Redazione

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Sarà One Man Show? Oppure qualcuno - forse il solo Martin Fourcade è in grado - potrà ostacolare la marcia di Johannes Thingnes Bø?

Il sipario si sta alzando sui Campionati Mondiali di Anterselva, sede per la quinta volta della rassegna iridata completa, oltre alla sprint maschile proposta nel 1976 per completare il programma olimpico della vicina Innsbruck. Giovedì ad aprire le danze sarà la staffetta mista, con la prima gara individuale in programma ventiquattro ore più tardi.

E Johannes sarà in pista come campione uscente della sprint. Ad Anterselva il 26enne di Oslo ha già vinto praticamente in ogni format, con l'unica eccezione dell'individuale, disputata però solo in un'occasione: per quanto visto fino a dicembre e soprattutto per come è rientrato alle gare a Pokljuka dopo la nascita del primogenito, il norvegese sarà inevitabilmente l'uomo da battere in ciascuna delle quattro giornate di gare individuali. Per le staffetta, inutile dire che la Norvegia sarà sempre tra le favorite, a prescindere dalle formazioni che proporrà.

Sono complessivamente sei gli ori iridati già al collo del minore dei fratelli Bø ed a livello individuale nel suo cammino spiccano i due successi nella sprint di Östersund 2019 e Kontiolahti 2015 e nella mass start di Oslo 2016, mentre da due edizioni iridate la sua è una presenza costante sul secondo gradino del podio dell'inseguimento; ancora una volta, l'unica disciplina in cui non ha saputo fare centro in campo iridato è l'individuale (4° a Oslo) ma a "raddrizzare" la statistica ci pensa il trionfo olimpico di PyeongChang.

Nessuno come lui può puntare a salire sul podio - non ci vogliamo sbilanciare nel dire che può sempre puntare al metallo più pregiato - in ciascuna delle sette giornate di gara e per quanto detto da questa stagione - a meno di malanni ed inconvenienti dell'ultim'ora - sarà dura per tutti tenergli testa.

Immaginiamo una piramide, con "Giovannino" al vertice. Appena sotto, diciamo in seconda linea - meritano un posto di assoluto rilievo i due francesi, Martin Fourcade e Quentin Fillon Maillet. Il pirenaico vincitore di sette Coppe del Mondo consecutive ha fatto la voce grossa nelle due settimane di assenza del norvegese, ma già a Pokljuka ha confermato di patire la presenza di Bø in pista. Impossibile discuterlo, per talento e palmares (sono 10 gli ori iridati in bacheca, assente solo quello della staffetta classica, con 3 argenti), ma le indicazioni agonistiche di questa stagione spingono verso questo responso.

Il connazionale magari può mettere in campo minor prestigio, ma pare anche meno vulnerabile al carisma del vichingo e la vittoria nell'ultima gara prima dei Mondiali potrebbe averlo galvanizzato ancor più dell'attuale secondo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo, alle spalle dello stesso Fourcade.

Scendendo ancora di un gradino nella piramide, meritano un posto d'attenzione Tarjei Bø, Simon Desthieux ed i giovani rampanti, Johannes Dale ed Emilien Jacquelin in primis. Puntuale e implacabile a dicembre quanto asfittico a gennaio, il maggiore dei fratelli norvegesi potrebbe aver investito molto proprio sulla parentesi iridata di Anterselva e sarà interessante vederlo alla riprova in pista dopo una prima parte di stagione così controversa, ma rappresenta in ogni caso il capofila degli "altri" favoriti, alle spalle del terzetto di leader.

Ma attenzione alle dinamiche che si celano spesso (per non dire sempre) all'interno di una grande rassegna, dinamiche che in più occasioni portano al trionfo autentici "underdog" difficilmente pronosticabili, a maggior ragione in una disciplina unica come il biathlon. Senza perdere troppo tempo nel riesumare il passato, solo undici mesi fa l'inseguimento di Pidruchny fa letteratura in tal senso ed il folle andamento della mass start conclusiva della rassegna di Östersund - esaltante per Dominik Windisch quanto letale per Johannes Bø è altrettanto paradigmatica di quanto può succedere in una qualsiasi giornata di un grande evento quando si alternano scii e carabina.

E veniamo al capitolo azzurro. Sin qui la stagione è stata strana, iniziata con il podio della staffetta maschile e proseguita con alcuni acuti di Lukas Hofer e con non poche difficoltà per Dominik Windisch. Il carabiniere di San Lorenzo di Sebato ha dato chiari segnali di ripresa nelle ultime uscite e - dati alla mano - rappresenta la miglior carta del team italiano in un tracciato che gli ha regalato l'unico trionfo della carriera, con Windisch a presentarsi sulle nevi di casa forte del titolo iridato raccolto lo scorso anno e consapevole di avere tutte le caratteristiche per reggere il ruolo di sorpresa del giorno.

In assoluto le attese non sono tante, almeno sul solo settore maschile. E questo, potrebbe essere una chiave di lettura a favore di Lukas, Dominik e gli altri. A patto di essere al top della condizione.

 

Sono sei nel complesso gli azzurri convocati: Hofer, Windisch, il valtellinese Thomas Bormolini, Daniele Cappellari, Therry Chenal e Saverio Zini.

 

Il programma dei Mondiali di Anterselva:

Giovedì 13 Febbraio - Ore 14.45 - Staffetta Mista
Venerdì 14 Febbraio - Ore 14.45 - Sprint Femminile
Sabato 15 Febbraio - Ore 14.45 - Sprint Maschile
Domenica 16 Febbraio - Ore 13.00 - Inseguimento Femminile
Domenica 16 Febbraio - Ore 15.15 - Inseguimento Maschile
Martedì 18 Febbraio - Ore 14.15 - Individuale Femminile
Mercoledì 19 Febbraio - Ore 14.15 - Individuale Maschile
Giovedì 20 Febbraio - Ore 15.15 - Staffetta Single Mixed
Sabato 22 Febbraio - Ore 11.45 - Staffetta Femminile
Sabato 22 Febbraio - Ore 14.45 - Staffetta Maschile
Domenica 23 Febbraio - Ore 12.30 - Mass Start Femminile
Domenica 23 Febbraio - Ore 15.00 - Mass Start Maschile

Da detentrice della Coppa del Mondo e campionessa del mondo mass start in carica, Dorothea Wierer è ovviamente una delle atlete più ricercate dai media di tutto il mondo. In Svezia l’azzurra è stata intervistata da SVT, dove ha rilasciato un’intervista a tratti molto simpatica, nella quale come sempre l’azzurra è stata molto onesta, prendendosi anche un po’ in giro.

«Al termine della passata stagione ho avuto diversi problemi di motivazioni perché ero molto stanca – ha ammesso l’azzurra a SVT – vero avevo appena vinto la generale, era qualcosa di grande, ma ero incredibilmente stanca».
Quindi Doro ha svelato di aver pensato più volte di lasciare il biathlon, fin da quando ero giovane: «Molte volte ho pensato di porre fine alla mia carriera, già a 14, 15, 16, 17 e 20 anni (ride, ndr). Andavo sempre bene, ottenevo dei buoni risultati ma non stavo vivendo per il biathlon. Avevo altri interessi, gli amici, tutte cose non legate allo sport. E devo ammettere che ero anche molto pigra».

Le cose sono poi cambiate con il tempo: «Quando ho fatto il passaggio da junior a senior ho capito di dover fare una scelta, o avrei fatto il biathlon oppure qualcos’altro. Nel 2014, quando partecipai alle Olimpiadi di Sochi, decisi di allenarmi molto seriamente. E da quel momento ho iniziato a lavorare molto bene».

Wierer è quindi passata al presente, alle difficoltà fisiche accusate nell’ultimo periodo e al Mondiale di Anterselva: «Ho avuto dei problemi alla schiena negli ultimi mesi, ora va meglio ma vedremo. Come tutti sapete nel biathlon posso accadere molte cose, magari non sei in forma sugli sci ma spari bene o viceversa. Il biathlon è così, è uno sport strano. So che se anche non dovessi vincere una medaglia, non cambierebbe nulla, perché ho fatto tanto negli ultimi anni. Poi non sono mai stata quell’atleta in grado di ottenere il massimo nei grandi appuntamenti – comincia a ridere – quindi vedremo». 

Il buon ritorno di Frida Karlsson non è passato inosservato nemmeno alle sue avversarie, che stimano la svedese per il talento già mostrato lo scorso anno in occasione dei Mondiali di Seefeld.

Colpisce in particolare, nonostante sia di un’altra nazionalità e soprattutto perché considerata sua possibile rivale, la cura con cui Therese Johaug parla di Frida Karlsson, quasi a volerla proteggere, a fare in modo che la svedese non venga esposta troppo alle luci dei riflettori. In qualche modo la norvegese ha un atteggiamento da sorella maggiore, da chi ha già vissuto certe esperienze e vuole fare in modo di tutelare colei che forse potrebbe prendere il suo posto.

«Ha fatto una gara incredibilmente buona – ha affermato Johaug riferendosi alla prestazione della giovane svedese – è partita molto indietro e ha quindi fatto tanti sforzi per raggiungerci. Sono molto felice che sia tornata sulla linea di partenza».

Poi, quando le è stato chiesto se Karlsson potrà essere una sua avversaria già nella prossima stagione, Johaug ha cercato di non mettere pressione all’avversaria: «Non si può mai dire, ma non voglio fare pressione su di lei. Dovremmo solo essere contenti che sia tornata».
Risposta di classe, brava Therese.

Ultimo giorno di gare in Val di Vizze, che ha ospitato i campionati italiani di biathlon Under 15 e Under 13 ad aria compressa, assegnando i titoli nell'individuale (ieri) e nella staffetta (oggi).

Per quanto concerne quest'ultima, nella categoria U15 maschile (Allievi, 3x4 chilometri), la vittoria è andata al trio delle Alpi Occidentali composto da Nicola GiordanoMichele Carollo e Paolo Barale, che hanno concluso la prova in 42'15.0 con dieci penalità complessivamente rimediate, che, tuttavia, non hanno influito sulla classifica finale. Alle loro spalle, in 42'28.3, il terzetto dell'Alto Adige (Adam Ferdick, Hannes Bacher, Maurizio Ronco), seguito dai portacolori del Veneto (Jacopo Stella, Martino Busin, Federico Milani), terzi in 44'30.1.

Nella gara femminile, bis delle Alpi Occidentali con Fabiola Miraglio Mellano, Carlotta Gautero e Giulia Piacenza (43'50.5, tre bersagli mancati in tutto), in grado di rifilare oltre quattro minuti di distacco al Friuli Venezia Giulia (Sofia Del Fabbro, Maya Pividori, Desirée Ribbi) e più di cinque minuti e mezzo all'Alto Adige (Sophia Pichler, Nadia Eisendle, Maria Kerschbaumer).

Passando alla categoria U13 maschile (Ragazzi, 3x3 chilometri), il successo è stato conquistato dall'Alto Adige (Andreas Braunhofer, Julian Huber, Jonas Tscholl) in 39'29.2, con 5 imprecisioni complessive al poligono e con più di due minuti e mezzo di margine sul Veneto secondo in classifica (Giulio Troi, Brando De Martin Pinter, Alex Rossi). Terza la Valle d'Aosta (Lorenzo Bonino, Remy Oreiller, Gabriele Louis Leone).

Infine, anche la staffetta femminile ha sorriso ai colori dell'Alto Adige, che, con Melanie Ranalter, Nina Nocker e Tanja Wanker ha superato la linea del traguardo in 42'16.1 (cinque giri di penalità inclusi). Seconde, a più di un minuto di distacco dal primo posto, le rappresentanti delle Alpi Occidentali (Giada Ravera, Matilde Giordano, Magalì Miraglio Mellano), davanti per una manciata di secondi al Veneto di Francesca Olivier, Sofia Bedolli e Maddalena Ballan.

C'è gloria anche per l'Italia nella Coppa del Mondo di salto femminile, in programma questo fine settimana a Hinzenbach (Austria): nella seconda e ultima gara, disputata sul trampolino HS 90, Lara Malsiner ha centrato il suo primo podio, che coincide peraltro con il miglior risultato della sua fin qui breve carriera sportiva.

La diciannovenne gardenese (compirà 20 anni il prossimo 14 aprile) ha sfoderato una prestazione monstre, confermando le buone sensazioni ricavate già dall'esito della prova di ieri, chiusa al sesto posto. Sono 241.5 i punti accumulati dall'italiana, che si è inchinata soltanto al duo di casa composto da Chiara Hoelzl (prima) ed Eva Pinkelnig (seconda), sfatando peraltro un tabù per i nostri colori: l'Italia non saliva sul podio dal 20 gennaio 2017, quando Manuela Malsiner, sorella maggiore di Lara, si classificò terza a Zao (Giappone).

Quarta piazza per la nipponica Sara Takanashi, battuta di 1.4 punti da Malsiner ma capace di precedere la norvegese Maren Lundby, quinta e delusa dopo aver chiuso il primo round al secondo posto parziale.

La top ten è completata dal terzetto austriaco Jacqueline Seifriedsberger-Lisa Eder-Daniela Iraschko-Stolz, seguito da Nozomi Maruyama (Giappone) e dalla tedesca Katharina Althaus

Eliminata al primo round l'altra azzurra Manuela Malsiner (38°), il cui salto non è andato oltre i 73.5 metri, con il picco massimo di velocità che ha toccato gli 84.5 chilometri orari

Non si sono qualificate per la seconda sessione di gara anche le francesi Oceane Avocat Gros e Josephine Pagnier, le austriache Claudia Purker ed Elisabeth Raudaschl, la polacca Kinga Rajda, la cinese Xueyao Li, la tedesca Luisa Goerlich e la coreana Guylim Park.

CLASSIFICA FINALE

1ª C. Hoelzl (AUT) 251.0 punti

2ª E. Pinkelnig (AUT) 247.8 punti

3ª L. Malsiner (ITA) 241.5 punti

4ª S. Takanashi (JAP) 240.1 punti

5ª M. Lundby (NOR) 237.0 punti

6ª J. Seifriedsberger (AUT) 232.1 punti

7ª L. Eder (AUT) 226.7 punti

8ª D. Iraschko-Stolz (AUT) 225.3 punti

9ª N. Maruyama (JAP) 225.2 punti

10ª K. Althaus (GER) 224.8 punti

Le altre italiane

38ª M. Malsiner (ITA) 89.1 punti

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Non si ferma più Therese Johaug, che si impone anche a Falun nella mass start di 10km in skating. La norvegese, sempre più in fuga nella classifica generale di Coppa del Mondo, ha aggiornato ulteriormente i propri numeri, conquistando la vittoria individuale numero 66 in Coppa del Mondo, vincendo a Falun nello stesso format in cui lo fece nel 2016, in quell’occasione davanti a Heidi Weng.

Una vittoria resa ancora più bella dalla grande prestazione di Ebba Andersson, che le ha dato filo da torcere fino all’ultimo chilometro, quando è stata costretta a cedere all’ennesima accelerata della campionessa norvegese, che ha dovuto però dare fondo a tutte le proprie energie per portare a casa il successo al termine di una delle gare più belle della stagione. Sono state tante, infatti, le emozioni, in una mass start nella quale le atlete sono andate a tutta sin dall’inizio, ma Johaug non è riuscita a fare selezione, non perché la pista non lo permettesse, ma per l’enorme prestazione di Ebba Andersson, capace di restarle al fianco e provare più volte addirittura ad attaccare. Peccato quel problema al ginocchio che non ha permesso alla svedese di gareggiare sin dalla prima gara della stagione, perché un talento come il suo può soltanto far bene al fondo femminile, come si è notato anche dalla soddisfazione di Johaug, ormai non più abituata a vittorie così sofferte.

Terza la solita ottima Heidi Weng, come sempre generosissima nel tentare di restare con le big e costretta a cedere solo nell’ultimo giro. Quarta Jacobsen, che ha disputato una gara molto intelligente, capendo di non potersi permettere di correre il rischio di andare fuori giri e preferendo così staccarsi già nel secondo giro. Una mossa intellingente che le ha permesso di terminare ai piedi del podio.

A Falun però compare una nuova futura stella, quella di Fossesholm, classe 2001, capace già di sorprendere più volte nelle gare nazionali norvegesi, che oggi è stata in grado di mostrarsi in tutto il suo splendore anche in Coppa del Mondo. Piccolina di statura, ma gigante nella testa e nel coraggio, la ragazza si è messa a tirare il gruppone inseguitore e non ha rallentato nemmeno dopo una caduta che l’ha certamente penalizzata. Bravissima e ovvia favorita ai Mondiali Juniores. È la prima atleta nata nell’attuale millennio a terminare nella top five di una gara di Coppa del Mondo. Predestinata.

Le attenzioni della vigilia, però, erano in buona parte rivolte a Frida Karlsson, al rientro dopo due mesi di stop. La 1999 di Solleftea ha mostrato subito carattere, cercando di stare immediatamente con le prime, viaggiando per buona parte della gara con Jacobsen in quarta e quinta posizione. Soltanto all’ultimo giro, Frida è stata costretta a cedere, mancando evidentemente il ritmo gara. Però anche oggi tra mille difficoltà ha confermato tutto il suo talento e allo Ski Tour potrebbe dare filo da torcere. Karlsson (’99), Andersson (’97), Fossesholm (2001), lo sci di fondo femminile ha un grande futuro.  

Da applausi anche la prova di Lampic, capace di chiudere al settimo posto pure in una distance dura come quella odierna. In difficoltà invece Østberg, giunta solo 19ª a oltre un minuto. 

CRONACA
Al via gli occhi sono puntati su Frida Karlsson, al ritorno dopo due mesi di stop. La giovane svedese, cerca subito di recuperare posizioni, dopo essere partita con il pettorale numero 25, e riesce a portarsi tra le prime. In testa si pone ovviamente Johaug, seguita da Weng, Østberg, Andersson e Diggins. Il ritmo imposto dalle norvegesi è immediatamente alto, grazie anche a una Weng che appare in ottima forma. Il pubblico svedese però si accende vedendo l’azione iniziale di Karlsson, che spinge per riportarsi sul quartetto di testa composto da Johaug, Weng, Andersson e Jacobsen.

Johaug va a tutta cercando di fare selezione, ne paga le conseguenze Jacobsen che si stacca e viene raggiunta da Karlsson. In testa rimane un terzetto, seguito dalla coppia appena citata e un gruppo tirato dalla giovanissima Fossesholm, nel quale sono all’interno anche Diggins, Nepryaeva, Stadlober e Kalla. In grande difficoltà Østberg, che perde tante posizioni e secondi.
Ebba Andersson mostra una buona condizione e addirittura affianca Johaug in salita, mentre Weng le sue a ruota. Anche Karlsson prende in mano le operazioni, vedendo una Jacobsen un attimo in difficoltà. A metà gara Johaug e Weng reagiscono all’azione di Andersson e passano sul traguardo davanti alla svedese. La coppia Karlsson-Jacobsen è a 9”, mentre Diggins decide di mettersi in proprio e accelera in discesa staccando il gruppo all’inseguimento, complice anche una caduta di Fossesholm

Johaug si rimette al comando delle operazioni imponendo nuovamente un ritmo molto alto, ma Andersson e Weng resistono, anzi, addirittura la svedese sorpassa e rilancia l’azione. Alle loro spalle Karlsson e Jacobsen perdono secondi. Ovviamente Johaug non si fa sfuggire i 15 punti di bonus ai 6,7 km davanti ad Andersson e Weng. Karlsson e Jacobsen sono ormai a 19”, mentre il gruppone recupera Diggins, grazie all’azione di Nepryaeva che lavora per prendersi almeno 5 punti e limitare i danni su Johaug.

La gara è emozionante grazie soprattutto ad Ebba Andersson, che continua a rilanciare l’azione, anche se non è facile contenere una scatenata Johaug, che aumenta ulteriormente il ritmo quando suona la campana dell’ultimo giro. Ne risente Weng che si stacca. Intanto Jacobsen e Karlsson viaggiano a 21”, ma alle loro spalle si avvicina minacciosamente la coppia Nepryaeva – Fossesholm che ha preso margine sul gruppo. Johaug continua a viaggiare a tutta velocità, ma Andersson le se attacca dietro, caricata dal pubblico che urla “Ebba, Ebba”. Agli 8,6km la norvegese è ancora avanti ma Andersson non molla. Weng invece è ormai a 10”, mentre Karlsson perde metri da Jacobsen.

L’ultimo chilometro è emozionante, il pubblico si scalda sostenendo a gran voce Ebba Andersson alla ricerca di un sogno. La svedese prova ad affiancare Johaug, ma la norvegese in salita dà una nuova accelerata che si fa sentire, dando fondo a tutte le proprie energie. Andersson ci prova fino alla fine, ma è costretta a desistere, così Johaug arriva sul rettilineo con il giusto margine e conquista un successo straordinario, il più bello di questa stagione, anche e soprattutto per merito della sua avversaria. Gli applausi del pubblico di casa sono infatti per Andersson, la ringraziano per aver anche solo permesso di sognare una splendida vittoria. In terza piazza una generosissima Heidi Weng, giunta davanti a Jacobsen e la baby 2001 Fossesholm, capace di chiudere benissimo l’ultimo giro e scavalcare anche Frida Karlsson, crollata nel finale fino a concludere in nona posizione, un risultato più che positivo se si considera il lungo stop. In sesta piazza Nepryaeva, che cerca di tenere viva la generale, mentre settimana una Lampic che si conferma in grande forma.

CLASSIFICA FINALE

1ª T. Johaug (NOR) 25’04.1
2ª E. Andersson (SWE) +6.5
3ª H. Weng (NOR) +23.8
4ª A. Jacobsen (NOR) +30.3
5ª H.M. Fosseholm (NOR) +36.9
6ª N. Nepryaeva (RUS) +44.8
7ª A. Lampic (SLO) +46.2
8ª R. Haga (NOR) +47.8
9ª F. Karlsson (SWE) +50.1
10ª K. Parmakoski (FIN) +51.3

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Atleti norvegesi (e tedeschi) in grande spolvero nella mass start 60 maschile di IBU Cup che ha chiuso il fine settimana di gare in Val Martello.

Successo di Sturla Holm Laegreid con il tempo complessivo di 40:47.6 e due errori al poligono, entrambi commessi nella seconda metà di gara. Si deve accontentare del secondo posto il tedesco Lucas Fratzscher, a +5.0 con due penalità: alle sue spalle il connazionale Roman Rees +11.5).

Altri cinque norvegesi nella top ten: Sindre Fjellheim Jorde quarto, Lars Helge Birkeland quinto, poi Endre Stroemsheim, vittorioso nella sprint di ieri, sesto. Ottavo e nono posto per Pettersen (miglior tempo sugli sci) e Bakken, settimo il russo Tomshin, decimo l'austriaco Eberhard.

Più distanti gli italiani: il migliore è Nìicola Romanin, 31° a 2:49.4  con cinque errori in totale al poligono. 47° Chenal, 49° Luca Ghiglione, 51° Paolo Rodigari.

CLASSIFICA FINALE TOP 10

1° S. H. Laegreid (NOR) 40:47.6 (0+0+1+1)

2° L. Fratzscher (GER) +5.0 (0+1+1+0)

3° R. Rees (GER) +11.5 (1+0+0+1)

4° S.F. Jorde (NOR) +30.3 (0+0+2+1)

5° L. H. Birkeland (NOR) +39.5 (0+2+0+1)

6° E. Stroemsheim (NOR) +57.0 (0+1+2+3)

7° V. Tomshin (RUS) +1:01.6 (1+1+0+0)

8° S. Pettersen (NOR) +1:03.6 (0+2+2+2)

9° S.G. Bakken (NOR) +1:07.8 (0+1+2+1)

10° T. Eberhard (AUT) +1:09.0 (2+0+1+1)

Gli italiani:

31° N. Romanin +2:49.4 (0+1+2+2)

47° T. Chenal +4:09.6 (0+0+3+1)

49° L. Ghiglione +4:16.9 (2+3+2+1)

51° P. Rodigari +4:29.7 (1+3+2+1)

QUI LA CLASSIFICA COMPLETA

E'la forte azzurra Samantha Bertolina, nella categoria junior femminile, a spezzare il dominio svizzero nelle gare sprint di Berchtesgaden.

Bertolina, seconda nell' individual e quarta nella vertical, conquista la vittoria imponendosi sull'elvetica Caroline Ulrich e sull'altra italiana Lisa Moreschini, reduce dal trionfo nella individuale di ieri.

Quarta la francese Ravinel, quinta la nostra Katia Mascherona terza azzurra nella top 5.

CLASSIFICA JUNIOR FEMMINLE TOP 5

1^ S. Bertolina (ITA)

2^ C. Ulrich (SUI)

3^ L. Moreschini (ITA)

4^ M. Ravinel (FRA)

5^ K. Mascherona (ITA)

 

Nella gara maschile comanda la Svizzera: primo Leo Besson davanti a Yoann Farquet. Al terzo posto l'austriaco Verbnjak.

Decimo Mirko Sanelli, migliore degli italiani al via. Tredicesimo Matteo Sostizzo, sedicesimo Luca Tomasoni

CLASSIFICA JUNIOR MASCHILE TOP 5

1° L. Besson (SUI)

2° Y. Farquet (SUI)

3° P. Verbnjak (AUT)

4° R. Galindo (FRA)

5° T. Bussard (SUI)

Gli italiani:

10° M. Sanelli

13° M. Sostizzo

16° L. Tomasoni

 

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