Fondo: Dopo la prima vittoria in Coppa del Mondo Federico Chicco Pellegrino si racconta a 360°

27 Dicembre 2014
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Nella pausa natalizia che precede gli italiani di team sprint a Fiera di Primiero e l'inizio del Tour de Ski incontriamo Federico Pellegrino. Il poliziotto di Nus, in allenamento sulle nevi di Pont con Greta Laurent e Francesco De Fabiani, si racconta così a 360°, analizzando il suo inizio di stagione e la sua prima vittoria in Coppa del mondo. «La stagione di quest'anno è partita nel modo giusto, con un 7° posto nella sprint in classico di Kuusamo, il risultato non è stato casuale, perché era il mio primo obiettivo, cioè qualificarmi in una sprint difficile per lo più nella tecnica che meno mi si addice. Così memori dall'esperienza degli anni passati abbiamo deciso con Chenetti di andare in Scandinavia già prima, per partecipare alle gare FIS che mi avrebbero permesso di rompere il ghiaccio e di fare i primi veloci con un pettorale addosso». Il talentuoso valdostano lascia così la Lapponia consapevole di essere da finale anche nelle sprint in classico e di godere di un buon stato di forma, tutto ciò lo galvanizza e lo fa sognare per la sprint in tecnica libera di Lillehammer : «Sono arrivato a Lillehammer molto carico e convinto, infatti conscio della bella gara di Kuusamo mi sentivo di poter fare una bella gara, ed invece non sono nemmeno riuscito a qualificarmi. Questa sconfitta, se così si può chiamare, mi ha dato una bella mazzata al morale e così sono arrivato sulle alpi con tanta voglia di mettermi alla prova e di rifarmi». Il ritorno in centro Europa galvanizza il poliziotto volante, che ottiene il miglior tempo in qualifica: «Il primo tempo a Davos mi ha dato una grande iniezione di fiducia, ma la neve veloce ha reso le batterie tattiche e così con grande rammarico mi sono fermato alle semifinali. Qui però qualcuno ha pensato a me, sarà la dea bendata, la natura o la FIS infatti la carenza di neve a La Clusaz ha permesso di recuperare le gare a Davos e di trasformare la staffetta in programma in una sprint a tecnica libera, questo fatto mi ha fatto dire, questo giro tocca a me». Ed è proprio andata così, il caso ha voluto che si corresse un'altra sprint a Davos, l'occasione perfetta per riscattarsi e per fare bene, Federico ha colto così con cuore, tenacia e tanta testa la sua prima vittoria in Coppa del Mondo: «Quando è arrivata la seconda chance ho fatto di tutto per non sprecarla, studiando al massimo ogni piccolo dettaglio, quando facendo il 5° tempo sono finito nella terza batteria ho dovuto studiare a lungo il percorso da fare, infatti la terza batteria ti permette di entrare sia nella prima che nella seconda semifinale, i percorsi possibili sono infatti due, il primo con meno recupero tra quarti-semifinali ma con più recupero per le finali e il secondo l'opposto. Dopo tanti dubbi ho scelto il primo percorso, rischioso perché nelle semifinali si arriva ancora stanchi, ma vantaggioso in ottica finale, e così è andata, infatti nei quarti grazie al gioco di squadra involontario di Urbani sono riuscito a piazzarmi agevolmente al primo posto, poi nelle semifinali, in cui ho faticato tantissimo, sono riuscito ad ottenere il tempo da Lucky Looser, e poi nelle finali ho dato il tutto per tutto. Alla partenza e nel primo giro ho cercato di stare tra il 2° ed il 3° posto e poi nel passaggio ho cercato di andare in progressione per prendere la salita al primo posto, per fare al meglio la mia azione. Quando poi all'inizio della discesa ho visto nel maxi schermo il mio vantaggio mi sono detto, se questo giro mi prendono sono un pollo, e così ho tenuto alla loro rimonta e ho tagliato per primo il traguardo». Una prima volta in Coppa del Mondo che paga i sacrifici e gli sforzi di un ragazzo d'oro, che non dimentica mai nessuno e che spera di poter riavvicinare i tanti appassionati delusi allo sci nordico : «Questa vittoria mi rende più sereno ed è bello come questo mio successo sia servito e abbia fatto bene a tutti, quindi ci terrei a ringraziare tutti i tecnici, gli skiman, i preparatori, i fisioterapisti che mi hanno seguito nel corso di tutta la mia crescita agonistica e tutti quelli che mi permettono di allenarmi in armonia e tranquillità quindi Greta, la mia famiglia e tutti i tifosi a cui chiedo di non smettere mai di sognare e di credere in noi azzurri». 

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