Quante volte è capitato di vedere anche i migliori sbagliare, tante, no? Odio tirare in mezzo il calcio, ma è lo strumento che permette di esemplificare tutte le dinamiche del “se vinci sei Dio, se perdi sei una merda” in salsa italica, anzi italiota. E' un problema che accomuna il cittadino, ma spesso anche il giornalista, o presunto tale, che non può fare a meno di rimanere imbrigliato nell'atteggiamento tutto pancia e niente testa della massa. Ciò che infastidisce è quando questo meccanismo di idolatria/demolizione, tipico appunto del calcio soprattutto nel trattamento riservato ai capri espiatori allenatori, si infiltra in altri sport, quelli cosiddetti minori, che vengono contagiati dalla foga di giudizio, dalla smania di cercare un colpevole a tutto ciò che di negativo succede.
Mettiamo subito in chiaro che Fabian Ebenhoch, allenatore del salto della squadra di combinata nordica italiana, non è un povero pirla. Vince da atleta le Universiadi nel salto, gareggia in Coppa del Mondo una manciata di volte entrando in zona punti, e poco più che ventenne decide di dedicarsi agli studi e alla carriera di allenatore. Entra in contatto con la piccola realtà del salto femminile italiano attraverso Romed Moroder e nel 2011 porta a casa dai Mondiali di Oslo l'argento con Elena Runggaldier, che dopo quel risultato, non ha ancora ritrovato le stesse prestazioni. Tutta la squadra femminile di salto si comporta benissimo, dimostrando come da un piccolo gruppetto di ragazzine della Val Gardena si possa tirare fuori una squadra di livello mondiale.
Alla fine della stagione 2010/11, il tecnico di Kleinwalsertal, enclave austriaco in territorio tedesco, passa a guidare la promettentissima squadra di combinata nordica, uscita un po' malconcia dai mondiali di Oslo con Alessandro Pittin progredito nel fondo rispetto a Vancouver, ma in crisi nera nel salto. Dal cilindro esce Lukas Runggaldier che gareggia su livelli eccellenti per tutta la stagione, sfiorando in diverse occasioni il podio. Dietro Armin Bauer e Giuseppe Michielli devono solo trovare stabilità. Non è un miraggio pensare ad un gruppo di combinata nordica capace di vincere medaglie ai Mondiali di Fiemme 2013, anche nelle prove a squadre.
La stagione 2011/12 vede il totale recupero di Alessandro Pittin, che diventa il numero due della combinata nordica al mondo con le tre vittorie di Chaux Neuve e tutta una serie di podi che ne consacrano il valore e le possibilità future. Sempre più stabile dal trampolino, diventa decisamente il più forte fondista del circuito. Poi i tre infortuni in meno di un anno, il tentativo di recupero, la delusione mondiale, storia recente... Nella stagione scorsa anche gli altri azzurri avevano mostrato grandi potenzialità con Runggaldier ancora vicino al podio, ma senza trovare la costanza di rendimento dal trampolino necessaria per fare un grande salto di qualità verso le prime posizioni. Tuttavia la coppia Ebenhoch-Chenetti sembrava poter lavorare proprio in questa direzione per fare il botto e cominciare ad avere costantemente più atleti nelle prime posizioni, anche in forza del passaggio alla categoria senior dei forti ragazzi juniores Mattia Runggaldier (campione del mondo jr. 2012), Samuel Costa e Manuel Maierhofer. Insomma, un gruppo sempre più numeroso di atleti sui quali lavorare.
E arriviamo all'ultimo triste capitolo: le nuove tute, le prime avvisaglie di crisi nel Summer Grand Prix, il terzo infortunio di Pittin, nessun sussulto in Coppa del Mondo, salti sempre corti senza accenni di miglioramento, la speranza di salvare la stagione con un grande Mondiale e infine la delusione totale.
E' colpa di Ebenhoch? In gran parte ovviamente sì, essendo l'allenatore della componente incriminata, ma non si può trattarlo come un totale incompetente che non ha mai azzeccato niente in carriera. Quindi il “sono momenti...” per qualcuno potrà significare sintomo di improvvisa insania, per altri è una elegante risposta diplomatica. Le congetture dall'esterno per noi che scriviamo sono normali, di qualcosa dovremmo pur parlare, ma in fin dei conti sappiamo veramente cosa è successo all'interno della squadra, quali dinamiche hanno portato ad una preparazione totalmente sbagliata? No. Giusto così, una squadra sia che vinca sia che perda deve preservare certe alchimie senza rivelare tutto ciò che succede al suo interno.
L'anno prossimo c'è l'Olimpiade di Sochi e la squadra di combinata nordica azzurra, pur con qualche aggiustamento/cambiamento, dovrà essere fra le prime al mondo perché è quello il posto che le compete.