Biathlon - Il punto di Pietro Dutto: il giudizio sulla Coppa del Mondo maschile

18 Marzo 2020
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La stagione 2019/20 si è conclusa anticipatamente dopo la decisione di non disputare la tappa di Oslo. Così la Coppa del Mondo si è decisa a Kontiolahti con delle gare emozionanti che hanno incoronato l’azzurra Dorothea Wierer e Johannes Thingnes Bø come vincitori della classifica generale. In Finlandia, però, non c’è stata solo la festa per l’italiana e il norvegese, le gare di Kontiolahti hanno anche segnato l’addio di due campioni come Martin Fourcade e Kaisa Mäkäräinen.

Insomma tanta carne al fuoco nell’ultima puntata della stagione de “Il punto di Pietro Dutto”, nella quale l’ex biatleta ha reso omaggio a coloro che hanno lasciato, ai vincitori e infine fatto un bilancio di una stagione vissuta in nostra compagnia. Abbiamo quindi deciso di dividerla in due parti.

Dopo aver pubblicato ieri la parte dedicata alla Coppa del Mondo femminile, oggi è il turno di quella maschile, nella quale Dutto ha celebrato Johannes Bø, che si è confermato leader indiscusso della Coppa del Mondo, e Martin Fourcade, ritiratosi al termine di una carriera straordinaria.

Pietro, ovviamente partiamo dal grande addio di Martin Fourcade. Come hai reagito quando hai letto quel post su facebook venerdì sera? Cosa avrà spinto il fenomeno francese a prendere questa decisione?
«Mi sono letto il post e subito dopo ho anche guardato tutta la diretta de L’Equipe con lui. Sinceramente non mi aspettavo che avrebbe preso questa decisione. Lui stesso dice di averlo fatto negli ultimi giorni, anche se altri affermano che era già nell’aria. Secondo me è stata dettata dal fatto che è consapevole di aver disputato una grandissima stagione, ma allo stesso tempo si è reso conto di non essere più il Fourcade di un tempo. Così dopo aver riscattato l’annata passata, che per lui era stata veramente dura, ha preferito lasciare ancora da vincente, visto che si è portato a casa due ori mondiali e altrettante coppe di specialità. Per me ha preso la decisione giusta, soprattutto perché si percepiva guardandolo, che soffrisse il fatto di non essere più dominante come un tempo. Quello che ha fatto quest’anno è comunque tantissimo, quindi ha lasciato da campione».  

Il tuo ricordo personale di Fourcade? Hai qualche aneddoto?
«In particolare ne ho uno legato a Oslo 2013. A due giorni dalla gara mi trovavo nello ski room e arrivò Patrick Favre, allora allenatore della squadra azzurra. Mi disse che Martin Fourcade aveva bisogno di un paio di sci da alternato, che noi utilizziamo solitamente per il defaticamento. Avendo anch’io Rossignol, come il campione francese, mi chiesero se potevo prestarglieli. Così andai da Martin con il mio paio di sci e andammo in giro insieme per la collina di Holmenkollen parlando del più e del meno, lui in classico e io in skating. Fu un momento piacevole. Anche successivamente fu molto riconoscente nei miei confronti per quel gesto».

Quanto mancherà un personaggio come lui al biathlon dentro e fuori la pista?
«Dal punto di vista agonistico mancherà molto ma credo non in maniera così esagerata come tanti pensano. Credo che il livello maschile sia altissimo e il ricambio arriverà molto velocemente. Magari entro un paio di stagioni avremo il fenomeno che lotterà spalla a spalla con Johannes Bø. Certo l’anno prossimo mancherà questo duello che stava appassionando tutti. Ecco, diciamo che ciò di cui sentiremo soprattutto la mancanza sarà il suo grande carisma, quel ruolo che aveva assunto in questi anni nel rappresentare gli atleti in questioni spinose o le sue battaglie contro il doping. Ma sono certo che lo vedremo spesso sui campi di gara».

Sabato a un certo punto hai pensato che Johannes Bø potesse addirittura perdere la coppa?
«Quando ho visto le condizioni, ho capito che ci saremmo divertiti perché poteva accadere di tutto. Devo ammettere che non mi è sembrato il solito Johannes Bø sia sugli sci che al poligono, ma in fin dei conti era lui ad avere tutto da perdere. Martin Fourcade poteva gareggiare a cuor leggero, mentre il norvegese era in una condizione simile a quella di Eckhoff, con l’aggravante che la gara pesava ancor di più essendo l’ultima del campione francese. Nel momento decisivo, però, non ha tremato, ha usato la testa nell’ultima serie e confermato di essere un grandissimo campione. Ha meritato ampiamente la Coppa del Mondo perché per tutta la stagione è stato il migliore, tanto da vincere pur essendo rimasto a casa per due tappe. Ecco, forse il peggior Bø della stagione l’abbiamo visto proprio al Mondiale di Anterselva, dove ha comunque raccolto diverse medaglie e l’oro nella mass start, ma non era dominante».

A proposito di dominio: ritieni che dall’anno prossimo Johannes Bø gareggerà senza avversari?
«No, perché la Francia fa veramente paura. Se Jacquelin dovesse confermare la costanza mostrata nell’ultimo mese, diventerà un atleta molto pericoloso. Anche Fillon Maillet è molto forte, ma ha bisogno di trovare con maggior continuità le percentuali al tiro. Insomma l’anno prossimo non mi aspetto un dominio, anche se sono convinto che alla fine il norvegese vincerà la Coppa del Mondo. Anche quest’anno, pur escludendo Fourcade, non sono state tantissime le gare in cui Bø è stato senza avversari, ha spesso vinto lottando e sudandosi il risultato. Gli altri non sono tanto lontani».

Insomma gli avversari per Johannes Bø arrivano sempre dalla Francia.
«Quante volte abbiamo visto almeno quattro o cinque francesi tra i primi quindici se non addirittura in top ten? Quanto stanno facendo è qualcosa di strabiliante, se consideriamo che alla fine non hanno dei numeri tanto superiori ai nostri. Rispetto alle super potenze come Norvegia o Russia, che oggi non sembra più tale ma ai miei tempi lo era, hanno un bacino molto più ristretto eppure combattono e vincono. Anche la Germania è stata superata. I tedeschi alla fine hanno Kühn fortissimo sugli sci ma che non ha percentuali al tiro, lo stesso Horn. Schempp ormai sembra prossimo al ritiro, Peiffer continua a reggere la baracca ma non è infinito. Doll è oggi il più continuo, ma nell’immediato è indietro rispetto alla Francia».  

La stagione dell’Italia si è chiusa con ben cinque atleti qualificati all’inseguimento, un evento che non accadeva da tanti anni.
«Anterselva 2013 ed io c’ero (ride, ndr). Mi qualificai insieme a un ottimo Dominik Windisch, Hofer, De Lorenzi e Martinelli. Sono passati veramente tanti anni, ciò dimostra quanto questo risultato sia positivo, come lo è stato per l’Italia tutta la tappa di Kontiolahti, località nella quale ci siamo sempre comportati bene. Sono contento che Bormolini si sia confermato su un buon livello dopo Nove Mesto e lo stesso abbiano fatto anche i giovani Bionaz e Giacomel, che fanno ben sperare per il futuro. Per il prossimo anno sarà fondamentale che Hofer risolva i suoi problemi fisici, perché è il nostro uomo di punta, ha grande continuità e sarà anche una guida importante per i nuovi arrivati. Windisch ha confermato il suo livello, non è riuscito purtroppo a fare quel passo in più che ha nelle sue corde e rispetto agli altri anni gli è mancato l’exploit. Mi auguro il prossimo anno trovi maggiore continuità, sarebbe il passo in più».

Come ho chiesto per le donne: nel biathlon maschile cosa abbiamo alle spalle di Hofer e Windisch.    
«Sono molto positivo, perché anche se nell’immediato non abbiamo tanto già ad alto livello, ci sono dei giovani che fanno veramente ben sperare. Giacomel e Bionaz hanno dimostrato di avere grandi potenzialità e su loro ci si può sicuramente investire tanto. Adesso dovranno essere guidati nella loro crescita, aiutati e gestiti al meglio per fare tutti gli step necessari per diventare atleti di livello. In passato ho visto atleti con grandi potenzialità non riuscire a fare poi quel passo in più per diversi motivi. Il percorso di crescita è sempre difficile, ma su questi ragazzi ripongo tanta fiducia, in quanto hanno capacità mentali, tecniche e fisiche per arrivare molto in alto. Per il resto abbiamo Bormolini che resta affidabile e nel corso della stagione ha lanciato anche dei buonissimi segnali. Deve trovare maggior continuità e fiducia nei suoi mezzi. Oltre a loro, vedremo cosa farà Montello, che deve risolvere i problemi fisici, avere un pizzico di fortuna in più, per tornare a lottare per un pettorale di Coppa del Mondo. È quello che mi auguro, è fondamentale si crei lotta per i pettorali, questo aiuterebbe sicuramente a crescere, ad avere degli stimoli in più innescando un vortice positivo».

Che opinione ti sei fatto rispetto alla mancata cancellazione anche della tappa di Kontiolahti, visto il diffondersi sempre più veloce del coronavirus?
«Non sono un dottore o un politico, che sicuramente sono molto più competenti di me in materia. Credo che a Kontiolahti ci sia stata un po’ di disinformazione mista a disorganizzazione. Il problema è che forse all’estero fino alla settimana scorsa non avevano la stessa percezione del pericolo, che ahinoi abbiamo avuto subito noi italiani. Quindi ci è sembrato giustamente che prendessero le cose molto alla leggera  e ci siamo arrabbiati, ma dal loro punto di vista, invece, stavano facendo le cose giuste perché l’emergenza non la consideravano ancora troppo alta. Poi si sono dovuti piegare di fronte alla realtà quando diversi paesi hanno iniziato a cancellare voli e chiudere confini».

Allora Pietro, per questa stagione siamo arrivati alla fine con “Il Punto di Pietro Dutto”. Ne approfittiamo, a nome anche dei nostri lettori, per ringraziarti della tua preziosa collaborazione.
«Ringrazio io voi e tutti i lettori. Mi auguro di averli fatti appassionare e interessare con delle analisi approfondite, anche su ciò che c’è dietro le quinte, sui pensieri che un atleta può avere nel corso di una gara, cose che ovviamente non si possono vedere in tv. Spero che ci ritroveremo la prossima stagione per poter proseguire con questa nostra rubrica»

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