Redazione

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La tappa di apertura della Coppa del Mondo 2019/20 ha incoronato a Ruka soprattutto Johannes Klæbo e Therese Johaug, vincitori di due gare a testa, ma anche Niskanen e Falla. Tanti i temi offerti dal weekend finlandese, che oltre al dominio norvegese ha visto anche una Svezia in grande difficoltà e un Bolshunov ancora lontano dalla condizione. Per l’Italia, dopo l’illusione dei bellissimi risultati ottenuti nella qualificazione della sprint, le difficoltà delle batterie a causa degli sci, seguita da due distance al di sotto delle aspettative, nelle quali però si è raccolto un bel risultato di Pellegrino in classico. Di tutto questo abbiamo parlato con Stefania Belmondo, la grande campionessa del fondo italiano.

Ciao Stefania. Partiamo dalla Coppa del Mondo femminile: per tutta l'estate si è parlato di Svezia vicinissima alla Norvegia, ma alla fine abbiamo avuto il solito dominio di Johaug. È imbattibile?
«Lei è veramente fortissima, perché scia molto bene ed è sempre molto determinata, ha una grinta che ammiro. Devo però dire che forse il livello generale non è altissimo rispetto al passato. Ricordo che un tempo ci trovavamo a fronteggiare tantissime atlete, avevamo dei veri e propri squadroni norvegesi o sovietici. Ma non voglio togliere alcun merito a Johaug, perché è fortissima e mi sarebbe tanto piaciuto sfidarla. Qualcuno dice anche che come atlete siamo simili».

Pensi che la giovane Karlsson possa essere la sua principale avversaria per la Coppa del Mondo?
«Difficile. Frida è una bravissima atleta, ha grande talento, come si è visto a Seefeld, ma bisogna avere pazienza perché ha appena vent’anni. Nel nostro sport ci vuole esperienza, le altre atlete non staranno certo a guardare. Insomma non è semplice porsi subito ai vertici».

In estate c’è stato un autentico terremoto all’interno della squadra svedese con diversi cambi di guida tecnica. Ritieni che questo possa condizionare gli atleti?
«Credo proprio di si, soprattutto quando si cambiano gli allenatori. Un atleta ha sempre bisogno di tempo per adattarsi a un nuovo allenatore, alle sue idee e deve saper assorbire in modo giusto il lavoro da lui proposto. Al di là di questo, ha anche bisogno di tranquillità attorno a sé, deve concentrarsi solo sul lavoro da fare senza essere condizionato da pensieri sulle cose che non vanno».

Nella sprint di venerdì abbiamo visto gli atleti italiani avere chiare difficoltà con gli sci; immagino sia accaduto spesso anche a te: come ci si sente in queste situazioni?
«Mi è capitato diverse volte. Purtroppo anche questo fa parte del nostro sport, come capita in Formula 1 o nel motociclismo, dove a volte i team possono sbagliare la scelta delle gomme o la messa a punto. Personalmente ho sempre ammirato il duro lavoro degli skiman, è sempre molto difficile fare la scelta giusta in quanto le condizioni possono cambiare in modo repentino. Magari arriva d’improvviso il sole che scalda la neve e la tua sciolina va a farsi benedire. A volte va bene, in altre occasioni meno. Noi italiani, però, dobbiamo ritenerci fortunati perché i nostri skiman sono molto bravi e non a caso sono ricercati dalle altre nazioni. Poi la giornata sfortunata può capitare a tutti».

Parliamo delle atlete italiane: come le hai viste?
«Intanto premetto che le ammiro e faccio il tifo per loro, spero tanto riescano a riportare dei buoni risultati. Negli ultimi anni abbiamo un po’ sofferto, ma credo sia anche normale in quanto nello sport ci sono sempre dei cicli. Sono sicura sapranno faranno bene, perché le ho viste molto determinate e nessuna meglio di me può capire quanto lavoro avranno fatto per prepararsi. Probabilmente nelle distance hanno un po’ pagato l’alto carico di lavoro, ma credo anche che quanto visto in qualificazione non sia stato casuale. Se anche hai buoni materiali, non fai prima e terza se non hai altro. Quindi fiducia».

Tra gli uomini abbiamo visto ancora un fenomenale Klæbo, mentre Bolshunov è apparso non al meglio.
«Klæbo è stato come al solito dominatore nella sprint ma ha disputato anche due ottime distance. È evidente che deve aver lavorato molto bene anche su questo. Sul fatto che abbia classe credo non ci fossero dubbi, l’abbiamo visto più di una volta. Bolshunov è sembrato indietro ma tendo a non dare mai troppa importanza all’inizio di stagione, in quanto molto dipende da come un atleta si sia preparato nel corso dell’ultimo mese. Se fai un grande carico di lavoro, hai bisogno di più tempo per smaltirlo. Insomma credo che questa gara faccia testo fino a un certo punto».

A emozionare il pubblico di casa ci ha pensato Niskanen.
«È stato proprio bravo, ma anche lui non è una novità soprattutto nelle 15 in classico, dove negli anni ha mostrato di poter dire spesso la sua. Quando ha tagliato il traguardo è partita la bellissima festa dei tifosi finlandesi, che ha confermato quanto sia sentito lo sci di fondo in queste nazioni dove è sport nazionale».

Passiamo agli azzurri. È mancata la grande prestazione nella sprint per i problemi sopracitati, ma Pellegrino ha fatto una buona impressione anche nella distance in classico.
«Io sono una grande tifosa di Federico e degli altri azzurri. Mi ha fatto veramente una bella impressione nella distance in classico dove è migliorato molto. Sono convinta, poi, che lui e gli altri azzurri, come già detto in precedenza riguardo Bolshunov, debbano ancora smaltire i carichi di lavoro effettuati. La stagione è lunghissima, siamo ancora all’inizio e sono convinta che anche quest’anno arriveranno tante belle soddisfazioni da lui».

De Fabiani non è ancora apparso al meglio. Pensi che l’infortunio accusato a Rovaniemi possa averlo condizionato?
«Non ho alcun dubbio sul fatto che anche lui uscirà fuori nell’arco della stagione. Se non è stato bene, devo solo avere pazienza e pensare innanzitutto a recuperare al meglio perché la stagione è lunga. Ho letto che si è posto l’obiettivo di entrare nei primi cinque posti della classifica generale. Credo sia molto positivo che abbia voglia di alzare ulteriormente l’asticella. Alla fine già lo scorso anno non ci è andato lontano, quindi è normale che voglia migliorarsi e credo non sia impossibile farcela, anche perché a volte autoconvincersi aiuta tantissimo».

In estate Pellegrino ha criticato spesso il calendario della Coppa del Mondo, affermando che troppe gare e trasferte portano gli atleti a fare delle scelte rinunciando ad alcuni competizioni, con la conseguenza che a perderci è lo spettacolo. Sei d’accordo?
«Certamente. Pensate soltanto ai mille spostamenti, alle giornate di allenamento perse per viaggiare, ma anche alla stanchezza fisica e mentale che ne deriva. Per non parlare di quanto si complica il lavoro degli skiman o dei costi della trasferta che vanno a pesare sulle federazioni. Non tutti possono permettersi di essere sempre presenti. Mettiamoci poi lo sforzo fisico per un atleta, che a quel punto sceglie dove gareggiare magari optando per le tappe che più si addicono alle sua caratteristiche. Ne va di mezzo lo spettacolo perché non è bello vedere una gara senza Klæbo, Pellegrino, i big russi o Niskanen. Ma poi, al di là dello spettacolo televisivo, in parte lo trovo brutto anche per gli atleti che partecipano. Ricordo che una volta vinsi una gara di Coppa del Mondo ma era assente Välbe; ovviamente ero contenta del risultato ma non ero felice fino in fondo, avevo sempre in testa il dubbio se sarei riuscita ugualmente a ottenere quel risultato con lei presente. Insomma ogni fondista vuole vincere contro i suoi migliori avversari».

Grazie mille Stefania.
«Grazie a voi. Posso però aggiungere una cosa?».

Certamente.
«Volevo dire che ho provato una grande emozione per la vittoria ottenuta sabato da Marta Bassino. Avrei tanto voluto essere lì vicino lei ed abbracciarla forte. Sono veramente felice per lei, la sua famiglia, gli allenatori e tutti coloro che l’hanno aiutata. È stato un momento bellissimo. Al termine della gara mi sono commossa e le ho subito scritto, ricevendo anche la sua risposta. Da cuneese mi emoziono per gli atleti della mia zona. Mi capitò lo stesso quando vidi in tv la gara di Elisa Rigaudo alle Olimpiadi, quando vinse il bronzo mi misi a piangere. Le guardo e penso a quanto vorrei essere lì anch’io. In ogni caso, brava Marta, sei stata una grande»

Ha sognato per larghi tratti la vittoria nella sprint di Östersund che ha aperto la Coppa del Mondo di biathlon. Martin Fourcade ha perso però la gara mancando due bersagli nella serie in piedi, chiudendo così al quinto posto assoluto a 28” da Johannes Bø.

Al di là di questo, però, la prestazione nella sprint svedese è stata molto positiva, perché il sette volte vincitore della Coppa del Mondo ha mostrato di aver ritrovato la miglior condizione fisica dopo un anno di grande difficoltà. Quel secondo tempo sugli sci ad appena un secondo e mezzo da Johannes Bø significa tanto per il campione francese.

«Il poligono in piedi è stato da dimenticare – ha ammesso Fourcade a L’Equipe al termine della gara – non sono riuscito a concentrarmi su me stesso. Prima di tutto un po’ di vento ha interferito. Anche Johannes, che era vicino a me, si è fermato. Lui è stato in grado di riprendere la serie, mentre io ho sbagliato. Sapevo di essere in lotta per la vittoria, pertanto ero deluso».

Fourcade aveva più volte dichiarato di voler innanzitutto ritrovare la condizione e il piacere di stare sugli sci. Da questo punto di vista può essere soltanto soddisfatto. «È stato fantastico, sono soddisfatto del fatto che nonostante il doppio errore abbia combattuto come una bestia nel corso dell’ultimo giro. Sono orgoglioso di essere stato dinamico per tutta la gara. Mi è piaciuto e sento di poter anche fare di più. Diciamo che questa sprint è stata più un sollievo che una delusione. Finalmente sto tornando, sento di poter competere con gli altri sulla pista. Non sto più soffrendo come lo scorso anno».   

A Ruka gli addetti ai lavori hanno discusso molto sul comunicato stampa della FIS, che una settimana fa ha annunciato l’abolizione del cere fluorurate a partire dalla stagione 2020/21. Se da un lato tutti concordano sul fatto che sia una decisione giusta da prendere per diversi motivi, dall’altro vogliono anche la certezza che ci siano controlli adeguati per scoprire che nessuno bari.

È stato Erik Röste a tornare sull’argomento interpellato da NTB nel corso del weekend: «Abbiamo deciso per un divieto completo a partire dalla stagione 2020/21. Questo non vale soltanto per le cere con la catena C8, ma per tutti i tipi di fluoro».

Non esiste però al momento un sistema di controllo efficiente per verificare se qualcuno utilizzi o meno cere al fluorurate. L’ha confermato all’Expressen anche Pierre Mignerey, messo dalla FIS alla guida del gruppo di lavoro chiamato rapidamente a trovare una soluzione al problema, dopo il divieto imposto dalla FIS: «Almeno per me è chiaro che se non avremo un sistema di controllo funzionante, sarà difficile fare qualsiasi cosa. Non possiamo introdurre una nuova regola ma non essere in grado di verificare se venga rispettata. Onestamente è troppo presto per dire qualsiasi cosa, perché ci sono ancora troppe domande a cui non abbiamo ancora trovato risposta. Non so quanto ci metteremo a trovare la soluzione al problema, magari un mese o forse sei anni. Non ne ho idea. La mia opinione personale, quindi non ufficialmente della FIS, è che senza un sistema di controllo sia impossibile imporre il divieto. Questo è il grande problema da risolvere e i lavori devono iniziare immediatamente».

Dalla federazione svedese Anders Niemi ha poi chiarito che al momento ci vorrebbe troppo tempo per avere un chiaro responso sull’eventuale irregolarità degli sci: «Il metodo disponibile è un nastro che si mette sul rivestimento degli sci. La cosa difficile è che in questo momento bisognerebbe mandarli in Germania per le analisi e ci vogliono circa dieci giorni per il responso. Se FIS ritiene di non trovare un metodo affidabile, allora questo divieto andrebbe posticipato. Possono volerci anche due o tre anni se vedono che non c’è la certezza di pescare chi ha barato».

Sull’argomento è intervenuta anche la regina assoluta del fondo mondiale, Therese Johaug: “Il sistema di controllo deve essere sicuro al cento per cento. Non voglio che le persona possano approfittarne per imbrogliare»

Era partita per Ruka con l’obiettivo di mettere in difficoltà la nazionale norvegese, ha chiuso il weekend con una pesante batosta. La Coppa del Mondo è partita con risultati ben al di sotto delle aspettative per la Svezia, che sognava di aver superato la nazionale femminile della Norvegia dopo l’ottimo finale della passata stagione.

Qualcuno ha anche iniziato a storcere la bocca pensando ovviamente al caos tecnico e organizzativo vissuto in estate, che probabilmente un po’ di confusione nella squadra svedese l’ha portato.

L’anno sportivo è però appena iniziato e probabilmente le possibilità di fare bene ci sono tutte, se si considera che Stina Nilsson è arrivata in Finlandia con la spalla malconcia, Maja Dahlqvist non era al meglio e probabilmente è stato anche commesso qualche errore con la preparazione degli sci.
Proprio Nilsson e Dahlqvist resteranno fuori dal prossimo weekend di gare a Lillehammer, dove sono in programma skiathlon e staffetta.

Dahlqvist ha spiegato: «Probabilmente ho bisogno di riposo. È mistero cosa sia accaduto e la mia condizione. Soltanto poche settimane fa mi sentivo meglio che mai».

Convocata invece Jonna Sundling, unica nota veramente lieta per la Svezia, avendo dimostrato di essere competitiva ora anche nelle distance. L’allenatore della squadra femminile Magnus Ingesson ha chiarito subito che l’atleta parteciperà solo alla gara di sabato, mentre non sarà presente nella staffetta.

Nella squadra maschile, invece, è tornato Daniel Richardsson, che ha saltato il weekend inaugurale della Coppa del Mondo.
In totale sono dodici i convocati, sei donne e altrettanti uomini.

Donne: Charlotte Kalla, Frida Karlsson, Moa Lundgren, Elina Rönnlund, Evelina Settlin, Jonna Sundling.
Uomini: Jens Burman, Filip Danielsson, Axel Ekström, Calle Halfvarsson, Daniel Richardsson, Björn Sandström.

È partita in maniera molto positiva la stagione della nazionale italiana di combinata nordica. Già alla prima gara è arrivata la top ten di Samuel Costa, giunto nono, con tre azzurri nelle prime ventitre posizioni; sabato poi ancora due italiani nei primi diciassette posti, mentre domenica ancora due tra i trenta. Sempre a punti Aaron Kostner, capace di raccogliere due diciassettesimi posti nelle prime due gare e un ventisettesimo posto.

Una bella iniezione di fiducia per un ventenne che sta emergendo piuttosto velocemente. «Sono molto soddisfatto del weekend – ha affermato Aaron Kostner contattato da Fondoitaliasono molto contento di essere andato sempre a punti ma soprattutto di aver chiuso ben due volte tra i primi venti. Non ero partito per Kuusamo con grandissime aspettative legate ai risultati, ma soltanto per cercare di fare bene ciò che so, in particolare riportare in gara i miei salti di allenamento. Ci sono riuscito, i salti erano già molto buoni, anche se probabilmente non ancora i migliori. Ma alla vigilia di questa prima tappa non mi sarei mai aspettato di essere così competitivo nel salto. Sono molto contento di aver avuto questa costanza, perché nonostante le condizioni fossero difficili, ho sempre fatto dei salti di buon livello. Sugli sci, invece, sono ancora un po’ imballato, mi servono un po’ più di gare per raggiungere il ritmo necessario perché sono un diesel. Già nella gara di ieri ho iniziato a sentirmi meglio anche sugli sci, ma c’è ancora un po’ di margine, sono consapevole che questo non è il mio livello nel fondo. Per essere l’inizio della stagione, però, va benissimo così».

Il giovane gardenese delle Fiamme Oro guarda avanti alle gare di Lillehammer. In programma una gara a squadre e una Gundersen. «Vado con il sorriso a Lillehammer, dove spero di confermarmi. Nei prossimi due giorni possiamo fare qualche salto libero di allenamento, poi successivamente cercherò di mettere a posto dettagli ed essere pronto per le gare. Adesso sarà importante riposare anche bene perché a Ruka abbiamo speso molte energie, la pista è molto tosta e faceva anche molto freddo. Adesso, quindi, guardiamo avanti sempre a tutta».

Un pensiero infine anche su Riiber, autentico dominatore del primo weekend di gara: «Non c’è niente da fare, in questo momento è di un altro pianeta. Vediamo se proseguirà con questo livello anche a Lillehammer, ma soprattutto se ci sarà qualcuno in grado di impedirgli di vincere ancora»

Arriva una prima defezione pesante in vista del Tour de Ski, quella di Johnsrud Sundby. Il campione del mondo nella 15km in classico di Seefeld è partito a rilento quest’anno, dopo aver radicalmente tagliato le sue ore di allenamento. A Beitostølen era apparso molto indietro fisicamente, ma anche a Ruka non ha inciso pur avendo fatto dei passi avanti. La sua idea quest’anno è quella di risparmiare le energie e concentrarsi soltanto su determinati eventi.

Per questo motivo il Tour de Ski non sembra avere spazio nel suo programma: «Il mese successivo al tour presenta diverse gare molto interessanti per me. Inoltre l’attuale format del Tour de Ski si adatta ad atleti come Johannes Klæbo e Bolshunov, perché sono competitivi sia nelle sprint che nelle distance, invece non è più l’ideale per i fondisti orientati quasi esclusivamente verso le distance. Si sta insistendo troppo sulle sprint. Vista la mia età credo abbia senso dare priorità alle gare che posso vincere piuttosto che al Tour. Al massimo, se tutto andasse bene, potrei lottare per ottenere un piazzamento tra il terzo e il settimo posto».

Al contrario Sundby sembra intenzionato a gareggiare nello Ski Tour scandinavo: «Lì ci sono gare molto più adatte a me».

L’atleta norvegese ha spiegato la sua scelta di lasciare immediatamente Beitostølen dopo le gare della scorsa settimana, nelle quali non aveva inciso: «La cosa che più mi infastidisce sono le persone alla ricerca di scuse. Ecco, se fossi stato lì a cercare scuse mi sarei stancato di me stesso. Quindi ho preferito calmarmi un po’. Lì ho avuto un brutto inizio di stagione ed ero arrabbiato».

Non poteva iniziare in un modo migliore la stagione di Thomas Bormolini. Il livignasco ha ottenuto il 13° posto nella sprint di Östersund che ha aperto la Coppa del Mondo, conquistando così il suo miglior risultato in carriera. Prima di oggi, infatti, il ventottenne del Centro Sportivo Esercito, non era mai andato oltre il 19° posto, ottenuto in carriera due volte, sempre su quattro poligoni, nel 2014/15 nell’individuale di Östersund e nel 2018/19 nell’inseguimento di Anterselva.

Ci è riuscito grazie a un’ottima prestazione al tiro, non avendo commesso alcun errore e sparato anche con una discreta velocità, soprattutto a terra, mentre in piedi ha cercato soprattutto la precisione, cosa che gli è perfettamente riuscita. Ma a fare la differenza rispetto al passato è stata in particolare la performance sugli sci. Bormolini è riuscito a non avere la solita crisi dell’ultimo giro, quella che lo faceva spesso crollare in classifica nel corso della passata stagione. Segno che il lavoro svolto nella squadra Èlite sta già portando i suoi frutti.
«Sono molto soddisfatto della gara di oggi – ha affermato il livignasco contattato da Fondoitaliami sono ben comportato al tiro ed è andata abbastanza bene anche dal punto di vista fisico, visto che anche nell’ultimo giro non ho avuto difficoltà. È stata un’ottima prova. Personalmente è stato bello ottenere il mio miglior risultato in carriera già nella prima gara della stagione. Ciò mi rende fiducioso per il resto della stagione, perché ho capito che se faccio bene il mio lavoro al tiro, posso togliermi delle belle soddisfazioni. Avanti così».

Quali sono i margini di miglioramento partendo da questo risultato? Bormolini preferisce non andare troppo in là con il pensiero e concentrarsi soltanto sui fatti: «Oggi sono partito in quinta e non mi piace volare troppo con la fantasia, preferisco restare con i piedi per terra ed essere umile. Sicuramente quello che si è visto oggi è un bel segnale, mi dà lo stimolo e la fiducia per la stagione appena iniziata. Ma prima di tutto devo lavorare e restare concentrato con la consapevolezza che posso fare delle buonissime cose. Insomma devo restare umile ma cosciente del mio livello»

Ha indossato il pettorale giallo di leader della classifica già nella prima gara, dopo le splendide vittorie dello scorso anno. Dorothea Wierer ha fatto di tutto per tenerselo stretto e ci è riuscita conquistando il primo successo stagionale nella sprint di Östersund. «Ero un po' sorpresa quando mi hanno detto di indossarlo - ha affermato sorridendo l'azzurra all'IBU - ho pensato: "Oh mio Dio, ecco la pressione"». 

L'azzurra è tornata seria quando ha successivamente parlato all'ufficio stampa della FISI per commentare il suo splendido successo: «Gli allenatori mi hanno dato i giusti consigli, i nostri skiman hanno fatto un gran lavoro e pure il nostro fisioterapista ha dato il suo contributo, perchè dopo la staffetta di sabato avevo un po' le gambe rigide - ha affermato l'azzurra, prima di riprendere il discorso del pettorale giallo - qualcuno mi ha chiesto se il pettorale di leader mi avesse messa ansia, ma ho dato la risposta sul campo. Sinceramente alla vigilia non pensavo di partire così bene, non sono ancora al cento per cento fisicamente. Oggi ho fatto un pochino fatica nel primo giro, poi mi sono sciolta con l'andare dei chilometri. Adesso mi aspettano un paio di giorni di recupero, poi ci concentreremo sull'individuale di giovedì. Delle avversarie la Røiseland mi ha fatto una buona impressione, ma come al solito non voglio fare pronostici, li lascio fare agli altri».

Dorothea Wierer ha quindi chiuso la sua intervista post gara alla FISI con quella che sembra una dichiarazione d'intenti: «Tanti magari pensavano che forse avessi raggiunto il massimo delle mie possibilità nella passata stagione, invece mi piace sorprendere e vorrei continuare a farlo durante la stagione».

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