Pellegrino: "In salita mi battono in pochi"

05 Gennaio 2013
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 «Sono stanco morto ma avrei voglia di fare un’altra gara domani». Federico Pellegrino si è tolto un peso: quello di doversi ripetere, di dimostrare il proprio valore «a ogni gara; che sia una Coppa del Mondo ma anche una regionale». A due anni di distanza (15 gennaio 2011) il poliziotto valdostano è tornato a volare finendo 2° nella Sprint Skating di Val Mustair, terza tappa del Tour de Ski.

 

Chicco: finalmente è arrivato il podio.

«Finalmente si. È da due anni che lavoriamo per riottenere un risultato così e avercela fatta mi dà un forza nuova, una consapevolezza diversa. A Liberc ho stupito tutti, soprattutto me stesso. Ero spensierato; ultimamente semifinali e finali iniziavo a patirle. Da oggi sarà diverso: altra testa; so di poter essere uno degli sprinter più forti al mondo. Non ho più paura».

 

Dici lavoriamo. Perché?

«Perché io ci ho messo il mio, Stefano Saracco (allenatore) e Andrea Dufour (skiman) il loro. Sono le persone che hanno sempre creduto in me insieme a Greta Laurent. Anche quando i risultati magari non erano così brillanti. Mi hanno sempre detto: “Sei forte” a priori. E’ stato importante».

 

In salita sei tu lo sprinter più forte al mondo?

«Diciamo che mi battono in pochi».

 

E tra questi?

«Emil Joensson e, forse, Petter Northug».

 

Nelle piste pianeggianti come va?

«Credo di essere competitivo anche lì. Anche se non sono grosso come i russi».

 

Ecco: l’armata russa. Sono in tanti e tutti molto forti. Ti fanno paura?

«In skating no. In alternato si, molto. Ma quello è un altro mondo, un’altra specialità

 

Dove può arrivare Federico Pellegrino in stile classico?

«Non lo so ancora. E’ una specialità sulla quale posso lavorare e migliorare, soprattutto  a livello di forza. Ci vuole del tempo ».

 

E nelle gare distance?

Ho capito che me la posso cavare in classica. Nella 15 di Oberhof ho fatto una prima parte ottima ma avevo scelto sci veloci che tenevano poco. E allora ho preferito non massacrami i tricipiti e tenerli per la Sprint. In pattinaggio faccio fatica. Ci lavorerò su».

 

Abbandonata l’idea di ultimo frazionista della staffetta azzurra?

«L’Italia ha già il suo uomo: è David Hofer, uno dei più forti Distance al mondo. Io mi concentro sulle Sprint: sono il mio forte ed è giusto che punti tutto li. Almeno per adesso

 

Qual è il tuo grande obiettivo, quello che può valere una carriera?

«Il sogno di ogni atleta è la medaglia olimpica. Vale anche per me».

 

Ha più gusto  il 2° posto di Liberec o quello di Val Mustair?

«Scelgo Liberec. Perché è stato improvviso; un fulmine a ciel sereno. Questo è stato lavorato, cercato e voluto».

 

Hai mai pensato che la spalla  potesse pregiudicarti la carriera?

«Mai. Ci convivo da sempre. E’ la mia forza e il mio punto debole».

 

A chi dedichi questo secondo posto?

«A mia nonna Severina; è mancata due mesi fa. Questo podio è per lei».

 

Perché è stato bello questo podio: la cosa più particolare di questo risultato.

«La presenza della mia famiglia. A Liberec non c’erano, qui si. E’ stata la chiusura di un cerchio. E’ bello vivere così: faccio un bel lavoro, guadagno bene e, soprattutto, sto bene. Siamo dei privilegiati in fondo».

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