuno può sottrarsi a questa richiesta, perché la mancanza di rispetto delle regole anche di un solo componente della squadra potrebbe pregiudicare tutto il sistema organizzativo. Ora non so come sia andata con la Svezia, ma con la struttura che abbiamo creato sono fiducioso che, toccando ferro, riusciremo ad evitare di finire in una situazione per cui tutta la squadra sia un contatto diretto di un positivo. In Finlandia sappiamo che una persona viene considerata contatto diretto se sta per almeno 15 minuti a meno di due metri senza le necessarie misure di scurezza. Abbiamo stabilito un buon rapporto con il responsabile del Covid Center di Kuusamo che è figlio dell’ex allenatore della squadra azzurra Lepisto, il quale ci ha dato preziose informazioni».

Nel particolare come vi siete quindi organizzati?
«Limitare i contatti anche tra noi, al massimo si entra in contatto con il compagno di stanza quando non potremo avere una stanza singola. In molte occasioni, come accaduto anche questa volta, cercheremo di viaggiare su voli diversi, così se su un aereo è presente un positivo non viene fermato l’intero team. Nell’organizzazione delle stanze abbiamo utilizzato le stesse bolle presenti nei viaggi. Non mangeremo tutti assieme, abbiamo con noi una cuoca, Marta, che ha già fatto tutte le procedure di accreditamento, tampone compreso, che ha messo in pratica una sorta di take away dei pasti all’interno delle diverse case in cui alloggerà la squadra. So che è una situazione pesante per tutti noi, mentalmente non sarà facile, toglie quel clima famigliare che si crea negli alloggi che utilizziamo da anni esternamente alle strutture messe a disposizione dal comitato organizzatore, ma è l’unico modo per tutelare la bolla. Dobbiamo essere però drastici per limitare i rischi, sperando ovviamente che tutto questo basti per evitare contagi e lo stop della squadra. Per ora non è stato necessario testare il sistema, se succederà confidiamo che possa reggere. Ma ovviamente non possiamo mai esserne certi».

Quindi mi sembra di capire che, facendo un esempio, Pellegrino e Rastelli non si incontreranno per tutto il weekend di gara.
«Io spero si incontrino venerdì pomeriggio nella finale della sprint (ride, ndr). A parte gli scherzi, se si incontreranno non sarà sufficientemente a lungo e così da vicino per essere giudicati un contatto diretto».

Logisticamente parlando, come vi siete organizzati con gli skiman?
«Questo è un aspetto importante. Diciamo che per il lavoro nelle skiroom, abbiamo deciso di dividere il team in almeno due gruppi di skiman, affinché se uno risultasse positivo non finirebbero tutti in quarantena. Se perdessimo tutti i tecnici sarebbe impossibile proseguire. Ma è il sistema che stiamo utilizzando tutti noi, cerchiamo di essere a contatto il meno possibile. Questa prima trasferta, essendo anche distante, va affrontata con la massima serietà. Poi ovviamente c’è sempre l’imponderabile e dovremo essere anche fortunati. Speriamo».

A Davos ,potrebbero unirsi al gruppo atleti assenti a Ruka. Saranno inseriti quindi in una nuova bolla?
«A Davos, vista la breve distanza, ogni atleta arriverà con il proprio mezzo. Ognuno dovrà poi vivere nel sistema che utilizzeremo a Ruka».

Come dovranno comportarsi gli atleti fuori dalle gare?
«Abbiamo chiesto a tutti un grande sacrificio. Non abbiamo voluto creare allarmismi o ansie, ma abbiamo invitato tutti a prendere la cosa con la dovuta serietà. Anche fuori dai raduni e le gare, dovranno sforzarsi di cercare di evitare contatti con un numero elevato di persone e non mettere a rischio tutto il sistema da noi creato. La stagione dello sci di fondo è breve, un atleta non può permettersi di perdere un mese su quattro».

C’è il rischio di dover rinunciare a qualche tappa nel corso della stagione? In una situazione come questa, per esempio, l’evento di Nove Mesto a tre giorni dal Mondiale sembrerebbe alquanto pericoloso.
«Dovremo certamente fare un ragionamento di questo tipo. Bisognerà muoverci sempre in base all’evoluzione della pandemia. Sinceramente ora stiamo ragionando soltanto da qui a Dresda, siamo concentrati sui primi tre weekend di gara. Poi analizzeremo come comportarci dal Tour de Ski in poi. Ovviamente il Mondiale è l’evento più importante della stagione, quindi se dovesse essere necessario, faremo delle scelte per privilegiare quell’appuntamento. Spero di poter tornare presto a parlare di sport, di agonismo e commentare i risultati delle gare. Ci vorrà ancora del tempo lo sappiamo, come siamo consapevoli del privilegio che abbiamo di poter continuare a coltivare la nostra passione in un periodo dove molti hanno problemi ben più grossi dei nostri».

È ancora Livigno la sede dell'ultimo raduno pre-stagionale della nazionale juniores di sci di fondo. Da martedì 24 a domenica 29 novembre, gli azzurrini sfrutteranno ancora lo splendido anello livignasco preparato grazie alla tecnica dello snowfarming. Un raduno molto importante, in quanto saranno presenti anche gli atleti del gruppo Atleti di Interesse Nazionale, nel quale tanti giovani cercheranno di strappare la convocazione per l'apertura dell'OPA Cup Junior, in programma a Goms il prossimo weekend.

Il direttore tecnico Alfred Stauder ha quindi convocato un totale di trentatre atleti, nove della squadra juniores, nella quale sono assenti Nadine Laurent, Alessandro Chiocchetti e Luca Sclisizzo. Nel gruppo allenato da Luciano Cardini (responsabile squadra maschile), Paolo Rivero (responsabile squadra femminile), Fabio Pasini e Michela Andreola sono presenti: Francesca Cola, Lucia Isonni, Anna Rossi, Giulia Cozzi, Sara Hutter, Elia Barp, Matteo Ferrari, Andrea Gartner e Nicolò Cusini.

Sono ventiquattro i convocati nel gruppo Atleti di Interesse Nazionale, che in questo raduno saranno accompagnati da Tommaso Tamburro e Matteo Giordan. Sono Pietro Pomari, Simone Mastrobattista, Riccardo Lorenzo Masiero, Andrea Zorzi, Bjorn Angerer, Benjamin Schwingshackl, Lorenzo Moizi, Leonardo Capelli, Mirco Bonacorsi, Giacomo Petrini, Martino Carollo, Samuele Giraudo, Edoardo Buzzi, Elena Rossi, Martina Ielitrio, Denise Dedei, Giulia Negroni, Veronica Silvestri, Lara Centamori, Beatrice Bastrentaz, Elisa Gallo, Iris De Martin Pinter, Silvia Campione e Anna Tazzioli.

Le due squadre si alleneranno sempre assieme, seguendo un programma di allenamento unico ed effettueranno anche alcuni veloci per testarsi ed avere un confronto in vista delle convocazioni per Goms. La FISI, per ridurre al minimo il rischio di contagi, ha scelto poi di dividere gli atleti in due diversi alberghi. Nel primo dormiranno i componenti della squadra juniores e alcuni giovani del Gruppo AIN con gli allenatori della nazionale juniores, nell'altro alloggeranno la parte restante degli atleti AIN, più Stauder, Tamburro e Giordan.

Nella seconda parte della passata stagione ha avuto l’opportunità di partecipare con continuità alla Coppa del Mondo, riuscendo anche ad ottenere i suoi primi punti. Ora Paolo Ventura ha l’obiettivo di confermarsi e fare dei nuovi passi avanti, riuscendo a conquistare anche un posto per il Mondiale di Oberstdorf.
Il classe ’96 di Tesero, arruolato dal Centro Sportivo Esercito, è nel gruppo Milano-Cortina 2026 di Fulvio Scola, che punta nel lungo periodo alle Olimpiadi italiane, ma chiede ai suoi atleti di farsi valere anche nel presente, dimostrandosi pedine affidabili già oggi in Coppa del Mondo.

Delle sue aspettative in vista della stagione che è ormai alle porte, delle incertezze legate all’emergenza Covid-19, ma anche del suo sogno di gareggiare prima al Tour de Ski e tra cinque anni e mezzo alle Olimpiadi sulla pista dove ha mosso i suoi primi passi, abbiamo parlato nell’intervista che il giovane trentino ci ha gentilmente rilasciato nel corso del raduno di Livigno.

Ciao Paolo. A poche settimane dal via della stagione qual è il tuo stato di forma?
«Sto bene. ho fatto un po’ di fatica a Davos nel corso dell’ultimo raduno, ma i test che abbiamo svolto lì sono comunque andati bene. Diciamo che è tutto nella norma».

Dopo diverse stagioni con Luciano Cardini, da quest’anno sei seguito in nazionale da Fulvio Scola. È cambiato qualcosa nella preparazione?
«Si, rispetto agli anni passati sono cambiate diverse cose. Fino alla scorsa stagione facevamo molti più lavori di qualità anche nel corso dell’estate, mentre quest’anno ci siamo concentrati più sulla capacità. Vedremo se ciò porterà i suoi frutti, come mi auguro. Anche per questo motivo probabilmente a Davos ero un po’ più affaticato rispetto al passato. Nelle prossime settimane faremo un bel po’ di veloci e questo sicuramente mi aiuterà a trovare ritmo».

Come ti sei trovato con Scola?
«Con Fulvio sta procedendo tutto bene. Nelle prime settimane ho fatto un po’ di fatica perché il suo programma di allenamento era diverso e ho avuto bisogno di abituarmi, come normale che fosse. Ma va tutto bene e in questa fase conclusiva della preparazione il programma è più simile agli anni scorsi».

In estate non avete avuto l’opportunità di disputare alcuna competizione. Questo ti ha provocato dei problemi?
«Sinceramente a me non è cambiato molto. Abbiamo disputato diversi test interni nella nostra squadra, anche in salita, quindi alla fine seppur senza pettorale era come essere in gara, un bel confronto tra noi. Certo, ora sono curioso di vedermi all’opera contro atleti che non fanno parte del nostro gruppo».

Nella seconda parte della passata stagione hai avuto l’opportunità di gareggiare con continuità in Coppa del Mondo, ottenendo anche i tuoi primi punti. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
«Mi ha dato tanto, confrontarsi con i fondisti più forti al mondo fa sempre bene. Quando sei in condizione, come mi è accaduto per esempio a Lahti, ti porta ancora maggiori vantaggi perché cresci anche di fiducia, mentre al contrario quando hai la giornata no, il distacco rimediato può buttarti un po’ giù. Sono felice che i tecnici mi abbiano dato fiducia. Inizialmente ho affrontato lo Skitour soprattutto per fare esperienza, considerando che avevo alcuni problemi fisici. In quelle settimane sono cresciuto di condizione, così mi sono presentato a Lahti con l’obiettivo di ottenere un bel risultato nel mio format di gara preferito, la 15km in classico. Ce l’ho fatta, ottenendo un buonissimo piazzamento e questo mi ha fato tanta consapevolezza».

L’obiettivo della scorso anno era gareggiare con costanza in Coppa del Mondo e ottenere i tuoi primi punti; qual è ora il tuo prossimo passo?
«Vorrei essere più costante nei risultati, senza troppi alti e bassi. In OPA Cup la costanza c’è, ma in Coppa del Mondo non riesco a trovare continuità. Per quanto riguarda gli obiettivi, vorrei partecipare al Tour de Ski e fare bene. Poi ci sono i Mondiali, nei quali ho puntato la 50km in classico, anche se ancora mi è rimasta sullo stomaco quella dello scorso anno a Holmenkollen».  

Essendo nato a Tesero, cosa significherebbe per te partecipare al Tour de Ski?
«Se fosse una stagione normale, sarebbe un’esperienza veramente unica poter gareggiare sulla pista di casa e davanti alla gente che mi conosce da sempre. Purtroppo sappiamo che quest’anno non ci sarà pubblico, ma esserci sarebbe ugualmente bello perché potrei gareggiare sulle piste dove mi alleno tutti i giorni, che conosco a memoria. Inoltre mi farebbe comprendere fino in fondo di aver fatto tanti passi avanti da quando proprio a Tesero ho messo per la prima volta gli sci ai piedi. Gareggiare lì contro campioni come Bolshunov e Klæbo sarebbe un sogno».  

Come stai vivendo le tante incertezze sulla prossima stagione?
«È tutto così imprevedibile, che un po’ mi fa paura. Non sappiamo ciò che potrà accadere, se rischiamo di veder chiusa la stagione come già successo lo scorso anno. Sono però convinto che ognuno di noi possa fare la sua parte per far andare avanti le cose, stando attenti e rispettando le norme che ci sono state date».

Parlaci della squadra Milano-Cortina 2026.
«Siamo veramente un bel gruppo, andiamo tutti d’accordo e ci aiutiamo a vicenda. Alcuni di noi rendono meglio su alcune cose, altri invece sono più performanti in altre e ciò porta a tirarci sempre un po’ il collo. Fuori dalla pista poi regna una bellissima atmosfera, anche con il gruppo femminile. Stiamo lavorando molto bene, anche grazie all’impegno dei nostri allenatori. Speriamo che tutto questo porti i suoi frutti».

Il nome della tua squadra porta il pensiero a quelle Olimpiadi del 2026, che vedranno la tua Tesero ospitare le gare di sci di fondo. Cosa significherebbe per te esserci?
«Far parte di una squadra denominata Milano-Cortina 2026 mi dà ancora maggiori motivazioni. L’obiettivo è ovviamente arrivare a quelle Olimpiadi e guadagnarsi la convocazione, perché credo che ogni atleta sogni di partecipare alle Olimpiadi sulla propria pista di casa. Sarebbe ancora più bello ottenere poi un bel risultato. Darò tutto per esserci, anche perché sento di doverlo a chi ha creduto sempre in me e mi sta ancora aiutando, a partire dalla mia famiglia, i miei allenatori, il Centro Sportivo Esercito, che mi ha sempre sostenuto in questi anni, e il Trentino che mi sponsorizza».

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