La candidatura olimpica Milano-Cortina 2026 deve affrontare la concorrenza più (Calgary) o meno (Stoccolma) agguerrita di due città che i Giochi Olimpici, estivi e invernali, li hanno già ospitati. La differenza è che in Svezia e Canada, due Paesi culla di un forte senso civico e rigorosa attenzione ai bilanci, ci si esercita nella democrazia diretta con referendum per decidere se si andrà fino in fondo con le candidature o il governo centrale guarda attenzione ai conti pubblici: Calgary andrà al referendum il 13 novembre, mentre Stoccolma è ancora in fase di stallo.
L'Italia invece tira dritto senza, per ora, consultare la cittadinanza. Vero che anche l'Italia si comportò in maniera responsabile nel declinare la candidatura di Roma 2020 (governo) e 2024 (comune di Roma). La passione per lo sport non può prescindere dal rispetto dei conti pubblici. Diversa la situazione economica per la candidatura Milano-Cortina, la quale rappresenta una parte di Italia che funziona. Gli ampezzani, guidati dal sindaco Gianpietro Ghedina, hanno chiesto un referendum consultivo; il collega milanese Beppe Sala non vorrebbe ulteriori intoppi. Le diverse istanze stanno venendo comunque gestite nel massimo rispetto istituzionale fra le parti, dunque sarebbe utile (e democratico) sentire il parere dei cittadini di entrambe le città. Vedremo quali decisioni verranno prese.
Andiamo a vedere come sta la candidatura teoricamente più debole. Stoccolma.
I giovani svedesi sono più favorevoli all'ospitare i Giochi del 2026 rispetto agli anziani secondo un sondaggio di SVT Sport. "C'è una mancanza di conoscenza diffusa delle condizioni economiche per l'organizzazione", afferma Andreas Andersson, Marketing Manager di SVT Sport.
La società analista Start ha condotto un sondaggio d'opinione per indagare sull'atteggiamento del popolo svedese nei confronti candidatura: le cifre mostrano che il 41% degli svedesi è favorevole mentre il 45% è contrario. Il restante 14 percento ha risposto "non so".
I residenti della Contea di Stoccolma, cioè quelli più coinvolti direttamente, non differiscono significativamente dagli altri svedesi. Il numero di positivi è 40 anziché 41, mentre il negativo è 48 invece di 45.
I motivi più forti per coloro che hanno un atteggiamento negativo sono:
• Economia: troppo costoso (il 60% degli svedesi e il 67% nella Contea di Stoccolma).
• Sicurezza: i principali eventi comportano rischi e minacce non necessari (rispettivamente 27 e 35%).
• Infrastruttura: troppo carico su traffico e comunicazioni (rispettivamente 26 e 41%).
Scontro generazionale
Nella fascia d'età 18-29 anni, il 53% è positivo rispetto a solo il 43% (30-49 anni), il 38% (50-64 anni) e solo il 33% nella fascia di età 65-79 anni.
"Quello che pensiamo sia più interessante è che c'è una grande mancanza di conoscenza sulle condizioni reali per l'organizzazione. Otto svedesi su dieci dichiarano di non conoscere l'Agenda 2020", afferma Andreas Andersson, direttore marketing presso l'Experience Institute.
Agenda 2020 è il programma di riforma del movimento olimpico volto a creare sistemi operativi più sostenibili, principalmente economici. Secondo l'SOK, il Comitato olimpico svedese, l'accordo non costerà nulla ai contribuenti. L'esperto Tommy Andersson, professore di economia del turismo, definisce la stima del budget del Comitato olimpico non realistica.
Fonte: SVT Sport