Skitime ha intervistato il valtellinese Mirco Bertolina dopo il weekend di Beitostølen. Successivamente alla conquista del posto gareggiando in Coppa Italia, il carabiniere 27enne si è comportato decisamente bene sia nella 30km, dove ha rischiato di andare a punti, sia nella staffetta dove ha tenuto un ritmo decisamente di alto livello. Una chiacchierata interessante che ci ha permesso di conoscere meglio le ambizioni e i gusti del fondista azzurro prima dell'appuntamento svizzero di Davos.
Ciao Mirco, quali erano le aspettative per il weekend norvegese? Cosa pensi della tua prestazione nella 30km?
2 mesi fa, pianificando gli obiettivi stagionali, dissi a Stefano Saracco (tecnico della squadra A maschile, n.d.r.) che nella 30 di Beitøstolen avrei dovuto innanzitutto acquisire il ritmo di Coppa del Mondo. So che su Skitime mi hai pronosticato fuori dai 30 e mi sarebbe tanto piaciuto smentirti. Hai vinto tu per 3 secondi. L'obiettivo era quello di entrare in zona punti, ci sono andato vicinissimo.
Invece nella staffetta sei proprio andato oltre le aspettative...
Ero veramente euforico di far parte della squadra. Guadagnarmi la staffetta era un altro obiettivo stagionale. Ho ricevuto il cambio con la Svezia e nel primo giro ho sfruttato la scia per economizzare le energie. Poi, quando ho visto Russia 2 a tiro, ho spento il cervello e l'ho messa nel mirino, avvicinandomi senza completare l'aggancio. Ero alla frutta, ma ho preso 21” da Røthe con il 7° tempo di frazione. Significa andare il 3.6% in meno del più forte pattinatore del momento. Sono soddisfatto della mia performance.
Nella 50 di Oslo fosti 19°, sorprendendo un po' tutti. La 30 a cronometro è una gara diversa. Cosa preferisci?
A Oslo, credo di essere stato il primo a sorprendersi della prestazione. Ho sfruttato il buono stato di forma, ottimi sci e una tattica spregiudicata. Una mass start mi avvantaggia per il tatticismo dei più forti e perché mi trovo particolarmente bene a correre sull'uomo. Prima della 30, ho letto parecchi commenti nostalgici nei confronti di questa tipologia di gara, quindi ero contento di prendervi parte anche per questo motivo. E' una gara interessante, d'altri tempi. La realtà dei fatti però è che un giro da 5km permette il formarsi di numerosi trenini e vengono “falsati” un po' i veri valori. Sarebbe più giusto girare su percorsi da 10/15km, ma il format, per lo spettatore non appassionato, diventerebbe difficile da interpretare. La gundersen invece mi piace, magari alternando le tecniche di tappa in tappa fra cronometro e inseguimento. Purtroppo in classico non sono molto forte e ora ho problemi con la scivolata spinta che non mi è congeniale.
Come sta la tua schiena? Sappiamo che ti sta creando qualche problema...
La mia ernia sto riuscendo a tenerla sotto controllo, a patto di dover fare tutti i giorni almeno 30 minuti di stretching e foam roller. Purtroppo, nel mese di agosto, quando bisognava fare il grosso del volume, mi sono allenato solo 13 ore sulle 55 previste. La preparazione non è stata ottimale, però, col sacrificio del classico, riesco a centellinare le energie e la salute fisica. Grazie al nostro osteopata Christophe Savoye, abbiamo trovato una metodologia di massaggio che mi permette di allenarmi bene. Dalla metà di ottobre il programma è stato ottimale.
In Svizzera sarai impegnato sia nella sprint che nella 15km. Sprinter o distance?
Intanto, nasco pattinatore e quando sto bene riesco in tutti i format. Da primo anno senior e U23 ero forse più sprinter. Ai Mondiali di categoria a Erzurum nel 2012, arrivai 10° nella gara più breve. La mia gara preferita è la 10km che in Coppa del Mondo trova più spazio. Dopo aver vinto la Gran Fondo Val Casies nel 2016, ho scoperto una vocazione per le distanze più lunghe come si è visto a Oslo.
Quale regalo di Natale anticipato a Davos?
Voglio andare a punti e continuare a spuntare i miei obiettivi stagionali. Non sono un fenomeno ma ho degli obiettivi chiari e la testa dura.
Grazie Mirco e buona caccia ai primi punti di Coppa.
Grazie a voi.