Fondo: Pellegrino e De Fabiani si raccontano a 360°

16 Dicembre 2015
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DOBBIACO- A 72 ore dalla tappa di Coppa del Mondo di Dobbiaco abbiamo trascorso una piacevole serata con due beniamini della nazionale azzurra, il duo valdostano Pellegrino - De Fabiani.

Tra camomilla, carte, risate ed aneddoti abbiamo colto l'occasione per analizzare l'inizio di stagione e la crescita dei due fuoriclasse, che con grande maturità, naturalezza ed umiltà si sono raccontati a 360°.

La chiacchierata è partita subito in quarta con il poliziotto di Nus e l'alpino di Gressoney a spiegare come la crescita continua sia frutto di un lavoro certosino e costante da parte di tutti i tecnici: «Sin dal primo giorno con Sepp, ci siamo fidati ciecamente di lui, e abbiamo provato sulla nostra pelle che lavorando sulla tecnica si recuperano secondi senza fatica- spiega Francesco De Fabiani». La voglia di migliorarsi e la consapevolezza di avere ancora tanto margine sono le frasi su cui accende i riflettori Federico Pellegrino: «Sapere che si può sempre migliorare e che il lavoro intrapreso sta portando i suoi frutti mi da tanta motivazione, anche perché vincere sapendo che puoi ancora migliorare ti proietta in un'altra dimensione. Questa dimensione la stiamo scoprendo anche grazie al lavoro prezioso del preparatore atletico Erik Benedetto, il quale ha improntato la preparazione estiva tutta sullo sci, finalizzando ogni esercizio di potenziamento al gesto tecnico finale».

Ed è così che nella prima tappa di Coppa del Mondo, il minitour di Kuusamo, abbiamo trovato un ottimo Pellegrino nelle gare distance e un pimpante De Fabiani nella sprint.

Quindi il circo bianco si è spostato nella patria del fondo, a Lillehammer dove il CT Chenetti si è sbizzarrito nella formazione della staffetta, come racconta lo stesso “Chicco”:«Per i non addetti ai lavori la composizione della staffetta poteva sembrare folle, invece per noi della squadra era tutto chiarissimo, poiché lo scopo è quello di provare tutte le soluzioni possibili in questa stagione di transizione per poi arrivare agli appuntamenti chiave con le idee ben chiare, puntando ad una medaglia mondiale oppure olimpica nei prossimi tre anni».

Questo è lo spirito che sta trascinando la nostra nazionale, ma soprattutto questo è il clima positivo che si respira all'interno della squadra: « La fortuna, è quella di avere un punto di riferimento come Chicco -ci confessa Francesco- infatti ci sproniamo a vicenda e ci alleniamo assieme traendone entrambi vantaggio».

Dopo le gare in Scandinavia, la Coppa del Mondo si è spostata in terra Elvetica, a Davos, già terra di conquista per Pellegrino lo scorso anno: «Sabato ho guardato la gara di Defa e quando ho visto che non gli è andata come speravo, ho pensato tra me e me che avrei dovuto pensarci io nella gara di domenica, anche se in me c'era un po' di paura -spiega Federico- la paura di non essere più così veloce ora che mi ero piazzato bene anche nelle distance. Ma quando ho fatto il sesto tempo in qualifica ho capito che potevo nuovamente giocare le mie carte e così ho fatto provando nuove sensazioni ed andando oltre il limite». Al cancelletto della finale le gambe di Pellegrino tremano, il fiatone delle semifinale si fa ancora sentire e mille pensieri riempiono la testa del giovane campione valdostano: «Quando negli allenamenti ho provato delle sensazioni simili? Mai... Tra 2 minuti parto e 2 minuti e mezzo dopo ci sarà un vincitore, quello voglio essere io! So come andare forte su questa pista e anche gli altri sono stanchi.... E così ho fatto, una volta aperto il cancelletto non ho più pensato a nulla, ho gettato il cuore oltre l'ostacolo e ce l'ho fatta».

Ed è così che 280 giorni dopo Francesco De Fabiani, è di nuovo un italiano ad interrompere il dominio dello squadrone norvegese, e lo fa Federico Pellegrino con una gara-show diventando il re di Davos e portandosi ad un passo dalla storia, le 6 vittorie in Coppa del Mondo di Pietro Piller Cottrer.

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