Redazione

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Jason Lamy Chappuis guida i compagni ad un'altra medaglia d'oro. Argento alla Norvegia e bronzo agli Stati Uniti



La Francia raddoppia nella combinata a squadre guidata dal suo leader Jason Lamy Chappuis, ancora una volta decisivo con la sua volata formidabile che gli ha permesso di avere la meglio su Magnus Moan, rigenerato dopo la pessima prestazione della gara individuale. Quindi argento alla Norvegia. Bronzo sorprendente per gli Stati Uniti per quanto fatto in stagione nel salto dai veterani della squadra, che hanno avuto una situazione simile a quella degli italiani.

In prima frazione il giapponese Yoshito Watabe ha tenuto un ritmo piuttosto basso non essendo particolarmente dotato nel fondo e ha permesso il rientro di numerose squadre. Alla fine della prima frazione l'Austria ha cercato la fuga con Wilhelm Denifl che ha staccato di qualche secondo Joergen Graabak per la Norvegia, Francois Braud per la Francia, un eroico Taylor Fletcher che ha recuperato un minuto per gli Stati Uniti in 5km e il Giappone. Dietro la Germania ha recuperato molto con Bjoern Kircheisen, ma alla fine non è bastato per rientrare nella lotta per il podio. Dietro l'Italia ha recuperato abbastanza con Lukas Runggaldier sceso fino a 1'02, ma si era già capito che per l'impresa sarebbero serviti trenta secondi in meno di distacco dopo il salto.

Bernhard Gruber ha quindi allungato in seconda frazione per l'Austria, ma il vantaggio non è diventato decisivo e a poco più di venti secondi inseguivano assieme Norvegia (Klemetsen), Stati Uniti (B. Fletcher), Giappone (Kato) e Francia (Lacroix). La Germania ha perso terreno con Tino Edelmann, mentre per l'Italia è stato veramente eroico Giuseppe Michielli che ha perso solo fino a 1'08, ma gareggiando da solo.

Nella terza frazione il gruppo inseguitore si è portato sull'Austria, che ha perso qualche metro nel finale con Lukas Klapfer, e Akito Watabe per il Giappone ha cambiato in testa con la Norvegia (Krog) e la Francia (Lacroix). Gli Stati Uniti sono rimasti in lizza con Todd Lodwick. La Germania è scesa a 38” con Eric Frenzel. L'Italia dietro ha pagato il fatto di essere da sola, ma ha concluso con Armin Bauer a 1'07.

Nell'ultimo atto davanti hanno tenuto un buon ritmo con pochi rallentamenti, ma sono arrivati in cinque a giocarsi la vittoria e alla fine il successo è andata alla Francia in volata sulla Norvegia. Bill Demong ha provato a fare selezione per gli Stati Uniti e alla fine il suo sforzo è stato premiato con il bronzo. Quarto il Giappone (Minato) e solo quinta l'Austria (Stecher), che aveva recitato per tutta la gara un ruolo da protagonista. Sesta la Germania che è stata quasi acchiappata dall'Italia nel finale. Alessandro Pittin ha fatto scendere il distacco fino a 51”, ma poi le energie per lo sforzo solitario sono venute meno e ha concluso la prova a 1'10. La gara di oggi è sicuramente positiva per gli azzurri, uno stimolo per le prossime due gare sul trampolino grande.

E ora il trampolino grande. Dopo la vittoria di Anders Bardal (-/-/-/1/17/9) sul piccolo, i saltatori si ripresentano allo stadio “Dal Ben” di Predazzo per disputarsi le medaglie. Gregor Schlierenzauer (6/11/2/-/-/-) cerca il successo dopo gli “errori strategici” (abbassamento della porta di partenza che ha inciso sul punteggio complessivo del primo salto) del suo tecnico Alexander Pointer sul normal hill. Questi due saranno i favoriti anche della gara sul large hill, ma gli sloveni, non troppo positivi negli allenamenti, e i giapponesi potrebbero avere qualcosa da dire in proposito. Fra parentesi i piazzamenti per distanza nei salti di allenamento.

Ecco coloro che si sono comportati meglio in allenamento e puntano concretamente al podio, anche se la tensione della gara potrebbe essere fatale per alcuni di loro:

Kamil Stoch (10/2/1/-/-/-), Thomas Morgenstern (2/1/-/-/-/-), Andreas Wank (4/3/30/6/22/6), Manuel Fettner (1/4/11/-/-/-), Richard Freitag (-/-/-/6/4/1), Simon Ammann (11/21/12/10/1/2), Taku Takeuchi (-/-/-/4/6/6), Maciej Kot (8/5/7/-/-/-), Noriaki Kasai (-/-/-/2/5/5), Daiki Ito (-/-/-/3/6/9)

La qualificazione odierna è stata vinta dall'austriaco Wolfgang Loitzl davanti a Michael Neumayer e Thomas Morgenstern. I risultati delle qualificazioni non dicono molto e non mostrano qualcuno di nettamente superiore alla concorrenza, ma tanto equilibrio soprattutto fra i prequalificati e i vincitori della prova odierna.

Tre azzurri qualificati su quattro: diciannovesimo Sebastian Colloredo, ventiduesimo Andrea Morassi, trentaquattresimo Roberto Dellasega. Fuori invece Davide Bresadola. Per i primi due azzurri è possibile un posto fra i primi trenta.

Il mio pronostico: 1. Stoch 2. Schlierenzauer 3. Morgenstern

Argento per l'austriaco Bernhard Gruber e ancora a medaglia Jason Lamy Chappuis con il bronzo...

 

Il tedesco Eric Frenzel spezza l'egemonia di Jason Lamy Chappuis, vincendo in solitaria la gara sul trampolino grande HS134. Per il ventiquattrenne sassone è il secondo oro individuale ai Mondiali dopo quello conquistato due anni fa ad Oslo. Dopo una stagione difficile è riuscito a ritrovarsi e a contendere lo scettro di miglior combinatista all'avversario francese sia qui ai Mondiali sia in Coppa del Mondo, dove si trova attualmente al comando. Frenzel oggi aveva già chiuso la partita dopo il salto con lo spettacolare record del trampolino

Lamy oggi ha concluso terzo con una volata sofferta dopo che era stato quasi staccato sull'ultima salita sia dall'austriaco Bernhard Gruber, oggi argento, sia dal giapponese Akito Watabe, rimasto con rammarico ai piedi del podio.

Ottima anche la gara dell'altro nipponico Hideaki Nagai, che ha azzardato un'azione nell'ultimo giro che ha pagato a caro prezzo. A ruota sesto posto per l'austriaco Wilhelm Denifl e per il transalpino Sebastien Lacroix. Conferma invece il momento negativo di condizione Magnus Moan, parzialmente smentito dalla splendida prova della staffetta, che chiude ottavo davanti al compagno di squadra Haavard Klemetsen.

Un'altra giornata negativa per gli azzurri nel salto che vengono anche condizionati dal vento che è girato clamorosamente a favore (cioè frontalmente nel caso della combinata) per i migliori della combinata e neanche la compensazione ha potuto arginare i distacchi. Nessuna giustificazione, la prova degli azzurri è stata ancora una volta insufficiente e il solo Alessandro Pittin è riuscito a concludere nelle prime trenta posizioni, risalendo dal quarantesimo al venticinquesimo posto. Trentunesimo Giuseppe Michielli, trentasettesimo Armin Baueer e trentottesimo Samuel Costa.

Il polacco si è imposto sul trampolino grande come fece il leggendario saltatore nel 2003. Ancora una medaglia per Prevc, argento. La Norvegia è sempre presente con Jacobsen, bronzo...

 

Kamil Stoch come Adam Malysz, anzi quasi. Il polacco che ha preso le redini della squadra dopo il ritiro del suo più celebre connazionale e due volte vincitore ai Mondiali del 2003, vince una medaglia d'oro da favola sul trampolino di Predazzo, dove aveva già vinto in Coppa del Mondo lo scorso anno. Dopo un avvio di stagione difficile, nel corso dell'inverno ha trovato fiducia e risultati, arrivando in Val di Fiemme per rivincere. Oggi per gli avversari non c'è stata storia e mentre dietro hanno battagliato in più di dieci atleti per le medaglie, l'oro aveva già preso la strada verso la Polonia dopo la prima serie di salto e nella seconda il distacco in termini di punti è ancora aumentato.

La sorpresa di giornata è lo sloveno Peter Prevc, superbo anche sul trampolino grande, che riesce a vincere la medaglia d'argento dopo il bronzo del trampolino piccolo. Superato di sei decimi il norvegese Anders Jacobsen, che dopo allenamenti poco confortanti, ha tirato fuori il coniglio dal cilindro staccando la concorrenza per le medaglie.

La gara è stata spettacolare con gli allenatori che hanno giocato d'azzardo scendendo di due anche tre porte per aumentare il vantaggio in termini di punteggio della compensazione. Il migliore degli austriaci è stato colui che aveva vinto la qualificazione di ieri, il veterano Wolfgang Loitzl, che nonostante una buonissima prestazione in entrambe le serie condite da ottimi numeri per lo stile, è rimasto lontano dal podio alla fine. Quinto posto per l'ex-combinatista ceco Jan Matura, letteralmente esploso a trentatré anni con due vittorie in stagione e ora un bel quinto posto mondiale.

Il grande valore medio attuale del salto con gli maschile è dimostrato dalla densità di atleti che hanno potuto giocarsi il podio, sebbene alla fine i primi tre della prima serie si siano confermati; in quattro punti si sono classificati 6° Richard Freitag, 7° Simon Ammann (autore insieme a Loitzl del salto più lungo di giornata misurato a 132.5 metri), 8° Gregor Schlierenzauer, 9° Severin Freund, 10° Daiki Ito, 11°= Anders Bardal e 11°= Andreas Wank.

Nella gara di oggi Schlierenzauer ha sbagliato il primo salto chiudendo sedicesimo, ma nella seconda serie non ha fatto la differenza sui primi, nonostante abbia recuperato otto posizioni. Poteva sembrare si stesse nascondendo in qualificazione e invece in gara ha fatto capire di non essere in grado di fare la differenza come spesso gli accade.

Fuori dai trenta gli azzurri, anche se di poco: 32° Sebastian Colloredo, 35° Roberto Dellasega, 38° Andrea Morassi

La coppia composta da Jason Lamy Chappuis e Sebastien Lacroix porta a casa la terza medaglia d'oro su quattro per la propria nazione. Argento all'Austria e bronzo alla Germania...

 

Veramente massacrante la team sprint di combinata nordica, che sconvolge la classifica ma soprattutto evidenzia al traguardo grandi distacchi. La Francia ha letteralmente dominato la prova, recuperando sulla Germania nelle prime frazioni e staccando la concorrenza nel finale con uno strepitoso Sebastien Lacroix che ha evitato al compagno Jason Lamy Chappuis un possibile arrivo in volata. Tre ori e un bronzo per la squadra transalpina di combinata, e altrettante medaglie per Lamy, vero padrone del mondiale in questa disciplina.

L'argento è invece nelle mani dell'Austria che ha perso nettamente la chance di vincere l'oro quando Wilhelm Denifl ha perso il contatto da Lacroix, lasciando a Bernhard Gruber il compito di difendere l'argento.

Dietro invece la Germania ha mancato l'occasione ghiotta di pareggiare in termini di ori la Francia e latita ancora nel medagliere un oro a squadre dalla riunificazione a oggi. Tino Edelmann ed Eric Frenzel non sono stati capaci di gestire il prezioso vantaggio sugli inseguitori dopo la prova di salto, ma fortunatamente la volata del leader di Coppa del Mondo, oro nella gara individuale di due giorni fa, è servita per aggrapparsi al bronzo davanti al Giappone di Taihei Kato e Akito Watabe.

Niente da fare per la Norvegia condizionata dalle condizioni fisiche non ottimali di Magnus Moan e Mikko Kokslien che hanno impedito il rientro nell'area medaglie. Troppo lontani gli Stati Uniti, alla fine sesti, che nonostante avessero sulla carta la coppia più forte nel fondo con Bill Demong e Taylor Fletcher, hanno accumulato troppo distacco nel salto.

Gli azzurri invece chiudono dignitosamente questo mondiale con una prova di orgoglio nel fondo al settimo posto come nella gara a squadre. Armin Bauer e Alessandro Pittin hanno dato fondo alle ultime energie per recuperare il più possibile, mettendo alle spalle tutte quelle squadre che hanno battuto la scorsa settimana. Ora c'è bisogno di guardare al futuro, lavorando con fiducia perché gli errori possono essere fatti anche da tecnici di alto livello e non è giusto attaccare chi ha lavorato bene in passato, senza dargli il diritto di replica.

Gara emozionante, di alto contenuto tecnico, con un'acrobazia che non ha riscontri nella storia di questo sport e un errore che cambia la classifica...

 

Incredibile chiusura per il salto con gli sci ai Campionati del Mondo di Fiemme 2013. Ad una gara di livello elevatissimo con molti colpi di scena, si aggiunge una vera e propria magia da antologia dello sport da parte di Manuel Fettner, saltatore austriaco che ha perso uno sci in atterraggio sul secondo salto, ma è rimasto incredibilmente in equilibrio sul piede sinistro senza incorrere in penalizzazioni. Una situazione non eccezionale, ma di più. Non finiscono le sorprese con la Norvegia che credeva di essere d'argento, ma un calcolo errato del punteggio è stato scoperto e alla fine è stata la Polonia a beneficiare, che non sarebbe neanche il termine giusto in quanto ha ottenuto un risultato complessivo sul campo migliore.

Quindi l'Austria ha finalmente portato a casa il primo oro di questo mondiale all'ultima occasione possibile, non avendo chance nella 50km di domani. Wolfgang Loitzl è stato il dominatore del primo gruppo di salti in entrambe le serie ed è stato determinante per il successo, anche se la vera star è stato l'anello debole della catena Fettner con l'acrobazia della quale si è accennato. Molto bene anche Thomas Morgenstern, mentre Gregor Schlierenzauer ha dovuto rimanere sulla difensiva nel quarto gruppo, ma ha gestito la pressione nell'ultimo salto.

Prima della scoperta dell'errore, con l'oro già andato in archivio al penultimo turno, la Norvegia ha dovuto tirare fuori il meglio in dirittura d'arrivo con Anders Jacobsen, ma il vero faro è stato Anders Bardal, miglior saltatore del terzo turno. Bene anche Andreas Stjernen, deludente Tom Hilde che a conti fatti è stato determinante nella perdita della medaglia.

Tira un sospiro di sollievo la Germania, che salva per otto decimi di punto la medaglia di bronzo sulla Polonia, ma poi il risultato diventa d'argento. I polacchi, trascinati da un ancora dominante Kamil Stoch, migliore per distacco in termini di punteggio di tutti i turni, si difendono egregiamente con le buone prestazioni di Maciej Kot, Piotr Zyla e Dawid Kubacki.

Quinto posto per il Giappone, tirato fuori dalla contesa dal secondo salto di Reruhi Shimizu. Noriaki Kasai a quarant'anni passati tira fuori un secondo salto “top class”, ma le punte Daiki Ito e Taku Takeuchi sono troppo discontinui.

Sesta la Slovenia che con le condizioni di vento da dietro non è riuscita ad entrare nella lotta per il podio. Non è bastato Peter Prevc a compensare le carenze dei forti compagni di squadra, che in queste condizioni non hanno trovato il modo di adattarsi.

Settima la Repubblica Ceca che è stata tenuta fra le otto finalista dal leader Jan Matura, che non ha però ripetuto la prestazione della gara individuale.

L'Italia è entrata nel turno di finale per un decimo di punto sulla Russia, nonostante le difficoltà di Davide Bresadola. Gli altri tre azzurri si sono difesi egregiamente, tirando fuori buone misure, ma i buoni salti sopra i 120 metri di Roberto Dellasega, Andrea Morassi e Sebastian Colloredo devono spronare l'ambiente a fare ancora meglio perché con il tempo e tanto lavoro anche gli azzurri potrebbero affacciarsi con regolarità nelle prime 10-15 posizioni.

Foto: Federico Modica

Quante volte è capitato di vedere anche i migliori sbagliare, tante, no? Odio tirare in mezzo il calcio, ma è lo strumento che permette di esemplificare tutte le dinamiche del “se vinci sei Dio, se perdi sei una merda” in salsa italica, anzi italiota. E' un problema che accomuna il cittadino, ma spesso anche il giornalista, o presunto tale, che non può fare a meno di rimanere imbrigliato nell'atteggiamento tutto pancia e niente testa della massa. Ciò che infastidisce è quando questo meccanismo di idolatria/demolizione, tipico appunto del calcio soprattutto nel trattamento riservato ai capri espiatori allenatori, si infiltra in altri sport, quelli cosiddetti minori, che vengono contagiati dalla foga di giudizio, dalla smania di cercare un colpevole a tutto ciò che di negativo succede.

Mettiamo subito in chiaro che Fabian Ebenhoch, allenatore del salto della squadra di combinata nordica italiana, non è un povero pirla. Vince da atleta le Universiadi nel salto, gareggia in Coppa del Mondo una manciata di volte entrando in zona punti, e poco più che ventenne decide di dedicarsi agli studi e alla carriera di allenatore. Entra in contatto con la piccola realtà del salto femminile italiano attraverso Romed Moroder e nel 2011 porta a casa dai Mondiali di Oslo l'argento con Elena Runggaldier, che dopo quel risultato, non ha ancora ritrovato le stesse prestazioni. Tutta la squadra femminile di salto si comporta benissimo, dimostrando come da un piccolo gruppetto di ragazzine della Val Gardena si possa tirare fuori una squadra di livello mondiale.

Alla fine della stagione 2010/11, il tecnico di Kleinwalsertal, enclave austriaco in territorio tedesco, passa a guidare la promettentissima squadra di combinata nordica, uscita un po' malconcia dai mondiali di Oslo con Alessandro Pittin progredito nel fondo rispetto a Vancouver, ma in crisi nera nel salto. Dal cilindro esce Lukas Runggaldier che gareggia su livelli eccellenti per tutta la stagione, sfiorando in diverse occasioni il podio. Dietro Armin Bauer e Giuseppe Michielli devono solo trovare stabilità. Non è un miraggio pensare ad un gruppo di combinata nordica capace di vincere medaglie ai Mondiali di Fiemme 2013, anche nelle prove a squadre.

La stagione 2011/12 vede il totale recupero di Alessandro Pittin, che diventa il numero due della combinata nordica al mondo con le tre vittorie di Chaux Neuve e tutta una serie di podi che ne consacrano il valore e le possibilità future. Sempre più stabile dal trampolino, diventa decisamente il più forte fondista del circuito. Poi i tre infortuni in meno di un anno, il tentativo di recupero, la delusione mondiale, storia recente... Nella stagione scorsa anche gli altri azzurri avevano mostrato grandi potenzialità con Runggaldier ancora vicino al podio, ma senza trovare la costanza di rendimento dal trampolino necessaria per fare un grande salto di qualità verso le prime posizioni. Tuttavia la coppia Ebenhoch-Chenetti sembrava poter lavorare proprio in questa direzione per fare il botto e cominciare ad avere costantemente più atleti nelle prime posizioni, anche in forza del passaggio alla categoria senior dei forti ragazzi juniores Mattia Runggaldier (campione del mondo jr. 2012), Samuel Costa e Manuel Maierhofer. Insomma, un gruppo sempre più numeroso di atleti sui quali lavorare.

E arriviamo all'ultimo triste capitolo: le nuove tute, le prime avvisaglie di crisi nel Summer Grand Prix, il terzo infortunio di Pittin, nessun sussulto in Coppa del Mondo, salti sempre corti senza accenni di miglioramento, la speranza di salvare la stagione con un grande Mondiale e infine la delusione totale.

E' colpa di Ebenhoch? In gran parte ovviamente sì, essendo l'allenatore della componente incriminata, ma non si può trattarlo come un totale incompetente che non ha mai azzeccato niente in carriera. Quindi il “sono momenti...” per qualcuno potrà significare sintomo di improvvisa insania, per altri è una elegante risposta diplomatica. Le congetture dall'esterno per noi che scriviamo sono normali, di qualcosa dovremmo pur parlare, ma in fin dei conti sappiamo veramente cosa è successo all'interno della squadra, quali dinamiche hanno portato ad una preparazione totalmente sbagliata? No. Giusto così, una squadra sia che vinca sia che perda deve preservare certe alchimie senza rivelare tutto ciò che succede al suo interno.

L'anno prossimo c'è l'Olimpiade di Sochi e la squadra di combinata nordica azzurra, pur con qualche aggiustamento/cambiamento, dovrà essere fra le prime al mondo perché è quello il posto che le compete.

La Coppa del mondo di combinata nordica riprende questo weekend da Lahti, in Finlandia. Sulla pista del nord si disputa venerdì 8 marzo una Gundersen dal trampolino HS130 alla quale prenderanno parte Armin Bauer, Samuel Costa e Giuseppe Michielli, due di questi parteciperanno il giorno successivo alla team sprint.
Alessandro Pittin, rientrato alle competizioni nei recenti Mondiali in Val di Fiemme, prenderà invece parte alla tappa di Continental Cup che si disputa in Svezia, nella località di Ornskoldsvik, insieme a Lukas Runggaldier, Mattia Runggaldier e Manuel Maierhofer. In programma ci sono due Gundersen sabato e domenica dal trampolino HS100.
A Lahti si disputa anche la Coppa del mondo di salto, con Davide Bresadola, Sebastian Colloredoo, Roberto Dellasega e Andrea Morassi iscritti alla prova a squadre di sabato 9 e impegnati nelle qualificazioni dal trampolino HS130 di venerdì 8 marzo.
 
fonte: fisi.org
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