Il 14 settembre 2017, Dominik Landertinger ha subito un importante intervento chirurgico alla schiena; per 10 settimane consecutive non riuscì ad allenarsi e nemmeno a lavorare a secco con la carabina. 5 mesi più tardi si mise al collo il bronzo della 20km a PyeongChang, la quarta medaglia olimpica della carriera ( con l'argento e bronzo in staffetta a Vancouver 2010 e Sochi 2014, l'argento nella sprint sempre in Russia). Un vero fuoriclasse nella gara secca, limitato da diversi problemi fisici: 9 anni prima vinse da juniores, a PyeongChang sempre, il titolo mondiale nella partenza in linea. Un cerchio che si è chiuso.
Biathlonworld, sito della federazione internazionale (IBU), lo ha intervistato in previsione della stagione 2018/19. Al termine della preparazione estiva, finalmente senza dolore, Landi ha potuto riflettere sull'inaspettata medaglia olimpica e la fine di un calvario che ora lo proietta con stabilità fra i leader della disciplina.
Sei settimane al via, sei soddisfatto della preparazione estiva?
Sì, è stata la migliore estate della mia carriera. Ho cominciato il 1° maggio e sono veramente felice di aver completato tutto l'allenamento senza ostacoli di natura fisica. E' la prima volta in tre anni!
E' passato poco più di un anno dall'operazione. Come ti senti?
Sono una persona nuova. Per un anno mi sono allenato col dolore e quando finivo non riuscivo neanche a sedermi in macchina dal male. Posso dire di essere preparato al 100%.
Hai avuto paura che l'intervento non funzionasse?
Certamente. Quando il dottore mi ha detto che avevo bisogno di un'operazione, ho pensato che se non fosse andata bene mi sarei dovuto ritirare. Ho solo 30 anni e nel biathlon non sono poi tanti. Dopo aver saputo l'esito dell'operazione, ho vissuto uno dei giorni più felici della mia vita.
Quanto è stato difficile riprendere con l'attività?
In realtà non è stato così difficile, ma lungo. Sono ripartito da zero con una passeggiata di cinque minuti in ospedale, quattro giorni dopo l'operazione; il giorno dopo i minuti sono diventati dieci e in otto settimane sono riuscito a fare un allenamento vero.
A PyeongChang non eri in forma a causa dell'allenamento perso. Hai pensato che la tua sola chance potesse essere nella 20km?
Sapevo che era la mia unica possibilità perché il mio stato di forma era pessimo. Nella sprint e nell'inseguimento non avevo le armi necessarie per competere. La medaglia è stata una gioia immensa.
PyeongChang è per te un posto speciale. Hai vinto due medaglie nel 2009 con buone prestazioni anche nelle preolimpiche del 2017. Ora il bronzo olimpico...
E' un buon posto per me (ride): la pista è tosta e si adatta alla mia tecnica. Il poligono mi piace, difficile e ventoso.
Hai seguito una strategia di gara, magari controllando sugli sci per coprire tutti i venti bersagli?
Sapevo che se mi fossi davvero concentrato, avrei potuto fare zero nonostante le condizioni non semplici del poligono. Non sono stato per niente brillante sugli sci e nell'ultimo giro ero al gancio. E' andata bene.
Considerando che sei ripartito da zero, per come hai ottenuto questo bronzo, lo consideri uno dei giorni migliori della tua carriera?
Assolutamente. Ho fatto grandi sacrifici per provarci e mantenere alta la concentrazione nonostante una forma scadente rispetto alla concorrenza. Pensavo di non avere alcuna possibilità, ma poi ho tirato fuori la giornata perfetta di testa.
Qual è stato il ricordo più bello dopo PyeongChang?
Tornare a casa e stare con la famiglia e gli amici. Quando torno a casa con una medaglia è sempre bello vedere quanta felicità provano anche loro.
Quando hai conquistato la prima medaglia iridata giovanile nel 2006, ti saresti aspettato tutto questo dalla tua carriera?
Avevo sicuramente grandi obiettivi, ma la strada è stata così lunga per ottenerli. A 17 o 18 anni non puoi veramente sapere come andranno le cose: non mi sarei mai aspettato di vedere la mia faccia su un camion per uno sponsor o sui cartelloni; è bello, fa parte del business di questo sport; ancora più bello è vedere come è cresciuta la popolarità del biathlon in Austria negli ultimi anni e sono orgoglioso di farne parte.
Chi è stato il tuo modello da bambino?
Ole Einar Bjoerndalen. Ero un suo grande fan. E' stato motivante vederlo dominare e vincere così tante medaglie. Non avrei mai immaginato di poter competere contro di lui e salirci assieme sul podio.
Saresti felice di concludere fra i primi dieci della generale con un paio di podi quest'anno?
E' un buon obiettivo perché l'asticella della concorrenza si alza in continuazione. Mi piacerebbe salire anche sul podio ai Mondiali.
A proposito dei tuoi avversari: tu, Fourcade, Fak, Schempp, Hofer e Tarjei Boe siete tutti della stessa generazione e avete tutti ottenuto ottimi risultati, ma Martin ha vinto più di tutti messi assieme. Cosa che pensi abbia di più?
Penso che abbia una grande capacità di concentrazione e nel gestire i poligoni a suo piacimento, lenti o veloci, a seconda della situazione; è sempre in buona condizione sugli sci, ha pochissimi momenti di difficoltà durante l'arco di una stagione intera. Conosce il suo corpo alla perfezione e sa trarre il meglio dai suoi allenamenti.
E' difficile credere che questa sarà la tua dodicesima stagione in Coppa del Mondo...
No, amo il mio sport e sento di poter dare il massimo ancora per alcuni anni. Penso di andare avanti e puntare ai Giochi di Pechino 2022, ma potrei anche andare oltre.
Prossimo appuntamento per Landertinger e i suoi compagni di squadra austriaci è l'ultima fase di preparazione a Trysil in Norvegia. Il suo momento preferito dell'anno.
Fonte: biathlonworld.com