Redazione

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Diventare amici e avere dei rapporti di collaborazione con il proprio idolo è forse il sogno di tutti. Frida Karlsson l'ha quindi realizzato: stare a stretto contatto con il fondista che seguiva in tv sin da bambina, Petter Northug. La giovane svedese non ha mai nascosto la sua passione per il campione norvegese, che si è ritirato nel 2018. Dopo aver fatto irruzione in modo roboante nel circuito internazionale del fondo, con un Mondiale 2019 da splendida protagonista, Frida Karlsson ha avuto modo di conoscere il suo idolo ed è nato così un bel rapporto di amicizia, ma anche una collaborazione commerciale, visto che la svedese indossa i suoi occhiali sulle piste di tutto il mondo.
    
«(Petter, ndr) Ha significato molto per la mia carriera – ha affermato Frida Karlsson all’Expressen – ho sempre sognato di diventare come lui. È sempre andato per la sua strada ed è stato grande, in quanto ha fatto in modo che lo sci di fondo facesse dei passi avanti e si sviluppasse. La sua capacità di avere sempre quel qualcosa in più, di voler essere sempre il migliore, è qualcosa che riconosco anche in me stessa e ho preso da lui».

Nei giorni scorsi Frida Karlsson ha partecipato, proprio insieme a Northug, ad un programma televisivo scandinavo “Anja e Foppa”, nel quale i due hanno sfidato in alcuni giochi particolari Anja Pärsson e Peter Forsberg. Un’emozione per la giovane fondista svedese: «Qualche anno fa vedevo Northug così lontano, non potevo avvicinarmi a lui. Ora siamo buoni amici e anche compagni di squadra. È bello se ci pensi».

La coppia però, a quanto pare, non è riuscita a imporsi nelle sfide contro i due protagonisti del programma televisivo. Eppure l’aria di competizione, seppur in un semplice gioco, ha dato la carica alla giovane Frida: «Forse abbiamo avuto delle difficoltà di comunicazione e chimica del team – ha affermato Frida ridendo – loro sono più abituati a gareggiare insieme. A nessuno piace perdere, quindi per noi c’è un po’ di amarezza. Ma siamo amici. Le sfide sono state difficili. Comunque è stato divertente sentirsi di nuovo in competizione. Non pensavo di tenerci tanto, ma quando sei lì in una situazione di competizione, ti accendi»

Allo Stelvio è iniziata ufficialmente l’avventura delle nazionali azzurre di sci di fondo, dove a partire da lunedì sono al lavoro la Squadra A di Stefano Saracco, insieme ai gruppi femminile e maschile “Milano Cortina 2026”, allenati rispettivamente da Renato Pasini e Fulvio Scola.

L’allenatore bergamasco continua quindi a seguire Francesca Franchi, Martina Bellini e Cristina Pittin, che tanto sono cresciute sotto la sua guida negli ultimi due anni, ma dirige anche la giovane 2000 Nicole Monsorno, e le due esperte, nonostante la giovanissima età, Caterina Ganz ed Anna Comarella. Dopo mesi di stop a causa dell’emergenza Covid-19, Pasini ha espresso la propria soddisfazione per aver iniziato la preparazione direttamente dalla neve, ringraziando di questo la FISI: «Il primo raduno sta andando alla grande – ha affermato l’allenatore del Centro Sportivo Carabinieristiamo sciando benissimo. Le condizioni meteo non sono delle migliori, ma per un fondista non è un problema, perché in questi giorni c’era un po’ di nebbia ma la pista era ottima. Ora sta arrivando anche il sole, quindi va anche meglio. Ci hanno preparato una pista di cinque chilometri perfetta, in quanto ci sono tutte le difficoltà tecniche che cerchiamo. Le ragazze si stanno allenando bene. Per questo motivo ci tengo a ringraziare la FISI, in particolare il presidente Roda, che ci ha messo la faccia per organizzare questo raduno. In un momento di difficoltà come questo, a causa dell’emergenza covid-19, essere già a giugno sugli sci è per noi molto importante. Ci stiamo allenando bene ed è positivo il lavoro che stiamo svolgendo».
    
Il gruppo Milano Cortina 2026, come dice il nome stesso, guarda ovviamente alle Olimpiadi italiane. Ma anche tra i giovani, non tutti gli atleti sono allo stesso punto del proprio percorso di crescita. Per questo motivo si è deciso di affidare a Scola e Pasini, atleti e atlete che possono e devono puntare anche agli obiettivi intermedi, mentre Paredi guiderà coloro che devono fare ancora quello step necessario per aspirare a questi palcoscenici. Pasini sottolinea questo concetto: «È un progetto a lungo termine, il nostro mirino è certamente puntato all’Olimpiade in casa, ma prima ci sono degli appuntamenti intermedi che sono di pari importanza, come i prossimi Mondiali di Oberstdorf e l’Olimpiade di Pechino. Anche le sei ragazze del mio gruppo, in questo senso, vanno suddivise in due piccoli sottogruppi, in quanto tre di loro sono ancora Under 23 e tra gli obiettivi hanno pure i Mondiali di categoria».

L’allenatore del CS Carabinieri si sofferma quindi sulle sei ragazze che allenerà in questa stagione: «Ho un bel gruppo, abbiamo idee ed obiettivi chiari, pur essendo partiti con un progetto seminuovo. Le ragazze sanno cosa chiediamo loro e sono consapevoli di cosa vogliono. Credo che possiamo fare bene, sia io che le ragazze siamo convinti delle potenzialità di questo gruppo. Poi sono consapevole che sarà comunque un’avventura difficile. Sono orgoglioso di aver ricevuto questo incarico, so che il percorso non sarà facile, ma come ho sempre fatto darò il cento per cento. È la mia indole, così ho affrontato il mio lavoro quando ho allenato il Comitato FISI Alpi Centrali, la squadra del CS Carabinieri e quella Under 23 femminile. Ciò mi ha sempre dato un riscontro positivo, soprattutto da parte degli atleti, perché il risultato è importante, ma far vedere che ci metti anima e dai il cento per cento va oltre di esso. Poi è chiaro, ai vertici serve quest'ultimo, è ciò che ci chiedono il presidente, la direzione agonistica e tanti altri, quindi so che dobbiamo cercare e ottenere il risultato, ma è lo stesso che vogliono atleti e atlete, che si allenano e faticano per quello».

Fino a pochi mesi fa Anna Comarella e Caterina Ganz si allenavano con atlete più esperte come Lucia Scardoni e Greta Laurent, che oggi sono però nel gruppo di Saracco. Alcuni credono che averle separate dalle altre due potrebbe avere un impatto negativo sul loro lavoro, ma Pasini è convinto sia stata trovata una soluzione più che adeguata: «Abbiamo pensato a questa problematica, quando è stata fatta questa scelta puntando il mirino sull’Olimpiade di casa. Certamente Anna e Caterina hanno nel loro cervello anche degli obiettivi a breve termine. Per questo motivo abbiamo deciso che i gruppi mio e di Scola faranno gran parte della preparazione insieme agli atleti di Steo (Stefano Saracco). In questo modo le mie atlete potranno fare tanto lavoro con le altre ragazze. Sarà utile a entrambi i gruppi, perché anche a Greta Laurent e Lucia Scardoni sarà utile avere un certo tipo di confronto in determinati lavori. Alla stessa maniera, alle atlete più giovani, come Monsorno, Bellini e Pittin, servirà molto allenarsi con Comarella, Ganz e Franchi, ma anche con l’esperienza di delle due atlete del gruppo di Saracco».

Inchiesta molto interessante, quella pubblicata nella serata di giovedì da NRK, la principale emittente televisiva norvegese, riguardo le difficoltà avute dall’antidoping a causa dell’emergenza coronavirus.

Una crisi che ha colpito in maniera profonda soprattutto la FIS, che ha ridotto il numero di controlli addirittura di circa il 90%. NRK ha chiesto alle federazioni internazionali di sci, biathlon, atletica leggera, ciclismo e pallamano, tutti sport molto popolari in Norvegia, i numeri dei test effettuati nel periodo marzo-maggio 2019 per confrontarli poi con quelli della passata stagione. Soltanto le prime tre federazioni hanno accontentato la richiesta fornendo i propri numeri.

Il direttore generale dell’Antidoping Norvegese (ADNO), Anders Solheim, non ha nascosto la propria preoccupazione per la situazione: «Il fatto che si siano svolti pochissimi test antidoping nello sport internazionale rappresenta un problema per la credibilità dello sport. Sono preoccupato di questo».

Nella stagione 2019/20 la FIS ha condotto 2220 test antidoping, il 58% dei quali su fondisti. Nel 2019, nel periodo marzo-maggio, vennero effettuati 299 test al di fuori delle competizioni, distribuiti tra i nove sport della federazione. Nello stesso periodo di quest’anno i test sono stati soltanto 38, diminuzione quindi di quasi il 90%.

Alcuni atleti norvegesi, contattati da NRK, hanno espresso le proprie proprie perplessità. A cominciare da Johannes Klæbo, che è stato proprio uno dei pochi atleti testati in questo periodo: «Penso che dobbiamo solo sperare e incrociare le dita, augurandoci che tutte le persone possano aver agito nel modo giusto». Non hanno invece effettuato alcun test antidoping sia Johaug che Iversen. La detentrice della Coppa del Mondo ne ha parlato la scorsa settimana dopo la grande prestazione al Bislett di atleti leggera: «Siamo in un momento particolare – ha affermato Johaug dopo aver spiegato di non essere stata controllata né da FIS né da ADNO – ma è però chiaro che non è un bene se la cifra dei controlli è così bassa. Possiamo solo sperare che tornino a ripristinare il loro sistema al più presto».

Pensiero simile anche per Iversen: «Almeno qui in Norvegia si sono effettuati più test antidoping, non so se in tutte le altre nazioni siano stati bravi quanto noi. Lo spero».
Quello proposto dal fondista di Meraker è un altro argomento molto interessante, in quanto i test non vengono condotti solo dalle Federazioni ma anche dalle singole agenzie antidoping nazionali. Insomma gli sciatori norvegesi, per esempio, possono essere testati sia da FIS che da ADNO, come gli italiani sia da FIS che da NADO. In Norvegia l’agenzia nazionale si è organizzata attraverso un camper, appositamente adattato per i test, che ha girato il paese per controllare gli atleti. Il lavoro è stato piuttosto buono se si considera che la Norvegia ha condotto 347 test al di fuori delle competizioni tra marzo e maggio di quest’anno, rispetto ai 438 del 2019.

Anders Solheim ha spiegato l’importanza dei test effettuati fuori competizione e in questa fase della stagione. E forse, dalle sue parole, si comprende anche la preoccupazione precedentemente mostrata: «Esistono alcuni agenti dopanti che hanno una breve tracciabilità ma una lunga durata d’azione. Questi possono essere utilizzati mesi prima delle competizioni, perché dopo l’assunzione sono rintracciabili solo per pochi giorni, ma l’effetto può durare anche per sei mesi. Pertanto è importante avere un buon programma di test antidoping con largo anticipo rispetto alle principali competizioni. Per quanto ci riguarda, penso che abbiamo fatto un buon lavoro, visto che abbiamo comunque effettuato l’80% dei test rispetto al 2019».

Solheim è convinto che qualcuno avrà approfittato di questa situazione di caos internazionale del sistema antidoping: «Vediamo alcuni atleti che si fanno beccare anche in periodi normali, quindi c’è assolutamente motivo di credere che alcuni abbiano approfittato di questa opportunità ora».

Nel biathlon la situazione è leggermente migliore rispetto alla FIS, anche se pure in questo caso i numeri sono bassi. Sono stati infatti effettuati circa il 30% dei test rispetto al 2019, appena 146 controlli contro i 515 dello scorso anno. Molto polemico Vetle Sjåstad Christiansen: «Penso sia un numero abbastanza basso. Non credo che si dovrebbe dare agli atleti l’opportunità di capire che potrebbero riuscire a barare cavandosela. Bisognerebbe essere in grado di fare controlli ogni giorno, anche in questo periodo. In tutti i contesti della società ci sono persone che provano ad approfittarsi di normative più deboli. Quindi probabilmente ci saranno alcuni che vedranno in questo taglio di test antidoping, l’opportunità per imbrogliare un po’. Non dovremmo essere così ingenui da credere che non ci siano disonesti nel biathlon».

Christiansen è rimasto poi particolarmente colpito dal bassissimo numero di test effettuato dalla FIS: «Sembra veramente poco, è spaventoso. Quasi 40 test in tre mesi, immagino non tanti professionisti siano stati controllati».

Per la cronaca, la federazione di atletica ha fatto un po’ meglio, effettuando 303 test, rispetto ai 723 dello scorso anno.

TEST ANTIDOPING EFFETTUATI FUORI COMPETIZIONE

SCI (FIS)
2019: 299
2020: 38

BIATHLON
2019: 515
2020: 146

ATLETICA
2019: 723
2020: 303

Nella passata stagione è stata la migliore azzurra nelle distance, pur essendo la più giovane della Squadra A, facendo un'ottima impressione in particolare al Tour de Ski. Anna Comarella ha mostrato in diverse occasioni le sue potenzialità, anche se non è riuscita a farlo con continuità a causa di alcuni problemi alla schiena che ne hanno limitato le prestazioni. La fondista di Cortina, classe 1997, è stata inserita quest'anno nel Gruppo Milano Cortina 2026, del quale fanno parte atlete nate dal 1995 in poi, con l'obiettivo rivolto non solo all'immediato ma anche al futuro.

Di questi argomenti l'atleta veneta delle Fiamme Oro ha parlato nell'intervista della quale vi proponiamo anche un breve stralcio scritto, .

«Spero si crei un bel gruppo, che credo sia la chiave del successo. Il ritorno sulla neve è stato positivo, ho patito nei primi due giorni, ma è andato meglio rispetto agli anni scorsi. Su cosa devo lavorare? Sicuramente tanto sulla spinta, che è il mio punto debole, poi devo migliorare sempre sulla tecnica. Gli obiettivi stagionali sono ancora da stabilire. La passata stagione? Ci sono stati alti e bassi, alcuni momenti di difficoltà, altri in cui mi sono sentita davvero bene, come in occasione del Tour de Ski. Il problema alla schiena forse mi ha condizionato, ma la stagione si è chiusa bene col il bronzo nella staffetta dei Mondiali Under 23, che è stato bellissimo. Il futuro? Penso una stagione alla volta, guardo come vanno le prime gare e vedo se sono in grado di pormi certi obiettivi. Non voglio fissare obiettivi troppo alti, preferisco ragionare passo per passo».

 

Nonostante non sia stato inserito nella squadra nazionale e gli sia stata anche negata l’assistenza dell’Olympiatoppen, Sundby non molla. Il campione norvegese, detentore del titolo iridato della 15km, che difenderà a Oberstdorf, anche se in skating, ha deciso di andare avanti fino alle Olimpiadi. Il trentacinquenne ha infatti firmato un contratto di due anni con un team privato, Team Eidissen BN Bank, del quale faranno parte proprio lui e Niklas Dyrhaug, anche quest’ultimo per due stagioni.

Uno sponsor importante, quindi, come la BN Bank e l’uomo d’affari Benn Eidissen, in passato sponsor di entrambi gli atleti, ma soprattutto un responsabile con un grande passato come Svein Tore Samdal, allenatore di successo con Bjørgen e altre campionesse del fondo norvegese tra il 2001 e il 2006.

In una situazione quindi complicata, Sundby ha trovato una soluzione quasi insperata: «Sono orgoglioso di ciò che abbiamo ottenuto – ha affermato l’atleta a NTB – perché non era certo il periodo migliore per far partire un team privato. Sarà emozionante vedere cosa riusciremo ad ottenere». Fino a poche settimane fa sembrava che la prossima sarebbe stata l’ultima stagione per Sundby, ma alla fine il fondista norvegese andrà avanti fino alle Olimpiadi, avendo firmato un contratto biennale: «Come sembra in questo momento, c’è la volontà di arrivare alle Olimpiadi di Pechino» ha ammesso l’atleta.

Sundby è molto motivato, dopo un anno piuttosto negativo: «È stata una stagione pessima, ma forse a volte serve anche questo. Almeno sono tornato ad avere un carico di allenamento molto alto e spero di poterlo eseguire. Devo allenarmi quando ho l’opportunità e sapere che le sessioni saranno impegnative. Ma so che dovrebbe essere possibile farcela. Sono molto motivato, ho anche una maggiore tenuta al lavoro rispetto a prima».

Solo due atleti, quindi, ma tante vittorie. Da una parte Sundby con due ori olimpici (entrambi in staffetta), 4 ori Mondiali (uno individuale), più tre globi di cristallo, dall’altra Dyrhaug, reduce da alcune stagioni negative a causa di problemi fisici, che ha però ancora 32 anni e in carriera ha vinto due ori mondiali, sempre in staffetta, e un bronzo a Lahti. Due atleti quindi molto motivati, che non vogliono saperne di mollare.

Sulla pagina facebook di FIS Roller Skiing è stato pubblicato il calendario della Coppa del Mondo di skiroll 2020, che è stato finalmente approvato. Ovviamente, però, si tratta ancora di un calendario provvisorio, perché molto dipenderà dall’evolversi della pandemia di Covid-19. Infatti nel messaggio FIS è chiaramente scritto che bisognerà prepararsi ad essere flessibili per sostituire o cancellare alcuni eventi.

La Coppa del Mondo si svolgerà soprattutto nell’Est Europa. L’inizio è stato posticipato al 21 agosto a Otepää. Le prime tre gare quindi in terra estone tra Otepää e Tartu City. La settimana successiva ci si sposterà in Lettonia, dove si svolgeranno altre tre gare.

Poi a metà settembre, dal 17 al 20, appuntamento a Khanty-Mansijsk per la terza tappa di Coppa del Mondo e il Mondiale Juniores. In questo caso saranno quattro le gare in programma. A concludere, a fine ottobre, dal 23 al 25 appuntamento in Cina, per la tre giorni di Pechino.

Come si può vedere tutto è stato spostato di oltre un mese. In particolare il Mondiale di Khanty-Mansijsk, che era orignariamente programmato ad agosto, e la tappa cinese, che addirittura doveva svolgersi a luglio aprendo la Coppa del Mondo. Al momento proprio queste due tappe sono a fortissimo rischio, viste le notizie che arrivano dai due paesi. In Russia molti centri federali sono ancora chiusi, tanto che le squadre di fondo e biathlon stanno trovando difficoltà nello svolgere i raduni. Mentre per quanto riguarda Pechino, basta seguire le brutte notizie che purtroppo stanno arrivando negli ultimi giorni. Ricordiamo che in origine la Coppa del Mondo avrebbe dovuto concludersi in Italia, ma la Val di Fiemme ha preferito giustamente rinunciare per questa stagione, vista la situazione incerta.

L’approvazione del calendario è il chiaro segnale che la FIS vuole provarci, ma in ogni caso non sarà facile svolgere per intero la Coppa del Mondo e soprattutto avere al via tutte le nazioni.

COPPA DEL MONDO SKIROLL 2020

21/08 – Otepää/Tehvandi (Estonia): Sprint TL, 1,3km M/F
22/08 – Tartu City (Estonia): Mass Start TL, 21km M/F
23/08 – Otepää/Tehvandi (Estonia): Interval Start TC, 10km F e 15km M
28/08 – Madona (Lettonia): Sprint TL, 200m M/F
29/08 – Madona (Lettonia): Mass Start TL, 15km F e 20km M
30/08 – Madona (Lettonia): Interval Start TC, 10km F e 15km M
17/09 – Khanty Mansijsk (Russia), CDM e Mondiale Junior: Interval Start TL, 12km F e 16km M
18/09 – Khanty Mansijsk (Russia), CDM e Mondiale Junior: Team Sprint TC F/M
19/09 – Khanty Mansijsk (Russia), CDM e Mondiale Junior: Sprint TL: 200m M/F
20/09 – Khanty Mansijsk (Russia), CDM e Mondiale Junior: Mass Start TL, 15km F e 20km M
23/10 – Pechino (Cina): Sprint TL, 200m M/F
24/10 – Pechino (Cina): Sprint TL, 1,5km M/F
25/10 – Pechino (Cina): Mass Start TL, M/F (Distanza da definire)

Nonostante un meteo non troppo favorevole, tanto da aver accolto gli azzurri lunedì scorso con una fitta nebbia, la nazionale italiana di fondo sta proseguendo il suo lavoro al Passo dello Stelvio, che si concluderà il prossimo 23 giugno. È il primo raduno per la squadra A, che si sta allenando anche insieme a parte degli Under 25 della Milano-Cortina 2026.

All'ufficio stampa della FISI, il dt Marco Selle ha parlato del lavoro svolto in queste prime giornate. «Il tempo muta con regolarità ma non condiziona i nostri programmi - ha affermato - martedì abbiamo sistemato un anello di un paio di chilometri per sciare bene, adesso la pista è stata allungata a 4 km con condizioni molto buone. Le previsioni non sono ottimali ma per noi fondisti rappresenta un problema minore. In questa prima fase sono stati programmati otto giorni di sci, con l'obiettivo di rimanere all'aperto il maggior tempo possibile e mettere tanti chilometri nelle gambe. Normalmente i ragazzi si allenano circa quattro ore al giorno e mettono insieme dai 40 ai 50 chilometri, suddivisi in una sessione mattutina e una pomeridiana. C'è grande voglia di rivalsa in tutti noi dopo un'annata al di sotto delle aspettative. Pellegrino è rimasto in forma per tutto anno ma si è imbattuto in un super Klaebo, De Fabiani ha convissuto a lungo con un problema con tiroide che lo ha fortemente limitato».

La struttura della nazionale azzurra è fortemente cambiata rispetto agli altri anni. Una Squadra A ridotta nel numero, appena sei atleti, quattro uomini e due donne, più il grande gruppo degli Under 25, denominato Milano-Cortina 2026. «I componenti della squadra A, affidata a Stefano Saracco, hanno un'età che varia dai 27 ai 30 anni, con l'obiettivo di puntare a risultati immediati e l'Olimpiade di Pechino 2022 che arriverà al massimo delle loro potenzialità - ha chiarito Selle - appena dietro c'è un altro team che va dai 20 ai 25 anni, puntato direttamente verso Milano-Cortina 2026, destinato a fare esperienza in Coppa del mondo e a raccogliere punti. Alla cui guida ci sono due tecnici giovani come Fulvio Scola e Renato Pasini. Si tratta di 7 ragazzi e 6 ragazze, per loro quando comincerà la stagione varrà il concetto che gareggerà sul circuito maggiore chi lo meriterà. Dobbiamo puntare su questi ragazzi, l'Olimpiade in Italia è un evento enorme, per loro è importante fare esperienza il più possibile, costruire un percorso che gli consenta fra sei anni di arrivare al top della carriera. Ancor più sotto ci sono alcuni under 23 affidati a Simone Paredi, 6 ragazzi e 3 ragazze con l'obbligo di maturare le loro esperienze in Alpen Cup e puntare ai mondiali di categoria».

Nella sua Val Martello è iniziata l’avventura della nuova Squadra A italiana 2020/21. Klaus Höllrigl ha lavorato al fianco del responsabile Andreas Zingerle e gli altri due allenatori, Andrea Zattoni e Nicola Pozzi, nel raduno che ha aperto ufficialmente la preparazione dei dieci componenti della nazionale italiana.

Un appuntamento diverso da quelli abituali, in quanto il primo post Covid-19, con squadra e allenatori molto attenti nel rispettare tutte le misure di sicurezza e prevenzione richieste. Del primo impatto con la nuova squadra azzurra e di come staff tecnico e atleti si siano comportati nella settimana d’allenamento in Val Martello, abbiamo parlato proprio con l’allenatore di casa, Klaus Höllrigl.

Buon pomeriggio Höllrigl. Si è concluso da pochi giorni il primo raduno della nuova Squadra A. Che impressioni ha avuto da questo gruppo piuttosto rinnovato?
«Ho visto tutti molto stimolati. I giovani si sono uniti alla squadra con tanta voglia di fare, sono motivatissimi. Ovviamente i nostri quattro big hanno lavorato ad altissimo livello, come hanno sempre fatto in questi anni, ma a loro si è unita la freschezza e gioventù dei nuovi entrati. Ho visto un bel clima, c’era proprio tanta voglia di far bene. Non so se ciò sia dovuto soltanto a questo, oppure anche al fatto che, a causa della pandemia, sono rimasti più del solito lontano dalle piste».

Crede quindi che la lunga pausa abbia dato loro ancora più stimoli?
«Li ho visti affrontare gli allenamenti con ancora più entusiasmo del solito. Per i nostri big, per esempio, credo sia stato il periodo di riposo più lungo che abbiano fatto da molti anni ad oggi. Oltre ad essersi fermati prima, non hanno nemmeno avuto i tanti impegni extra sportivi che ha portato loro via sempre tanto tempo in questi anni. Sono riusciti a recuperare tutti bene, avevano testa e fisico freschi».

Parliamo dei singoli. Come ha trovato Dorothea Wierer? Dopo le tante vittorie ottenute negli ultimi anni ha sempre le stesse motivazione?
«Ormai la vedo da anni e posso dirvi che Dorothea è ancora più motivata del solito. Credo sia dovuto al fatto che è riuscita a recuperare bene stando tanto tempo a casa. Ha veramente una grande voglia di allenarsi, fare bene e migliorare ancora. Tutto sembra, tranne un’atleta che possa accontentarsi di ciò che ha già ottenuto. È motivatissima. Non l’avevo mai vista così fresca al primo raduno».

Immaginiamo siano molto motivati anche gli altri tre big azzurri, che nella passata stagione, per un motivo o nell’altro, non sono riusciti ad ottenere tutti i risultati che si erano prefissati.
«Sicuramente sono motivatissimi. Lisa (Vittozzi, ndr) è intenzionata a far vedere che lo scorso anno non era la vera Lisa, nonostante in ogni caso qualche buon risultato nel corso della stagione era arrivato. Si vede che ha una gran voglia di ripartire e lavorare su quegli aspetti da migliorare che abbiamo individuato. Stesso discorso anche per Dominik, apparso motivatissimo. Abbiamo già capito su cosa lavorare per migliorare e fargli fare un altro step. Sperando sia più fortunato rispetto allo scorso anno, perché quella caduta ad Oberhof gli ha pregiudicato la fase centrale della stagione. Infine Hofer è il solito Luki, una macchina ricca di motivazioni. Può accadere qualsiasi cosa, lui ha sempre una voglia matta di migliorare. In particolare dopo che nella passata stagione non ha potuto esprimersi al meglio a causa di quei problemi alla schiena. Tutti e tre vogliono tirar fuori il loro vero valore, che nello scorso anno non sono riusciti a mostrare sempre».

Già lo scorso anno ha allenato Daniele Cappellari e Patrick Braunhofer, che alla prima stagione in Squadra A non sono riusciti ad esprimersi al meglio. Cosa si aspetta da loro dopo la conferma?
«Patrick purtroppo si era fatto male al via della preparazione e ne ha risentito. Daniele ha fatto il suo primo anno in Squadra A, un intero inverno in Coppa del Mondo, un passaggio tutt'altro che facile. Purtroppo non ha mai trovato il giusto ritmo gara, anche perché ne ha disputate meno del previsto. Da lui mi aspetto un bel miglioramento, perché spesso, quando sali in squadra A, questo arriva alla seconda stagione. Ora sarà più abituato a determinati carichi di lavoro e credo possa crescere sugli sci. Per Braunhofer vale precisamente lo stesso discorso».

Michela Carrara, Irene Lardschneider, Tommaso Giacomel e Didier Bionaz sono i quattro nuovi ingressi in Squadra A. Per la prima volta si alleneranno con voi, anche se ovviamente già li conoscete bene. Cosa vi aspettate?
«Parto dalle due ragazze, che mi hanno fatto una bella impressione, perché sono arrivate molto motivate e hanno lavorato bene. Ovviamente c’è ancora un bel gap tra loro e le altre due, ma cercheremo piano piano di aiutarle a colmarlo. Per quanto riguarda i due ragazzi, li ho visti già molto forti dal punto di vista fisico, ben preparati. Nel loro caso dobbiamo stare attenti, perché sono giovani e vista la loro età dobbiamo aspettarci degli alti e bassi. Sarà importante non caricarli di eccessive pressioni ed aspettative. Lasciamoli lavorare con tranquillità, le basi ci sono e hanno delle belle capacità, ma non carichiamoli troppo. Per tutti loro ricordiamoci che sono ancora giovani».

Ovviamente è un periodo molto particolare per tutti, anche per voi sportivi. Come vi siete organizzati il lavoro?
«Nei mesi scorsi ci siamo sentiti spessissimo via video, facendo tanti meeting in videochiamata, organizzando così squadre, raduno e programmi. Devo ammettere che l’inizio della preparazione è andato anche meglio del previsto. Quest’anno poi le cose sono un po’ diverse anche in squadra, c’è un solo gruppo di lavoro, non separato come nella passata stagione. Quindi io e Andro (Andreas Zingerle, ndr) lavoriamo al poligono, mentre Nicola (Pozzi, ndr) e Andrea (Zattoni, ndr) si occupano dello sci di fondo. Ovviamente la programmazione la discutiamo assieme, poi per la fase esecutiva del lavoro ci dividiamo. Per quanto riguarda il lavoro sul campo, ovviamente per il covid le cose sono un po’ cambiate. Dobbiamo sempre stare a due metri di distanza tra noi, c’è una piazzola libera tra un atleta e l’altro, inoltre ognuno ha il suo tappeto che deve pulire prima e dopo l’utilizzo. Noi allenatori li osserviamo a distanza con le mascherine. Devo dirvi la verità, dopo tre giorni di allenamento, nemmeno facevo più caso a queste cose, ci si abitua. Inoltre in questa fase della preparazione, dove il tiro viene fatto da fermo, è più facile organizzarsi».

Un’ultima domanda. Che messaggio vuole lanciare agli atleti che sono rimasti fuori dalla squadra, in particolare Thomas Bormolini, Giuseppe Montello, Federica Sanfilippo e Nicole Gontier, che per anni hanno fatto parte della squadra?
«Il messaggio che voglio dare a loro è il seguente: sicuramente c’è delusione e rabbia, è una cosa del tutto naturale, ma bisogna trasformare tutto questo in energia positiva, approcciando questa stagione al cento per cento. Sono quattro atleti di un certo valore, se fanno quei miglioramenti che sono nelle loro corde, possono disputare delle belle gare in Coppa del Mondo. Il mio augurio è che non mollino di testa, ma che questa scelta dia loro un’ulteriore carica nel voler dimostrare di che pasta sono fatti e quali prestazioni possono far vedere»

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