2 volte Campione del Mondo e 5 medagliato, 7 vittorie e 27 podi in Coppa del Mondo, 2 due volte 3° nella classifica finale. Alex Harvey si rivelò nel 2009 e per 10 anni è stato uno dei punti di riferimento dello sci di fondo.
Le stimmate del grandissimo si intravedevano nel suo patrimonio genetico. Il padre Pierre fu grande pattinatore alla fine degli anni ottanta, capace di imporsi sulla collina di Holmenkollen nella 50. Una carriera delle più scintillanti nel grande circo nordico, alla quale è mancata, più volte sfiorata, la consacrazione della medaglia olimpica.
Questo fine settimana, a soli 30 anni, indosserà la tuta della foglia d'acero per l'ultima volta. La nostalgia di casa e la solitudine errando per il mondo dopo l'abbandono del suo amico Devon Kershaw, lo hanno spinto a dire basta. Lo farà nel modo più bello, davanti al suo pubblico a Quebec City.
Harvey si è raccontato a Radio Canada, spiegando la sua scelta.
"La solitudine mi ha colpito durante il Tour de Ski. Essere lontano da casa durante le feste è stato un peso e ho deciso di rientrare a casa per ricaricare le batterie. Per anni, sono stato circondato dai miei migliori amici, tra cui Devon Kershaw, nella squadra nazionale. Una volta che tutti si ritirarono, realizzai quanto fosse bello averli avuti affianco in tutte queste stagioni. Quando perdi qualcosa, realizzi l'immenso valore delle cose, in questo caso l'amicizia che mi lega ai miei ex compagni di squadra."
Il canadese ha parlato della percezione esterna che si può avere della vita vagabonda di un'atleta che si trova a gareggiare tutto l'anno lontano da casa.
"C'è una grande differenza fra ciò che gli altri vedono dall'esterno e la nostra quotidianità. I social network sono parzialmente responsabili: viaggiamo tanto e condividiamo le foto di paesaggi meravigliosi e degli hotel più belli, ma la realtà è più ordinaria: trovare un posto dove fare il bucato può essere complicato, il buffet della Coppa del Mondo è ottimo ma diventa presto ridondante e non avendo la possibilità di uno staff che si occupa di cucinare, per un atleta professionista non è una situazione ottimale. Diventa mentalmente estenuante vivere in valigia per metà dell'anno, senza andare a casa nemmeno una volta."
La vittoria più bella?
"Senza dubbio il mio titolo mondiale nella 50km di Lahti 2017. Quel giorno vinsi la gara regina dello sci di fondo, mettendomi alle spalle cinque norvegesi, quattro russi, quattro finlandesi e tanti altri campioni. La volata con Finn Hagen Krogh, battuto di pochi decimi, è stato un momento di totale euforia. Come vuole la tradizione, ho fatto il giro d'onore nello stadio e ho raggiunto la mia famiglia e i miei amici tra la folla."
Le parole sul doping.
"Le immagini dell'austriaco Max Hauke nel mezzo di un'autotrasfusione di sangue, durante i campionati del mondo di Seefeld, sono stati un colpo al cuore. Nonostante si dopasse, non era uno degli atleti di vertice. Questo mi ha fatto capire che il doping potrebbe essere più diffuso di quanto pensassi. C'è una netta differenza tra i casi del ciclista Floyd Landis, di Hauke e il doping di stato russo scoperto dopo Sochi 2014. Parlando con il mio ex compagno di squadra Ivan Babikov, russo di nascita, mi sono reso conto che gli atleti russi hanno pochissima libertà in un sistema sportivo quasi totalitario. Sono soggetti a qualche tipo di propaganda anti-occidentale. Gli fanno credere che tutti siano dopati e la minima resistenza può valere l'espulsione dalla squadra nazionale con il rischio di tornare a una situazione di vita abbastanza precaria. Per alcuni atleti russi, il doping è quindi un incentivo a non arrendersi alla vita."
Il futuro?
"Ho già progetti interessanti che mi aspettano. Voglio concludere l'iter di studi in legge e voglio mettere su famiglia con la mia ragazza Sophie."
Non ci resta che goderci Alex Harvey per l'ultima volta. Vorrà sicuramente regalare ai suoi tifosi un grande risultato.