Martin Fourcade in crisi. Pericolo overtraining?

09 Dicembre 2018
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Nordic Focus

Martin Fourcade è un fenomeno. I numeri parlano chiaro quando ci si riferisce al transalpino: 7 Coppe del Mondo consecutive, 75 vittorie totali, 7 medaglie olimpiche (4 titoli individuali) , 25 mondiali (10 titoli individuali).

Nonostante sia riuscito a vincere due volte nella prima tappa di Coppa del Mondo a Pokljuka (Slovenia), prima con la staffetta mista poi nell'individuale, un sinistro spettro aleggia sulla condizione del più grande campione dello sport francese. 

Fresco di premio come sportivo dell'anno, battendo addirittura la Nazionale campione del mondo di calcio, il 30enne di Perpignan ha faticato sugli sci in tutte le gare, calando giorno dopo giorno, fino al ritiro nella disastrosa gara inseguimento di oggi.

La vittoria nella 20km è stato un capolavoro di forza mentale. Una vittoria ottenuta senza far valere i suoi cavalli vapore sulle nevi slovene, ma solo con l'intelligenza e il talento nel gestire le situazioni difficili al poligono di tiro.

Ci sono due possibili ragioni capaci di dare spiegazione di una condizione così appannata:

  • Un problema di adattamento alla quota 
  • Un possibile caso di overtraining

Nel primo caso, l'inizio di stagione spostato dai 300 metri sul livello del mare di Östersund (sede dei Mondiali 2019) ai quasi 1400 metri dell'altopiano di Pokljuka in Slovenia, potrebbe aver mandato in tilt l'"ordinateur" francese. Significa che, col passare delle settimane, ritroveremo velocemente il formidabile fondista che ha dominato il circuito del biathlon per quasi un decennio.

Nel secondo caso, la situazione potrebbe essere molto più complicata. Overtraining, underperformance, overreaching, burnout, affaticamento cronico sono termini intercambiabili che rischiano di creare confusione. Di base, si parla di overtraining quando un atleta espone il suo fisico a eccessivi carichi di lavoro, non corrisposti da adeguati tempi di recupero, che hanno un impatto fisico e psicologico negativo. I sintomi possono includere costante stanchezza, mancanza di stimolo ad allenarsi, disturbi del sonno, perdita dell'appetito, abbassamento delle difese immunitarie, ansia, stress, continui dolori e conseguente scadimento delle performance.

Conoscendo la meticolosità di Fourcade, noi propendiamo per il primo. Ciononostante, non sarebbe il primo caso di grande campione che finisce per "bruciare il motore":

Ole Einar Bjørndalen ebbe questo problema nel 2012, fortunatamente in un'annata non cruciale per la sua carriera. 

Marit Bjørgen andò decisamente peggio, con due stagioni disastrose fra il 2008 e 2009, mentre la quota di Pragelato e i suoi continui problemi di salute, ne limitarono il potenziale alle Olimpiadi torinesi del 2006; solo dal 2010 è diventata la macchina da guerra perfetta che tutti conosciamo.

Simon Schempp esplose in ritardo, andando in sovrallenamento nella stagione 2010/11. Ebbe problemi simili anche l francese Marie Laure Brunet, oggi 30enne, ritirata a soli 25 anni.

Solo la pista potrà dirci come stia veramente Martin Fourcade. Le gare della settimana prossima a Hochfilzen, a una quota meno fastidiosa (quasi 1000 metri) di Pokljuka, spiegheranno come stia il più forte biatleta di tutti i tempi.

 

 

 

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