La FIS aveva comunicato già a settembre dello scorso anno sia al fondista norvegese che alla sua federazione che i valori di salbutamolo (assunto attraverso l'utilizzo di ventolin) erano risultati superiori al consentito durante il precedente inverno.
Martin Sundby aveva però deciso di non rendere pubblica la notizia (è un suo diritto) essendo sicuro che la sentenza definitiva (e lo era anche la sua federazione) non avrebbe mai confermato la prima versione.
Un errore forse, ma l'effetto che avrebbe avuto sarebbe stato identico ed avrebbe costretto Sundby a gareggiare tutto l'inverno scorso con questa spada di Damocle sulla testa.
Sponsor e federazione non abbandonano il 32enne vincitore delle ultime coppe del Mondo (anche se poi gli verrà revocata quella del 2015) e tendono a minimizzare. I finlandesi invece, per anni protagonisti nell'utilizzo di sostanze vietate, non fanno sconti e attaccano pesantemete la federazione rivale.
- Devo dire che è quasi impossibile accettare il risultato. Penso che sia un giudizio totalmente ingiusto, soltanto un fraintendimento dello staff medico. Ma devo accettare il verdetto cercando di essere più forte della delusione che provo in questo momento", dice Sundby. "La mia principale paura è che in futuro il mio nome venga affinacato al doping! Non lo sopporterei" aggiunge.