«Sono stanco morto ma avrei voglia di fare un’altra gara domani». Federico Pellegrino si è tolto un peso: quello di doversi ripetere, di dimostrare il proprio valore «a ogni gara; che sia una Coppa del Mondo ma anche una regionale». A due anni di distanza (15 gennaio 2011) il poliziotto valdostano è tornato a volare finendo 2° nella Sprint Skating di Val Mustair, terza tappa del Tour de Ski.
Chicco: finalmente è arrivato il podio.
«Finalmente si. È da due anni che lavoriamo per riottenere un risultato così e avercela fatta mi dà un forza nuova, una consapevolezza diversa. A Liberc ho stupito tutti, soprattutto me stesso. Ero spensierato; ultimamente semifinali e finali iniziavo a patirle. Da oggi sarà diverso: altra testa; so di poter essere uno degli sprinter più forti al mondo. Non ho più paura».
Dici lavoriamo. Perché?
«Perché io ci ho messo il mio, Stefano Saracco (allenatore) e Andrea Dufour (skiman) il loro. Sono le persone che hanno sempre creduto in me insieme a Greta Laurent. Anche quando i risultati magari non erano così brillanti. Mi hanno sempre detto: “Sei forte” a priori. E’ stato importante».
In salita sei tu lo sprinter più forte al mondo?
«Diciamo che mi battono in pochi».
E tra questi?
«Emil Joensson e, forse, Petter Northug».
Nelle piste pianeggianti come va?
«Credo di essere competitivo anche lì. Anche se non sono grosso come i russi».
Ecco: l’armata russa. Sono in tanti e tutti molto forti. Ti fanno paura?
«In skating no. In alternato si, molto. Ma quello è un altro mondo, un’altra specialità
Dove può arrivare Federico Pellegrino in stile classico?
«Non lo so ancora. E’ una specialità sulla quale posso lavorare e migliorare, soprattutto a livello di forza. Ci vuole del tempo ».
E nelle gare distance?
Ho capito che me la posso cavare in classica. Nella 15 di Oberhof ho fatto una prima parte ottima ma avevo scelto sci veloci che tenevano poco. E allora ho preferito non massacrami i tricipiti e tenerli per la Sprint. In pattinaggio faccio fatica. Ci lavorerò su».
Abbandonata l’idea di ultimo frazionista della staffetta azzurra?
«L’Italia ha già il suo uomo: è David Hofer, uno dei più forti Distance al mondo. Io mi concentro sulle Sprint: sono il mio forte ed è giusto che punti tutto li. Almeno per adesso
Qual è il tuo grande obiettivo, quello che può valere una carriera?
«Il sogno di ogni atleta è la medaglia olimpica. Vale anche per me».
Ha più gusto il 2° posto di Liberec o quello di Val Mustair?
«Scelgo Liberec. Perché è stato improvviso; un fulmine a ciel sereno. Questo è stato lavorato, cercato e voluto».
Hai mai pensato che la spalla potesse pregiudicarti la carriera?
«Mai. Ci convivo da sempre. E’ la mia forza e il mio punto debole».
A chi dedichi questo secondo posto?
«A mia nonna Severina; è mancata due mesi fa. Questo podio è per lei».
Perché è stato bello questo podio: la cosa più particolare di questo risultato.
«La presenza della mia famiglia. A Liberec non c’erano, qui si. E’ stata la chiusura di un cerchio. E’ bello vivere così: faccio un bel lavoro, guadagno bene e, soprattutto, sto bene. Siamo dei privilegiati in fondo».