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Semplicemente Chicco: Saint-Barthelemy

28 Dicembre 2018
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Smaltiti cena e pranzo di Natale, sono di nuovo qui a raccontarvi qualcosa di mio sperando che mi perdoniate l’uscita posticipata della week 7. Oggi vi racconto di un luogo per me molto importante dove sono riuscito a trascorrere qualche giorno della scorsa settimana e come capirete leggendo ad avere il tempo per raccontarvelo al meglio…

L’altra sera ero in casa, dentro il piccolo chalet che io e Greta abbiamo acquistato qualche anno fa, ed ero titubante su cosa preparare da mangiare per cena, non riuscendo a trovare chissà quale spunto visto che Greta, la mia cuoca preferita, non era a casa con me essendo via a fare delle gare.

Fuori era già buio e l’orario mi consigliava di restare in casa al calduccio. Ho alzato il telefono e ho chiamato Dario per sentire se si trovasse al rifugio oppure no.

“Dai che ti aspetto!” la risposta.

Ho messo gli sci, montato il frontalino sulla testa e sono partito in direzione del fondo della valle, direzione Rifugio Magià. La luna era talmente luminosa da permettermi di spegnere la luce artificiale, per riuscire a godermi appieno i colori naturali dello spettacolare ambiente che mi circondava: natura selvaggia imbiancata di neve.

Dopo una mezzoretta di sci lungo la direttissima sono arrivato al rifugio e lì già mi aspettava un bel piatto caldo di polenta e carbonada. La situazione era perfetta per rimanere ancora un poco per fare due chiacchiere e per una partita a belote, un gioco di carte valdostano a cui difficilmente so rinunciare, e poi via, di nuovo sulla neve, per il ritorno verso casa.

È il racconto di una di quel tipo di serate che mi piace proprio tanto godermi, perché mi aiutano a ricaricare le pile e a ritrovare il mio equilibrio: sono le mie notti a Saint-Barthélemy.

Il mio legame con questa terra, con questi monti, è profondissimo.

Anche se Saint-Barthélemy non è un comune a sé, e le sue frazioni fanno parte di quello di Nus, io dico sempre che è da quì che provengo. Che è quì che sono nato. Qualcosa di radicato dentro mi unisce a questi luoghi, che tanto hanno significato per la mia famiglia da generazioni, fin da quando mi ci portavano i nonni. È una valle, questa, particolarmente isolata e unica nel suo genere. In soli 18 chilometri di salita si passa dai 500 metri sul livello del mare di Nus, dove sono cresciuto e ho sempre il piacere di fermarmi a trovare il nonno e la mia famiglia, agli oltre 1600 di Lignan (il capoluogo), in un ambiente incontaminato ed esclusivo, rimasto fuori dai circuiti del turismo di massa, anche se la crescita degli amanti della sua tranquillità è in aumento.

Questo è il mio personalissimo pezzetto di paradiso terrestre, dal quale è impossibile staccarmi definitivamente, anche ora che la mia vita e i miei impegni mi costringono ad avere un’agenda fitta e molto rigida, molto spesso lontano da casa.

Qualche anno fa, appena si è presentata l’occasione, io e Greta abbiamo comprato un piccolo chalet appena ristrutturato e da quel giorno lo abbiamo trasformato nel nostro rifugio personale, dove venire per riconnetterci alla terra e alle radici del nostro sport d’inverno e allenarci sempre ‘fuori dal mondo’ anche d’estate.

Siamo anche diventati amici del vecchio proprietario di casa, e dei nostri vicini, e che, ogni volta che torno quì, sono sempre felice di ritrovare. Andare a cena da Luca, per esempio, significa tornare a gustarmi quelle specialità che per me vogliono dire casa già dalla prima annusata. Quei piatti che durante i mesi lontano da lì mi mancano e di cui basta un boccone per farmi tornare indietro nel tempo: selvaggina, il brodo, i risotti, qualche pezzetto di Fontina... accompagnati da un bicchiere di buon vino rosso, che si gusta ancora meglio se a farci compagnia ci sono anche gli amici del posto. Qui qualche ‘trasgressione’ in più a tavola me la concedo, ne giova sicuramente lo spirito.

Riposare e rilassarsi viene più facile in un posto del genere ovviamente. Anche grazie all’incredibile generosità della natura, che ha baciato in fronte questa valle.

Le case e le stalle che si possono incontrare sono abitate solo d’estate quando centinaia di mucche la popolano per trascorrere il periodo d’alpeggio. Questo permette alla vista di potersi godere gli ampi paesaggi dei pascoli che si aprono tra i boschi. Da dove lasci l’auto in sù tutto quello che incontri è natura libera, che in questa stagione esprime ancor di più delle potenzialità portentose e che amo.

Certo anche l’estate qui è spettacolare e le attività che è possibile fare sono molteplici, soprattutto in funzione dell’allenamento vario della preparazione estiva allo sci di fondo, ma l’inverno offre ai suoi ospiti colori unici e una pista turistica davvero magnifica.

Trenta chilometri di pista che si intrecciano con i sentieri del sottobosco, illuminati dal sole dalle 9 del mattino fino alle quattro del pomeriggio a dicembre: una rarità e una fortuna.

Il tracciato offre dei punti talmente panoramici che io, pur conoscendoli a memoria, pianifico le mie soste per bere durante gli allenamenti apposta per gustarmi gli angoli che preferisco della valle. E che si tratti di un posto speciale non sembro pensarlo solo io visto che quì troneggia anche un importante osservatorio astronomico.

Anche qui ovviamente le giornate sono vissute in funzione degli allenamenti, ma oltre all’allenamento e al riposo, riesco a passare del tempo con gli amici, riesco a leggere e, inoltre, riesco anche a ritrovare per un po’ il vero sci di fondo.

Perché le gare e le competizioni di certo sono una faccia importante della medaglia, ma la base di questo straordinario sport è il piacere di perdersi in un bosco con degli sci ai piedi, è la possibilità di godere di panorami unici in una natura nuda e cruda ed è l’occasione di avere in cambio come ricompensa solo della dolcissima fatica.