Davide Bragagna
Domenica 3 marzo 2019 scatterà la seconda edizione di una competizione destinata a diventare una grande classica dello sci di fondo, soprattutto dopo il grande successo avuto nel 2018.
Il comitato organizzatore è ormai da mesi al lavoro, collaborando anche con l'amico e paesano CHICCO PELLEGRINO che seppur impegnato nelle gare di Coppa del Mondo non disdegna di contribuire con qualche prezioso consiglio. Grazie all'aiuto di importanti sponsor e all’assistenza degli enti territoriali locali, sono attesi ai nastri di partenza numerosi partecipanti che avranno a disposizione, solo per loro, il magnifico anello di 30 km del Gran Tor, inserito nella splendida valle di Saint-Barthélemy nel comune di Nus in Valle d'Aosta. La partenza per i primi 150 concorrenti è fissata alle ore 10, mentre ore 10.15 partiranno tutti gli altri con il metodo “real time”. La competizione è aperta a tutti anche con una formula non competitiva e con l’unico cancello orario posto entro le 16.30 all’arrivo.
Durante gli ultimi giorni una bella nevicata ha contribuito ad imbiancare ed integrare il percorso che, dalla partenza presso il Centro Sci Nordico in località Praz de l'Arp a quota 1960 m, raggiunge il rifugio Magià a 2005 m e si snoda nei magnifici pianori naturali di Champcombre, Pierrey e Champlaisant insieme a tanto sole e a scenari da cartolina.
Al nastro di partenza è atteso anche "l'enfant du pays" Chicco Pellegrino, che sarà fresco reduce dalla partecipazione ai Campionati Mondiali di Seefeld in Austria (magari con qualche medaglia da festeggiare?) e che darà lustro ed importanza a tutta la manifestazione. Il campione di Nus, salvo impegni dell’ultimo minuto, sarà già presente il sabato 2 marzo in occasione della premiazione dei Campionati Regionali Mass start riservati alle categorie giovanili. Durante la serata racconterà le sue esperienze nel massimo circuito mondiale dello sci nordico nel corso di una conferenza stampa aperta a tutti presso il padiglione del Centro Sci nordico.
Le iscrizioni sono già aperte collegandosi al sito della manifestazione www.grantor.it dove è altresì possibile trovare il regolamento completo della manifestazione ed i servizi disponibili. I concorrenti potranno usufruire di un ricco pacco gara e di numerosi premi a sorteggio, passando una bella giornata di sport ed amicizia in un’atmosfera allegra e festosa
Il gelo che ha investito l'Alberta in questi giorni sta complicando la vita agli organizzatori della tappa canadese di Canmore. Il sito olimpico di Calgary 1988 vedrà un programma di gare rivoluzionato nei contenuti e nei tempi di disputa delle competizioni.
Inizialmente erano previste le gare individuali di giovedì 7 febbraio, giorno di pausa il venerdì 8, staffette il sabato 9 e partenze in linea la domenica 10. Per contrastare il freddo, si oscilla fra i -10 e i -28 °C, l'organizzazione ha deciso di accorciare le individuali da 20 e 15 a 15 e 12,5km con penalità da 45" invece del canonico minuto. La gara accorciata è già stata sperimentata in IBU Cup ad Arber in Germania tre settimane fa.
Le mass start della domenica sono state sostituite dalle sprint e anticipate al sabato, anche se è probabile che le punte massime di freddo, previste appunto per sabato, porteranno a un nuovo rinvio alla data inizialmente prevista.
Invariato il programma delle staffette che si terranno il venerdì, sempre che le condizioni lo permettano, essendoci rischio quasi quanto il sabato. Il regolamento prevede che non si gareggi se le temperature sono inferiori ai -20, prese nel punto più freddo fra stadio e percorso, a 1,5 metri di altezza.
Johannes Thingnes Bø, dominatore assoluto della Coppa del Mondo, ha spiegato quali possono essere i problemi e di come affronterà la gara.
JTB: "Affrontare un simile gelo è pericoloso per i polmoni, ma in mezz'ora di sforzo non si congela. Il vero problema sarà il tiro. Utilizzerò degli scaldini (mini borse di acqua calda, n.d.r.) ai polsi. Avrei dovuto farlo anche a PyeongChang ma pensavo fosse vietato dal regolamento."
Questo il programma ufficioso (il race director ha detto che potrebbe essere soggetto a ulteriori cambiamenti):
GIOVEDÌ 7 FEBBRAIO
20:20 - 15 km. Short Individual Maschile
22:55 - 12.5 km. Short Individual Femminile
VENERDÌ 8 FEBBRAIO
20:30 - 4x7.5 km. Staffetta Maschile
22:45 - 4x6 km. Staffetta Femminile
SABATO 9 FEBBRAIO
19:00 - 15 km Mass Start Maschile poi cambiata con Sprint (10 km.)
22:00 - 12.5 km Mass Start Femminile poi cambiata con Sprint (7.5 km.)
Grande abbondanza? Scelte difficili e musi lunghi. La Norvegia del fondo, ora che si tratta di scegliere i quartetti per le gare dei Mondiali di Seefeld, si trova a dover affrontare scelte difficili, sacrificare qualcuno per la scelta, più o meno giustificabile, di qualcun altro.
Sembrava sicuro del posto Simen Hegstad Krüger, sorpresa delle Olimpiadi di PyeongChang 2018, dove vinse l'oro nello skiathlon, l'argento nella 15km e l'oro nella staffetta. Il formidabile pattinatore distance norvegese è rimasto tagliato fuori proprio dalla gara nella quale è campione olimpico. In Corea ruppe un bastoncino in avvio, ma rientrò nel gruppo e nel finale a skating dominò letteralmente la scena, arrivando in solitaria.
Il quartetto per Seefeld sarà così formato: Johannes Høsflot Klæbo, Emil Iversen, Sjur Røthe e Martin Johnsrud Sundby.
Il leader di Coppa del Mondo è stato disastroso ai Campionati norvegesi di Meråker, venendo bastonato nello gara a doppia tecnica da quasi venti connazionali. Il suo status di intoccabile è però ampiamente giustificato dalle sue prestazioni convincenti su tutti i fronti al Tour de Ski. E' probabile che nella gara di casa del weekend scorso fosse carico di lavoro, e questo nelle distance lo mette in difficoltà maggiormente rispetto alle sprint.
Iversen forse dà ancora più garanzie sulla distanza del giovane leader. Il doppio titolo nazionale (15km e skiathlon) lo ha ampiamente rilanciato e il suo spunto veloce, ancora più devastante nelle volate su distanza, lo mette in cima alla lista dei favoriti.
Røthe ha vinto tre gare skating in stagione e la sua gara sarà la 50km. Lo skiathlon, opinione personale, rimane un doppione più breve della gara più lunga, perché ormai quasi tutti i fondisti di vertice sono competitivi in entrambe le tecniche, almeno nelle partenze in linea. Merita ampiamente di essere schierato per il motore che possiede, pur non avendo una volata eccezionale.
E' stata quindi decisiva la prova nazionale dove Sundby è arrivato dietro a Iversen e Røthe ma davanti Krüger in volata. Una scelta discutibile visto che Krüger ha raccolto quattro podi in stagione (incluso quello pesantissimo nella classifica finale del Tour de Ski) e Sundby è fermo al terzo posto di Davos. Decisamente non la sua annata migliore. La condizione dei due è equiparabile, ma ci sarebbe anche la 15km in classico con un Sundby in forma che potrebbe giocarsi il podio, mentre Krüger ci può al massimo arrivare vicino con una prestazione da primi dieci.
La settimana prossima la Norvegia sarà in ritiro a Sjusjøen e gli atleti parleranno in conferenza stampa. Dicevamo, i problemi dell'abbondanza.
Il 48enne Vidar Løfshus ha deciso di concludere la sua esperienza alla guida della nazionale norvegese di sci di fondo.
"Questo è un lavoro che richiede grandissima energia e motivazione. Sei impegnato 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Ho cercato di interpretarlo come fossi un atleta durante i 13 anni che sono stato qui. Sento che è arrivato il momento di fare qualcos'altro perché se le motivazioni calano un minimo, in questo caso è il momento lasciare" - Queste le dichiarazioni del team manager sulla pagina Facebook di Skiforbundet.
Løfshus è stato il manager della nazionale da quando ha preso il posto di Morten Aa Djupvik nell'aprile 2011. Aveva cominciato a lavorare per la Federazione dal 2006. Oltre le grandi soddisfazioni sportive, Løfshus ha dovuto affrontare i casi di doping che hanno coinvolto Martin Johnsrud Sundby e Therese Johaug nel 2016.
Løfshus non ha piani concreti per il futuro. Il collega ex nazionale, attualmente direttore dello sci di fondo, Espen Bjervig è rimasto sorpreso. Fra i due ci sono stati attriti, ma è soddisfatto del lavoro svolto- "Abbiamo avuto alcune discussioni interne. Non c'è dubbio al riguardo. E' lo spirito di Vidar: onestà e passione. Ci sono stati grandi risultati, ma anche frizioni."
Anche Petter Skinstad, esperto di sci di fondo, crede che i tempi siano maturi per una transizione non essendoci grandi manifestazioni in programma l'anno prossimo - "Ha significato per il movimento molto di più di ciò che è uscito dai media. Il 99,9% di ciò che ha fatto è positivo. Løfshus ha avuto anche un buon rapporto con Petter Northug, sebbene i media abbiano spesso distorto la situazione."
Fonte: TV2
Ci eravamo lasciati martedì scorso alle porte dei campionai italiani, con l’ultimo periodo di carico iniziato a Seefeld, e mi ritrovate al termine di questo weekend soddisfatto per i bei risultati ottenuti nonostante l’avvicinamento non ideale.
Il programma delle gare di Cogne prevedeva una Sprint TL (tecnica libera) e una 15km TC (tecnica classica), una vera e propria prova generale di quella che sarà la tappa di Coppa del Mondo che si disputerà su queste nevi, con gli stessi format, il 16 e 17 febbraio.
Diciamo che nella sprint ho fatto il mio dovere fino in fondo, vincendo il titolo italiano al termine di una gara certamente allenante, non solo dal punto di vista tecnico e fisico ma anche per quello che riguarda la tenuta mentale visto che, a causa di un problema tecnico, siamo stati costretti a rifare le qualifiche due volte, allungando così da 4 a 6 le ore passate sugli sci da inizio a fine gara. Caso più unico che raro...
Quindi è stata la volta della quindici chilometri in tecnica classica, una specialità nella quale ultimamente sto riuscendo a raccogliere risultati confortanti anche in Coppa del Mondo e nella quale sento di avere ancora margini di miglioramento.
La medaglia d’argento conquistata dietro al solo De Fabiani, indiscutibilmente il più forte in Italia su queste distanze, è stata la mia prima medaglia in un campionato italiano Assoluto distance e mi ha dato ottimi segnali sul mio stato di forma e caricato ancora di più in vista dei prossimi appuntamenti a venire.
Oggi voglio prendere spunto da questo ottimo piazzamento per affrontare alcune delle domande a cui non riesco mai a scampare, di quelle che prima o poi arrivano sempre in un intervista o da un appassionato di sci di fondo. Tema che credo quindi interessi anche a voi.
Perché fai le sprint e non le distance?
Come sei diventato uno Sprinter?
Tutto nasce ovviamente agli inizi della mia carriera, in quella fase delicatissima che sono gli ultimi anni da Under18 e Junior, e che determineranno il modo e l’efficacia con cui si entra poi nel mondo dei grandi.
A livello giovanile si cerca sempre di consentire all’atleta uno sviluppo completo, che non escluda una delle due specialità focalizzandosi eccessivamente sull’altra. Anzi si fa sempre il possibile per stimolare il giovane alla competizione e per orientarlo verso uno sviluppo tecnico e atletico che gli permetta di essere competitivo in entrambi i format.
Ognuno però è fatto a modo suo, sia a livello fisico che a livello mentale e questo può portare ad una predilezione naturale verso una delle due gare.
Io per esempio dico sempre di esser nato veloce. Ed è vero: nei miei muscoli c’è una buona dose di fibre bianche, che mi permette di tirare fuori il meglio nella velocità piuttosto che nella resistenza bruta. Questa è la mia sola caratteristica che accetto di buon grado di ricondurre alla parola “talento”, a cui dedicherò più spazio in una week dedicata.
Comunque, nonostante esista una preferenza di base, diciamo istintiva, oltre che al maggior divertimento nelle gare veloci, i miei anni che precedono l’ingresso nel mondo senior sono sempre caratterizzati dal costante doppio impegno: sprint e distance.
Dopo il mio primo titolo individuale nella sprint, conquistato nella categoria Aspiranti U18, gli anni da Junior U20 mi hanno visto vincere molte medaglie ai campionati italiani e fare bene in Coppa Europa Junior, in entrambe le specialità.
Nel mio caso specifico era facile rendersi conto di come fossi competitivo rispetto ai miei coetanei migliori sulle gare distance, ma competitivo anche rispetto ai senior nelle gare sprint. Una bella differenza.
La medaglia conquistata ai Mondiali Junior nello sprint, di cui vi ho parlato nella week 11, ha ulteriormente accentuato la mia vocazione e spinto i tecnici di allora a impostare il mio sviluppo inquadrando le gare veloci come il possibile terreno di caccia senior.
Al mio secondo anno junior ho preso parte ad una sprint di Coppa Europa Senior e l’ho vinta, meritando la convocazione per una tappa di Coppa del Mondo, nella quale sono andato subito a punti, finendo diciannovesimo dopo aver condotto il mio quarto tutto in testa fino a qualche centinaio di metri dal traguardo.
Tutto insomma lasciava intendere che le mie migliori prospettive sarebbero state nello sprint e quindi è stato tracciato per me un percorso di sviluppo che tenesse conto di questa mia caratteristica.
Quando sono stato aggregato in pianta stabile alla prima squadra per la mia prima Coppa del Mondo, ho subito ripagato la fiducia con ottimi crono di qualifica e con il primo podio già nel Gennaio 2011. La via era decisa.
Cosa significa però decidere di focalizzarsi più su un tipo di gare che sull’altro?
Significa principalmente impostare una stagione a livello di calendario in base a degli obiettivi precisi in una o nell’altra specialità nel tentativo di raccogliere quanta più esperienza si riesca, il più in fretta possibile, in modo da crearsi un bagaglio tattico, tecnico e emotivo sufficiente per provare a vincere qualcosa quando ancora le gambe sono giovani e forti, il che è fondamentale soprattutto per le gare veloci visto che con l’età la velocità si rischia di diminuire.
Per questo i tecnici di allora hanno cercato di farmi fare quante più sprint di alto livello potessi, così da permettermi di imparare quanti più segreti in questo tipo di gare.
A volte capitava che mi facessi migliaia di chilometri per fare soltanto la Sprint in un weekend di Coppa del Mondo, magari addirittura senza nemmeno qualificarmi, mentre partecipando a un fine settimana di Coppa Europa o Coppa Italia magari avrei avuto modo di correre più gare, sia sprint che distance, ma di livello minore. E’ proprio qui che sta la ‘specializzazione’: gareggiare in base al compromesso tra risultati (necessari per ‘guadagnarsi la pagnotta’) e esperienze (in funzione di risultati nel medio/lungo periodo).
Essermi specializzato così in fretta mi ha permesso di mettere nel borsone fin da subito un bagaglio di conoscenze riguardanti le gare veloci tale da farmi bruciare più di qualche tappa. Al mio primo Mondiale senior, quello a Oslo del 2011, per esempio, arrivò subito un ottimo dodicesimo posto, come nel 2013 in Val di Fiemme in Tecnica Classica però, e un 5 posto in Team Sprint, oltre a un Oro U23 sempre nel 2013.
C’è da ricordare però che gli Sprinter dello sci di fondo non hanno nulla a che vedere con gli sprinter dell’atletica, da cui probabilmente prendiamo il nome. Le nostre prove durano circa 3 minuti e in una gara bisogna farne 4 in 4 ore con tempi di recupero sempre minori fino alla finale. Potremmo quasi definirci dei ‘mezzofondisti veloci’, dove la velocità conta, sì, ma conta anche e soprattutto la resistenza e la capacità di recupero più si va avanti nelle fasi di gara. Quindi l’allenamento, a parte in rare occasioni, non si discosta molto da quello degli atleti che preparano gare di pura resistenza. Per farvi un esempio, io e De Fabiani ci alleniamo praticamente con lo stesso identico programma di allenamento da 5 anni a questa parte.
Avere competenze complete aiuta anche perché non tutte le sprint si assomigliano, anzi. Ci sono moltissime variabili che possono modificare la struttura di una gara veloce, trasformandola in qualcosa di diverso: tracciati da due minuti e altri da quattro, nevi lente, salite lunghe e molto altro ancora.
Allenare il mio fisico alla resistenza per le mie sprint mi ha però visto crescere gradualmente anche nei risultati sulla distanza e in ogni stagione da 4 anni a questa parte, oltre agli obiettivi da sprinter, ho cominciato a aggiungere come obiettivo stagionale anche il contributo attivo alla staffetta italiana 4x10km sentendomi sempre più a mio agio in questo ‘breve’ chilometraggio, per cui partecipare a gare lunghe per fornire ai tecnici gli elementi necessari per essere scelto nel quartetto è diventato un chiaro obiettivo.
Per forza di cose quindi avete iniziato a vedermi partecipare anche a gare distance di coppa del mondo, dove sto immagazzinando l’esperienza che probabilmente ho perso nei primi anni senior - sacrificio necessario per portare a casa tutti i bei risultati degli ultimi anni – e che magari un domani mi permetterà di primeggiare anche in questo format.
In conclusione, vi confido che non posso sapere per quanti anni riuscirò a esprimermi ai massimi livelli mondiali nelle sprint e non so neanche quanto il mio motore negli anni a venire può migliorare. Quello che so è che a me piace vincere, e che sia in una specialità piuttosto che nell’altra, io darò sempre il massimo fin dal primo allenamento di fine aprile per riuscirci. Sicuro è che nel mio modo di lavorare e di vivere, preferirò sempre il ‘poco e bene’ al ‘tanto e meno bene’.
www.federicopellegrino.com
Domenica 10.02.2019, a Passo Coe di Folgaria, si svolgerà la Gara di Coppa Italia Master e Cittadini 23 Trofeo Euganeo di fondo.
La gara si disputa su un percorso di 15 Km Tl per i maschi e 10 Km Tl per le femmine e maschi categorie M 4 e M 5.
Per tutte categorie partenza Mas Start in linea alle ore 9.30.
Come ogni anno è l’occasione di stare insieme tra appassionati di questo bellissimo sport.
Come l’anno scorso al termine della gara, tenendo conto dei risultati delle società nella gara di sabato 09.02.2019 trofeo del Barba e della nostra di domenica saranno premiate le cinque migliori società con il trofeo alla memoria di Roberto Martini che ci ha lasciato pochi mesi fa.
Un motivo in più per esserci e ricordare una colonna del fondo, una persona speciale nella sua semplicità e cordialità un amico di tutti noi.
In uno sport come il biathlon spesso sono i dettagli a fare la differenza. Lukas Hofer sono anni che è l'atleta più veloce a ripartire dalla piazzola di tiro. La sua fulminea tecnica di recupero della carabina potrebbe diventare la prassi per le generazioni di biatleti future.
COMUNICATO NEWSPOWER
IBU Cup in Val Martello dal 14 al 17 marzo
Domenica verrà sperimentata una nuova competizione
I leader di classifica sono i due russi Anton Babikov e Victoria Slivko
Previste 35-40 nazioni e circa 200 atleti in Alto Adige
Il biathlon è ‘di casa’ in Val Martello e nel mese di marzo i frutti (la zona è rinomata per le proprie fragole) saranno maturi per accogliere gli atleti dell’IBU Cup, nell’evento organizzato dal C.O. Biathlon Martell dal 14 al 17 marzo. Giovedì 14 marzo e sabato 16 marzo ci saranno due prove sprint analoghe, con 7.5 km per le donne e 10 km per gli uomini, intervallate da una giornata di allenamento. Domenica ecco invece la novità assoluta, una ‘Mass Start 60’ per donne e uomini mai vista prima. In Val Martello la prima IBU Cup andò in scena nel 2006, e tredici anni più tardi sono previste nella località altoatesina 35-40 nazioni con circa 200 atleti a darsi battaglia. Questa prova sarà la tappa finale dell’IBU Cup e sarà in concomitanza con i campionati mondiali, i non convocati saranno dunque attesi al via. I migliori di stagione si metteranno alla prova nella “Mass Start 60”, con i primi 30 a sparare al poligono al primo giro, gli altri 30 nel secondo alternandosi con due tiri in piedi e due tiri a terra. Il format è volto a rendere la contesa più avvincente, permettendo a tutti di sparare al poligono grazie ai distacchi che si formeranno tra gli atleti. Una novità che potrebbe essere utilizzata anche in futuro, senza tuttavia sostituire la tradizionale Mass Start con 30 biatleti ai nastri di partenza.
In classifica difficile fare i conti con lo strapotere russo, in graduatoria maschile infatti comanda Anton Babikov su Alexander Povarnitsyn e Sergey Korastylev, con il germanico Lucas Fratzscher quarto e primo non sovietico in classifica. Al femminile è un’altra russa a comandare, Victoria Slivko, dietro di lei però due svedesi, Ingela Andersson ed Elisabeth Hoegberg, prima delle tedesche Nadine Horchler e Janina Hettich. Sesta l’altra biatleta proveniente da “Mother Russia”, Natalia Gerbulova.
In Val Martello ci sono diversi ‘sentieri’ ideali da percorrere per effettuare una bella passeggiata, dal ‘sentiero altoatesino delle fragole’, al ‘sentiero del contadino di montagna’ per ripassare storie sulla cultura e sulla tradizione popolare, per non parlare dei percorsi in bicicletta nella bella stagione, ma dal 14 al 17 marzo il ‘sentiero’ da percorrere sarà quello che porterà al Centro del Biathlon della Val Martello, ‘sperimentando’ il futuro della disciplina.